Resident Evil PS5, Recensione

Resident Evil Village – Recensione: Un ottimo action-horror con qualche acciacco


Resident Evil Village, eh? Vogliate scusarmi se comincio anche stavolta con una premessa, ma devo. Gioco a Resident Evil da quando avevo 8 anni. Si spiegano tante cose direte voi, non a torto, ma lasciamo perdere la mia psiche. Ho giocato tutti i capitoli della saga principale e anche alcuni spin-off (Operation: Raccoon City è una ferita ancora aperta e purulenta) ed ho sofferto molto quando sono stati pubblicati RE5 e RE6 (tanto per parlare di ferite aperte).

Vedere una delle tue saghe preferite fare un tonfo in una latrina non è mai bello. Ma poi 4 anni fa, in un mondo ancora ignaro del fatto che avrebbe dovuto affrontare un vero virus mortale, fu pubblicato RE7. Raccontare come quel gioco così tenebroso e oscuro riportò la fiducia nei nostri cuori è difficile da raccontare. Fu qualcosa di così folgorante per noi fan da spingere addirittura me e il buon Tuxx a scrivere una recensione a 4 mani. La trovate QUI. Dateci una letta se volete vedere due fanboy dotati di tastiera in azione.


Resident Evil 7
Ethan, Ethan… quella non era ancora la fine del tuo viaggio. E noi lo sapevamo.

Che quella non fosse la fine era chiaro. Lo lasciavano intendere i vari quesiti lasciati in sospeso e quel fotogramma finale che fu capace di sconvolgere la psiche di tutti. Nessuno rimase dunque stupito quando un annetto fa fu annunciato Resident Evil Village. O almeno nessuno rimase stupito della sua esistenza; ma del contenuto di quel primo trailer, rimanemmo stupiti eccome.

Licantropi? Culti? Castelli? Donne giganti capaci di risvegliare istinti carnali sopiti in un sacco di gente che ancora non era consapevole di trovare stuzzicante l’idea di venire brutalizzati da un donnone alto 2 metri e 90? Ma che diamine? Cose mai viste in Resident Evil, no? O meglio, sì, nel 4, ma là c’erano contadinozzi ispanici posseduti da parassiti, non fottuti licantropi. E nemmeno fottuti vampiri. E allora Capcom qual è il piano, mi domandai?


Resident Evil Village
Un po’ sto coso mi preoccupava. Ora no.

Ci hai dato speranza per poi levarci tutto di nuovo con lupacchiotti spelacchiati e donne dai denti aguzzi? Ok, forse ora la sto un po’ esagerando, ma non nego che un parte di me, si spaventò abbastanza da spingermi a non hyparmi troppo per Resident Evil Village. Avevo paura. I ricordi di RE6 erano stati indeboliti sì da quella bomba del 7, ma certi traumi sono sempre pronti a riaffiorare alla minima sollecitazione. Quindi, anche dopo che è arrivata in redazione la key per la recensione mi sono detto: “Calmo Max. Calmo. Non ti esaltare. Installa questo gioco, prendi il pad in mano e goditi l’avventura in maniera zen, distaccata, senza la foga del fanboy.”

E devo dire che ci sono riuscito sapete, almeno all’inizio. Ho cominciata con mente lucida, fredda. Tenevo conto dei pregi e dei difetti del gioco, cercato di prendere in considerazione ogni aspetto positivo e negativo, come ogni bravo recensore dovrebbe fare, o almeno credo. Ma poi, ad un certo punto ho scoperto che non mi importava più. Il gioco mi ha catturato e l’unico desiderio che provavo era andare avanti e vedere cosa sarebbe accaduto dopo. Come si sarebbe concluso lo strano, ma avvincente viaggio che è Resident Evil Village. E quando sono arrivato alla fine e ho posato il pad, ho pensato che sì, questa è stata la volta buona: Capcom con questo gioco è finalmente riuscita ad espiare tutti i suoi peccati e forse a regalarci il miglior RE di sempre. Ora vi spiego perché.


Ma l’hanno scritta i fratelli Grimm?


