Green Hell Genere, Recensione

Green Hell – Recensione: La morte dietro ogni foglia


Se mi chiedessero in quale posto non vorrei mai ritrovarmi in una situazione di pericolo, dove debba contare sulle mie sole forze per sopravvivere, non avrei dubbi sulla risposta: Venezia durante il Carnevale. Non avete idea di cosa siano disposti a fare i turisti per salire su un vaporetto già al massimo della sua capienza. Roba da far accapponare la pelle a Bear Grylls.

L’altro luogo che temo di più in assoluto è la foresta amazzonica. Parliamo di un posto dove praticamente qualunque cosa può ucciderti e ci sono ragni grandi come una mano di Shaquille O’Neal. Cose partorite direttamente dagli incubi di Satana.

Oh, non dico che non ci andrei, eh. Sarei certo curioso di fare una scampagnata in mezzo a liane, palme e alberi da frutto rischiando di farmi uccidere da una scolopendra (mi piacciono le esperienze forti), però c’avrei stizza ecco e probabilmente non tornerei vivo. A rafforzare questa mia convinzione ci ha pensato Green Hell: gioco sviluppato dal team indipendente Creepy Jar, che da la possibilità a noi animali di città di provare in parte cosa voglia dire sopravvivere in un ambiente ostile come quello della foresta amazzonica. Vi dico solo questo: giocando a Green Hell sono morto perché ho toccato una rana. Non ne vado fiero.


Survival sì, ma con trama


Prima di addentrarci nelle meccaniche di gioco preciso che Green Hell ha una trama, e pure molto interessante. La storia parla di Jake Higgins, antropologo, e di sua moglia Mia, interprete e poliglotta. I due durante uno dei loro viaggi, riescono nell’impresa di farsi accettare e vivere a stretto contatto con la tribù dei Yabahuaca, un popolo indigeno dell’amazzonia, che non ha mai avuto contatto con la civiltà moderna. Tornati a casa, Jake, grazie alle loro ricerche sugli Yabahuaca, riesce persino a pubblicare un libro, che però finisce con l’attirare l’attenzione mediatica sulla tribù. A causa di ciò gli Yabahuaca finiscono col diventare il nuovo interesse di scienziati e altri ricercatori, più interessati alle loro ricerche che a salvaguardare lo stile di vita della tribù.


L’orologio digitale è uno dei pochissimi oggetti moderni che Jake può utilizzare durante la campagna. È molto importante in quanto fornisce informazioni sul suo stato di salute e funge anche da bussola.

Sentendosi in colpa Jake e Mia decidono di recarsi nuovamente in amazzonia, per assicurarsi che nessuno stia nuocendo agli Yabahuaca e per scusarsi con la tribù. Purtroppo però le cose non vanno per il verso giusto. Una fazione interna alla tribù è diventata apertamente ostile verso gli esterni e in breve il viaggio della coppia si trasforma in un inferno. Mia viene rapita e Jake braccato dagli indigeni ostili, si ritrova da solo, sperduto in mezzo alla foresta pluviale, a dover sopravvivere alle mille insidie del suo ecosistema. Obiettivo di Jake e del giocatore sarà quello di riuscire a ritrovare Mia, mantenendo intatta la pellaccia utilizzando ogni espediente possibile.

Nonostante l’ispirazione che sicuramente arriva dai cannibal films (palese anche nel titolo che richiama al recente Green Inferno di Eli Roth), vi assicuro che la trama di Green Hell è molto di più di un’accozzaglia di stereotipi. Ci sono molti colpi di scena e pure un messaggio morale non da poco. Oltretutto i ragazzi di Creepy Jar sono riusciti grazie a degli espedienti narrativi azzeccati a far sposare perfettamente la struttura survival open world del gioco con una trama lineare. E questo non è poco.


1001 modi di morire nella foresta


Abbiamo detto che in Green Hell una storia c’è, ma quindi quanto bisogna preoccuparsi di sopravvivere? Se c’è una trama con degli obiettivi da seguire c’è il rischio che la sopravvivenza ad un certo punto passi in secondo piano per lasciare maggior posto alla narrazione. Addirittura a volte basta imparare a conoscere in fretta certi meccanismi o location del gioco per assicurarsi la sopravvivenza senza nemmeno perdere tempo a raccogliere risorse. È il caso ad esempio di The Forest dove, passata la fase iniziale di impatto col gioco, ci si rende conto che la questione sopravvivenza può essere facilmente aggirata grazie alla presenza delle caverne e a come esse siano collegate all’avanzare della trama. In Green Hell, questo non accade: il senso di pericolo è sempre costante e la sopravvivenza è sempre al primo posto, se non nelle fasi veramente avanzate del gioco.


L’inventario di Green Hell funziona in linea con l’idea di realismo del gioco: per fare spazio o craftare bisogna muovere gli oggetti manualmente uno per uno.

Ogni volta che ci si allontana dal proprio piccolo rifugio in mezzo alla foresta, nonostante tutto l’equipaggiamento, nonostante il cibo nello zaino, si ha la consapevolezza che un incontro sbagliato, una piccola svista, e pam! La morte sarà la, pronta ad accoglierti tra le sue scheletriche braccia. E questo per me, che sono un masochista maledetto, è un grandissimo punto a favore. In Green Hell nulla è facile. Anche solo accendere un fuoco richiede:

1)Avere i materiali per preparare il focolare e posizionarlo

2)Trovare altri materiali ed usarli per costruirsi uno strumento per accendere il fuoco

3)Procurarsi un ulteriore materiale che faccia da esca per il fuoco

3)Produrre una brace usando lo strumento e l’esca assieme (azione che richiede stamina)

4)Posizionare la brace sul focolare prima che si spenga

Dimenticavo: il focolare va posto in un luogo riparato altrimenti alla prima pioggia il fuoco si spegnerà.


