munin PC, Recensione

MUNIN – RECENSIONE


Gojira

Sviluppatore

Daedalic Entertainment

Publisher

Puzzle Game

Genere

Se mi proponete puzzle e mitologia norrena, drizzo le orecchie; se aggiungete che sono un corvo di Odino a caccia delle proprie piume, allora è fatta, ci sono dentro. Privo di ali mi ritrovo così in forma umana ad attraversare diversi mondi che si succedono l’un l’altro senza una pausa narrativa degna di nota. E così fino alla fine. Insomma, una piccola delusione.
Eppure gli auspici erano favorevoli: il mitico mondo nordico, meccaniche di gioco accattivanti e una grafica fin troppo curata. Cos’è andato storto?

Ciò che è andato drittoMunin_1

Munin è un platform dai comandi molto semplici: su, giù, destra, sinistra e salta. Ogni livello si compone di un’unica schermata divisa in tre o più quadranti che con un click di mouse possono ruotare attorno al proprio centro in senso orario. L’idea è di per sé molto semplice: dove prima c’era una caduta nel vuoto (mortale), ruotando un quadrante ora ci troviamo un sostegno dove camminare, oppure si possono far combaciare due pezzi di una scala o ancora rimuovere un muro che impedisce il passaggio. In realtà questa meccanica può portare a schemi molto complicati nei quali è necessario ritornare più volte sui propri passi per raggiungere tutte le piume. Così ci si ritrova spesso a fissare il video e a pianificare le proprie mosse.  Gli 81 livelli, divisi in nove mondi, si susseguono in un crescendo di difficoltà. La rotazione dei quadranti è la meccanica di gioco principale e, purtroppo,  è anche l’unica. Ma la progressione nel gioco è studiata per non annoiare mai, infatti ogni mondo visitato introduce un elemento nuovo: in un mondo troveremo dei massi che, essendo dotati di  gravità, reagiranno di conseguenza all’orientamento dei quadranti, dovremmo sfruttare questi massi come “ponti” per attraversare terreni spinosi o infiammati, oppure per distruggere sezioni di terreno più fragili ed aprirci la via. Un’altro  mondo è a tema acquatico: delle sorgenti riempiranno lo schermo di acqua, cosicché, ancora ruotando il quadrante, creeremo delle pozze in cui possiamo nuotare. Ancora, in un altro mondo, delle sfere devono devono rotolare lungo dei canali per raggiungere delle insenature che attivano, per esempio, delle piattaforme scorrevoli.
Munin_2Sostanzialmente il gameplay rimane costantemente lo stesso per tutto il gioco: tranne i rari casi in cui il personaggio può interagire con il mondo, egli non può far altro che muoversi nel livello per raccogliere le piume dopo che avremo sistemato i quadranti con le dovute rotazioni. Eppure la varietà delle situazioni impediscono al tedio di manifestarsi, senza contare che il gioco diventa progressivamente più difficile -in particolare nell’ultimo mondo- offrendo agli amanti dei puzzles una sfida intensa. In questo senso Munin è un titolo che regge bene, è solido e privo di bug. A questo possiamo aggiungerci una grafica a pastello che è a dir poco bellissima e sognante. Ogni mondo ha il suo tema particolare e ogni livello offre all’occhio il suo sfondo personale. L’unico elemento dolente a riguardo  è che i quadranti spesso non sono ben visibili e delineati, ma questa è una pecca che possiamo perdonare a un gioco graficamente curato al meglio.

 

quando un gioco è senz’anima

munin_3 La pecca imperdonabile è decisamente un’altra e più sostanziale. Da un gioco che propone (così su Steam) “un’avventura nel mondo della mitologia norrena” mi aspettavo decisamente di più. Tutto in questo titolo, dall’introduzione, dalla grafica e dalla storia, allude a quest’ “avventura” nordica che alla fine non c’è o, al più, è ridotta all’osso di quello che poteva essere. Gli elementi narrativi si riducono a delle rare descrizioni scritte degli avvenimenti tra un mondo e l’altro. Durante i livelli è facile dimenticarsi chi è il personaggio e quali sono i suoi scopi, e la mitologia norrena è ridotta ad un (bellissimo) disegno. Può capitare dunque di fare una partita dopo due giorni astensione e, all’arrivo della schermata principale, dirsi: ah sì, è un gioco che racconta la storia di…. Ce lo dimenticheremo di nuovo dopo una mezz’ora. Per intenderci, se Munin avesse avuto come sfondo la mitologia egizia, un’invasione aliena, o il mondo microscopico delle formiche, l’effetto sarebbe stato lo stesso, senza variazioni di gameplay. Munin manca di quell’elemento fondamentale in un videogioco che sospende per qualche ora la realtà fuori dello schermo, ci fa dimenticare del mondo e ci immerge in una vita che non è la nostra.

Valutazione

Grafica 92%
Sonoro 75%
Giocabilità 75%
Carisma 43%
Longevità 65%
Final Thoughts

Non c'è niente di realmente fatto male in Munin, tutto curato in maniera decente, un'ottima grafica, ma una storia assente e che non vuole proprio farsi sentire. Con un' ambientazione così scarsamente influente è d'obbligo paragonare Munin ad altri puzzle impegnativi, tipo Braid. Qui il confronto non regge: dove Munin ha da offrire dei semplici -seppur impegnativi!- puzzle con meccaniche di gioco non proprio innovative, altri del genere si presentano meglio, esplorano idee nuove, ma soprattutto riescono a coinvolgere. Spendete 10 euro su Munin solo se avete già provato altri puzzle curati a tutto tondo, come Braid.

Overall Score 70%
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