Fatto insolito per la serie, Resident Evil Village si presenta come seguito diretto del suo predecessore. Il protagonista è di nuovo sempre e solo Ethan Winters. Sono passati quasi 4 anni dagli avvenimenti di casa Baker e Mia ed Ethan sembrano intenzionati a cercare di vivere una vita normale, per quanto possibile. I due sono stati trasferiti per la loro sicurezza in una remota località dell’est europa, dove hanno anche avuto una figlia, la piccola Rose.
Tutto sembra procedere per il meglio, nonostante qualche tensione e il costante controllo del BSAA, ma purtroppo una notte le cose si mettono male un’altra volta per i Winters.


Resident Evil Village
La piccola Rose dorme beata in braccio alla madre Mia, ignara che tra pochi istanti la loro vita cambierà per sempre.

Uno squadrone di uomini comandati nientedimeno che da Chris Redfield in persona fa irruzione all’interno della loro abitazione. Mia viene crivellata di colpi e Ethan e Rose catturati e caricati a forza su di un veicolo… ed è solo l’inizio. Durante il trasporto infatti il veicolo viene attaccato e Ethan, risvegliatosi da solo in mezzo alla neve, si ritrova a vagare nella notte fino a giungere ad un villaggio dove spera di poter chiedere aiuto. Peccato che manco fa in tempo ad entrare nella prima casa che subito si ritrova sotto attacco da parte di mostruose creature umanoidi del tutto simili a dei lupi mannari. Cosa sta accadendo? Cosa c’entrano il  villaggio e le creature che lo stanno attaccando con il rapimento di Rose e l’omicidio di Mia? E che è successo a Chris? Perché è diventato inspiegabilmente malvagio e appare di nuovo palestratissimo rispetto al 7? Queste sono le prime, ma non le uniche domande che ci si pone giocando a Resident Evil Village, ma state tranquilli: questa volta avrete una risposta praticamente a tutto. La trama non lascia spazio a quesiti irrisolti questa volta (uno a dire il vero c’é ma non ve lo spoilero), e nel viaggio adrenalinico di 8-10 ore necessario a completare il tutto troverete una risposta soddisfacente ad ogni vostro dubbio, a patto di leggere tutti i documenti in cui vi imbatterete. Un +10 assicurato per noi amanti della lore.

Non siamo assolutamente di fronte ad una trama complessa eh, anzi; sebbene come nel 7, ci siano dei colpi di scena abbastanza mindfuck, l’andamento della storia è forse addirittura più lineare e prevedibile… ma qualcosa di veramente speciale questa volta c’è. La storia messa in piedi da Capcom a sto giro ha un elemento in più che negli altri RE, devo dire francamente non c’era: la carica emotiva. Il viaggio di Ethan è quello di un padre disperato, determinato a voler ritrovare sua figlia e pronto a sacrificare tutto se stesso per questo scopo. E la cosa si sente e si vede, tramite le sue parole e tramite gli orrori che è pronto ad affrontare. E qui lo dico: Ethan Winters è il protagonista più riuscito dell’intero franchise. Perché? Perché è il protagonista più umano che Resident Evil abbia mai avuto. Non è un soldato, non ha i nervi d’acciaio di una persona addestrata: è un uomo qualunque, pronto ad affrontare pene indicibili per le persone che ama ed è impossibile non empatizzare con lui, durante la sua ordalia.


Chris, più criptico e grosso che mai.

E a fronte di ciò credo che chiunque sia disposto a sorvolare su certe leggerezze o passaggi forzati, anche perché credo che questa volta la semplicità sia stata voluta, ricercata. La trama del gioco ha una struttura semplice, volutamente fiabesca: non per niente come apertura troviamo proprio una fiaba vera e propria, che ben presto si capisce essere un’allegoria vera e propria dell’intero gioco. E come nelle migliori fiabe Capcom è riuscita a a farci amare il protagonista e farci appassionare alle sue vicende.

Ethan a parte una certa dose di carisma l’hanno anche i nemici, soprattutto Lady Dimitrescu ed Heisenberg, che non a caso sono quelli con più screentime, mentre tutti gli altri appaiono decisamente più delle macchiette, anche se con un loro perché. Sorprendentemente interessante anche il personaggio del Duca, che ricorda molto da vicino il caro buon vecchio Mercante del 4, e si potrebbe considerare forse come l’unico vero comprimario del gioco.