Green Hell
Non avete idea degli step per arrivare ad avere questo bellissimo caminetto in fango!

Tutto questo va fatto tramite un sistema di crafting che richiede di posizionare manualmente in una tab ogni singolo oggetto che serve a realizzare l’oggetto desiderato. E il gioco naturalmente non va in pausa. Ma questo è niente. Bisogna tenere conto di dove e come si dorme, dove si cammina, dello stato del proprio equipaggiamento, di bollire l’acqua prima di berla, di cucinare la carne prima di mangiarla e via così. Trascurare anche solo uno di questi dettagli può portare alla morte per via di tutta una serie di status che possono affliggere Jake: avvelenamenti, intossicazioni alimentari, infestazioni di parassiti, rush cutanei, infezioni e, dulcis in fundo, la sanità mentale. Determinate azioni faranno scivolare più o meno velocemente Jake verso il baratro della pazzia, con conseguenti allucinazioni sia uditive che visive. Questo particolare aspetto del sopravvivere in Green Hell viene inoltre sfruttato proprio per far procedere alcuni punti della trama.

Riassumendo questo gioco è punitivo, soprattutto nelle prime ore. Bisogna imparare a giostrare vari elementi diversi per restare vivi e non illudetevi: non ce la farete. Non subito almeno, ma con sforzi e sacrifici. Inutile dire che questa elevata difficoltà è solamente un pregio, visto che l’obiettivo del gioco è quello di fornire un’esperienza di sopravvivenza il più realistica possibile. E vi dirò di più: è proprio la sua difficoltà a rendere l’esperienza single player di Green Hell così appagante. Ogni traguardo raggiunto nella trama è frutto di fatica e se riuscirete a raggiungerlo sarà solo perché le vostre capacità di sopravvivenza sono migliorate.

fare cose alla Cannibal Holocaust. Senza eccessivi dettagli truculenti eh, ma sì, è possibile fare a pezzi degli esseri umani in questo gioco. L’ispirazione ai cannibal movie degli anni ’70 e ’80 è palese


Esploratori


Proprio due settimane fa, Creepy Jar ha reso disponibile una modalità coop da giocare fino a 4 giocatori e grazie al fatto che ci hanno fornito più di un codice del gioco, abbiamo potuto testarla. Si tratta della modalità Survival dove lo scopo è esplorare la mappa e rimanere vivi il più a lungo possibile. Naturalmente non essendoci obiettivi veri e propri, gli obiettivi bisogna crearseli da soli, e questo spinge il gioco a diventare simile ad un sandbox puro. Il motore del gioco diventa costruire una base il più efficiente possibile, ottimizzare i metodi di raccolta del cibo e prepararsi al meglio ottenendo i tool migliori per affrontare gli indigeni.


Green Hell
Io e e il collega Hill, mentre cerchiamo di raccapezzarci.

La mia opinione è che si tratti di un’ottima aggiunta, ma che non sia abbastanza da renderla il motivo principale che dovrebbe spingere qualcuno a comprare il gioco. Perché dico questo? Perché sebbene sia molto divertente riuscire a sopravvivere assieme agli amici, è anche molto più facile e meno immersivo. Non si avverte la stessa ansia della campagna, proprio perché si sa di poter contare su qualcun’altro. Una volta stabilita una base poi e capiti bene i meccanismi del gioco, creare una zona sicura diventa relativamente facile, lasciando come unica altra “motivazione” per continuare a giocare quella di esplorare la mappa alla ricerca di pezzi di equipaggiamento unici disseminati qua e là, presi in prestito dalla campagna. Certo, se siete dei mega appassionati del genere e avete degli amici pronti a seguirvi nell’impresa giocare a Green Hell può essere una valida alternativa per provare qualcosa di leggermente più impegnativo e più votato al realismo del solito sandbox.


Bellezza incontaminata


Graficamente Green Hell funziona. Non abbiamo di fronte un graficone da paura, soprattutto se andiamo a guardare i modelli poligonali di animali e personaggi, ma c’è da dire che c’è qualcosa di veramente, veramente fatto bene che alza di un bel po’ l’asticella della beltà: la realizzazione della foresta. L’ambientazione di Green Hell è fra le più curate a livello di dettagli che abbia mai visto.


Green Hell
C’è da perdersi non è vero?

La mappa è un vero e proprio oceano di verde, dove fiori e liane fanno da decorazione ad alberi e arbusti realizzati in maniera certosina. Si vede la cura e la ricerca che gli sviluppatori han messo nel voler riprodurre l’ecosistema dell’amazzonia nella maniera più fedele possibile. La mappa inoltre è ricca di location e scorci capaci di rubare qualche esclamazione di meraviglia. Degna di nota anche la fisica che è stata implementata molto bene visto che permette di impilare oggetti senza vedere quasi mai compenetrazioni assurde. Gli oggetti hanno collisioni fra loro migliori di quelle di Fallout 4, ve lo garantisco. Ottimo anche l’audio che contribuisce ad immergere il giocatore nell’ambiente di gioco, con il suo abbondare di fruscii, schiocchi, scalpiccii, e il caratteristico suono dei serpenti a sonagli. Quei maledetti bastardi…

Grafica 80%
Sonoro 85%
Giocabilità 90%
Carisma 90%
Longevità 80%
Final Thoughts

Green Hell non è un gioco per tutti. Molti si potrebbero scoraggiare facilmente visto l'alto livello di difficoltà dato dal suo estremo realismo, ma chi saprà armarsi di volontà e concentrazione potrà vivere una delle esperienze survival più appaganti sul mercato. Ha pure una bella storia, cosa volere di più?

Overall Score 85%

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