Rubriche

Metro Last Light e l’Universo Metro 2033


Carissimi e apprezatissimi lettori, finalmente un annuncio: le rubriche cazzare, dopo la ripartenza a tutto gas di Trauma Center, tornano in piedi a cadenza settimanale! Stavolta è il turno di Gaming Matrioska, l’unica e inutilissima rubrica che porta a casa vostra – e sui  vostri portatili e sulle vostre toilettes – tutto il meglio, il peggio e il non c’è male dell’industria videoludica russa ed est-europea.

Per questo sortita di “nuovo esordio” riprenderemo a parlare del franchise di Metro 2033, aggiornando quanto dicemmo al lancio della rubrica tanti mesi fa, e per vedere se è trapelato qualcos’altro sul secondo episodio della serie – Metro Last Light, assieme a qualche chicca sull’universo Metro 2033.

Prima di andare avanti diamo sempre qualche informazione di background per i più distratti (e anche perché chi vi scrivere è pagato in base al numero di battute).

Il brand di Metro 2033 non è nato non direttamente dalla tastiera di un arguto sviluppatore cosacco ma dalla penna del giornalista Dmitry Alekseevich Glukhovsky: aspettate un attimo, anche qui dire penna è una fesseria, perché trattasi di romanzo interamente pubblicato online nel 2002. Il web-successo dell’autore è nato dal suo “fallimento” cartaceo, in quanto la decisione di pubblicare il romanzo come freeware online è venuta a seguito di innumerevoli NO da parte delle maggiori e minori case editrici della Madre Russia: alla faccia di tanti geniacci della pubblicazione mainstream, il titolo è riuscito in pochi anni a diffondersi a macchia d’olio, riuscendo a raggiungere il traguardo della materializzazione cartacea nel 2005 e le “appena” 400mila copie vendute nel 2009 solo in territorio russo. Direte voi “ma perché ambientare un fantahorror in una metropolitana?”…beh, guardate la cartina della metro di Mosca e poi mi dite (poi magari la cartina la rollate pure).

Se state pensando WTF!!!!!!!!!!!!!!!! è la stessa cosa che stavo per dirvi. Cioè, no, stavamo per dire di molto peggio, ma questo è un fottuto magazine per famiglie. Ma stiamo divagando.

L'autore Glukhovsky, manco a dirlo, in una stazione metro

Tornando a noi, già nel 2006 la trama del libro suscitò l’interesse degli sviluppatori della 4A Games, fondata dai fuoriusciti della GSC Game World (quelli della serie STALKER, recentemente finiti col culo per terra) Oles’ Shiskovstov e Aleksandr Maksimchuk, annunciarono di fatto un partnership con lo stesso Glukhovsky per trarre un gioco dal romanzo…e per confermare il fatto che i migliori giochi russi sono fatti da ucraini. Un po’ come il fatto che tutti i grandi autori di qualcosa americani sono inglesi, quelli inglesi sono irlandesi e quelli italiani sono oriundi argentini. Ma passaporto a parte, le premesse per un gioco interessante potevano esserci tutte, e così dopo qualche anno – per la precisione il 2010, se contiamo la scena internazionale – Metro 2033 diventava un fps fortemente story-driven e soprattutto fortemente legato alla trama del libro – perla rara, se pensiamo alle produzioni di altri paesi. Stiamo parlando da un’ora e quarto e ancora non abbiamo detto una cippa su trama e dintorni, né del gioco né del libro: in breve, con il mondo devastato dalla guerra nucleare, gli umani sono costretti a vivere rintanati nei tunnel della metropolitana, divisi in fazioni l’un contro l’altra armate, featuring comunisti, nazisti, satanisti e forse anche seguaci di Mughini. La storia vede Artyom, sentinella di una delle stazioni metro moscovite, affrontare un lungo viaggio attraverso l’intero sistema metropolitano al fine di attivare un sistema di difesa utile a respingere – in maniera apparentemente definitiva – gli orridi mostri che da anni minacciano e attaccano gli umani sopravvissuti. Ovviamente c’è il classico tema – ben gestito, per la verità – del “niente è come sembra”, e tra mostruosità e brutture varie della mente umana, Artyom si troverà a fronteggiare una difficile decisione…e se vi aspettate un finale di un certo tipo, ricordatevi che è un romanzo russo e che quindi l’allegria non è proprio di casa.