4 + 7 = 8?


Visto che ho tirato in ballo Resident Evil 4, sì, vi confermo le impressioni che vi han dato i trailer e le demo se le avete giocato. Resident Evil Village ha molti elementi in comune con l’amatissimo capitolo con protagonista Leon. Il primo che salta immediatamente all’occhio è indubbiamente l’ambientazione rurale e la tipologia di nemici. Anche qui gli avversari sono esseri antropomorfi in grado anche di utilizzare armi da mischia e non mancano nemmeno i “Gigante”, armati anche loro di enormi martelloni. Vista la natura dei nemici è chiaro che anche il combattimento sia molto più action e ritmato rispetto a quello con gli zombie o alle muffe del 7, e questa impronta action si vede anche nel gunplay, un po’ meno impreciso, e nella presenza di una maggior quantità di armi, tra cui alcune specificatamente indicate per combattere nemici multipli. Queste armi oltretutto il gioco ve le fa portare sempre appresso perché qui, la cassa dove gestire l’inventario, graditissimo ritorno del capitolo precedente, non esiste più. Al suo posto troviamo il Duca e il suo negozio, pronto a vendere e a comprare qualsiasi elemento presente nel nostro inventario. La minuziosa gestione dell’inventario tipica da survival è quindi è ridotta all’osso, dato che molto spesso se vi troverete a corto di munizioni vi basterà comprarle da lui.


Resident Evil Village
Le armi sono ancora lievemente imprecise, ma non come nel 7.

Ulteriore prova che il gioco sia maggiormente pensando per un approccio “armi in pugno” lo si nota anche dal fatto che i nemici hanno un area ben circoscritta in cui attaccare e si dedicano all’hunting, ovvero alla ricerca attiva del giocatore, solamente quando questi si trova all’interno di questa. Basta uscire dal loro “raggio d’azione” per fargli perdere completamente ogni interesse nei vostri confronti e renderli anzi vulnerabili ai vostri attacchi. È una cosa che personalmente penso si noti solamente alla difficoltà più alta, in cui a volte è necessario ritirarsi da uno scontro per riprendere fiato o fare del “kiting”, per ricaricare le varie armi senza farsi colpire. Giocando a normale non capita quasi mai di doversi ritirare da uno scontro.

Poco survival perciò e più azione, azione che tende ad aumentare sempre di più man mano che la storia avanza, fino ad arrivare ad un picco altamente spettacolare, ma che rappresenta forse uno dei momenti peggiori dell’intera avventura (anche dal punto di vista narrativo). Il meglio di sé il gioco lo da all’inizio e nella parte centrale dove invece c’è un ottimo equilibrio fra fasi dedicate all’esplorazione di luoghi inquietanti, che tanto avevamo amato nel 7, e momenti concitati, a loro modo comunque terrificanti, visto che parliamo pur sempre di combattimenti in prima persona in cui creature mostruose saltano fuori da ogni dove (e particolarmente resistenti ai proiettili se si gioca alla difficoltà più alta).


I nemici non danno tregua ad Ethan. I combattimenti sono adrenalinici e restituiscono benissimo la sensazione di ritrovarsi da soli contro un nemico irrefrenabile.

Quindi questo RE, fa paura o no? La risposta è: a tratti, ma quando lo fa lo fa bene. In termini di gore e mutilazioni il gioco non si risparmia, ma anche per quanto riguarda brividi e spaventi di roba buona ce n’è. Era dai tempi di Condemned che non mi capitava che mi partisse il pad dalle mani. Anche se mi sa che giocando con gli auricolari alle 3 di notte un po’ me la sono cercata. Esperienza che raccomando a tutti, eh! I giochi horror si giocano così.

