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King of Seas – Recensione: I pirati in salsa arcade


La vita piratesca ha sempre il suo fascino. Non serve (Capitan) Jack Sparrow, la Microsoft o la deriva Jolly Roger degli assassini Ubisoft per saperlo, tant’è vero che il miglior simulatore piratesco rimane, ad oggi, quello con “Sid Meier’s” davanti al titolo, nella versione del 2004. I Milanesi di 3DClouds però non ci stanno e con King of Seas decidono di rimettere la questione sul tavolo e chiedere: “E perché devi sempre essere tu Lo re?!“. In realtà non è vero —ma capirete, evitare un’occasione così ghiotta per quella citazione recensendo un titolo italiano era un crimine— perché il progetto non ha le stesse ambizioni del simulatore piratesco per eccellenza. Nasce come idea Switch da pubblicare in forma indipendente su multipiattaforma, a cui poi subentra Team17 (ormai a prodotto finito), che aiuta a localizzare e distribuire il gioco in una zona molto più ampia. Quanti dei sette mari è riuscito ad accaparrarsi King of Seas? Levate le ancore e navigate oltre il trailer per scoprirlo!



PIRATI ALL’ACQUA DI ROSE


In King of Seas siete la figlia (o il figlio, a voi la scelta) del Re dei Mari, ma un oscuro complotto vudù assassina vostro padre e vi getta in disgrazia. Ridotti a miseria, venite accolti da due pirati i quali si pongono come obiettivo di farvi reclamare il trono perduto e la vostra vendetta tramite l’allegra vita della filibusta. Anche nel proseguimento della storia c’è un infinito susseguirsi di cliché pirateschi e non aspettatevi una simpatia particolarmente ricercata nei dialoghi. La trama di King of Seas è solo il pretesto per nascondere il tutorial che un passo alla volta vi introduce alle meccaniche del gioco.
Non c’è complessità nel mondo fittizio dell’arcipelago in cui navigherete, ci sono solo tre fazioni: la marina (vostri acerrimi nemici), i commercianti (carne da macello ambulante) e i pirati (casa dolce casa). Assaltare le navi dei commercianti vicino a un porto vi renderà nemici di quel porto, e se invece assalterete in mare aperto non c’è problema: occhio non vede, cuore non duole!
A ben vedere questa superficialità mi sembra una scelta ragionata. I 3DClouds non sembrano aver dimenticato pezzi, quanto piuttosto aver fatto delle scelte ragionate per gestire le risorse di un piccolo team all’interno di un progetto che, peraltro, è durato un solo anno di produzione. Il design del gioco è incentrato sulle meccaniche ed è proprio in quell’ambito che sfoggia le sue potenzialità.



TIMONE ANALOGICO


King of Seas si svolge completamente a bordo della vostra nave. È stato sviluppato con l’idea di essere giocato con un controller e infatti, pad alla mano, avrete a portata di dita tutto ciò che vi occorre: con i grilletti laterali alzerete o abbasserete le vele e farete fuoco con i cannoni di quella specifica parte della nave, mentre con lo stick analogico ruoterete il timone. Gli ulteriori tasti sono da utilizzare per attività accessorie, quali riparare la nave in mare aperto oppure utilizzare i poteri speciali.
Nonostante le premesse siano poche, impadronirsi della navigazione è estremamente difficile. Proseguendo nel gioco potrete acquistare diverse navi, ma ognuna di queste avrà una propria manovrabilità e inerzia, e prendere le giuste misure tenendo conto di vele e vento non è per nulla scontato; peraltro tutti i tamponamenti saranno accompagnati da un indignato “UOOOOH!” della ciurma che cordialmente non mancherà di sottolineare la vostra incompetenza.



