Quest for Infamy PC, Recensione

Quest for Infamy – Recensione


Infamous Quests

Sviluppatore

Steam

Publisher

Avventura Grafica – GDR

Genere

 

È probabile che se siete dei giocatori di lunga data il vostro primo gioco sia stato un’avventura grafica. Questo genere era molto in voga nei decenni passati, quando tutto era ancora bidimensionale, pixelloso e cartoonoso. Poi però, negli anni 90, con l’avvento del 3D, ci fu un’incredibile calo di popolarità di questi giochi; la scena divenne degli sparatutto e degli action, che ancora oggi sono i due generi che dominano il mercato. I vecchi giocatori furono ammaliati dal nuovo mirabolante mondo delle tre dimensioni, come tutti. Chi avrebbe potuto resistere? Si persero in balzi e sparatorie, anche per colpa di iterazioni non felici delle serie che avevano tanto amato che si sforzavano con scarsi risultati di adeguare il passo e adattarsi al 3D. I player dovettero accettare il cambiamento con un misto di rammarico ed entusiasmo e continuarono a saltare e sparare, portando nel cuore storie di pirati, tentacoli, moto cani e conigli, pensando ormai che le avventure grafiche fossero un genere “morto” . Negli ultimi 5 anni però qualcuno iniziò a capire che si era sbagliato: le avventure grafiche erano sopravvissute. A stento, e con molta difficoltà, ma erano sopravvissute. Grazie ad alcuni sviluppatori coraggiosi nuove avventure punta e clicca avevano fatto la loro comparsa nei negozi, facendosi notare poco in mezzo a caterve di altri titoli, ma comunque in attesa che il giusto occhio si accorgesse di loro. E così accadde che qualcuno capì che forse i vecchi tempi potevano tornare e iniziò a giocare a quei titoli, dando coraggio agli sviluppatori e dimostrandogli che la gente voleva ancora cliccare e puntare. E’ così oggi possiamo goderci delle nuove avventure grafiche che rivaleggiano in bellezza con quelli del passato. Quest of Infamy nasce in questa nuova epoca “neoclassica” per mano degli Infamous Quest, e grazie ad una campagna Kickstarter che è riuscita a generare una buona dose di interesse negli appassionati riesce finalmente a sbarcare su Steam. Noi l’abbiamo provato per voi ed eccovi che ne pensiamo.

Non ci sono più i protagonisti di una volta

 

Quest for Infamy Roehm

Il mistico protagonista così come appare nei dialoghi. Non vi viene voglia di affidargli la vostra saccoccia dei viveri?

La trama di Quest for Infamy segue le avventure di Roehm, un uomo che nel prologo della storia vediamo fuggire da un castello per essere stato scoperto a “intrattenersi” con la giovane figlia del signore del maniero. Un’entrata in scena e un protagonista degni delle migliori epopee cavalleresche, non trovate? Ma con un nome come Quest for Infamy non si poteva di certo aspettarsi un paladino in armatura e cavallo bianco. Roehm e difatti quella che potremmo definire una simpatica canaglia: ha la lingua tagliente, é furbo, ed é contraddistinto una certa mancanza di moralità, che pero non sfocia mai in cattiveria. Spesso si comporta in maniera dissoluta, ma ha un suo codice morale: non si fa problemi a rubare o a far cadere vecchi da una scala, ma non farebbe mai del male ad un indifeso. La sua caratteristica piú particolare e però quella di agire solo nel suo interesse, e di fare solo le cose di cui ha voglia: del tipo che a volte preferisce non combattere , ma solo perche gli seccherebbe ripulire la lama dopo, o perchè ammazzare quel determinato mostro/npc non gli porterebbe alcun vantaggio. Un vero caotico neutrale insomma, un tipo di personaggio che difficilmente si trova in giro, proprio per la sua “ambiguità”.

Quest for Infamy

Roehm ci dimostra il suo senso dell’onore, rendendo omaggio ad un nemico caduto.