Il gioco divise la critica – un po’ come tutti quelli di sviluppatori poco noti che hanno pochi soldi per corromp…ahem, promuoversi a dovere – a causa di una serie di bug e di una longevità apparentemente di poco superiore a quella del pisolino pomeridiano (invero influenzato anche dalla pesantezza del pranzo), ma riuscì comunque a conquistare il cuore di numerosi fans, tanto da meritarsi un sequel – Metro: Last Light.

Un enigma incastonato in un mistero assorbito da una sciarada avvolto nel prosciutto

C’è qualcosa che non va in questa citazione da Winston Churchill, ma è meglio proseguire lietamente e cautamente (?) sui dettagli del sequel citato proprio poche righe fa. Dettagli? A dirla tutta sfugge sia la trama che la semplice collocazione temporale del gioco rispetto al precedente, con i rumors che si sovrappongono e con l’unica certezza che è quella del posticipo del gioco al 2013 – che abbiano contribuito i guai finanziari del publisher THQ? Comunque sia, dalle varie sneak preview, peeks e via dicendo pare che:

– il gioco non segua la trama del sequel del libro, Metro 2034

– il gioco sia un prequel del primo gioco

– il gioco sia sequel del primo gioco

– il gioco sia ambientato 20 anni prima del primo (prima del primo? Bah)

– iniziare con il gioco ogni frase sia da fessi (questo non appare dalle sneak preview ma dalla conoscenza della lingua italiana)

– il gioco sia ambientato nel 2053, pur non chiamandosi Metro 2053

– il gioco si baserà sul finale peggiore del primo, giusto per alzare il livello di allegria generica

Bene. Oh, a margine, alcune testate hanno incasinato il titolo scrivendolo Last Night. Giusta apoteosi di cotanto sclero. Nel dubbio guardiamoci un paio video (i più nuovi sono risalenti alla scorsa estate!), così ci rallegriamo:

[youtube sK84lfaGvMQ 600 350]

[youtube jiJN0TnSNmo 600 350]

Ripresi da questa sbornia di vaccate, possiamo un attimo concentrarci su quanto realmente e soprattutto coerentemente si sappia in base alla preview ed alle errata corrige alla suddetta, ben consci del fatto che, ormai in un anno, non si sia saputo praticamente più nulla di tangibile riguardo al gioco.

Last Light non segue le vicende del secondo libro, andando ad allargare il già molto ricco expanded universe della serie. Il protagonista sarà ancora Artyom, e non conosciamo in quale modo le sue scelte alla fine del primo episodio avranno creato conseguenze disastrose in questo secondo – né, ovviamente, sappiamo in che modo la nostra scelta sul finale del primo potrà influenzare dettagli del secondo con l’ormai immancabile metodo di import dei salvataggi. Sappiamo che la storia ruoterà su due assi, quello della “guerra civile” tra gli umani rifugiatisi underground e quello della fine dell’inverno nucleare, con tanto di 1) maggiori possibilità di andare all’aperto 2) maggiori possibilità di farsi uccidere dai mutanti una volta all’aperto 3) maggiori possibilità di farsi uccidere dai mutanti a casa propria visto che si è aperta la porta per andare all’aperto. E sta proprio qui un’importante novità: questo sequel sfrutterà grandi ed ampli spazi urbani al di fuori della metro, non solo compiacendo l’occhio del giocatore, ma donandogli anche maggiori possibilità in termini di gameplay – uno spazio diverso da un tunnel risicato permette oggettivamente una gamma più ampia di approcci ad una situazione di combattimento. Il fattore luce sarà un altro elemento fondamentale del gameplay: gli sviluppatori assicurano che l’uso corretto – e soprattutto incorretto – delle fonti d’illuminazione potrà definire la sottile linea che divide un chirurgico attacco stealth alla gola dell’avversario da una cafona sparatoria foriera di inumano spreco di proiettili, uomini e mezzi.

