Mafia PS4, Recensione, Xbox One

Mafia: Definitive Edition – Recensione: Ossequi al passato


Mafia per molti è stato un gioco speciale. Nel 2002, anno della sua uscita, chi aveva avuto a che fare con un open world lo aveva fatto giocando ad un titolo in particolare: GTA III. È innegabile che fu GTA III per primo a far intendere al pubblico e agli sviluppatori quali potessero essere le potenzialità della struttura open world, e lo fece talmente bene da diventare il trampolino di lancio di Rockstar verso l’Olimpo di questa industria. “Abituati” dunque ad un’idea di open world orientato verso l’azione sfrenata e esagerata, tanti rimasero spiazzati in positivo dall’esperienza molto piú matura e realistica che l’opera di Illusion Softworks proponeva. Mafia divenne difatti un immediato successo di pubblico e venne osannato dalla critica come uno dei migliori giochi mai pubblicati. Ora, ben 18 anni dopo, ci ritroviamo fra le mani questa Definitive Edition, che si propone di farci rivivere questa storia di sangue e malavita svecchiandola tramite un restyle grafico e di gameplay.
Sarà riuscita Hangar 13 a rendere giustizia a questo capolavoro del passato? Scopriamolo assieme.



Paradiso Perduto


La storia di Mafia trae ispirazione dai classici gangster movie come il Padrino e Goodfellas. Giocando nei panni di Thomas “Tommy” Angelo, il giocatore si ritroverà a vivere la storia della sua scalata ai ranghi della famiglia mafiosa dei Salieri. Il gioco, come è classico per questo tipo di narrazione, è ambientato nell’America degli anni ’30 durante il periodo del proibizionismo, età dell’oro della malavita di stampo italiano che in quel periodo mise salde radici in diverse città degli Stati Uniti grazie agli introiti dello smercio clandestino di alcolici e del neonato mercato della droga.  A fare da sfondo a tutta la vicenda la città fittizia di Lost Heaven, una riuscita commistione di Chicago e New York. La carriera di Tommy comincia con semplici atti di vandalismo, fino ad arrivare a furti ed omicidi, man mano che l’uomo finisce con l’essere sempre piú coinvolto nelle attività dei Salieri. La storia è rimasta pressoché invariata, salvo alcune piccole differenze, e si dipana quindi sotto forma di missioni che corrispondono ai vari incarichi che il “picciotto” dovrà svolgere per ordine del Don. Sebbene le missioni siano esattamente le medesime, Hangar 13, ha apportato alcune modifiche per svecchiarne la struttura. Troviamo quindi ambienti rivisitati e più ampi, con nemici ed elementi piazzati diversamente, in modo da spingere il giocatore ad utilizzare il sistema di copertura già visto in Mafia III e introdotto qui con buoni risultati.


Mafia
Tommy Angelo e la sua storia riflettono quella di molti giovani che dopo la crisi economica degli anni ’30 venivano facilmente sedotti dai soldi facili della mala

Il bello è che giocando ci si ritrova dunque a muoversi per luoghi che sono allo stesso tempo nuovi, ma familiari. Un esempio è il bar di Salieri, ora completamente esplorabile e ricco di NPC impegnati in varie attività, come partite a biliardo, o sessioni di “sparring” per tenere le nocche allenate. Questi accorgimenti donano nuova linfa a tutti quei luoghi che avevamo imparato a conoscere nel 2002 e che ora risultano molto più vivi, e non solo degli sfondi per le nostre gesta. Allo stesso modo un’operazione di svecchiamento è stata fatta anche per quanto riguarda Tommy e tutti i vari comprimari del gioco, e non mi riferisco solo all’ovvio restyle grafico. Ci sono varie piccole aggiunte e cambiamenti di sceneggiatura, tra cui anche dei dialoghi inediti che cercano di dare un po’ di spessore psicologico in più a vari personaggi, anche se molti risultano ancora essere abbastanza stereotipati come nella versione originale. Ma visto che è di una storia di gangster “classica” di cui stiamo parlando è normale che ci siano alcuni personaggi con ruoli ben marcati, quasi da risultare stereotipi per l’appunto. Quello che risulta forse maggiormente cambiato è proprio Tommy, il protagonista. In questa incarnazione appare più umano, soprattutto nel finale, dove viene veramente a galla cosa sia la cosa più importante per lui nella vita. È quasi come se si trattasse di una versione diversa del protagonista che avevamo imparato a conoscere 18 anni fa, e sebbene personalmente non reputi il cambiamento una cosa totalmente riuscita, non posso negare che questo Tom ha comunque la sua buona dose di carisma e non sfigura come protagonista.