Durante la sua fuga dal castello Roehm si imbatte in un uomo con un carretto trainato da un asino e chiestogli un passaggio inizia a viaggiare con lui fino a giungere nel Villaggio di Volksville nella valle di Krasna, dove decide di fermarsi a sgranchire le membra.Il luogo sembra abbastanza tranquillo, ma ci vuole poco per un personaggio come Roehm per attirarsi addosso l’attenzione indesiderata dello sceriffo e di un gruppo di cultisti legati in qualche modo ad una vecchia maledizione e ad un potente artefatto magico. Non vi rivelo altro sulla trama, che è piuttosto interessante. Vi dico soltanto che Roehm si ritroverà suo malgrado a dover “giocare” la parte dell’eroe, anche se non ne vorrebbe sapere mezza. Quindi metto in chiaro per gli amici sadici, che visto il titolo speravano di fare i signori del male, che non si tratta della storia di un malvagio infame, ma piuttosto dell’infame storia di un amabile bastardo. Ah, un piccolo/grande dettaglio: il gioco e interamente in inglese. Proseguite pure con un’alzata di spalle o chiudete l’articolo maledicendo l’anglofono idioma.

Punta e clicca o RPG?

Quest for Infamy

Kurdt oltre a condividere parte del nome col Colonnello Kurtz, gli assomiglia pure per pelata e possanza.

Quest of Infamy si ispira a Quest for Glory, una saga di avventure grafiche della Sierra che ebbe come merito quello di riuscire a implementare meccaniche RPG nel genere punta e clicca. I giochi sono molto simili per meccaniche, quindi chi ha provato i giochi Sierra non si troverà di fronte a nulla di nuovo. La tastiera si può usare, ma volendo si può fare tutto, spostarsi e interagire con l’ambiente, utilizzando solo il mouse. Come in Quest of Glory avrete la possibilitá di giocare una “classe” fra tre disponibili: Brigante, Mago e Ladro, ognuno dei quali ha determinate abilità e caratteristiche che varieranno sensibilmente il corso della storia. Quale delle 3 giocherete viene determinato in base alle vostre scelte in-game e questo perchè per “sbloccare” una classe bisogna compiere una missione. In pratica ci sono 3 NPC in Volksville che vi chiederanno aiuto, e in base a quale deciderete di aiutare otterrete una determinata classe e non potrete più cambiarla per tutto il resto del gioco. Questo metodo di selezione della classe è un leggermente un’arma a doppio taglio. Da una parte farà sicuramente felici coloro che amano quando le scelte del giocatore influenzano l’avventura, ad altri peró potrebbe sembrare una scelta molto, troppo “hardcore RPG”. Non si capisce in nessuna maniera che si sta per accettare una missione che cambierà le capacità del personaggio in maniera permanente e definitiva, e quindi, potreste ritrovarvi a giocare il mago, quando la magia vi sta sulle balle, e l’unica maniera di cambiare sarà caricare un salvataggio precedente.

Quest for Infamy

Giocando da Brigante potrete effettuare questo attacco strafigo.

Voi, nerdacci vecchio stampo, che giocherete a Quest for Infamy sono sicuro che apprezzerete il fattore “casualità”, come apprezzerete la totale mancanza di un quest log che metterà a dura prova la vostra memoria ( a meno che di non ricorrere a matita e penna come si faceva con Myst) e il fatto che non dormire o mangiare vi ammazza, ma ad altri potrebbe sembrare troppo. Come detto sopra, la scelta della classe influirà sulla storia e su alcuni incontri che farete: potrà capitarvi ad esempio di venire aggrediti da dei banditi che se siete di una particolare classe vi riconosceranno come compagno e decideranno di lasciarvi perdere. Oltre ai classici osserva, tocca, parla e attacca è possibile compiere tutta una serie di azioni regolate da un’apposita skill che aumenterà di efficacia con l’utilizzo. Salire su un albero aumenterà la vostra skill “Arrampicarsi”, muoversi in stealth aumenterà “Furtività”, e via dicendo. In alcuni casi dovrete far aumentare appositamente alcune skill per proseguire con la trama, ma esse risultano molto utili per portare a termine molti compiti e attività secondarie che potrete sbloccare parlando con la gente. Anche il combattimento ha delle skill apposite come pugnalare, tirar fendenti, parare, ma visto come gli scontri si svolgono non è che vi dovrete sforzare molto per alzarle. Il combattimento è difatti affidato ad una sorta di Quick Time Event a turni, in cui avrete 3 secondi per scegliere quale attacco compiere. Divertente e coinvolgente come una visita dal proctologo. Il tutto inoltre sembra funzionare abbastanza random, visto che alzando la skill non è che si notino questi gran cambiamenti nella quantità di colpi messi a segno/parati. E’ veramente difficile morire in battaglia in Quest for Infamy, anche perché si possono utilizzare delle healing potion nel mezzo del combat, che si acquistano ad un prezzo più che irrisorio in una bottega di Volksville e quindi rimanerne a secco è praticamente impossibile. Notevole il “parco mostri” composto da creature tipiche del repertorio fantasy.

