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Katana Kami – A Way of the Samurai Story – Recensione: Cazzeggio all’arma bianca


Vi piace il Giappone storico con “licenze”? Andate pazzi per i duelli all’arma bianca contro cose, persone, animali? Vi piace sbattere contro i passanti? Allora fermi lì, ecco il gioco che fa per voi: Katana Kami – A Way of the Samurai Story, direttamente da Spike Chunsoft e Acquire. Sotto col video!

Tutto iniziò col fabbro

Katana Kami ci mette nei panni del tipico eroe da nominare all’uopo il quale, viaggiando a piedi per lande giapponesi a caso, si imbatte nel fabbro Dojima, proprio in un momento non esattamente propizio: a causa di un debito livello Paperino d’annata, l’artigiano si trova con la FIGLIA – l’occhialuta e super kawaii Nanami – sequestrata a mo’ di garanzia dal diversamente simpatico strozzino di turno. Il nostro eroico alter ego si offrirà ovviamente di aiutare Dojima a ripagare il debito, in cambio di un diritto di prelazione a sposare Nanami. Etica a bizzeffe. Da questa premessa da commedia dell’arte inizierà la storia di Katana Kami, in cui accompagneremo l’arrapatissimo eroe in questa avventura a fini di risarcimento e zozzonatura. Dopo le prime battute, il nostro alter ego si imbatterà nel portale per Jinmei, leggendario dungeon sotterraneo (e non solo) a cui accedere nottetempo: saranno dunque le sortite in questo luogo misterioso ad aiutarlo nella sua quest romantico-finanziaria.

katana kami

Katanate cordiali

Katana Kami è in sostanza un misto di dinamiche “alla diablo” in visuale isometrica (e senza rotazione di telecamera) e un’impostazione in stile roguelike, dove ad ogni decesso ne vengono fuori fregature, perdite varie e i metaforici c.d. dolori di panza. Ma andiamo per ordine.

Il ritmo di Katana Kami, a mo’ di domiciliazione bancaria, viene scandito dalle giornate mancanti alla prossima rata di pagamento del debitazzo di Dojima. Ogni notte avremo la chance di fare una sortita a Jinmei per racimolare materiali con cui forgiare spade da rivendere, spade usate da rivendere (prese dai chi facciamo fuori) e varie amenità da tramutare in soldi, nonché soldi sfusi. Il sistema di crafting basato su ingredienti reperibili sfusi o da spade fatte fondere è abbastanza semplice ma funziona, arricchito da attributi sbloccabili tramite item apposito e attacchi speciali da sbloccare con l’affettamento progressivo dei nemici. A proposito di attacco, il sistema di combattimento si basa su 2 attacchi, schivata e parata; ogni spada ha i suoi pattern di attacco, per un approccio generale semplice ma divertente da imparare a padroneggiare.

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Piano dopo piano, l’esplorazione in Katana Kami sarà scandita dalla capacità dei giocatori di gestire le proprie risorse “salutari” tra un piano e l’altro del profondo dungeon. Il nostro alter ego avrà una barra della salute (a zero si strippa) e una della vitalità, consumata quando si attacca e si corre, e usata per “ricaricare” la salute quando si sta ad armi riposte (e quando si azzera pure questa non è che succedano belle cose). Come i canoni dei generi esplorativi impongono, ritardare l’uscita ci porterà ad affrontare nemici sempre più numerosi e sempre più cazzuti, con la possibilità di racimolare più soldi e più spade (o archi, che fanno sempre brodo) dalla maggiore potenza. Inoltre, la permanenza più lunga ci darà la possibilità di risolvere un tot di quest che si aggiornano a ogni uscita, spesso semplici e che consistono nel completare azioni come “uccidi X”, “trova Y”, eccetera. Su queste basi meccanicamente funzionali e di base divertente, Katana Kami ci offre una serie di perle di delirio derivanti dalla gestione dell’ambientazione: tra anacronismi a caso, samurai afro, cretini vari, battute a tema toilette, l’intera avventura è permeata di una scemità intrinseca che rende l’interezza del pacchetto piacevolmente folle e coinvolgente. E poi c’è il comparto tecnico.

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Delirio tecnico

Iniziamo dall’estetica. Katana Kami si presente all’occhio del sapido giocatore in modo alquanto gradevole: la grafica non è esattamente la più moderna o à la page, ma a livello di insieme convince in quanto capace di evocare in maniera sufficientemente evocativa il contesto di cazzeggio samurai che ci vuole presentare. Molto meno gradevoli sono i fenomeni di inceppo negli angoli e nei punti più stretti dello scenario, o la già citata assenza della possibilità di ruotare la telecamera. Il comparto audio colpisce in positvo: “evocativo” è di nuovo la keyword da usare, con tracce ben in linea con l’ambientazione che ci accompagnano nel migliore nei modi nella nostra discesa esplorativa. L’efficienza del sistema di controllo è forse il punto più basso del comparto tecnico: la risposta dei comandi non è sempre al top, cosa spesso poco consolante quando si è accerchiati da mostrazzi di vario genere; in varie occasioni, anche il solo raccogliere oggetti da terra diviene una fastidiosa operazione di corretto allineamento all’item desiderato, premendo il tasto A come dei mufloni arrapati.

Nonostante queste beghe, Katana Kami riesce a fare breccia nel cuore e nel pancreas di chi lo gioca proprio grazie al suo mix di dinamiche classiche condita con la comicità demenziale della grezzura giapponese, tanto vicina a quella nostrana anni dal rutto libero: si bestemmia un po’ vecchio stile quando i comandi fan quel che gli pare. Le idee però ci sono, l’esplorazione prende…e le katane (katana? Katanas? boh) sono sempre fighe – tutti pro che, miracolosamente, tengono il prodotto più che a galla e meritevole di più di una partita, specie se siete fan del filone.

Valutazione

Grafica 75%
Sonoro 82%
Giocabilità 56%
Carisma 84%
Longevità 82%
Final Thoughts

Katana Kami - A Way of the Samurai Story è un divertente dungeon crawler "leggero" che, spizzicando meccaniche da vari generi, finisce per risultare un mischione che intrattiene, in primis per la simpatia. Il comparto tecnico alquanto ballerino è il principale motivo di un voto che in potenza poteva essere maggiore.

Overall Score 75%
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