Motori e dolori


Veniamo ora al sistema di guida. Anche quello fu veramente qualcosa di inusuale. Non dico memorabile perché fu uno degli elementi più criticati anche da chi aveva amato il gioco. Intendiamoci, non è che non fosse un buon sistema di guida, anzi, la sua pecca era proprio l’essere fin troppo simulativo. Illusion aveva difatti puntato tutto su una resa estremamente realistica dei veicoli degli anni ’30 e quindi nella maggior parte dai casi ci si ritrovava a dover guidare dei veicoli pesanti, massicci, e che alla prima curva presa male potevano ribaltarsi. Questo fece sì che chi non era particolarmente avvezzo a giochi di guida finì col ritrovarsi in difficoltà in determinate  missioni con sessioni in auto molto lunghe o complesse. Nello specifico ci fu una missione che fece disperare tantissimo questi player, sottoscritto compreso: la maledetta missione della maledettissima corsa. Ad un certo punto della trama Tommy si trova a dover partecipare ad una gara di auto da corsa, dove oltretutto non è tollerabile una sconfitta, Tommy deve arrivare primo a tutti i costi o la missione fallisce.


Mafia
Mio personale inferno, la missione della corsa mette comunque in risalto la splendida realizzazione dei model delle auto

Non vi dico le maledizioni tirate allo schermo. Quella gara è una delle cose più difficili che mi sia mai capitato di dover fare in un videogioco. Conosco anche un paio di persone che addirittura disinstallarono il gioco perché non ne potevano più di soffrire a causa di quel percorso maledetto. Beh anche qui l’incubo è tornato, ma solo se siete particolarmente masochisti. Hangar 13 ha difatti lasciato la possibilità di poter scegliere fra il vecchio sistema di guida ed uno più arcade, decisamente meno difficile da padroneggiare. È una scelta apprezzabile, viste appunto le difficoltà che tanti ebbero con l’originale. Se siete dei puristi comunque, e volete soffrire come ho risofferto io, sappiate che giocando alla difficoltà piú alta, che prende il nome di Modalità Classica, allora dovrete giocare per forza con la modalità di guida realistica e soffrire come dei veri uomini. O gioire. C’è gente che ci si è divertita con le auto di Mafia. Bravi loro, dico io. Rosicate a parte (coi giochi di macchine non sono proprio capace), va detto a onor di recensione che la Modalità Classica è il modo in cui il gioco andrebbe giocato per vivere un’esperienza quanto più simile a quella di 18 anni fa. In Classica i nemici sono molto aggressivi e Tommy va a terra con pochi colpi, proprio come eravamo abituati.


La morte dell’arte


Se l’atmosfera e il gameplay di questa remaster rendono abbastanza onore al materiale d’origine, è dal punto di vista tecnico e di contenuti che purtroppo non ci siamo. Ad un primo sguardo il lato prettamente estetico non è per nulla malvagio. Fin dalle cutscene troviamo modelli poligonali, texture e animazioni di buon livello, ma se andiamo ad analizzare più da vicino il tutto però saltano subito fuori i difetti se non veri e propri bug, capaci in alcuni casi di provocare delle morti fastidiose. Automobili e personaggi che si compenetrano in maniera esilarante (se non ridicola), texture che non caricano o addirittura veicoli che “entrano” per errore nei filmati in game portandosi dietro i model dei passanti fermi in T-pose. Una cosa di cui non ci si può assolutamente lamentare è la cura certosina nella realizzazione della mapp: pur mantenendo la topografia generale di Lost Heaven, i luoghi sono stati completamente rimodellati da capo per renderli quanto più fedeli all’America degli anni ’30 con risultati veramente eccellenti.