Il ritmo di gioco comunque, così come quello degli eventi, è molto, ma molto più frenetico del 7, ma non spaventatevi. Pur sacrificando quasi completamente il lato survival, nel complesso questo ritmo forsennato funziona alla grande ed è coerente nel trasmettere l’urgenza d’agire di un padre in cerca della figlia. Come ho detto, una volta cominciato è difficile staccarsi, proprio perché la cadenza degli avvenimenti è talmente incalzante che è difficile spegnere lo schermo e lasciar lì Ethan nel bel mezzo del casino. E quando un gioco ti fa questo vuol dire che è un gran bel gioco.


Resident Evil Village
Qualche enigma richiama quelli dei capitoli più vecchi della saga.

Naturalmente non mancano le “epiche” boss fight con i Boss che si trasformano “alla Final Fantasy” (tutte riuscitissime tranne una) e nemmeno sono assenti gli enigmi, sebbene questi siano decisamente un po’ troppo elementari e proposti in maniera poco originale rispetto ad esempio alle “videocassette” dello scorso capitolo. Non posso poi non segnalare un approccio forse un po’ troppo “vecchio” a questo tipo di elementi, che in gioco con un certo comparto tecnico inizia a risultare un tantino fuori luogo. Mi riferisco ad esempio al fatto che alcune porte non possano essere superate se non con l’apposita chiave, quando di fianco c’è una comoda finestra che Ethan potrebbe tranquillamente rompere e scavalcare, visto che in altre situazioni lo fa senza problemi. Era un problema presente anche nel gioco precedente e che va ricercato nei capitoli d’origine della serie quando “contraddizioni” simili erano dettate dai limiti tecnici dell’epoca. Ora sarebbe il momento di lasciarseli alle spalle.


Un pizzico di RPG


Avete letto bene. RPG.

Se letto il titolo del paragrafo state pensando “Degli elementi RPG nel mio Resident Evil? Vade retro!”, bhé vi invito a calmarvi e a riflettere che le cose di cui andrò a parlare sono tutti elementi già presenti nel 4. Mi riferisco in particolare all’importanza nell’economia di gioco che rivestono i “drop” dei nemici siano essi soldi o ingredienti. Vi ho parlato di come il Duca sia il mercante di questo RE no? Bhé, da lui è possibile spendere soldi non solo per acquistare oggetti ed equipaggiamenti, ma anche per potenziare le statistiche e le proprietà delle proprie armi, come danni, tempo di ricarica, e capacità del caricatore. Il Duca inoltre vende anche alcuni “blueprint” per realizzare oggetti tramite il nuovo sistema di crafting, che permette di creare bombe, munizioni e soluzioni mediche da un apposito menù. E attenzione, non parlo del classico combinare gli oggetti della saga: qui si parla di una vera propria tab apposita, con item “risorsa” che si accumulano “magicamente” senza comparire nell’inventario vero e proprio. Anche i Tesori, oggetti che non hanno altra funzione se non quella di essere venduti al Duca, vengono ospitati in un loro apposito menù e lo stesso accade agli oggetti necessari a proseguire nella trama. Lo spazio limitato dell’inventario vero e proprio dunque viene riempito principalmente solo da armi, munizioni e oggetti curativi. Come negli RPG.


Resident Evil Village
Sebbene Ethan sia già in grado di costruire alcuni oggetti da sé, il resto dovrà impararlo dal Duca.

Esiste poi addirittura la possibilità di potenziare Ethan stesso tramite un sistema di power up legato sempre al Duca. In pratica il simpatico omaccione vi cucinerà dei piatti prelibati se sarete in grado di portargli tutti gli ingredienti che si ottengono principalmente “cacciando” gli animali presenti sulla mappa. Esplorando bene, li si trova tutti senza problemi. Esplorando bene esatto, cosa vitale in questo gioco: in ogni stanza o location potrebbe esserci qualcosa di utile, o qualche tesoro da rivendere al Duca. E il bello è che l’esplorazione non spezza minimamente il ritmo di gioco, visto che solitamente le aree puramente secondarie sono di poco distanti da quelle principali e richiedono comunque di affrontare pericoli extra. C’è anche una certa dose di backtracking, ma anche qui il tutto è gestito molto bene e legato alla trama. Messo così bene, un pizzico di RPG nel mio RE ce lo tengo volentieri.


