mordheim: city of the damned PC, Recensione

Mordheim: City of the Damned – Recensione


Rogue Factor

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Focus

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Strategico

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Finalmente sui nostri schermi giunge Mordheim: City of the Damned, strategico a turni a firma Rogue Factor/Focus Home Interactive che, dopo un lungo early access, prova nella versione stabile a riportare in auge uno dei titoli GW più apprezzati dai fan quanto schifati dalla stessa casa di Nottingham. Com’è andata? Prima trailer, che è meglio:

La città dei dannati

Premessa: Mordheim è un gioco della Games Workshop (o GW o Givvù, che dir si voglia) lanciato originariamente nel 1999. Ambientato – guarda caso – nella città di Mordheim, vedeva i giocatori controllare bande di guerrieri con lo scopo di A) procurarsi warpietra/mutapietra e tesori vari e B) menare le bande avversarie. Come d’abitudine della casa madre, il gioco fu cestinato dopo qualche anno, per poi venire ulteriormente cestinato nel periodo che ha portato al totale annichilimento dell’ambientazione classica di Warhammer. Per placare l’ira e fomentare il fomento dei numerosi giocatori che dalla chiusura del supporto ufficiale al gioco hanno continuato a seguirlo, giunge ora sul mercato questa prima incarnazione videoludica. In Mordheim: City of the Damned guideremo una warband affiliata a una delle quattro fazioni disponibili – Mercenari, Sorelle di Sigmar, Cultisti brutti, Skaven – per sballarci lungo quattro rispettive campagne intervallate da tante missioni extra a caso, tutto mordheim: city of the damnedtramite rigide meccaniche a turno per mantenere il più vivo possibile lo spirito del giUoco da tavolo.

Strategia portami via

Come tutti i giochi di strategia come si deve, Mordheim: City of the Damned si controlla come un…action/adventure in terza persona. Scherzi a parte, nell’assenza di una (mini)mappa di default a schermo, controlleremo il personaggio “di turno” tramite una visuale in terza persona ruotabile a piacimento con il mouse e muovendoci con il classico WASD. Se da un lato il senso di immersione è molto buono, dall’altro non si può non notare come tutto ciò, in uno strategico, non abbia alcun senso, aumentando il senso di claustrofobia e confusione non proprio per i motivi giusti. Si noti poi che se stiamo guardando la mappa durante il turno nemico, il passaggio da un personaggio attivo all’altro farà tornare alla visuale normale con una volée della telecamera foriera di mal di mare. Aggiungiamo che, per motivi al di fuori di ogni ragione, la mappa si visualizza con il tasto centrale del mouse, metodo di input che andrebbe vietato da una Convenzione di Ginevra a caso. Anche la fase di schieramento si rivela molto macchinosa, con dei punti pre-generati dove infilare i nostri truppini la cui navigazione riuscirà di certo a confondervi – ci si può anche schierare in automatico però, ammorbandosi giusto un altro po’ per i lunghi tempi di caricamento.

A differenza di altri strategici, dove si comincia con il tutorial, qui i livelli di “addestramento” vanno selezionati a parte, preferibilmente prima di iniziare a giocare. Premesso che giocarli si rivelerà cosa utile per la sopravvivenza dei nostri alter ego, si nota che in generale gli sviluppatori hanno voluto spingere per un grado di sfida elevato. In breve, ciascuno dei membri della mordheim: city of the damnedwarband avrà dei propri “punti” azione, da usare per camminare, esaminare, picchiare, usare oggetti/lanciare incantesimi – e, movimento a parte, più o meno ogni azione andrà confermata prima di essere messa in atto. Su queste basi, si nota come le meccaniche siano ben curate, con ogni passo che va tutto pianificato come si deve: anche mosse e decisioni apparentemente scontate non vanno mai buttate lì, pena l’infortunio o il decesso di uno dei nostri truppini – occhio che le cure si pagano, e i soldati in convalescenza non sono prettamente utili. Su queste buone premesse “tecniche”, purtroppo, come nei giochi da tavolo dove il dado la fa da padrona, anche qui il fattore C regna quasi incontrastato: molte vittorie o sconfitte clou si giocheranno su test di rotta falliti o fetecchie in fase di combattimento esulanti dal nostro stretto controllo – i lisci con l’80% e più di chance di colpire avverranno e come, con buona pace del vostro fegato che imploderà in men che non si dica. A tal proposito, è interessante notare come il gioco abbia solo la modalità hardcore: non si può salvare durante le missioni, non si può tornare indietro a un caricamento precedente in caso di scatafascio involontario: contando poi che le missioni della campagna sono tutte a livello di difficoltà quintuplicato rispetto a quelle standard, capirete i bestemmioni in turcomanno a che livelli potranno arrivare. Aggiungiamo che, durante le missioni della campagna, non potremo vincere per “fuga” dei nemici, ma solo se completeremo tutti gli obiettivi richiesti – e sì, sterminare i nemici prima di completare gli obiettivi (tipo “ritrova l’oggetto X”) non ci faciliterà le cose: i nemici respawneranno finché la missione non sarà compiuta, non defungeremo o non ci romperemo le bolas di giocare a cotanta catena di S. Antonio. Inoltre, le missioni della campagna ci daranno da controllare anche un personaggio extra, la “dramatis persona”, la cui sgravaggine rispetto alle pippe della nostra warband sarà bilanciata dal fatto che se morirà perderemo la missione e dovremo ricominciare (sprecando comunque i soldi per l’ingaggio dei guerrieri, per le loro cure etc.)

