Genesis Noir PC, Recensione

Genesis Noir: Recensione – Un videogame è troppo stretto per l’Universo


Così come ci si trova in mano qualcosa di estremamente complesso, lo scrivere non una recensione, ma anche solo una sorta di opinione un po’ precisa e puntuale di Genesis Noir sarà un casino pazzesco. Però ci si prova, via.



Big Bang Jazz Band


Parlare di originalità per la storia questo titolo è riduttivo: bastatevi il pensare ad una città in perfetto stile noir, dove un venditore di orologi si trova testimone dell’omicidio della sua ragazza ad opera di un possibile ex, sassofonista e adirato col mondo.

E dunque, dove sta questa originalità? Pare la trama di un qualsiasi noir, anche un pochino sentita e risentita.

Bene, allora vi aggiungo che in questa stessa storia noi in realtà siamo una entità astratta extratemporalecorporea, la cantante assassinata la Massa primordiale e lo sparo che l’ha portata a dar da mangiare alle zucche (cit.) nientemeno che il Big Bang.



Una follia magari, ma sulla carta di quelle meravigliose e lucidissime, un modo di raccontare la storia della nascita dell’Universo come se questo stesso fosse stato programmato dentro un LA Noire onirico ed evanescente: con il nostro protagonista cercheremo di evitare la costruzione stessa della vita di… tutto quanto, attraversando la nascita della Via Lattea e la Storia della Terra, attraversando protocivilità, la Cina Feudale e persino con una escursione nel futuro, a caccia proprio di quella scienza in grado di catturare l’essenza del Creato. E tutto questo in chiave jazz, dove la musica accompagna le nostre scorribande talvolta anche superando il concetto di tappeto musicale, ma integrandosi con gli eventi circostanti: colpi di rullante che sottolineano l’apparizione di alcuni elementi, note che aprono la via a misteriose scritte atte a suggerirci cosa ci stia succedendo e a darci una via, sino a mini sfide strumentali e di balllloooosorta.


Genesis Noir

E invece nì


La sofferenza più grossa che ho nel parlare di Genesis Noir deriva credo da tutto ciò che avete appena letto, e che riuscirebbe a far hypare anche un pulcinella di mare con una scarsa conoscenza dell’entropia. E invece purtroppo il meccanismo ha funzionato solo fino ad un certo punto: di solito vi parlerei di uno spettacolo di burattini del quale si vedono troppo i fili, ma in questo gioco saremo in una fottuta foresta di fili.

E’ chiaro da subito l’intento di lasciar perdere un senso di gameplay vero e proprio (chi l’ha definita una avventura grafica si è dimenticato del senso di queste due parole), per concentrarsi sul lato esperienziale, per farci vivere una continua atmosfera straniante immersi in questo 2D dentro il 3D, in dimensioni che si moltiplicano all’infinito, in un’arte quasi ai limiti del concettuale e dello Jodorowskiano (e pure con un pizzico di Interstellar).


Genesis Noir

Però qui non si tratta nemmeno di criticare le “poche cose da fare”, ma il fatto che le stesse parti in cui non ci limitiamo a camminare o toccare cose a caso fino a far apparire l’elemento x che ci fa proseguire, sembrano davvero dei grandi riempitivi che non aggiungono nulla alla trama principale. Genesis Noir ci fa ritornare ad ogni macrolivello in una stanza centrale, dove potremo selezionare una nuova parte di storia: quelle che però paiono tante si riveleranno abbastanza poche, con alcuni momenti ripetitivi che lasciano esterrefatti per noia e inutilità immersi nella completa magnificienza visiva di tutto il resto. Un quadro di Matisse sul quale hanno appiccicato in un angolino la faccia del Gabibbo per giustificarne il pop.

Si cammina e si ricompongono figure, ma soprattutto si “tocca roba”, arrivando al punto in cui diventa sottile il capire quando noi stiamo facendo una certa azione e quando stia andando avanti da sè per l’inizio di una scena scriptata, il che mi fa anche pensare “ok, ma quindi il fatto che abbia iniziato io tutto a cosa serve? Per l’immersività? Boh”. Soprattutto nel finale, dove si dovrebbero tirare le fila di tutti i fili, saremo stretti tra scene ripetitive di avanti ed indietro con la telecamera, canzoni e balletti che viaggiano sul confine inquietudine/malinconia e con un doppio finale oltremodo brusco che sembra semplificare tutto quel grande macrocontesto che ci hanno offerto sino ad ora.


Genesis Noir

Valutazione

Grafica 95%
Sonoro 95%
Gameplay 34%
Carisma 81%
Longevità 64%
Final Thoughts

Con Genesis Noir siamo di fronte al classico caso dove occhio e fantasia hanno superato braccia e mente, ma dimenticandole. Una esperienza sicuramente interessante visivamente e per il suo metodo narrativo, ma che anche in questo scivola in qualche attimo di stanca e ripetitività. Forse l'Universo è troppo grande per restare chiuso in un videogame.

Overall Score 73%
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