Phantaruk Nintendo Switch, PC, Recensione

Phantaruk – Recensione – Tra mostri e siringate


Polyslash

Sviluppatore

Forever Entertainment

Publisher

Horror

Genere

Approfittando del fatto che sia ormai disponibile anche per Switch (e da un po’, per giunta), recensiamo senza un motivo specifico l’horror polacco Phantaruk. Partiamo con un filmato, giusto per essere prevedibili:

Paura stellare

Phantaruk è un horror fantascientifico in prima persona, uscito originariamente per PC. Nei panni di un anonimo e omonimo…tizio, dovremo scappare da una nave spaziale in cui vi sono alcuni leggeri problemi di sopravvivenza dovuti a un demone pseudo-babilonese che se ne va in giro a cazzeggio mentre il 90% dell’aria respirabile è infettata da scorreggIe miste di gas venefico killer. Shit happens.

PhantarukInutile a dirsi che ovviamente, oltre ai doversi bisogni di A) fuga e b) evitare di farsi uccidere, sarà interessante anche capire come questo immane casino in cui il protagonista si trova abbia potuto avere luogo. Di base, Phantaruk offre in uno schema ormai consolidato alcuni elementi leggermente meno visti in questo specifico filone, come il misto di fattore fantascientifico unito a quello sovrannaturale in una sorta di Event Horizon con il gas.

Iniezioni di simpatia

Il gameplay di Phantaruk è molto simile a quanto già visto in tanti giochi del filone: si va in giro, ci si nasconde come dei cagasotto davanti ai mostri, NON si interagisce con la stragrande maggioranza di tutto, in generale ci si rompe le palle dopo una 15ina di minuti se le cose non sono fatte dannatamente bene.

La dinamica di gioco è anch’essa molto intuitiva: bisognerà trovare la metaforica “uscita” – di solito l’accesso a un’area specifica della nave – di ogni sezione, evitando di farsi ingrippare dal mostrone di turno e da altre schifezze del caso. Le meccaniche stealth sono lineari, con il giocatore chiamato a sfruttare angoli bui, tavoli/panche e simili nascondigli per evitare di essere ridotto in trippa per gatti dal mostrone del caso. La ricerca più o meno affannosa della via giusta, resa complessa soprattutto dalla cattiva illuminazione in cui versa la location, viene ulteriormente complicata dalla presenza del gas di cui sopra: onde evitare di morire contorcendosi in maniera ridicola, dovremo siringarci con l’antidoto ogni due per tre a mo’ di eroinomani – inutile a dirsi che un cattivo uso delle iniezioni accelererà di brutto le vostre possibilità di decesso.

PhantarukRestando in tema di “gestione delle risorse”, dovremo anche evitare di fare gli spreconi con le batteria per l’indispensabile torcia elettrica, senza la quale l’unica cosa da fare sarà quella di sbattere contro pareti, mobilio e mostri sembrando dei notevoli rimbecilliti. A condire il tutto si va ad aggiungere la possibilità di raccogliere informazioni – prevalentemente sotto forma di audiolog – legati al disastro avvenuto a bordo; proprio questo elemento si rivela il più interessante del pacchetto, offrendo una classica quanto intrigante narrazione “a posteriori” dello scatafascio in corso.

In toto dunque, se l’ambientazione di massima funziona, il lato debole Phantaruk lo mostra prettamente sotto il profilo del gameplay. La meccanica del “trova la strada, evita l’ammazzo” tende a incriccarsi a causa di una gestione un po’ bizzarra delle apparizioni dei nemici, a nostro parere leggermente troppo ubiqui e genericamente cagacazzi. Anche il respawn non aiuta, avendo spesso luogo in punti pericolosamente vicini alle manuzze degli antagonisti – cosa che, unita al sistema di autosave, eleva esponenzialmente le possibilità di sputtanamento di una partita. Di massima, il gioco tende ad avere un ritmo che va a singhiozzi, con sezioni “da passeggio” alternate quasi a caso da momenti di necessaria fuga senza un che di armonico: il modo in cui viene gestito l’accrescimento della tensione fino al/agli incontri con i mostrazzi non ci ha convinto, lasciando un generico tono di “metti la cera/togli la cera”…anzi, di “fatti la siringa/cambia la pila” che si intervalla quasi “per sbaglio” con i momenti di nascondino. L’esperienza finisce per essere non proprio sgradevole di per sé, ma sembra presto tirata via e – almeno nel nostro caso – non Phantaruksembra invogliare particolarmente a volerne vedere il finale.

Tipiche note tecniche

Tecnicamente Phantaruk non è malaccio. I controlli ci sono sembrati appena un pelo rigidi, ma nulla di troppo analmente lesivo. Il gioco risulta anche stabile, senza particolari patemi legati al rischio crash o a simili avarie di genere che tendono a verificarsi nei momenti peggiori. Graficamente, Phantaruk ci offre scenari un po’ tutti simili tra loro (cosa che ci sta pure, visto il setting) e pertanto di difficile orientamento, complici gli ovvi problemi di illuminazione (anche questi imposti doverosamente dal setting, ma che caz comunque). Di buon livello il sonoro, tanto per gli effetti quanto per i vari brani degli audiolog. Discreto anche il sistema di controllo, senza particolari guizzi ma in ogni caso sufficientemente operaio; buona anche la portabilità in modalità portatile su Switch.

Valutazione

Grafica 68%
Sonoro 70%
Giocabilità 52%
Carisma 50%
Longevità 60%
Final Thoughts

Phantaruk è l'ennesimo esponente del genere horror "a passeggio" che aggiunge poco a un filone che già di suo è quello che è. Non brutto "di per sé", ma a nostro avviso non eccessivamente ispirato, è consigliabile esclusivamente ai fan del genere che hanno voglia di provarne una variazione sul tema con un contesto spaziale.

Overall Score 60%
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