Mafia
Lost Heaven regala degli scorci che meritano di farsi ammirare


Questi problemi sono la prova di come ad Hangar 13 non abbiano tentato minimamente di risolvere i bug riscontrati su Mafia III, ma abbiano semplicemente preso la struttura di gioco che avevano già e ci abbiano spalmato sopra trama e missioni differenti. La cosa è palese, visto che si tratta delle medesime magagne. Stesso dicasi per l’I.A., dei nemici, che è rimasta identica nella sua disarmante mediocrità: nella maggior parte dei casi i nemici si limitano a correre verso Tommy facendosi falciare come dei dodo zoppi. Queste mancanze denotano una sorta di pigrizia creativa, sottolineata anche dal fatto che non ci sia stato alcuno sforzo per rendere più accattivante la modalità libera “Fatti un giro”, già presente nel gioco originale. L’unica cosa buona di questa modalità è che permette di godersi tranquillamente la bellezza d’epoca delle strade di Lost Heaven perché per il resto risulta totalmente inutile e quantomai noiosa. La mancanza di attività poteva essere perdonabile 18 anni fa, ma qui sarebbe bastato inserire qualche attività come minigame o gare d’abilità con le armi. Nel bar di salieri ad esempio c’è un bel biliardo… e fatemici giocare no! Pensate che non è stato nemmeno implementata la modalità a “A tutto gas” che consisteva in varie prove da portare a termine usando i veicoli del gioco. Non che mi importi, eh, ma a qualcuno sarebbe potuta sicuramente piacere. Maledette auto.

Picciotti dalla voce fine

Un’ultima parola mi sento di spenderla sull’audio. Il comparto musiche è ricco di tracce, originali e non, dove si distinguono soprattutto canzoni swing che fanno da ottimo sottofondo alle frenetiche scene di inseguimento. Sublime oggi, come allora il tema principale del gioco. Ottimi gli effetti, soprattutto quello delle armi e dei motori che ben ne restituiscono la potenza roboante. I botti del fucile a pompa sono un piacere per le orecchie. Sia il doppiaggio inglese che quello italiano sono stati rifatti completamente con un cast tutto nuovo.


A volte i nemici non muoiono immediatamente, ma resteranno a terra a lamentarsi e a imprecare in maniera molto convincente

Nonostante quello nostrano non sia per niente malaccio (salvo qualche dose di dialetto siciliano di troppo che risulta a volte fin troppo macchiettistico), quello inglese è decisamente di livello superiore, forse anche perché gli attori hanno potuto “vivere” molto più intensamente le scene visto che hanno prestato i loro corpi per le sessioni di motion capture. Da italiani però è quasi impossibile non storcere il naso quando i personaggi si esprimono in quello che dovrebbe essere anche il loro idioma natio. Piccola nota di colore: in una delle missioni iniziali sono abbastanza sicuro che una vecchia signora arrabbiata si sia rivolta a Tommy chiamandolo “terrone”. Così, tanto per.


Lato Tecnico 50%
Sonoro 90%
Giocabilità 80%
Carisma 90%
Longevità 80%
Final Thoughts

Mafia: Definitive Edition è un progetto con due anime. Da una parte troviamo una sceneggiatura ed un gameplay che dimostrano una solida e sincera volontà di riproporre in chiave moderna un grande classico del passato, dall'altro troviamo una realizzazione tecnica zoppicante che profuma di trascuratezza. Davvero non riesco a capire il perché ci sia sia voluti adagiare sugli allori e non limare bene ogni sbavatura. Se i ragazzi di Hangar 13 l'avessero fatto, ci avrebbero consegnato un capolavoro e invece no. Nel complesso però, impossibile negare che si tratti di un'ottima opportunità per coloro che non hanno mai vissuto la storia di Tommy Angelo, di toccare con mano un gran pezzo di narrativa videoludica, Per noi della vecchia guardia invece risulta un tuffo nel passato di tutto rispetto, ma sempre minato dalla consapevolezza che si sarebbe potuto fare di più. C'eravamo quasi picciotti. C'eravamo quasi...

Overall Score 78%
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