Resident Evil 7 PC, Recensione, Xbox One

Resident Evil 7 – Recensione Speciale a 4 mani


Capcom

Sviluppatore

Capcom

Publisher

Survival Horror, Prima Persona

Genere

Tuxx: Finalmente di ritorno da casa Baker, tocca anche a noi dire la nostra su Resident Evil 7, il capitolo di una delle più longeve serie survival horror, con un cambio di rotta mica da ridere e che ha portato a dividersi lo popolo. Sarà riuscita mamma Capcom ha trovare una nuova strada, soprattutto dopo le imbarazzanze del sesto episodio MichaelBayico?
Sì.

Max: E per l’occasione, visto che i fan della serie in redazione sono 2, ve ne parleremo entrambi. Benvenuti in questa nostra prima recensione a 4 mani!

Fanghi e funghi

Tuxx: La storia ormai è nota, ma la ricordo in brevi termini: Ethan, il nostro protagonista, è un buzzurro qualunque la cui moglie Mia è scomparsa da 3 anni senza lasciare traccia di sè. Un giorno gli manda un video via mail dove lo spinge a non cercarla in un luogo preciso, una fattoria sperduta tra le paludi della Louisiana. Sarà qui che il nostro pover’uomo farà la conoscenza della famiglia Baker, persone comuni infettate da una sostanza che non solo li ha trasformati in sadici assassini, ma pure ha donato loro una rapida rigenerazione delle loro carni. Quale è stata dunque la causa scatenante? Perché perdura l’infestazione di mostri fangosi e dentoni? E la nostra Mia riuscirà a riprendere forme… più umane?
Max: Quindi questo Resident Evil narra soltanto di un uomo che va in salvataggio della sua amata ed è costretto ad affrontare dei mostri per farlo? Il solito trito e ritrito “andiamo a salvare la damigella in pericolo”? La risposta è no, anche se all’inizio potrebbe sembrare così. La trama di RE7 infatti, sebben non perfetta, presenta dei colpi di scena e dei capovolgimenti di situazione che rendono la storia molto meno banale di quanto possa sembrare. Nulla che richieda uno sforzo neurale immane per essere compreso eh: parliamo di qualche momento WTF inserito qua e la in una trama comunque abbastanza lineare e, lo ripetiamo, assoultamente non perfetta. Ad un occhio attento ai particolari infatti, non sarà difficile notare che alcuni passaggi siano abbastanza “forzati” (specialmente alcune situazioni che saltan fuori verso la fine del gioco), ma ciò non toglie che la storia riesca a catturare e abbia il pregio di aggiungere sempre elementi nuovi e interessanti man mano che le ore di gioco aumentano. Alcune cose vengono lasciate volutamente in sospeso, visto che Capcom ha intenzione di rilasciare nuovi DLC gratuiti che dovrebbero gettar luce su alcuni misteri irrisolti. Il primo di questo DLC verrà reso disponibile entro Maggio.

Cambiare tutto perchè tutto resti uguale

Tuxx: Finendo a citare il Gattopardo in una rece di Resident Evil, il gioco è riuscito a mio avviso prima di tutto a porsi come pietra tombale sull’intera moda, peraltro ora già più sfumata, dei titoli di “paura” in 1a Persona, fatti perlopiù di spaventi facili a suon di BOO! e poco altro da fare o scoprire. Eredita invece da questi movimenti e componenti esplorative, declinando il tutto con il metodo di sopravvivenza più amato della serie: poche munizioni, oggetti da cercare e trasportare, piccoli enigmi da risolvere tra ombre cinesi ed “escape rooms”.
Magari non si raggiunge al capolavoro od alla perfezione, ma è così che si ricostruisce il fasto, la mitologia che sta dietro ad una serie nota: ci si trasforma, si modernizza mantenendo però il buono fatto sino ad ora, focalizzandosi su atmosfere, suoni ed una storia leggera ma bene narrata NARRATA Sant’iddio, non con foglietti a caso da leggere dopo, ma con documenti da sfogliare e scoprire sul momento.
E’ talvolta lo stesso ambiente a raccontarci quello che è accaduto, osservandolo e percependo un alone di marciume anche solo con il semplice aprire un armadio o entare in una stanzetta angusta. Così si vive veramente la trama del gioco, non essendone solo spettatori “passivi”: le cut-scenes sono poche e quasi completamente integrate nel corso delle nostre peripezie, riportando il giocatore al centro e non “quello che muove il tizio e guarda i boom boom attorno”.