Se questa difficoltà è diluita in mare aperto dove potrete svolgere con calma le manovre (capìta? “diluita in mare aperto”… haha! Sgottiamo secchiate di simpatia! C-C-C-C-COMBOOOO!!!), diventa pressante in combattimento. Riuscire a indovinare il bersaglio dei cannoni tenendo conto della velocità della nave e dell’inclinazione della fiancata, in situazioni di costante virata per schivare gli attacchi avversari, è parecchio complicato. Anche la visuale fissa va a penalizzare il gioco, sia perché vi impedisce di gustarvi a pieno la grafica, sia perché rende molto meno scontato il grilletto dei cannoni da premere (se la nave è girata in direzione opposta al vostro controller).
In soccorso a ciò vengono veri e propri superpoteri da equipaggiare ai vari tasti del pad, ne faccio qualche esempio: mega-accelerate, palle di fuoco, aree di danno o guarigione, squali missile, fiammate di prua, barilotti esplosivi lasciati in scia che Mario Kart spostati proprio.
Stessa cosa vale per le palle di cannone, le quali potranno andare a fare il danno maggiore alle vele (riducendo la velocità della nave), allo scafo (riducendo la vitalità della nave) o alla ciurma (aumentando il cooldown dei cannoni).
Tutta questa varietà consente una grande personalizzazione del vostro stile di gioco, ma fa la stessa cosa con gli avversari. Gli scontri navali sono una vera e propria sfida arcade più che qualcosa di “piratesco” e per niente accessibili a uno stile di gioco rilassato. Anche la scelta stessa di optare per danni alle vele o alla ciurma, è in realtà controproducente, perché è nel vostro interesse concludere lo scontro il prima possibile e ridurre i rischi di essere affondati da abilità o poteri inaspettati, quindi praticamente sempre opterete per i danni allo scafo.
King of Seas si presenta come un giochetto caruccio e spensierato, ma il suo unico scopo è quello di ficcarvelo nella poppa non appena lasciate il porto; c’è da considerare un migliore bilanciamento con qualche patch perché la frustrazione è troppo spesso dietro l’angolo.



I PIRATI GIOCANO DI RUOLO


King of Seas accompagna alla componente action alcune trovate gdr, nello specifico per quanto riguarda l’evoluzione del personaggio.
La vostra nave è equipaggiabile di tutto punto: ciurma, scafo, vele, cannoni, polena; tutto è sostituibile con pezzi migliori o che fanno cose diverse. Questi “equip” possono essere raccolti dalle navi affondate, recuperati in mare aperto, o ripescati da relitti che troverete in giro. In pratica è un vero e proprio sistema di drop. Sottolineo che è molto carina la trovata di infarcire il mare di “cose” per rendere meno monotona la navigazione: tentacoli schiaffeggiatori, navi fantasma, vulcani, oggetti galleggianti. Certo, le politiche di pulizia dei mari lasciano un po’ a desiderare, ma i pirati non sono mai state persone con una sensibilità ecologica… anzi, non sono mai state persone particolarmente sensibili… ma forse anche il concetto stesso di persone…
Nei porti c’è l’immancabile taverna dove prendere missioni, il carpentiere dove riparare o equipaggiare la nave, e il mercato in cui vendere le merci raccolte. Quest’ultimo prova a fare la trovata delle merci prodotte e acquistate, con conseguente variazione di prezzo, ma fallisce nel costruire un vero e proprio sistema di commercio: le quantità di merci ottenute razziando sono talmente alte da abbassare i prezzi minimizzando la differenza, quindi intraprendere lunghi viaggi alla ricerca del migliore guadagno non vale la candela.
Last but not least c’è l’aumento di livello del personaggio, il quale offre tre diversi alberi di abilità che andranno a mutare la “matematica” alla base di tutto, come ad esempio il cooldown dei cannoni, la velocità di virata, eccetera.
Proseguendo scoprirete anche nuove meccaniche, quali ad esempio la conquista e il potenziamento dei porti, che a loro volta possono essere riconquistati dai nemici. L’apparizione dei pirati sovrani a un certo punto della trama introduce una classifica che vi spinge a combattere i più famosi bucanieri del mondo e a mettere in chiaro una volta per tutte a chi spetta quel famigerato titolo di Re dei Mari.
Tutte queste trovate allungano di molto la longevità e sin da subito vi lascerete in scia ore e ore di gioco senza nemmeno accorgervene.



