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Gaming Matrioska – A spasso per Kiev


Cordiali lettori, finalmente decisi nella atavica (?) e carismatica (???) riapertura delle inutilerrime rubriche, perseveriamo nella continuazione di Gaming Matrioska. Dopo il re-opening dedicato alle disavventure della GSC Game World, stavolta ci divertiamo con un argomento più cazzeggione, rigenerando la terza uscita della nostra fomentosa rubrica. Buon divertimento!

 

Cari, carissimi e fichissimi lettori, salve a voi! Buongiorno se ci leggete di giorno e buonasera se ci leggete di sera – ci smarroniamo di scrivere la cantilena anche per “buon pomeriggio” – e soprattutto benvenuti (o buonvenuti? Boh) alla terza puntata in forma di episodio (?) della rubrica Gaming Matrioska, che senza censure e soprattutto senza motivo porta sotto lo spiovente tetto di casa vostra le cordiali emozioni made in Europa orientale.

Gli scorsi episodi ci hanno portato all’uscio di due software house ucraine: ormai, anche se qualche anno fa sembrava proprio una prospettiva fantascientifica, Kiev si rivela essere un polo d’importanza notevolissima in tema di sviluppo videoludico, con la GSC Game World in testa e tante altre piccole case che cercano un po’ di calcare l’onda del successo dei “vicini” un po’ provano a mettersi in mostra con lavori propri. Grazie alla fantasia di questi simpatici signori e di quelli della loro schiatta, con gli scorsi speciali abbiamo fatto nuovamente visita alla arcinota Zona d’Alienazione di Chernobyl e prima ancora abbiamo staccato un po’ di biglietti per la metro moscovita del 2033…e tutto come sempre sfruttando le comodità del nostro pc casalingo iperpompato! Ma stavolta, siore e siori, si cambia: l’invito è quello di fare come noi e di alzare i nostri atletici e possenti deretani pelosi per un giro turistico della Kiev videoludica!

Come ogni turista che visita una città apparentemente turistica, chi vorrà soddisfare il proprio bisogno di multimedia cercherà naturalmente di appagarsi tramite un negozio in centro, senza arrischiarsi nei mercatini zozzi del caso – mentendo: quando si va all’estero ci si va apposta per i mercatini zozzi, ma all’inizio si cerca di salvare le apparenze, il portafogli e l’orologio. Dopo aver girovagato a vuoto come dei tassinari dilettanti ed essersi accorto della strana mancanza di negozi di genere interessante in circolazione – a parte un goziliardo di negozi specializzati in cellulari o macchine fotografiche – l’unica chance rimane quella di chiedere ad un agente o edicolante: quest’ultimo, stupito dal fatto che non gli si chieda di una rivendita di materiale ‘mbriacozzo o prostitute easy, vi indicherà probabilmente il centro commerciale più raggiungibile – il Globus – oppure dirà con fare generico “ma ha provato giù?”. Accolta la seconda ipotesa come un’oggettiva presa per i fondelli, si cercherà di seguire la prima, con risultati però solo nella media. Volendo perlustrare il centro commerciale primigenio della città – ed anche uno dei pochissimi a stare quasi in centro – si avrà solamente un assaggio minuscolo seppur interessante di quanto possa essere alieno il mercato di

Veduta esterna laterale del centro commerciale "Globus"

un Paese non eccessivamente lontano dal nostro. Dopo aver superato uno scaffale dedicato alla fantascienza sovietica d’autore ed un altro ricco di cd musicali cosacchi, dell’onnipresente Armata Rossa e di tetri rapper postmoderni finalmente si arriverà a quello dei videogiochi, allestito anch’esso con logiche di chi ha ancora fisso nella propria cocuzza uno schema internazionale-geografico teoricamente finito nel 1989. Rispettivamente da sinistra verso destra ci sono i “giochi occidentali”, con tutti i classici che conosciamo e che più o meno infestano i nostri PC e console, tra un Assassin’s Creed e un Crysis del caso, per poi passare a serie a noi più o meno misconosciute oppure familiari eppur con differenze di rilievo. Superato un immaginario confine lungo la verticale degli scaffali, si passa all’intero catalogo di Akella e di ditte che a noi arrivano a stento e con titoli anche stranamente confezionati, che invece lì la fanno da padrona, nel 90% dei casi nell’eterogeneo e vivace ambito del pc gaming: persino il packaging è molto diverso, con le tipiche confezioni dvd di noi occidentali abbandonate in favore di jewel case “quadrate” stile cd musicale se non addirittura custodie in cartoncino sigillate col Domopak. Anche nelle edizioni “all’occidentale” dei giochi, nel caso del pc, ci sono scelte di “economia” come l’eliminazione del manuale cartaceo o l’aggiunta di contenuti bonus che in teoria non dovrebbero essere presenti nella normale edizione retail – dlc, prequels, sfondi, ricchi premi, cotillon, minchiate varie. Ma non è solo un problema di confezionamento e presentazione, ma anche di contenuti veri e propri: tra i titoli si possono scorgere cose totalmente opposte a quelle cui il nostro occhio è abituato, specie in questo periodo simil anni ’50 in cui i russi ed i cinesi sono tornati ufficialmente i grandi cattivoni di turno, quasi più che i militanti del Terzo Reich. Ebbene, dimentichiamoci la SWAT e ambientazioni suburbane del midwest americano, qui si gioca duro con i duri della squadra Alpha agli ordini del Cremlino, o si simulano azioni guerra nei panni dei soldati d’élite Spetsnaz in regioni remote della Russia al posto dei tipici Marines di stanza in Iraq o Afghanistan. Basterà spiaccicare poche parole di russo per approfondire le trame di alcuni di questi giochi, in cui spesso appaiono anche interessanti scenari futuristici: ad esempio, in un titolo d’azione bellica – che più in là vedrete recensito su queste pagine – ci troviamo nel 2045, pronti a combattere contro i “malvagi imperialisti” della NATO che cercano di invadere la Russia attraversando il confine georgiano. Anche il passato vive e rivive: non mancano i giochi “esclusivi” dell’Armata Rossa e serie originali che ci vedono vestire i panni di agenti della polizia segreta di turno. Dopo aver acquistato la nostra copia di Giulia Passione: KGB, rimane però la sensazione di aver visto solo un qualcosa di asettico, di non “vero”…e qui torna in mente il consiglio di “guardare sotto”. Sappiate infatti che le grandi metropoli dell’est hanno numerosi sottopassaggi stradali – viali grandi ed alta possibilità di essere arrotati – i quali sono ricchi di negozi, bancarelle e botteghe di vario genere: abiti, frutta, verdura, giornali (anche vecchi!), libri e…videogiochi e dvd! Persino negli angoli più sperduti della grande metropoli ucraina potreste trovarvi dinanzi a questa scena: prendete il sottopassaggio, occhio guardingo che non si sa mai…e vi trovate davanti una sorta di edicola piena zeppa di giochi, con al centro un omino occupante il minimo sindacale di spazio vitale. Gli fanno spesso compagnia un computer o una coppia console più tv HD ed un bel paio di cuffie sulla testa. Dopo sei o sette urla disumane per fargli rendere conto della vostra presenza, il retailer autogestito sarà mediamente lieto di darvi informazioni sui suoi prodotti. Notare che, a differenza di quanto si possa pensare, questi buffi signori vendono soprattutto software originale: nonché, ovviamente, qualcosa di più…parallelo non possa essere procurato con un pelino di pazienza in più. In ogni caso i prezzi sono stranamente molto convenienti (solo in ambito pc, però!), per cui non vale la pena di truffare a destra e a manca. Nota di costume: i venditori tendono ad essere tutti uguali in quanto a fattezze, un po’ come i venditori di armi nei j-rpg d’altri tempi.