Max: E sul non rimanere passivi caro Tuxx, voglio sottolineare quanto siano apprezzabili alcune soluzioni narrative adottate all’interno del gioco, uno su tutti quello delle videocassette. Non starò qui a spoilerarvi nulla, ma voglio solo darvi un consiglio: qualunque videocassetta troviate, infilatela in un registratore e giocatevela. Oltre a farvi conoscere dei retroscena di alcuni fatti avvenuti a casa Baker prima del vostro arrivo, avrete uno splendido esempio di come si possa “suggerire” al giocatore come comportarsi in determinate situazioni in-game utilizzando non delle cutscene illustrative che lo renderebbero dunque spettatore passivo di una soluzione confezionata dagli sviluppatori, ma bensì parte attiva nel comprendere quella soluzione attraverso delle sezioni di gameplay studiate appositamente. Un tocco di classe non da poco.

“Eh, ma non è Residentivvol”

Max: Mi è capitato di leggere sui social network e purtroppo di vedere anche qualche video su youtube di “certa gente che conta” (ahinoi…) che propugnavano l’idea che questo non sia un vero Resident Evil, ma non per quell’utilizzo della prima persona di cui ha parlato Tuxx qualche rigo sopra, ma per un altro fatto: per l’assenza di zombie. Trovo quest’affermazione sia alquanto superficiale e dica tutto sull’approccio che alcuni hanno quando vanno a giocare un videogioco. Cosa ha reso Resident Evil ciò che è? Gli zombie? Io mi sento di dire di no. Ad aver reso la serie famosa è stata soprattutto la sua atmosfera e i suoi personaggi carismatici, non gli zombie. In RE 4, gioco acclamato da critica e pubblico, c’erano forse gli zombie? No, e anche il gameplay era completamente diverso! Eppure piacque. Cosa aveva RE 4? Aveva Leon e tutto il fascino del suo ciuffo emo. Aveva la minaccia terroristico-mistica accompagnata da un nuovo tipo di nemico diverso dagli zombie, ma comunque minaccioso. Aveva un’ambientazione esotica, ma allo stesso tempo vicina ai canoni del villaggio dell’orrore. Insomma era qualcosa di completamente diverso, ma dentro di sé era ancora un horror, action, ma un horror. RE 5 e RE 6, no ed è per questo che sono considerati i peggiori capitoli della saga: perché in quei giochi l’azione ha fagocitato e sputato brutalmente la componenete orrorifica che (ALLELUJA!) possiamo ritrovare in questo Resident Evil 7. Perché mentre ci giocavo avevo paura a girare un angolo sapendo che forse mi sarei trovato davanti qualcosa che non ero in grado di affrontare con l’equipaggiamento a mia disposizione. Perché non c’erano scenari di guerra ed esplosioni davanti a me, ma corridoi e stanze dominati dal buio dove aguzzare la vista per trovare oggetti utili a salvarmi la pellaccia. Questo rende RE 7 un vero Resident Evil e non il fatto che abbia o non abbia gli zombie.
Tuxx: Senza poi dimenticare consuetudini che il tempo aveva fatto dimenticare, come prendersi del tempo per fare avanti ed indietro verso un baule per raccogliere più oggetti possibile, o decidere che cosa trasportare in un certo momento, facendo il Tetris tra armi, vita e munizioni.
La stessa scelta di inserire i fluidi è una volpata degna di merito, che ci porta continuamente a decidere se creare più vita o munizioni, modificando pesantemente il COME giocheremo da lì a poco.
Si sceglie cosa sparare e dove, se affrontare o schivare semplicemente un nemico, o nel caso del simpatico signor Gianfranco, ehm Jake Baker, anche in quale posto tentare di affrontarlo, sapendo che nel giro di 10 minuti si rialzerà fresco come una rosa tornando alla nostra caccia.
Terminato poi il gioco una prima volta vi sfido a tentare una partita a difficoltà aumentata: salvataggi limitati (con musicassette al posto del fido nastro, beh sempre nastro è in effetti), cattivi durerrimi e persino piccoli cambiamenti nelle situazioni vi faranno ritornare ad insulti di bellezza che credevate dimenticati: questo è alzare l’asticella della sfida.