Lato tecno-pixelloso

 

Quest for Infamy

Guardate quanta maestosa pixellosità! *Il recensore inizia a piangere commosso*

L’intera durata dell’avventura si aggira attorno alla ragguardevole cifra di una ventina di ore, contando di giocare tutte le sottoquest, parlare con ogni singolo personaggio, trovare ogni singolo item.  Per tutto questo tempo ci si aggira in maniera molto libera per una mappa completamente composta da scenari 2D con splendidi fondali tra i quali spiccano quelli della palude e della città di Tyr. Vedere tanta bellezza old style farà scendere una lacrimuccia agli anzianotti. Il gioco e anche completo di un ciclo giorno\notte, e alcune ambientazioni si modificano per la situazione: ci sono oggetti che a causa della presenza di luce non potrete notare e viceversa. Molto GDR vero? E se non vi basta vi dico anche che se non dormirete per varie notti consecutive o non avrete delle razioni in saccoccia, Roehm morirà di stenti. Fomentati o spaventati? In entrambi i casi fate bene ad esserlo. Per aumentare la sensazione da tuffo nel passato, Infamous Quests ha deciso di rendere Quest for Infamy  giocabile solo a finestra ad una risoluzione massima di  960×720. Non esistono altre risoluzioni. Nel menù delle opzioni la voce Risoluzione non esiste nemmeno.

Alcune ambientazioni sono davvero grandi, una su tutte la grotta, che non fa rimpiangere il labirinto del Minotauro, con tutti i suoi maledettissimi cunicoli tutti uguali. Gli enigmi complessivamente sono interessanti e vari, ma in alcuni casi bisogna affidarsi alla vecchia tecnica della “caccia al pixel” per trovare un determinato oggetto. Non sapete cos’è la caccia al pixel? E’ quando in uno scenario siete sicuri che ci sia un oggetto raccoglibile, ma non capite quale, e allora vi ritrovate a cliccare tutta la superficie della scena, per poi scoprire che dovevate che l’oggetto era il terzo pixel giallo fra la radice di sicamoro e l’amanita muscaria situati a bordo mappa. Sebbene ci sia una determinata soglia di libertà d’azione all’interno della storia, per la maggior parte tutto procede su binari fissi e questo si nota in particolari situazioni dove non avendo un oggetto andrete incontro al fallimento o a morte rapida e cruenta.

 

Quest for Infamy

Ecco cosa esce scritto osservando un martello.

I dialoghi del gioco sono scritti molto bene e puntano un sacco sull’ironia. Ci sono giochi di parole, personaggi che parlano inserendo termini aulici e offese nella stessa frase, citazionismo sfrenato e una buona dose di demenza. Bellissimi i testi della “voce fuori campo” che descrive le cose quando ci cliccate sopra: vi ritroverete a osservare qualsiasi cosa solo per sentire l’ennesima idiozia che avrà da dire. Purtroppo la buona qualità dei dialoghi, non è accompagnata da un’altrettanto buon doppiaggio. Non sembra che gli sviluppatori si siano affidati ad un team di professionisti per questo aspetto del gioco e la cosa si sente. Alcuni personaggi sono doppiati in maniera accettabile, ma altri fanno decisamente venir voglia di tapparsi le orecchie col mastice. Voci che dovrebbero avere un accento straniero, ma che falliscono miseramente, tempi sbagliati, cose che nemmeno i doppiaggi amatoriali dei film su youtube. E i problemi non si limitano alla performance dei doppiatori, ma ci sono anche problemi tecnici del tipo audio che gratta ed echi. Ma dove le hanno registrate ste voci? In uno sgabuzzino?

Valutazione Finale

Grafica 90%
Sonoro 50%
Giocabilità 80%
Carisma 90%
Longevità 90%
Final Thoughts

Quest for Infamy riesce nel restituire l'atmosfera d'altri tempi che gli sviluppatori volevano ricreare, condendo il tutto con una buona dose di ironia e situazioni tragico-eroiche. E' un vero e proprio tuffo nel passato che se non peccasse in alcuni dettagli si porterebbe a casa qualche punto percentuale in più. Nerdoni degli anni 90' buttatevici a pesce, gli altri lo provino se sanno a cosa vanno in contro e non rompano se poi "Non c'è la mappa!" o "Ma sono morto perchè non avevo un item? Ma daiiiii! Questo gioco è da laaaamero ". Ah, se vi era sfuggito lo ripeto qui: per ora è solo in inglese.

Overall Score 80%
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