Dopo questo divertimento underground però vediamo aprirsi un’ulteriore possibilità per la nostra ricerca videoludica: dopo un capatina negli agglomerati di negozi che fanno da anticamera alle stazioni della metro, basterà qualche domanda in giro per ottenere un nome da cercare per avere il top in termini di scelta e prezzi vantaggiosi (e rischio di rapina/truffa). Anzi, due nomi: Petrovka e Petrivka…che poi è lo stesso posto. In ucraino infatti molti nomi hanno le “o” cambiate in “i”, per il delirio degli stranieri che poco masticano l’idioma. In ogni caso, questa nome individua un quartiere – con un’apposita e omonima fermata della linea 2 del metrò – interamente o quasi adibito a mercato. Metri, ettometri e kilometri quadrati di bancarelle in metallo – anche qui, tipo le nostre edicole dei giornali – appiccicate l’una all’altra e letteralmente stracolme di qualsiasi bene materiale. A seconda di come il turista di turno sbaglierà a coglierne l’ingresso, ci si potrà trovare inizialmente dal lato “abbigliamento” o da quello dei libri – area che rende famoso in tutto il Paese questo non tanto ameno mercato. Ci duole doverci affidare solo a qualche foto di repertorio, ma il nostro fotografo è stato minacciato a roncolate dagli arcigni sellers che non volevano vedere

Una tipica veduta bancarellare a Petrovka o Petrivka

carpiti i loro astuti segreti, pertanto vi consoliamo con qualche altra descrizione a parole. Ebbene, quello che sembra regnare nel mercato, tanto nell’area libri quanto in quelli giochinibellinichecipiaccionotanto, è una sorta di bizzarro “caos ordinato”. Sugli scaffalacci delle bancarelle tutto è incastrato malamente, spesso c’è molta polvere, i generi sono evidenziati da cartoni ricavati da confezioni di qualcos’altro con scritto il genere in questione a pennarello…eppure avrete meno problemi a trovare qualcosa lì che in una qualsiasi filiale di FNAC o Feltrinelli. In molti casi, comunque, non mancano bancarelle ordinatissime più del tavolo di un neurochirurgo. Mentre nella rivendita libri i venditori sono meno “identici” tra loro, anche qui vediamo che a vender giochi c’è il tipico omino col monitor…con qualche sorpresa. Ad esempio, il reparto dedicato alla PS3 è spesso gestito da una “babushka”, la tipica vecchina del luogo perennemente seduta, apparentemente malefica e dedita a pratiche magiche nere, bianche e verdognole. Spesso intenta a leggere romanzi rosa, avrà tutto il piacere di illustrarvi e consigliarvi su quale bundle comprare della vostra console preferita con una perizia a dir poco sorprendente. Tornando al parco titoli, qui la varietà aumenta ancora rispetto ai negozi in centro, con un fattore retrogaming sensazionale, con tutto ovviamente al “giusto prezzo”: sui titoli più moderni, tornano impagabili varie storie spionistiche e poliziesche e tanti racconti cosacchi, con tanto di avventure grafiche e 3D dedicate a personaggi tipici della loro cultura come Taras Bulba.

E così, con la nostra copia di Michele Strogoff Corriere dello Zar sottobraccio ci accingiamo a tornare in centro, pronti finalmente a spendere i soldi rimasti in vodka, caviale e baldracche…peccato che abbiamo speso tutto per la limited edition da collezione di Guitar Hero con balalaika elettronica in omaggio.

 

E su questo ultimo treno di cazzate benemerite, non resta che salutarvi e darvi appuntamento fra 15 giorni per il nuovo immarcescibile episodio!

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