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Monster Boy e il Regno Maledetto – Recensione – Piattaforme e spadate oldschool


Game Atelier

Sviluppatore

FDG Entertainment

Publisher

Platform

Genere

Monster Boy e il Regno Maledetto è un trionfo di colori, vivacità, bestemmie e tanto level design di livello superbo ereditato dall’era dei classici 8 bit!

DAL MASTER SYSTEM AD OGGI

La saga di Wonderboy è molto probabilmente una delle più amate dell’era 8 bit. Nata su arcade per poi trovare il successo prima su Master System, poi su Mega Drive; negli anni 8 bit e 16 bit si è ritagliata una sua fetta di estimatori, soprattutto dal secondo capitolo, Wonderboy in Monster Land. Quest’ultimo Monster Boy e il Regno Maledetto riparte proprio da lì, ma a differenza del recente remake The Drangon’s Trap, il team francese Game Atelier propone un episodio tutto nuovo che può essere considerato tranquillamente un sequel vero e proprio.
Dietro al team transalpino c’è come supervisore Ryuichi Nishizawa, ovvero il padre fondatore della serie. Parliamo quindi a tutti gli effetti di un titolo che fa della tradizione il suo punto forte. Più che stravolgere o reinventare consacra meccaniche 8 bit dimenticate oggigiorno a favore di una marasma di platform/action poco ispirati e indirizzati ad un pubblico
di ampio respiro con pettinature improbabili, tendenti a fare urletti isterici in streaming e soprattutto impediti con il joypad; stiamo parlando dei casual gamer.
La storia del gioco è molto semplice e vede il protagonista dai capelli blu, chiamato Jin, alle prese con una maledizione apparentemente attuata dal suo maldestro zio. Da qui si apre un breve prologo che vedrà gli abitanti del regno trasformati in animali, compreso il nostro eroe. Inutile dire che proprio quest’ultimo dovrà far tornare tutto alla normalità recuperando delle sfere magiche e reliquie sacre di vario genere.

NELLA VECCHIA FATTORIA

Come dicevamo poco fa, anche il nostro eroe viene colpito dalla maledizione nei primi passi della narrazione e di conseguenza non potremo usarlo in forma umana per un po’. In primis verremmo trasformati in un maialino sguercio, abile con oggetti tipo bombe o boomerang ma incapace di usare armi e armature per via del suo aspetto paffuto. Poi in serpente, piccolo abbastanza monster boyda infiltrarsi anche nei cuniculi più stretti. Allora sarà la volta della rana guerriera e di riprendere in mano il nostro equipaggiamento e usare la lingua come rampino di zeldiana memoria. Quindi dopo verrà il momento della forma leone, abile in battaglia e con attacchi fisici in grado di distruggere i blocchi. L’ultima forma invece è il drago alato, capace di volare e sputare palle di fuoco. Insomma, una volta descritte le varie forme va da sé che ogni personaggio sarà indispensabile per proseguire l’avventura utilizzando le loro peculiarità. Questo garantisce una notevole varietà del gioco. Varietà che si riflette anche in un level design fantasioso e con dosi moderate di backtracking.
Altra meccanica fondamentale consiste nell’inventario. Proprio come i capitoli classici della serie sarà di estrema importanza trovare e potenziare il proprio equipaggiamento per raggiungere parti nuove della mappa o semplicemente per renderci la vita meno difficile in battaglia. Si passa dai soliti calzari che consentono il doppio salto, fino a spade elementali capaci di adattarsi all’ambiente circostante. Il tutto impreziosito anche da una piccola caratteristica di crafting che consiste nel recuperare svariate gemme per aggiornare gli strumenti in nostro possesso.