Solo per i punti


Un piccolo appunto visto che si parlava di elementi RPG; dopo la sua assenza nel 7, fa il suo gradito ritorno The Mercenaries, che ne presenta vari. Diversa in ogni capitolo, stavolta questa celebre modalità extra funziona così: bisogna uccidere un certo numero di nemici in un tempo limitato, e una volta fatto è possibile passare allo stage successivo. Fra uno stage e l’altro è possibile acquistare armi e potenziamenti dal Duca. Inoltre sparsi per la mappa è possibile trovare dei potenziamenti per Ethan per renderlo ad esempio più resistente ai danni o più veloce nella corsa. L’obiettivo è riuscire a fare più punti possibile in ogni stage, cercando di concatenare le uccisioni in una serie di combo più lunga possibile nel minor tempo possibile. Possibile che ci fosse un altro modo per scrivere la frase precedente senza dover usare così tanto la parola possibile? Direi che è possibile, sì…

Ehm, un ottimo ritorno comunque.


Nessuna ruga sul volto che urla


Veniamo ora all’aspetto più terra-terra del gioco, ovvero quello tecnico. E qui signori miei troviamo nuovamente l’eccellenza. Il RE Engine si dimostra ancora una volta un motore spettacolare, con cui le capaci mani degli sviluppatori sono riuscite a modellare interni ed esterni francamente allucinanti per dettaglio grafico e atmosfera. Altrettanto valido è il lavoro svolto con i modelli di armi e personaggi, soprattutto quelli principali. Quelli dei boss soprattutto sono stracarichi di dettagli che ne rimarcano tutta la loro disgustosa bellezza. Di prima classe anche le animazioni, gli effetti di luce, ombre, esplosioni e quelli particellari, tutti molto credibili e privi di qualsivoglia difetto. Da segnalare qualche calo qualitativo delle texture in qualche ambientazione e una praticamente nulla possibilità di interagire con l’ambiente, se non con pochissimi elementi. Il motore fisico insomma si nota ben poco, se non quando forse si scalzano via dalle mani le armi dai nemici.


Il dettaglio delle ambientazioni è spaventoso.

Notevole il frame rating su PS5 e PS4, quasi sempre sui 60fps su entrambe le piattaforme, salvo qualche calo in alcune zone ben precise: si parla proprio di cali sporadici e per fortuna presenti quasi mai in situazioni di combattimento.

Il sonoro è stratosferico, sopratutto su PS5, grazie al fatto che il sistema 3D Audio è stato sfruttato in maniera da rendere difficile comprendere l’origine di un suono aumentando la sensazione di pericolo nel giocatore.

Buona la colonna sonora, soprattutto il tema presente nei bellissimi titoli di coda che consiglio assolutamente di non skippare.

Purtroppo deludente il doppiaggio italiano con un prestazione di Renato Novara nei panni di Ethan decisamente sottotono. Il consiglio di giocarlo in inglese o in giapponese: in entrambe le interpretazioni dei doppiatori sono stellari.

Lato Tecnico 95%
Sonoro 100%
Giocabilità 70%
Carisma 90%
Longevità 80%
Final Thoughts

Resident Evil Village è ottimo gioco. Non è un survivor, questo no, e nonostante sia il seguito diretto del 7, di cui conclude in maniera soddisfacente le vicende rimaste in sospeso senza deludere i fan, il capitolo a cui assomiglia di più è sicuramente il quarto, per atmosfera e gameplay. La storia propone un mix quasi sempre riuscito di azione e orrore e propone un protagonista che è riuscito ad entrare nel cuore di vi scrive come il protagonista migliore della saga. Alla faccia di Leon e Jill. Una realizzazione tecnica stellare e una narrazione serrata, riuscirebbero anche a far chiudere un occhio su certe imperfezioni di scrittura, ma alcuni limiti legati al retaggio del brand mal si sposano con gli avanzamenti tecnici e di game design fatti dall'industria negli ultimi anni. Senza queste beghe avrei gridato senza problemi al capolavoro. Ciononostante non posso fare altro che consigliare a tutti Resident Evil Village. Vivrete un'esperienza intensa come poche.

Overall Score 87%

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