Mafia III PS4, Recensione, Xbox One

Mafia III – Recensione: Un gioco che narra bene, ma non fa altro


Mafia III giunge al suo terzo capitolo. Al timone i ragazzi di Hangar 13, il neonato studio della Take-Two Interactive, creato appositamente per lavorare su questo gioco. Il materiale mostrato nei trailer e durante l’E3 hanno prodotto una buona dose di hype intorno a questo gioco. Saranno riusciti quelli di Hangar 13 realizzare un prodotto all’altezza delle aspettative? Scopriamolo insieme.

Lincoln Clay: Unchained

Il reduce di guerra è un topos vecchio, ma sempre efficace.

La storia di Mafia III parte nel 1968: un anno di grandi cambiamenti in tutto il mondo. Negli USA c’è molta tensione. Nel giro di due mesi vengono assassinati sia Marthin Luther King che Robert Kennedy. Centinaia di migliaia di giovani Americani stanno vivendo il dramma della Guerra del Vietnam e sullo sfondo serpeggia la paura della “Minacca Rossa”. Lincoln Clay è appena tornata dalla guerra. Laggiù si è comportato da eroe e si è guadagnato un meritato congedo. Laggiù ha visto l’inferno, ma la sua vita non è era mai stata tanto facile neanche prima. Il colore della sua pelle è nera e questo negli Stati Uniti del 1968 significa essere un cittadino di serie b. Una legge, emanata solo 4 anni prima, dice che nessun cittadino deve essere discriminato per motivi di razza, religione, sesso o etnia, ma la mentalità della gente non si cambia con delle parole scritte su un foglio. Ci vuole tempo, e nel frattempo bisogna prendersi vari calci sui denti per riuscire a cambiare veramente qualcosa. Lincoln lo sa. Lo sa perchè è un orfano e ad aiutarlo a crescere non sono stati due amorevoli genitori, ma Sammy, boss della mafia nera di New Bordeaux. D’altronde non c’erano molte alternative per un orfano nero in una città della Lousiana, profondo sud degli Stati Uniti, dove ancora molti sperano in un ritorno della Confederazione.

Quando Lincoln torna a casa la prima cosa che fa è tornare da Sammy, ma subito scopre che le cose non vanno bene. L’uomo è minacciato dalla mafia italiana a causa di alcuni debiti e le cose stanno prendendo una brutta piega. Lincoln non si tira indietro. Non potrebbe mai, perchè lui è leale. I suoi sforzi per risolvere le cose però lo porteranno a intraprendere un cammino duro, fatto di violenza e vendetta.

Mafia III

Il buon Lincoln è tornato a casa a sistemare problemi e non è uno che va tanto per il sottile.

E’ una trama degna di un film quella di Mafia III, come d’altronde lo erano quelle dei suoi due predecessori. La storia viene narrata superbamente, facendo utilizzo di varie espedienti narrativi, come ad esempio “finte” interviste ai protagonisti fatte a mo di documentario e flashback esplicativi. Anche i dialoghi sono estremamente curati e credibili, soprattutto nel doppiaggio inlgese, dove i protagonisti utilizzano parole e modi di dire tipici dell’epoca. Giocando a Mafia III il giocatore si ritova immerso in una storia torbida e violenta, ma che fa riflettere su temi come l’importanza della famiglia e il razzismo ( un tema quest’ultimo quanto mai attuale) utilizzando un approccio estramamente “reale”. Ci sono situazioni estreme, ma mai, sopra le righe e che rientrano sempre nel campo del possibile. D’altronde la serie Mafia, che con il suo capostipite ha contribuito a rendere popolari gli open world, si è sempre distinta per il suo realismo. Realismo nel delineare con precisione l’atmosfera di epoche passate (anni ’30 prima, e anni ’40-’50 poi), prestando grande cura alla colonna sonora, alla realizzazione di veicoli, armi ed edifici; ma anche realismo nel proporre storie crude, dove la violenza è una componente presente in tutta la sua “terribile potenza” di mezzo narrativo. Ricordo che la prima volta che misi mano su Mafia: The City of Lost Haven mi aspettavo di trovarmi davanti una sorta di GTA ambientato negli anni ’30, e invece rimasi spiazzato e conquistato dalla sua struttura così simile ad un film di gangster dove gli inseguimenti in auto non finivano in piroette pazzesche e sparatorie inverosimili, ma con uomini che chiedevano pietà in ginocchio. Dove i personaggi secondari non erano semplicemente gente di sfondo da ammazzare o da accontentare nelle loro più o meno leggitime richieste, ma erano anch’essi protagonisti della storia, con dei sentimenti, delle speranze e un carattere ben definito.

