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Monochrome Order – Recensione: Il JRPG incontra Santi Licheri


Finalmente torniamo a recensire un nuovo JRPG dagli amici di casa Kemco: oggi tocca a Monochrome Order, gioco di ruolo dall’interessante taglio…giuridico. Trailer, e poi ne parliamo con calma:



Giudice e giuria


Monochrome Order ci mette nei mediamente comodi – ma molto mantellati – panni di un Arbiter, giudice/funzionario pubblico dotato di un potere divino che gli permette di GIUDICARELAGGENTE e dirimere controversie di genere, dalla più piccola alla più grande. Il nostro protagonista inizierà l’avventura con la sua nomina assieme ad altri neo-nominati giudici per poi essere mandato nel regno più lontano e inutile in quanto, già dalla prime battute, sta clamorosamente sulle balle al misterioso personaggio che gli fa da capo facente funzione. In parellelo, vedremo scorrere le vicende legate a una misteriosa ragazza di nome Leyce con apparenti notevoli problemi con le autorità – le stesse che hanno tra le proprie fila il nostro taciturno protagonista.


Monochrome Order

L’innocenza non prova nulla (cit.)


Il gameplay di Monochrome Order è composto da due elementi principali: quello ruolistico classico e quello legato alle mansioni giuridiche del protagonista.

Dal fronte j-ruolistico, vediamo che il duo Hit-Point/Kemco ci offre un prodotto vicino alla media delle loro uscite, ossia un jrpg non troppo complesso con combattimento a turni. Risalta l’assenza di un overworld liberamente esplorabile, sostituita da un sistema di spostamento su world map a “punti chiave” (da scoprire mano a mano) dove recarsi, con la possibilità di sporadici attacchi casuali. I combattimenti sono sufficientemente articolati, con la possibilità di innescare attacchi concatenati (con le chain da scoprire in corso d’opera) e il classico set di azioni disponibili. L’inventario è semplificato, con una sola arma a personaggio, da migliorare e non cambiare, più uno slot per l’armatura e uno per “l’accessorio” – questi sì cambiabili. A complicare le cose vi è il sistema degli orb da aggiungere alle abilità dei personaggi: tali oggetti, una volta equipaggiati, concederanno potenziamenti di genere alla specifica skill cui sono collegati. Niente che spacchi il cervello, ma comunque interessante.


Monochrome Order

Dall’altro lato, Monochrome Order riesce a distinguersi e a farsi ricordare proprio per questa sua chiave di lettura giudiziaria arricchita da elementi gestionali. Cerchiamo di spiegarci: in varie location visitate, l’Arbiter avrà il compitare di giudicare delle controversie di genere, oscillanti dal penale – condannare un bandito e simili – al civile, altresì detti “litigi per soldi”. Dopo un’indagine di lunghezza variabile, portata avanti parlando con i vari personaggi ivi coinvolti, l’Arbiter dovrà sparare il suo giudizio sulla base degli indizi raccolti. Una volta sparata cotanta sentenza INSINDCABILE, con buona pace del TAR del Lazio, se ne vedranno le conseguenze sull’ambiente circostante in tema di tre fattori: pace, economia, fama. Interessante notare come gli effetti su questi elementi saranno spesso tutt’altro che direttamente proporzionali a scelte di buon senso o almeno non autoritarie, facendoci supporre che gli abitanti del mondo di gioco siano sbiellati quanto l’elettore italiano medio. In termini di meccaniche, gli effetti delle decisioni si notano sia a breve, facendoci ottenere oggetti e nuovi membri del party, o a lungo termine, migliorando/peggiorando i prodotti dei negozi e aumentando/diminuendo il numero di attacchi casuali da parte di banditi e zozzoni vari.


Monochrome Order

Colpevole o innocente?


Il mix di esperienza ruolistica classica e di meccaniche pseudo-gestionali con taglio Law&Order si rivelano sorprendentemente vincenti: il rischio mappazzone c’era, ma viene sventato da una buona gestione dell’elemento “giudiziario” che riesce a pepare un gameplay liscio ma comunque non piatto. Come in altre uscite Kemco, la trama va tra i punti di forza: con solo qualche riserva sull’incipit, la storia scorre bene, tra vari bivi e quache sorpresa ben piazzata. Piacevole anche l’umorismo sporadico, che bilancia il tono piuttosto cupo del gioco con qualche simpatica uscita oltre la quarta parete; peccato per qualche png superfluo di troppo e l’interazione con oggettistica di “decoro” praticamente assente.

Sotto il profilo tecnico, Monochrome Order offre alcuni passi avanti rispetto alle produzioni targate Kemco. A livello grafico, abbiamo notato con piacere l’assenza dell’effetto “tremolio” lungo gli spostamenti del personaggio e una generale miglior definizione degli ambienti, con gli incastri negli spigoli ridotti notevolmente rispetto al passato. Molto più decente anche la minimappa, non più in stile grezzo-Tecnocasa; il look generale del gioco rimane stile classico sedicibittiano, sobrio e capace di fare “il suo”, colpendo in particolare l’occhio di chi supporta lo stile di cui sopra (e le bolas di chi non tollera né quello né tutto ciò che viene dall’rpg maker a prescindere).

Valutazione

Grafica 74%
Sonoro 70%
Giocabilità 82%
Carisma 85%
Longevità 83%
Final Thoughts

Monochrome Order è un jrpg classico innovato dall'implementazione dell'interessante meccanica del "giudizio". Più solido sulle basi e nel comparto tecnico, arricchito da una trama interessante, è di sicuro una buona aggiunta nella collezione degli amanti del genere interesssati a viverlo con una "variazione sul tema".

Overall Score 78%
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