NON E’ UN GIOCO DA RAGAZZI

La difficoltà è tarata verso l’alto proprio come i vecchi Wonderboy, a tratti frustrante e stancante, saprà comunque sempre come monster boyricompensarvi o spingervi a fare di meglio. Il gioco offre varie sfide, da quelle più platformer basate sui salti, a quelle logiche riguardante i puzzle o a piccole sessioni dove sarà richiesto di sfruttare la rudimentale fisica del gioco.
In ogni occasione vi terrà incollati allo schermo. Per limare le parti più ostiche gli sviluppatori hanno inserito molti checkpoint, sono ben posizionati e le oltre 20 ore che sono richieste per finire l’avventura al 100% fileranno via lisce come l’olio nonostante le numerose difficoltà che incontreremo.
I comandi sono reattivi e le hitbox non sono generose, quindi verrà sempre premiato il giocatore più razionale e preciso anziché lo spammer affetto da sindrome di button mashing. Insomma, Monster Boy e il Regno Maledetto è severo ma mai ingiusto, ogni nostra perdita è causata sempre e solo dalle nostre distrazioni. Ci sprona a dare sempre il meglio, offrendoci continuamente sfide nuove e appaganti di stage in stage.

ANIME CON ANIMA

Anche sul comparto grafico il gioco non delude, ci troviamo di fronte una delle migliori grafiche 2D in alta risoluzione degli ultimi anni. Lo stile “mangoso” non è fine a sé stesso ed è molto fedele alle opere originali, nonché ottimamente disegnato e dalle animazioni impeccabile. L’estetica generale è un trionfio di colori e forme kawaii irresistibili e carismatiche, il solo design del maialino accecato vale il prezzo del biglietto. Un po’ sottotono invece gli scenari, non si possono definire brutti ma allo stesso tempo fanno un po’ contrasto con gli eccellenti sprite, perché in confronto appaiono un po’ piattini. Anche i vari effetti 3D non sono il massimo, seppur funzionali, avremo preferito vedere qualcosa di “disegnato”, più in linea con la direzione artistica generale. Tuttavia si tratta di pignolerie e il risultato finale sicuramente farà la felicità di chi ama il bidimensionale.
Da segnalare anche l’ottimo filmato di apertura e il finale del gioco, entrambi di ottimo livello e capaci di fomentare anche il più gelido dei videogiocatori.

SOUNDTRACK BESTIALE

Da un certo punto di vista le musiche di Monster Boy e il Regno Maledetto ci hanno riportato un po’ agli albori della generazione 32 Bit, quando – con all’epoca l’avanguardiaristico CD-Rom – i musicisti giapponesi si sbizzarrivano a fare monster boysoundtrack varie e ricercate. Qui le nostre orecchie hanno avuto la stessa sensazione di freschezza, grazie alla grande varietà di strumenti e generi suonati. C’è di tutto, musiche composte in stile Rock, in stile Jazz, con il Sax, di stampo classico… insomma, una goduria per le orecchie. Ovviamente per i più nostalgici non mancano i rimandi alla serie classica, i quali faranno cadere una lacrimuccia ai più sensibili.
L’unica nota negativa consiste nella open-theme occidentale a cura di Leandro Fonseca, un’insulsa sigletta che fa rimpiangere il nostro Giorgio Vanni (detto tutto, no?). Per fortuna è facilmente switchabile nelle opzioni con una più gradevole sigla in stile J-Pop, decisamente meno fuori contesto visto lo stile grafico tipicamente giapponese dell’intera opera.
Per contorno il gioco offre dei buoni effetti sonori, segnaliamo che non è doppiato in nessuna lingua e che la localizzazione in italiano è di buona fattura.

Valutazione

Grafica 87%
Sonoro 92%
Giocabilità 93%
Carisma 96%
Longevità 90%
Final Thoughts

Monster Boy e il Regno Maledetto è un titolo superbo, estremamente punitivo e tradizionale. Un titolo che dietro ad un look leggero e spensierato - ma non per questo poco curato - nasconde una giocabilità sopraffina. Una reverenza quasi maniacale ai capitoli principali confermato il lavoro di Game Atelier uno degli action-platform più riusciti di questa generazione e più in generale un'opera assolutamente imperdibile per chi ama i videogiochi.

Overall Score 91%
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