Questo stile è stato mantenuto anche in Mafia II e fin dai primi trailer di Mafia III era chiaro che la serie avrebbe continuato su questi binari, e così ha fatto. La storia di Mafia III è potente, condita di personaggi credibili e situazioni che fanno riflettere su temi importanti e attuali come il razzismo. Peccato che il gameplay non sia altrettanto memorabile.

Routine di un mondo vuoto

Mafia III

Mentre si guida si ha costantemente a disposizione la visuale sullo specchietto retrovisore. Un piccolo, ma apprezzabile dettaglio.

Perché ho concluso il paragrafo con un giudizio del genere? Il motivo sta in quello che è il più grosso problema del gioco: la ripetitività. Sembra strano no, che prima vi dica che il gioco ha una trama di tutto rispetto e poi vi dica che è ripetitivo, ma ahimè è così. Purtroppo, le missioni in cui la narrazione procede è intervellata da altre missioni tutte molto simili, se non addirittura uguali, fra loro. In queste missioni bisogna svolgere dei compiti per alcuni personaggi secondari, in modo da farli unire a noi nei nostri progetti di vendetta. Le cose si svolgono sempre così: vai in un posto, uccidi qualcuno, distruggi degli oggetti utili o ruba un veicolo, minaccia qualcuno e poi uccidi nuovamente qualcuno. Fine. Sempre questa routine, che nonostante alcune lievissime variazioni e cambi nell’ambientazione, rimane sempre la stessa per tutto il gioco. Perché questo fatto?

Analizzando altri elementi del gioco, si capisce che la causa di questo “copia e incolla” sta nel fatto che gli sviluppatori non sono stati in grado di gestire un gioco con struttura open world. Pur avendo progettato una mappa enorme, non sono stati in grado di “riempirla”, di utilizzarla a dovere, di inventarsi modi per sfruttarne le dimensioni e le caratteristiche, e quindi la loro soluzione è stata far ripetere al giocatore sempre le stesse azioni facili e di sicuro effetto. Una prova di questo è che nella mappa di gioco manca una cosa presente oramai in tutti gli open world: delle attività secondarie slegate dalla trama. Senza di esse il giocatore non ha nessun motivo per recarsi in posti che non siano quelli delle missioni, semplicemente perché non ha nessun motivo per farlo. Il mondo di gioco risulta dunque vuoto, privo di attrattiva, e in un certo senso “sprecato”: c’è così tanto spazio, ma nulla da fare. Ed è veramente un peccato sapete perché New Bordeaux avrebbe anche delle location veramente interessanti, peccato che rimangano semplicemente lì, a fare da sfondo, senza nessuna utilità. Che sia stato per mancanza di fantasia o inesperienza il fatto è innegabile: siamo di fronte ad uno dei mondi open world più spogli di sempre.

Mentre si è alla guida è possibile anche sparare, prendendo di mira determinate parte del veicolo avversario, oppure il guidatore stesso.

Per quanto riguarda il sistema di combattimento, va detto che per funzionare funziona. Siamo di fronte ad un classico sparatutto in terza persona con coperture, dove per sopravvivere è necessario spostarsi di riparo in riparo “agganciando” superfici come muri, casse, ecc. Alla pressione di un tasto è possibile andare in modalità stealth: Lincoln si accquatterà e i suoi movimenti diventeranno più silenziosi, permettendogli di aggredire alle spalle gli avversari eliminandoli silenziosamente. C’è anche un soddisfacente sistema di combattimento corpo corpo che permette di eseguire delle “esecuzioni” ,anche abbastanza brutali, o di effettuare dei contrattachi quando un avversario tenta di malmenarci a sua volta. Come arsenale si hanno disposizione un buon numero di armi fra fucili, pistole e fucili d’assalto, dotazione anni ’60, acquistabili utilizzando il denaro guadagnato tramite scorribande e attività illecite. Sono presenti pure degli esplosivi e alcune armi incendiarie, molto utili per stanare i nemici da dietro i loro ripari. Moltissimi oggetti dell’ambientazione possono difatti essere distrutti; occhio quindi che anche i ripari utilizzabili da Clinton possono andare in mille pezzi lasciandolo esposto al fuoco avversario; i nemici tenteranno di aggirarvi e utilizzeranno spesso e volentieri molotov o altro per farvi uscire allo scoperto. L’I.A. quindi funziona, o perlomeno lo fa nelle fasi di battaglia. Basta agire in maniera furtiva però, perchè subito si mostri lacunosa. Ci sono dei veri propri errori, come nemici apparentemente ciechi che anche camminandogli di fronte non reagiscono, ma anche delle ingenuità di programmazione, come il fatto che i nemici vadano a controllare le fonti di rumore uno alla volta. Spiego meglio il secondo esempio: Lincoln è in grado di fischiare per attirare i nemici in una posizione, ma anche se usate il fischio vicino ad un gruppo essi non verranno a controllare tutti insieme, ma uno alla volta, dandovi modo di ucciderli tutti fischiando sempre dalla medesima posizione. Quindi, paradossalmente è quasi piú facile eliminare i nemici in maniera stealth. Sarà per questo che non ci sono ricompense?

