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HyperParasite – Recensione: Parassitando rogue-like


In HyperParasite abbiamo a che fare con un parassita che si aggira per le strade della città…e quel parasita sei tu. Assumi la forma di chi ti pare e preparati a sparare in un rogue-like dall’estetica anni 80.



Il parassita che è in te


Gli italiani Troglobytes Gamesha (nota: fa sempre gonfiare il petto associare la parola Italia all’uscita di un nuovo videogioco) con HyperParasite hanno sfornato un titolo dall’atmosfera anni ’80, dove nei panni di un parassita alieno, dovremo appropriarci di corpi umani per utilizzarli in battaglia. Le sparatorie dal gusto dispotico si snodano in un mondo urbano suddiviso in 5 atti, all’insegna dell’azione dei tipici twin-stick shooter. In ogni caso la particolarità più interessante dell’intero prodotto è la generazione casuale dei livelli, cosa che sposta l’asticella verso l’alto della longevità, così come la sorpresa di riaffrontare lo stesso livello in modo sempre diverso. Sì, perché in HyperParasite si perde spesso e bisogna rifare tutto dall’inizio; d’altronde fa parte della sua natura rogue-like, dove ciclicamente farmare soldi per comprare nuovi personaggi e potenziamenti è indispensabile per l’avanzamento.


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Carrelli in faccia


HyperParasite non brilla per level design, nonostante ciò pero può contare su una buona varietà generale dei ragazzacci utilizzabili grazie ai nostri avidi tentacoli. Si parte da un senzatetto munito di carrello, per poi passare allo “sbirro”, al punk, al pugile, all’acchiappafantasmi e così via; sviscerando tutta l’iconografia della cultura pop. Ogni personaggio ovviamente vanta un’arma unica e un attacco speciale esclusivo, cosa che rende l’azione più dinamica e imprevedibile, offrendo anche quel pizzico di strategia che non guasta mai.
I controlli funzionano bene e il gioco crea una soddisfacente dipendenza, dovuta al giusto mix di difficoltà, farming e rigiocabilità. Estremamente consigliato affrontarlo insieme a un amico, nella canonica modalità schermo condiviso, come succedeva nei bei tempi passati.


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Ricordando gli anni ’80


A livello estetico l’opera strizza l’occhio agli 80. Tra iconografia del decennio dai capelli cotonati e cliché, HyperParasite sfoggia una grafica altalenante, molto buona nella pixel art delle schermate e degli avatar, molto meno convincente nel 3D renderizzato in-game. La visuale è quella dall’alto, sgranata abbastanza per “emulare” i pixelloni dei vecchi cabinati; purtroppo però il tutto non sembra abbastanza omogeneo con gli intenti, il risultato finale è alla fine dei conti più simile a quello da “videogioco low-budget” anziché a una vecchia gemma old school.
Anche sul sonoro offre spunti interessanti: tra melodie rimembrate negli eighteis e voci abbastanza cafone da dare quel giusto tocco “stradaiolo” di cui il gioco è plasmato fino al midollo.
La traduzione dei testi è disponibile in varie lingue, tra cui anche l’italiano.


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Valutazione

Grafica 72%
Sonoro 80%
Giocabilità 80%
Carisma 85%
Longevità 87%
Final Thoughts

HyperParasite è un gioco divertente, curato e venduto al prezzo giusto. Le meccaniche shooter in stile arcade abbinate a quelle rogue-like garantiscono una buona dose di dipendenza. Consigliatissimo da giocare soprattutto in modalità cooperativa.

Overall Score 80%
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