Pianoforti impolverati e pistole imprecise

Max: Spendiamo due parole ora sul lato tecnico del gioco. Per quanto riguarda i controlli debbo dire che li ho trovati decisamente adeguati per un survival. Tutti i tasti hanno una loro funzione ben precisa permettendo al giocatore di svolgere azioni in maniera rapida e intuitiva, cosa di vitale importanza quando si sta affrontando un gioco in cui la morte può arrivare rapida se si commette un errore di piagiatura. Ad esempio dovete sapere che aprire l’inventario non mette mica in pausa il gioco: i nemici saranno liberi di farvi a pezzi mentre cercate di curarvi o mettere un’arma nello slot giusto, per cui ringraziate il cielo di avere un’ottima mappatura dei tasti dalla vostra. Per quanto riguarda il sistema di combattimento, gli scontri sono affidati perlopiù all’utilizzo di armi da fuoco e come detto da Tuxx si può scegliere liberamente dove sparare. O almeno ci si può provare! Il sistema di mira infatti è volutamente ostico e per colpire precisamente un bersaglio bisogna mirare in maniera certosina oppure aspettare che il nemico sia molto vicino per essere sicuri di colpirlo, aumentando così però la possibilità di cadere nelle loro orride grinfie.
Tuxx:Se vi è capitato di visitare qualche casa abbandonata, allora avrete visto quanto RE 7 sia vicino nel rappresentarla: oggetti di tutti i giorni accatastati in ogni dove, polvere, sporcizia e vegetazione incolta sono rappresentati veramente con cipiglio, rendendo ogni posto davvero opprimente, dalla casa alla (MINISPOILER) umida nave. Ottima poi la recitazione degli attori/model, che riescono a dare una carica diversa ad ogni personaggio: dagli sfottò di Jack al bipolarismo di Mia, dall’allegria incarognita sopra le righe di Margherita all’agitazione da impasticcato del figlio Lucas. Persino poi le musiche sanno di nuovo di Resident Evil, senza più evocare panico, ma una inquietudine leggera che tra note di pianoforte e piccoli rumori è in grado di tenerci in tensione costante. Ma con classe.
Max: Un dettaglio che ho odiato della grafica: i capelli di Mia. So che il crine umano è difficile da rendere in un gioco, ma dio! Non so se quell’aspetto aggrovigliato, quasi “solido”, fosse un modo per rendere dei capelli sporchi però non sono riuscito a farmeli piacere. Sembrano quasi “incollati” sulla testa di Mia! Per quanto abbia cercato di ignorarli, purtroppo li ho odiati per ogni singolo momento che erano su schermo. Per il resto nulla da ridire. Ottime animazioni, ottimi model.
Tuxx: In realtà Max, sono proprio così. Mia non usa Pantene.

 

Le ombre di Casa Baker

Tuxx: Seppur il ritorno dell'”old style” sia cosa graditissima, rimane ancora un qualcosa che non permette a Resident Evil 7 di elevarsi a capolavoro del genere. Ovviamente ora parlo per me in mio capoverso, ma i punti di scivolone secondo me sono sostanzialmente due.
Il primo la voluta genericità della trama: la storia diverte sicuramente, ma si piega alla moda moderna dell’evitare la conclusività. La maggior parte delle vicende viene spiegata, ma sono ancora parecchie le cose che non si sanno, o per le quali si compiono teorie che ora ovviamente non sto a dire se no spoilero. Ci saranno sicuramente agganci per un 8, ma dà anche l’impressione del “non finito apposta”.
Secondo invece l’aderire alla moda dei pacchetti esterni via DLC a pagamento: seppure quello che proseguirà la trama sarà gratuito, una chicca come “Ethan must die!”, che ricorda le vecchie sfide mercenarie nel correre dal punto A a quello B, non è sbloccabile con prodezze variegate ma compreso nel contenuto aggiuntivo esterno. Un peccato, lo “sblocco” di un intero sottogioco avrebbe sicuramente giovato alla rigiocabilità, che per un titolo che si assesta sulle 9 – 10 ore non è male, mentre ad ora la sfida dà qualche nuova arma e permette di ritentare alcuni ACCIVMENTS, necessari in questo caso per ottenere armi e bonus speciali, che si riveleranno essere gli unici modi per passare semi indenni i livelli più elevati di difficoltà.
Max: Altro piccolo neo è la scarsa interattività con l’ambiente. Tutti gli scenari da noi visitati sono ricchi di oggetti, però solo con taluni è possibili interagire colpendoli o manipolandoli. Una maggior cura da questo punto di vista non avrebbe guastato.

Valutazione

Grafica 94%
Sonoro 97%
Giocabilità 90%
Carisma 85%
Longevità 80%
Final Thoughts

Signori, il RE è tornato. E no, non necessariamente un monarca, ma di sicuro Resident Evil: una storia semplice ma accattivante, un continuo oscillare tra vita e morte, tra pallottole e fionda coi sassi, tra aberrazioni scientifiche e misteri da risolvere. Non sarà il migliore di sempre, ma gli si chiedeva semplicemente di tornare ad essere il gioco sui mostri "CULT" per eccellenza, e pare proprio essere stato così.

Overall Score 89%
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