persona q 3DS, Recensione

Persona Q: Shadow of the Labyrinth – Recensione


Atlus

Sviluppatore

Atlus, NIS America

Publisher

Gioco di ruolo

Genere

E così la prima uscita esclusiva 3DS è uscita: Persona Q: Shadow of the Labyrinth è ormai disponibile – pure in Europa – per la console portatile Nintendo. Cosa ne sarà venuto fuori? Scopritelo nella recensione, come sempre dopo cotanto filmato:

Labirintite

Persona Q: Shadow of the Labyrinth è un gioco di ruolo giapponese che punta molto su elementi di dungeon crawling e cartografia manuale, si potrebbe dire avvicinando elementi caratteristici della serie Etrian Odyssey a quelli dei vari Persona. A differenza di altri episodi della saga, in Persona Q vestiremo i panni – a nostra scelta, all’inizio del gioco – del protagonista di Persona 3 o Persona 4. Non solo: assieme al nostro alter ego – come d’abitudine, da “battezzare” all’uopo con nome e cognome (ma non troppo lunghi) – ci ritroveremo, a seconda della scelta, l’intero cast di protagonisti dell’uno o dell’altro gioco, con ognuno a farci compagnia come membro giocabile del party da 5 che formeremo per esplorare i labirinti del gioco.

persona qPer quanto riguarda la trama, dobbiamo dire che questo spin-off della serie non fa proprio un lavoro egregio nell’introdurre eventuali neofiti all’intero pacchetto: il taglio “per fan” – o almeno per chi già conosce la saga – è molto evidente sin dalle prime battute, dove una generale conoscenza dell’ambientazione (e magari di qualche fact preciso di Persona 3 o 4) pare necessaria per capire qualcosa di ciò che sta accadendo. In ogni caso, dopo un minimo di promemoria sull’identità dei personaggi, saremo subito fiondati nell’azione: il lancio di un festival studentesco pare coincidere con una serie di strani cambiamenti avvenuti nell’edificio scolastico dove studiano i protagonisti – featuring l’apparizione di una torre dell’orologio dal nulla – con tanto di sparizione delle vie d’uscita e la comparsa di una serie di labirinti, la cui esplorazione pare necessaria per scoprire i misteri incipienti che stanno avvolgendo l’istituto. Il tutto ci viene presentato con un’interessante grafica tendente al chibi, con cromatismi e grafie dal feeling stranamente anni ’60. E preti multibracciuti, e spiriti scollacciati. E la follia dilaga, come prevedibile.

Chicca prima di procedere col gameplay: i fan si stanno già azzannando reciprocamente nel dichiarare se la trama di Persona Q sia “canon” o meno – a quanto ci risulta, il “sì” a tale domanda è stato già dato a giugno dalla Atlus stessa.

Girovagando

Come abbiamo detto, in Persona Q lo “scopo del gioco” è quello, sostanzialmente, di venire a capo di un “tot” di contorterrimi labirinti cercando, al contempo, di non farsi assassinare dai mostri che li abitano e di scoprire i misteri di questa quantomeno bizzarra situazione in cui si sono trovati i protagonisti. L’azione si divide in due macro-sezioni: quella di pianificazione delle sortite nei labirinti e l’esplorazione vera e propria.

Le sortite nei dungeon saranno vissute con una visuale in prima persona, con il percorso sostanzialmente diviso in caselloni. Ogni tot passi incapperemo in un combattimento casuale (interessante l’implementazione di un “segnale” che ci suggerisce quanto siamo a rischio di attacco random), da gestire anch’esso con visuale in prima persona e – ovviamente – con meccanica a turni. Ogni personaggio del party avrà un attacco base più varie abilit speciali, da attivare spendendo punti “magia” o punti ferita. Ogni attacco, normale o speciale, avrà un elemento base che lo caratterizza, dai classici elementi a tipologie tipo “tagliente”, “da impatto” e simili. I nemici potranno essere deboli a una o più di tali tipologie, facendosi molto più male che da altre fonti; in più, il personaggio che riuscirà a sfruttare questa debolezza prenderà lo status “boost”, che gli darà persona qla chance di usare abilità speciali a costo zero. Oltre ad avere un (una?) persona associata di base, i personaggi saranno in grado di aggiungere dei “sub-persona” per guadagnare nuove abilità. I sub-presona, che saliranno di livello dopo i combattimenti assieme al personaggio che li ha equipaggiati, saranno reperibili a mo’ di loot dopo combattimenti vinti in maniera particolarmente tamarra; potranno inoltre essere fusi per crearne di nuovi. Aggiungendo inoltre il canonico uso degli oggetti in-combat e la possibilità di sfruttare la leader skill – abilità da caricare mazzuaolando i nemici e usabile una volta per turno – vediamo che i combattimenti, sin dalle prime battute di gioco, risultano essere piacevolemente tattici e quasi mai da prendere alla leggera. Ogni meccanica è ben ponderata e, già al livello di difficoltà “normale”, basterà sottovalutare anche un combattimento casuale per finire allineati con il pavimento.

