PC, Recensione

Gigantic Army – Recensione


Astro Port

Sviluppatore

Nyu Media

Publisher

Azione, Sparatutto

Genere

Dopo tanti titoli di peso a costo contenuto, gli amici della Astro Port – come da tradizione localizzati da Nyu Media – provano a stupirci con Gigantic Army, nuovo shoot ‘em u p robotico e fantascientifico dal sapore retrò. Ci riusciranno anche stavolta? No. Scusate lo spoiler. Filmato.

Armata gigantica

Gigantic Army (2)Gigantic Army, come avete potuto intuire dalla criptica introduzione qui sopra, è uno sparatutto bidimensionale in stile retrò portatoci dalla premiata ditta composta dal team di sviluppatori doujin (gli indie giapponesi, per intenderci) Astro Port e dal traduttore/importatore Nyu Media, già autori di titoli di peso come il recente Armed Seven. Gigantic Army, dopo una sequenza iniziale di discreta bruttezza, ci fionda in un “futuro passato” (il gioco è ambientato nel 2009!) in cui – o sarebbe meglio dire “quando cui” – la Terra è in lotta con una fazione aliena alquanto fastidiosa e tendente all’uso spropositato delle armi da fuoco. La trama ci verrà narrata tra una missione e l’altra, dal diario/PDA di un ingegnere da campo il quale, preso da mestizia cronica, ci parlerà del conflitto in atto travolgendoci con un’ondata di depressione senza pari. Una volta finita ciascuna wave di tristezza pre-missione, l’ideale per essere belli carichi prima di un combattimento, entreremo nei panni dell’anonimo pilota di mech per affrontare la missione – la quale si svolgerà secondo il collaudatissimo schema degli sparatutto bidimensionali a scorrimento orizzontale. Si spara con due armi, ci si difende con uno scudone da assetto antisommossa e si svolazza con un jetpack. E dopo le prime 3-4 missioni c’è un plot twist che OMMIODDIO. Cosa potrebbe andare storto? L’OMMIODDIO di prima non era in senso buono. Scusate, altro semi-spoiler.

Attacchi meccanici

Il gameplay di Gigantic Army cerca di essere un pelo più tecnico di quello degli sparatutto a scorrimento “lisci”. Similmente a quanto visto in titoli precedenti, avremo un’arma base da scegliere e una secondaria: il numero di colpi a disposizione dell’arma secondaria sarà inversamente proporzionale alla potenza del’arma base (che almeno ha munizioni infinite). La cosa si traduce amabilmente in: se volete più arma secondaria, prendete un’arma base scrausa. I mezzi di distruzione selezionabili vanno da un mitra a un lanciagranate buzzurro, mentre le armi secondarie sono ben più fighe: oltre a due tipi di lanciamissili guidati o giù di lì, avremo anche un raggio della morte dagli effetti soddisfacentemente devastanti. Come in alcuni classici del passato (viene in mente Metal Warriors, ma l’Alzheimer potrebbe causarci confusione) avremo a disposizione uno scudo, utile a parare i colpi nemici (non proprio tutti, e lo scopriremo solo provando dolore) ma dalla resistenza limitata. In più, avremo anche una sorta di “punteruolo” da usare nei combattimenti corpo a corpo: esso si attiverà con la pressione del tasto dell’arma primaria quando i nemici saranno a portata “di braccio” (ovviamente non partiranno proiettili ma solo questo pene metallico). A completare il kit da combattimento del nostro mech (nome in codice Saladin) ci sarà un jet pack a carica limitata, che ci aiuterà a saltellare qui e là e ad evitare gli attacchi nemici. Il tutto sarà controllato via tastiera dai canonici tasti ZXCV più frecce direzionali.

