PC, Recensione

Painkiller Hell and Damnation – Recensione


The Farm 51

Sviluppatore

Nordic Games

Publisher

FPS

Genere

Signori e signore, amanti dei gameplay raffinati e delle idee innovative, turatevi il naso e preparatevi ad un vecchio e sano sparatutto ignorante come una volta: infatti in Painkiller Hell and Damnation il buon Daniel è tornato a fraggare mostri, demoni ed aberrazioni varie… ma è possibile che un titolo che già dovrebbe darci sparo grezzo e basta possa sembrare, sotto qualche punto di vista, scarno? Ebbene sì, ed in questa recensione vedremo il perché.

This is the Painkiller ?

Painkiller - Hell and DamnationLa prima impressione straniante ce la dà la trama: infatti tutte le informazioni trapelate prima del lancio ci proponevano questo gioco come remake dello storico primo capitolo, con una grafica meglio adatta ai giorni nostri: iniziamo la partita e ci troviamo nel cimitero, perfetto siamo pronti a ri-viaggiare tra ambientazioni infernali con il buon (si fa per dire) Daniel. Eppure basta un dialogo con Eva e La Morte ™ per farci capire come questa sia in realtà una continuazione della storia… insomma, per farvela in breve il protagonista dopo essere stato ingannato da Inferno e Paradiso decide di proseguire la sua strada ancor più come cavaliere solitario in cerca dell’anima della moglie, tanto promessa e mai raggiunta. Stipula così un contratto con il triste mietitore, che vorrà parecchie anime per arrivare fino in fondo alla vicenda una volta per tutte: poi tanto ci tradirà, lo dovremo innaffiare di piombo e saremo punto e a capo. Sì, so che questo può sembrare uno spoiler, ma purtroppo è esattamente ciò che ho pensato dall’inizio del gioco, che dunque ha una sua prima pecca in una scarsa originalità: ok, si spara ad ogni nemico e basta, ma una trama un poco più curata sarebbe stata apprezzabile. Painkiller Hell and Damnation è quindi in minimi termini un viaggio nostalgico tra i livelli più interessanti del primo titolo più espansione, con un aspetto visivo di migliore qualità: tra queste righe si nasconde la seconda pecca, ovvero la longevità. Il gioco provato in difficoltà media si supera veramente, boss giganti compresi, in poco tempo: i livelli sono davvero pochini in paragone con l’originale, presentati in un freddo elenco mentre ricordavo i bei tempi di un rondellone inquietante demoniaco pronto a ruotare ad ogni nostro progresso. Ci sono i tarocchi da sbloccare per attivar poteri in più, ci sono le monete da raccogliere, i luoghi segreti, gli oggetti sacri… bello, ma tutto già visto.

Atmosfera vs Gameplay

pain hdTalvolta pare quasi che l’operazione di remake sia vista con una certa ironia dagli stessi sviluppatori, ormai al Xesimo capitolo della serie con uguali meccaniche, idea dimostrata dai tanti dettagli umoristici o grezzi presenti, come soldati demoniaci che si fanno una birra, streghe armate di secchi per la spazzatura, scritte stupide, sino a qualche componente davvero folle come il luna park. Ecco, questo sì che è un esempio lampante della natura del gioco: un luogo davvero tra il divertente e lo spettrale, dove mi aspettavo di trovare ogni genere possibile di attrazione animata da maligni esseracci da fraggare impunemente, ma che invece ci dà giusto due o tre luoghi, talvolta limitati a piccoli cortili spogli di idee, ma ricchi di nemici; si salva solo nel finale, con la lunga corsa sulle montagne russe. Le musiche nel loro metallarame duro aiutano nel creare la giusta atmosfera, ma sulla fine, e questo già dal primo titolo, tendono parecchio a somigliarsi tra loro: quando l’orecchio sente una schitarrata, vuole dire che la gentaglia sta arrivando in massa, preparate i cannoni. Questo titolo ha dunque parecchie cose che non vanno: se provato da neofiti, potrebbe essere visto come troppo modesto, se da estimatori del marchio una riproposizione abbastanza inutile; eppure nonostante questo qualche nota piena e non stonata si può trovare eccome.

Who you gonna call ? Painkiller !

paink hdOra smettete di osservare la recensione pensando che il troppo frag mi abbia dato al cervello (opzione quantunque da non escludere a priori, ehm), ma non posso che fare un riferimento ai Ghostbusters data la vera novità del gioco, l’arma Soul Catcher. Se infatti con il tasto sinistro ci permetterà di tirare delle lame rotanti che rimarranno piantate nei nemici, con il destro si attiverà una funzione veramente interessante: un raggio verde infinito partirà dalla canna e punterà dritto alle teste dei nemici, ai quali assorbirà mano a mano vita in palline verdi che andranno a riempire i vari teschi presenti sul calcio; una volta caricata l’arma, potremo riportare in vita alcune delle bestie che stavano per ucciderci e farle passare dalla nostra parte, un po’ come il monaco di Age of Empires. Vi assicuro che le acrobazie che dovrete fare per raccogliere anime in questo modo saranno davvero degne di farvi sentire veri acchiappafantasmi: ripensando però al titolo del gioco, ammetto che il Painkiller, arma dal raggio a distanza e dalla tripla lama rotante, lo ho usato ben poco, a quel punto tanto valeva chiamare il tutto “Painkiller – Soul Catcher”.

Valutazione

Grafica 80%
Sonoro 70%
Giocabilità 78%
Carisma 70%
Longevità 60%
Final Thoughts

Painkiller Hell and Damnation non poteva avere altra ambientazione che l’inferno, rivelandosi non come un brutto gioco, ma come un vero peccato. Peccato perchè sparare paletti, anche tanti in una volta sola, fucilate, granate ed elettricità non è male, ma si poteva trovare qualche arma nuova in più; peccato perchè i boss sono sempre divertenti da abbattere, ma a questo punto perchè non inserirne di nuovi (ultimo a parte, che non vi spoilero perchè ve l’ho già spoilerato 3 paragrafi fa); peccato perchè qualche livello così sembra davvero dare un senso di incompletezza, anche se le difficoltà più impegnative ci faranno bastare i pochi livelli a disposizione. La tagline dice “nè paradiso, nè inferno”, ed io recensore non posso che concordare. Il finale dà l’idea di un prossimo capitolo dalla diversa ambientazione… speriamo che dal cilindro non esca l’ennesimo coniglio, ma in ogni caso prepariamoci come sempre ad un gran sparare. Un ottimo antistress, ma perfetto se più lungo e più duro, e qui direi di chiudere. Anzi, vi lascio con un’ultima immagine, tratta dal livello della stazione: a chi ne capisca il nascosto senso ironico… nulla, la mia stima.

Overall Score 71%
Readers Rating
0 votes
0