In quanto al comparto tecnico, in linea generale gli sviluppatori non si sono sbottonati troppo, limitandosi a dire che “manterranno quanto di buono fosse presente nel primo episodio” migliorandone gli aspetti tecnicamente rozzi – quindi speransi niente bug a pioggia e sistema di mira cannato, cosa quest’ultima che in uno shooter andrebbe oggettivamente evitata.

Nulla si sa ancora della longevità della campagna in singolo, né ovviamente di quello che potrà offrirci il multiplayer. Sarà invece interessante vedere se e come il gioco supporterà un sistema di dlc ed espansioni per sfruttare l’enorme background a disposizione.

Universo metropolitano

Fermi tutti: enorme background? Prima giustamente abbiamo usato il termine expanded universe…se diamo un’occhiata al sito ufficiale italiano, pare ci sia poco da vedere: due libri – per quanto mattoni – un audiolibro (per gli amici cui l’artrite non permette di voltare le pagine) e i giochilli. Suona un po’ strana vedere il logo della serie con sopra la misteriosa parola Veselennaya (“Universo”, NdT) non tradotta, ma boh. Aprendo invece il sito russo si scoprono innumerevoli dettagli in più: a partire da dicembre 2009 la serie di libri vede una nuova avventura cartacea pubblicata addirittura con cadenza mensile e scritta da autori vari, tutti operanti sotto il “severo” sguardo di Glukhovsky onde non incasinare troppo canon e continuity. Interessante notare come la cadenza mensile sia stata parzialmente interrotta per fare spazio, la scorsa estate, ad un “numero doppio speciale” (luglio-agosto) che raccoglierà i migliori racconti sviluppati assieme agli utenti del portale russofono di Metro 2033. Le locations descritte nei nuovi romanzi spaziano ancor di più di quanto ci possa far immaginare e presagire il secondo giuoco: non solo si esce dalla tetra metro moscovita per rimanere su Mosca stessa, ma assisteremo alle vicende di personaggi che vivono in numerose altre città russe, come San Pietroburgo, Ekaterinburgo, Rostov sul Don e persino Kiev – dunque superando i confini della vicina Ucraina. L’elemento “aria aperta” sarà sempre più presente, con molti dei libri che vedono l’azione svolgersi per le lande desolate degli oblast (=regioni) di Mosca, Murmansk, Novgorod e via discorrendo. Interessante inoltre notare come i confini del progetto si espandano verso ovest: il libro di settembre, dal titolo “Britannia”, sarà scritto da un autore scozzese – Grant MacMaster – ed ambientato tra la Scozia e l’Inghilterra, dandoci la possibilità di vedere una Glasgow ed una Londra piacevolmente devastate dalle radiazioni e dalle numerose schifezze mutanti che riempiono la vita di chi vive nel 2033 e dintorni…senza contare che c’è anche un episodio scritto da un italiano, Tullio Avoledo. Sarebbe inoltre da auspicarsi un’esportazione di massa del modello user generated content che il mondo creato Glukhovsky usa per svilupparsi sul proprio portale, dove molti dei migliori autori sono finiti per scrivere dei libri “completi” e pubblicati della serie Metro 2033: basta togliere .it e mettere .ru nell’url del sito ufficiale per trovarsi davanti ad una miriade di racconti e fan art di qualità più che elevata. Un assaggino di arte grafica ve lo importiamo noi, lo trovate a fondo pagina.  Ai più intraprendenti invece, ecco il link: http://www.metro2033.ru/index.php

Aggiungiamo infine che per un po’ si è parlato – solo in terra russofona o giù di lì – di una versione online del gioco, come testimonia questo video (anch’esso non proprio frescherrimo):

[youtube xpAGLJdwEoo 600 350]

Il progetto appare quantomeno arenato…si parlava inizialmente di un mmorpg vero e proprio, poi di un mmorpg free (o freemium o boh), poi di un browser game e infine, con gran classe, non si è saputa più una cippa. Oppure i nostri informatori e motori di ricerca hanno fatto una fetecchia immane. Chissà.

E dunque…beh, se avete avuto lo stomaco di leggere fino a qui, complimenti per la resistenza, ma ora l’articolo è finito: non rimane che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata!

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