mordheim: city of the damnedOltre al bestemmia power, bisogna dire che Mordheim: City of the Damned cerca di far rilassare il giocatore con un buon margine di personalizzazione, sia strettamente estetica che “tecnica”, con molte variabili in tema di equipaggiamento e gestione delle risorse, onde evitare di finire sul lastrico con i nostri cari mercenari che ci mostrano il dito medio al ritardo dello stipendio.

Alla fine della fiera, si nota come Mordheim: City of the Damned sfoggi note di attenzione al dettaglio notevoli, bilanciate da una discreta ignoranza in tema di design. Il feeling dell’ambientazione c’è tutto, si vede che siamo davanti a un prodotto da appassionati per appassionati, eppure i difetti sotto il profilo più puramente (video)ludico si notano. Il risultato finale è quello di uno strategico ove non si è sicuri di avere esattamente il controllo su ciò che si stia tentando di fare, in totale assenza del gustoso charme di “presepe fuori stagione” del quale sono dotati i vari wargame da tavolo (o tappeto).

Ingegneria imperiale

Sotto il profilo tecnico, Mordheim: City of the Damned ha sia punti solidi che punti più fiacchi. Per uno strategico, la grafica è ben realizzata e sufficientemente dettagliata: gli ambienti sono evocativi e rendono bene l’ambientazione della città dannata, benché già dopo poche battute si può notare come i “posizionabili” non siano proprio tanti, con molti elementi di scenario pronti a ripetersi a manetta: “carina” la nota di colore delle frecce, che una volta conficcate nei personaggi rimarranno lì per la durata di tutta la missione – ergo aspettatevi di vedere un vostro guerriero che se ne andrà in giro con un freccia di un metro e mezzo in un occhio come nulla fosse, grosso modo.. Per motivi che ignoriamo, una volta assegnata l’ultima azione fattibile a un personaggio, questi si cimenterà in un’animazione di fomento in stile “SUUUKA”.

Il comparto audio non è male, con buoni voci dei narratori e voci meno buone dei personaggi “in azione”, in linea con le posture in stile “suuuka” cui abbiamo fatto meno di due righe fa.

Infine, segnaliamo che i tempi di caricamento sono in media abbastanza lunghi, i salvataggi talvolta fanno fiasco da una patch all’altra, ma almeno i controlli sono abbastanza reattivi. – pur mostrando qualche cronica indecisione nel riconoscere per bene marker e punti di interazione sparsi sul terreno. Applausi poi agli sviluppatori che ci hanno messo due patch per aggiustare dei “tocchi di classe” della traduzzzione in itaGliano – ma almeno comunque li hanno “fixati”, e per fortuna sembra che il gioco abbia un supporto piuttosto attivo da parte dei propri autori.

Valutazione

Grafica 75%
Sonoro 75%
Giocabilità 40%
Carisma 70%
Longevità 85%
Final Thoughts

Salvato dalla buona estetica e dall'ottima interpretazione della "buonanima" dell'ambientazione classica di Warhammer, Mordheim: City of the Damned è una chicca per gli appassionati del gioco di miniature da cui è tratto. Al contrario, l'eccessivo ruolo del fattore C e scelte di design poco giulive lo rendono un prodotto molto meno appetibile per il resto del pubblico.

Overall Score 69%
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