Perché sapete, sebbene ci siano modi diversi di combattere e si possano operare delle scelte, come ad esempio risparmiare un determinato NPC perchè lavori per noi quando la missione ci chiederebbe di ucciderlo, tali scelte non aiutano a rendere più vario il gioco, visto che agire in un modo piuttosto che in un altro non ha nessun impatto sull’esito delle missioni. Che il giocatore entri sparando all’impazzata, o si atteggi a Sam Fisher, che uccida o sia misericordioso, non cambia nulla, né nello svolgimento della missione, né nella trama. Si hanno solo delle puerili ricompense in termini di denaro guadagnato. Gratificare il giocatore inserendo dei percorsi alternativi o dei bonus accessibili in base al proprio stile di gioco sarebbe stata una buona idea e avrebbe reso l’azione un po’ più varia. E invece nulla di questo è presente in Mafia III. Il sistema di guida non è malaccio, ma non si allontana di molto da quello di altri giochi del genere, a parte per la bella idea di mettere una visuale costante dello specchietto retrovisore, che dona un tocco di immersività in più.

Il passato è passato

Mafia III

Le zone lacustri sono fra quelle più riuscite del gioco e rendono ottimamente l’atmosfera della Lousiana. Quelle cittadine invece…

Qualche bel problema Mafia III ce l’ha anche sul lato tecnico. New Bordeaux ha delle location decisamente ispirate, una su tutte il luna park abbandonato nelle paludi, ma per il resto la città è quantomai spoglia, con palazzi e strade poco dettagliati e anonimi. E’ costantemente presente una sorta di nebbia, messa lì per limitare la distanza degli oggetti all’orizzonte, ma nonostante questo non è inconsueto notare texture o addirittura modelli di edifici che “poppano” quando si attraversa la città. Ottime le animazioni e di ottima qualità anche i modelli dei personaggi, che reagiscono anche in maniera abbastanza realistica ai colpi di proiettile che li raggiungono. Di buono c’è che tutto gira fisso sui 30 FPS, senza mai nessun calo di frame rate. Questo limite è stato imposto anche su PC, cosa che ha fatto storcere il naso a molti, ma diciamolo: il cap del frame rate non è il problema più grave di Mafia III. Il problema sono tutti quei bug e difettucci che presi singolarmente non danno fastidio, ma sommati danno l’idea di trovarsi di fronte ad un prodotto “incompleto”, o meglio un gioco pubblicato prima del tempo.

I più manifesti sono quelli di compenetrazione di veicoli e corpi, che ogni tanto decidono di fondersi con l’asfalto, ma va detto che è proprio il motore fisico in generale ad avere dei problemi. A volte gli oggetti impazziscono dopo averli urtati e iniziano a schizzare in giro come se scagliati da dei poltergeist. A volte nelle cutscene in-game ho visto comparire degli NPC che non centravano nulla, cosa che creava degli effetti quantomai comici: la più esilarante è stata l’investimento di una signora da parte di Lincoln nella manovra scriptata di parcheggio di un veicolo. A volte capita pure di dover resettare una missione perché alcune azioni non si “triggerano” costringendo a dover ricaricare il salvataggio precedente.  Sono tutte cose comprensibili in un open world, ma sono problemi che si verificano abbastanza spesso e che sommati all’incuria generale, non fanno raggiungere al gioco il livello tecnico che ci si aspetterebbe da una produzione tripla AAA.

Nulla da ridire sul fronte audio: buono il doppaggio, sia italiano che originale, e buoni gli effetti sonori: le pistole e i fucili fanno il giusto botto che da soddisfazioni. La colonna sonora è composta da canzoni dell’epoca e dei decenni precedenti. Da segnalare “All Along the Watchtower”, versione 1968 di Jimi Hendrix, che allieta ogni volta le orecchie nel menù principale.

Grafica 50%
Sonoro 80%
Giocabilità 20%
Carisma 90%
Longevità 80%
Final Thoughts

Mafia III è un titolo spaccato a metà. Se da una parte troviamo un ottimo storytelling, personaggi ben riusciti e una trama che spazia su temi seri e sempre attuali, dall'altra abbiamo un gioco dal gameplay decisamente ripetitivo e sofferente di una realizzazione tecnica sotto tono. Di sicuro regala dei bei momenti, ma la sensazione generale che da è quella di un gioco incompleto, che sarebbe potuto essere molto di più, ma non è stato seguito abbastanza. Il voto di poco sopra la sufficienza e lo do veramente a malincuore: un capolavoro mancato

Overall Score 64%
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