Gigantic Army (1)Tutto ciò sarebbe anche figo (e sulla carta lo è, e di brutto) se non fosse che il gioco sembri clamorosamente svogliato e…reumatico, vista la lentezza generica e diffusa di tutto ciò che accade. A prescindere dalla difficoltà selezionata, i nemici esiteranno sempre una mezz’oretta prima di spararci, manco fossimo in una nota canzone di De André: tale lentezza di riflessi sembra essere tarata sul fatto che, vista l’artrite reumatoide del nostro mech, evitare i proiettili e gli sputi sarebbe stato impossibile. E a proposito, il gioco quindi non è né un simil-maniac shooter né uno sparatutto normale: in virtù di queste belle doti, risulta collocarsi nella fascia degli “shooter fatti alla cazzo” e poco altro. Il design dei livelli presenta qualche variazione piacevole (se non addirittura un minmiissimo di esplorazione in un caso), ma poi si perde in cazzate degne dei giochi più bestemmia-inducing della storia, come il tunnel in cui si deve saltare tra mine poste a terra e sul soffitto in 12 cm di spazio, che ricorda molto la parte delle alghe elettriche (o quel che erano) del primo TMNT su NES. Notevole notare poi come il “vero” nemico da affrontare sia il limite di tempo per ogni stage, unico vero rischio assieme ai boss finali (neanche tutti, per la verità). La longevità viene aumentata dal fatto che ogni morte (avremo sì una lifebar, ma solo una vita per stage e tre continua) ci riporterà all’inizio del livello, senza checkpoint di genere (o almeno non ci sono nella versione che hanno rifilato a noi).

C’è poco da fare: che lo si paragoni con le glorie del passato alle quali si ispira o semplicemente ai titoli precedenti Astro Port e/o Nyu Media, Gigantic Army scoreggia da molti pori se non tutti. Rigido, “svogliato”, deprimente e con plot twist cagoso non finisce giù per il tubo giusto per il fatto che ci sono i robottoni e per la buona volontà di riportare in auge il genere delle vecchie glorie. Potremo dire altro…e lo faremo nelle righe del comparto tecnico.

Tecnologia gigante

Gigantic Army (3)Il comparto tecnico di Gigantic Army tiene botta quasi solo sotto il profilo meramente estetico (esclusa l’intro in stile “pupazzo con la molla” cui abbiamo fatto cenno sopra). Il tutto è realizzato in modo da ricordare il meglio dell’era arcade passata, con un piacere bidimensionale al quale i programmatori ci avevano già sottoposto nei titoli scorsi. I fondali saranno spesso ricchi di elementi animati e di “scene d’azione” secondo piano, cosa ottima per far immergere il giocatore nel feeling da battaglia.

Di contro, la colonna sonora sembra uscita dall’intestino di un orango che ha mangiato troppa trippa. E non state a sindacare sull’effettivo menù degli oranghi: i suoni dodecafonici instupiditi e monotoni contribuiranno a minare tutta la buona atmosfera che la grafica riesce a creare. L’unica traccia buona è quella del trailer, mentre gli effetti sonori in generale non stupiscono.

Il sistema di controllo ha un non so che di incriccato e poco fluido: la pesantezza del nostro veicolo umanoide o quasi, per quanto in un certo senso “realistica” (virgolette d’obbligo), non contribuisce per niente al “piacere di guida” né alla giocabilità in genere. Per fortuna, comunque, il gioco riesce a occupare poco spazio sull’hard disk e si rivela abbastanza stabile in termini di rischio crash e incidenti di genere.

 

Valutazione

Grafica 70%
Sonoro 55%
Giocabilità 50%
Carisma 40%
Longevità 50%
Final Thoughts

Gigantic Army, senza troppi giri di parole, è uno shooter bidimensionale inutile. Non tanto brutto da essere comico (UIG, pensaci tu!), nonostante sia dotato di un buon look e qualche buona idea si perde in un'inutile sequela di zappate sui piedi, featuring rigidità generica, nemici sonnolenti, musica pessima e trama superflua. Consigliato solo a chi DEVE provare tutti i giochi del genere o ai fan dei mech in tutte le salse...ma comunque ci sono tanti titoli migliori degli stessi autori che meritano molta più attenzione. Chicca conclusiva: il fatto che questo gioco sia stato "greenlighted" tipo in 24 ore la dice lunga su cosa riesca a fare l'hype.

Overall Score 53%
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