Sulla falsariga di Etrian Odyssey, saremo chiamati a disegnarci la mappa da soli con l’ausilio dello stilo e dello schermo inferiore della console. Oltre che disegnare muri e pareti, potremo anche aggiungere dei marker per porte e punti di particolare interesse. Il processo di mapping manuale è sempre piacevole e mai noioso o soffocante, concretizzandosi come una feature in più che invita il giocatore a stare un attimino più attento a come si muove – e vista la struttura dei labirinti già dopo le prime battute, bisognerà evitare di farsi sfuggire cose pena trovarsi a prendere i muri a craniate in più di un’occasione (non solo metaforicamente parlando).

Dopo le primissime “gite” nei folli e contorti meandri labirintici, avremo a disposizione il carnet completo di attività da fare “a tavolino” per meglio organizzare il party. Vi sarà la possibilità di farsi curare in infermeria (personaggi KO inclusi), di – come accennato sopra – memorizzare e fondere i vari Persona, acquistare e vendere oggetti (consumabili) nonché pezzi&pezzettoni di equipaggiamento. A tal proposito, segnaliamo che il gioco presenta un sistema di crafting non propriamente detto, basato sul ritrovamento di “componenti” che, una volte vendute in particolari quantità, garantiranno lo sblocco di pezzi di equipaggiamento migliori.

Ciò detto, tenendo a mente che di sicuro qualcosa abbiamo dovuto approfondirla meno per evitare di ammorbare le pupille di chi legge, si può dire senza troppe riserve che Persona Q: Shadow of the Labyrinth è un titolo molto solido, che nonostante una partenza alquanto diesel riesce a intrattenere il giocatore facendolo immergere in un più che sapinte mix di atmosfera sbiellata e combattimenti tattici. Le sfide con le varie creature schiferride che popolano i labirinti sono – ovviamente – ciò che vale il canonico “prezzo del biglietto”: mai mindless, con gli errori che si pagano e straricchi di opzioni e combinazioni da schierare in campo, gli scontri e soprattutto la fase di preparazione ai medesimi saranno sempre pronti a tenere il giocatore incollato allo schermo. Inoltre, più che la trama, che comunque si pone come sempre più interessante al proseguire del gioco, sono i mini-siparietti e le varie interazioni tra i protagonisti a rendere il titolo interessante, con quasi ogni anfratto “chiave” dei labirinti esplorabili che ci permetterà di vedere qualche piacevolissima baggianata.

Personalità tecnica

Persona Q presenta un comparto tecnico più che degno di nota. La grafica è pacioccosa ma non troppo, e ben presto si nota le varie “licenze” tipiche dello stile Atlus, con vari gradi di pelle en plein air dei persona…senza dimenticare la follia generale del design di mostri e location. Le creature che combatteremo saranno in alcuni casi vagamente somiglianti ad animali reali o mitologi, mentre in moltre altre occasioni saranno creature bizzare dall’aspetto geometrico, meramente casuale e delirante – un po’ come calarsi venti gin tonic e poi partecipare a quei giochi tv dove mischiano le facce e si deve sopravvivere a presentatori alla Papi o Mastrota. Le varie cutscenes sono inoltre ben fatte, sia quelle realizzate con grafica in-game che quelle in animazione dueddì classica.

persona qIl comparto sonoro si difende anch’esso molto bene. Gran parte dei dialoghi sono doppiati (in inglese, almeno nella versione giunta in redazione): le voci sono discrete e mai irritanti, in più anche il parlato “in itinere” durante le fasi esplorazione e i combattimenti accompagna piacevolmente senza causare reazioni di distruzione incontrollata da parte dell’utente. Menzion d’onore per le musiche: a prescindere da elementi di alta cura per il dettaglio – come due remix diversi per il “combat theme” a seconda del cast di personaggi che stiamo usando – le tracce sono sempre efficaci e capaci di rendere al meglio l’atmosfera e di farci immedesimare nelle assurdità che stiamo per trovarci davanti. Sia il video che l’audio trasudano di una curiosa quanto interessante vibrazione anni ’60 alla Austin Powers che naviga nello Yellow Submarine, cosa che spinge nel giocatore un particolare feeling di fomento.

Chiudiamo segnalando che i controlli sono piuttosto efficaci e praticamente esenti da sbavature, sia per quanto riguarda i tasti “fisici” che il touch screen. Per chi volesse fruire del gioco in versione download, occhio che serve – per ovvi motivi – parecchio spazio sulla scheda SD.

Valutazione

Grafica 90%
Sonoro 93%
Giocabilità 97%
Carisma 93%
Longevità 95%
Final Thoughts

Persona Q: Shadow of the Labyrinth è un interessantissimo spin-off della serie Persona che, nonostante sia pensato per i fan, non si limita ad essere un mero vettore di fan service ma prende un'ottima dimensione propria in termini di gameplay e qualità tecnica. Longevo, ben fatto e giocabile, è aggiunta di alta qualità alla collezione di ogni fomentato di dungeon crawler e gdr incentrati su combattimenti ed esplorazione.

Overall Score 93%
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