SETTE MARI PROCEDURALI


King of Seas offre un’infinita quantità di materiale e la rilancia rendendo tutto procedurale. L’idea è sacrosanta e perfettamente integrata con lo stile di gioco, però alcuni dettagli mi lasciano perplesso. La disposizione delle isole viene decisa a inizio partita e fin qui, ottimo, ma la loro scoperta è vincolata al fatto che voi dovete fisicamente recarvi sul posto trovare il cartografo e comprare la carta della zona; peraltro anche la carta è spesso inutile, perché non mostra l’ubicazione e il nome della città (salvo quelle della trama) e quindi vi troverete costantemente a girare intorno all’arcipelago in cerca del porto in cui vendere la merce o riparare la nave.  Quando poi avrete porti da gestire e vi diranno il nome di quello conquistato, auguri a ricordarvi dove si trova. Non trovo divertimento in tutto ciò, solo lo stratagemma di allungare ulteriormente il brodo.
Anche la generazione di navi trasporto, sebbene differenzia le tipologie di rifornimento degli avamposti (idea pescata da Sid Meier’s Pirates), manca di costruire una vera e propria economia in cui poter interferire. Non sono riuscito a capire se è possibile mettere un porto sotto assedio e ridurne le statistiche intercettando i suoi rifornimenti. I combattimenti sono sempre lunghi, strategici ed estremamente lesivi per la vostra nave. Le navi rifornimento sono troppe perché possiate intercettarle tutte e combattere a ridosso dei porti vi pone sotto il fuoco dei fortini armati (che apparentemente sparano palle di cannone atomiche), o vittima dei cacciatori di pirati generati dalle città. Dopo pochissimi scontri finirete i kit di riparo, anche in gran quantità, e non appena vi allontanerete un minimo dal porto questo tornerà molto in fretta alla piena potenza.
Insomma: bene ma non benissimo.



IL CLASSICO JOLLY ROGER


King of Seas, come si può ben vedere dalle immagini, segue la rotta ormai abbondantemente consolidata dello stile cartoonesco. La grafica è bella, piacevole, le isole sono differenti e con molti piccoli dettagli. Ci sono tre livelli di distanza della telecamera ed è un peccato che i due più vicini siano in realtà impraticabili durante il gioco perché troppo focalizzati sulla nave. Sebbene sia chiaro che non sarebbero stati di alcuna utilità per il combattimento, durante la navigazione avrebbero offerto una prospettiva molto simile a quella di essere fisicamente sul ponte della nave, rendendo molto più accattivante tutto ciò che vi sta intorno.
I personaggi in stile fumetto sono molto originali, ma quella strada non è stata inseguita e si limita a riprodurli tutti uguali per ogni porto che visitate; sono anche l’unico ambito in cui è stato usato quello stile.
Diciamo che 3DClouds non ha cercato un’identità che li differenzia da qualsiasi altro approccio piratesco, anzi, si sono mantenuti sul sicuro con il principio di: ciurma che vince non si cambia.
Il lavoro sulle musiche e gli effetti sonori invece è ottimo, le prime sono in perfetto stile piratesco, i secondi evidenziano sempre ciò che sta intorno alla nave. Non ho notato sbavature o bug, sia per quanto riguarda la grafica, sia per quanto riguarda le meccaniche. Normalmente bisognerebbe segnalare il contrario, ma visti i tempi che corrono va riconosciuta la professionalità e il buon lavoro svolto dal team italiano.



Conclusioni

Grafica 85%
Sonoro 85%
Giocabilità 80%
Carisma 65%
Longevità 80%
Final Thoughts

King of Seas è una produzione piccola ma estremamente efficace. Merita di essere approfondito dagli sviluppatori perché il bilanciamento richiede ancora parecchi ritocchi ed eventuali contenuti aggiuntivi possono trasformarlo da un buon titolo a un piccolo tesoro che merita di essere scoperto. Non aspettatevi un gioco gestionale e neppure di veder sventolare il Jolly Roger in tutta la sua maestosità, non è un completo simulatore di pirateria, la sua vera potenzialità è il mondo procedurale. È un sandbox che vi impedisce di annoiarvi mettendovi costantemente alla prova e dandovi nuovi obiettivi da raggiungere.

Overall Score 79%
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