PC, Recensione

Maize – Recensione


Finish Line Games

Sviluppatore

Finish Line Games

Publisher

Avventura in prima persona, Demenziale

Genere

Che ne sai tu di un campo di mais?
Poesia di un amore profais?
Che sicuramente era pieno di grappa. Andate di trailer, va.

Le pannocchie hanno gli occhi

Maize sicuramente è un titolo che ha devastato le opinioni del mondo recensorio videoludico, atti a picchiarsi tra chi non ha capito la storia, chi lo trova molto divertente, chi non ha proprio capito perchè sia stata realizzata una cosa simile.
Ed in effetti se ci si approccia come un qualsiasi titolo esplorativo in prima persona, come ancora oggi (purtroppo) la fanno da padrone le versioni paurose ricche di boo a sorpresa o di noia Huntsmanica, ci si rende fin da subito conto che tutto pare approssimativo, strambo, con una logica su col contagocce.
Poi però il gioco stesso inserisce piccoli dettagli che ti fanno capire, nel profondo, quanto questo non sia solamente una sorta di svolta humour di tali titoli, ma la più grande presa per le natiche del genere sino ad ora mai vista sullo Steam. Ed occhio perchè far parodia è una faccenda assolutamente difficile da portare a termine, rischiando di cadere nei clichè della risata facile (leggi: prooot, beurk, sbraaaz) e trasformando il divertimento in un profondo imbarazzo.
Ma prima di codesti dettagli, in breve la “””””trama””””:
ci svegliamo in un campo abbandonato dopo una sonora botta in testa. Poco lontano, delle spighe di mais fuggono in modo antropomorfo. Si parte così all’esplorazione, ricercando oggetti utili e spiegazioni su quanto accaduto tra capanni, fienili, trattori, labirinti di legumi ma pure eleganti lobby sotterranee. Un progetto innovativo su cariche fulministiche ha portato due scienziati a venire pagati fior di quattrini per realizzare armi batteriologiche per il governo, ma un errore di lettura li porterà a tal pro a realizzare pannocchie dotate di vita. Movimento. E pure voce, con tanto di faccia. Solo una cosa manca loro: l’amore? No, l’intelligenza. Stupidi come sassi, tali pannocchione non fanno altro che passare il loro tempo a cercare di dare un senso casuale a ciò che le circonda, ed a fare pisolini.
Tanti tanti pisolini.
Che fare ora dunque per fuggire da lì? Il mais antropomorfo è una minaccia oppure no?
Chi è il pannocchione cattivo che ci vuole imprigionare insieme alla Regina delle Pannocchie, GOSH?
Ci crediate o meno, ma la trama funziona seppur nella sua psicopatia, facendoci seguire i continui battibecchi tra lo spaccone gioviale ed invece il concreto e perfettino collega, attraverso post-it di colori diversi, non mancando di chiudere col botto tra mindfuck, interventi militari, spaventapasseri danzanti e persino un finale … controverso, ma controverso in maniera particolarissima.
Non voglio fare il Sunstoppable, ergo sarò accorto: quando compaiono i titoli di coda metà del vostro cervello sarà anche commossa, mentre l’altra si complimenterà per la gargantuesca vaccata a cui sta assistendo.

Il sapere delle pietre

Il sistema di gioco è nè più nè meno quello di una avventura grafica: si raccolgono oggetti, che vanno o in un inventario per usarli più tardi, oppure vanno catalogati come file di testo e prove che ci raccontano la storia del posto. Addirittura compare una bordatura 3D che ci dice dove vada usato quale oggetto, ergo il grado di sfida è piuttosto basso, salvo giusto un momento nel prefinale, ma nulla di sconvolgente.
E’ proprio in queste cose che però gli sviluppatori danno la carica umoristica più forte: le descrizioni degli oggetti sono sceme, non trovo altre parole; ciò che raccoglieremo come indizio andrà da file a disegni, a documenti, a oggetti completamente random che prenderemo perchè belli (tipo che so uno zerbino o anche solo semplici pietroni a cui il gioco darà nomi differenti), sfottendo come un pazzo il classico “prendo tutto poi vediamo a cosa serve”. A niente.
Per non parlare poi della scritta tutorial che ci dirà come compiere i primi passi, per poi affermare che “Premere il tasto Q invece non serve a nulla”.
Per non parlare poi del nostro amicone di 3/4 della partita, ovvero l’orsetto russo Vladdy alimentato a pile Duracell che sbloccherà per noi alcuni macchinari, insultandoci continuamente per la nostra americanità. O insultando l’ambiente delle stanze. O insultando le pannocchie e i comprimari. O insultando i lavori che gli facciamo fare. O insultando la sua inutile vita stupida al servizio di stupidi idioti americani stupidi. OK, la gag diventa vecchia dopo un po’, ma sarò scemo io nel sogghignare lo stesso ogni volta che risalta fuori. Tipo ogni 10 minuti.

Cacchiata, provocazione o cacchiata ma in senso buono?

Ciò è quello che tutti si chiedono giunti alla fine. Gli enigmi sono semplici, ma di nuovo, è lo stesso gioco a sfottere questa sua caratteristica con descrizioni del tipo “uhm che strana chiave a ottagono, una voce nel tuo inconscio ti dice che andrebbe benissimo da usare nel tubo al secondo piano della casa verde per aprire la porta”… e allora resti spiazzato.
Perchè se giudichi male, loro lo hanno fatto apposta proprio per sfotterti. Se dici che è fantastico, rischi di passare per bambinone.
Come sempre, credo che la verità sia nel mezzo: se cercate un titolo da puzzle impegnativi e articolati, statene distanti anche di varie metrature. Se invece non ve ne frega nulla e volete giusto un passatempo per farvi due risate, sempre che apprezziate l’umorismo un po’ folle e surreale, questo allora è il posto giusto per voi, e vi darà di che raccontare ai vostri amici per giorni.
Si può ancora fare umorismo con i videogiochi, come i vecchi tempi di pagnotte piantate nel cemento e tentacoli viventi, e questo è sollevante.
Parentesi sulla grafica, semplice e senza molti fronzoli (forse la cosa peggio fatta è proprio il campo), mentre le musiche sono un incontro psicotico tra The Dig ed un grosso barattolo di colla lasciato aperto a fianco del compositore.

Valutazione

Grafica 78%
Sonoro 85%
Giocabilità 70%
Carisma 93%
Longevità 73%
Final Thoughts

Enigmi ripetitivi e questa volta veramente stupidi, Maize è il classico esempio di amletico dilemma sul se ci sia o ci stia facendo. A mio avviso entrambi: se anche solo siete un poco amanti delle avventure dementi, dovete provarlo per una nuova pagina del vostro libro della vita. Altrimenti siete solo degli stupidi idioti cowboy stupidi! e dovete tornare a giocare a Myst. Cialtroni. Cordialità, Tuxx

Overall Score 79%
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