PC, Recensione

Resonance – Recensione


Vince Twelve

Sviluppatore

Wadjet Eye

Publisher

Avventura Grafica

Genere

4151. Un numero a caso? No. Quattro individui differenti, una misteriosa esplosione, cinque anni di sviluppo ed un recensore condizionato dal gioco tanto da iniziare il suo pezzo con un enigma. Follie a parte, Resonance, la nuova avventura grafica sviluppata dai Wadjet Eye in collaborazione con Vince Twelve, sarà in grado di riportarvi nelle atmosfere del punta e clicca sano e puro del passato con incredibili colpi di pennello intinto nello stile. Dunque vediamo i motivi che riescono a dare a tale gioco un così grande spessore, ludico e narrativo, nel più tradizionale dei modi: trama, gameplay, grafica e sonoro.

UN SEGRETO CHE FA GOLA

resonance (2)Una forte esplosione ha colpito un laboratorio scientifico della zona: Ed, giovane matematico timido e impacciato, si dirige sul posto dopo una misteriosa telefonata del suo capo, il dottor Bennet. Ray, giornalista sempre a caccia di uno scoop, viene mandato da una misteriosa fondazione ad investigare su una banca dati riservata nascosta all’interno di un ospedale. Il detective Bennet sta pedinando un individuo sospetto in una zona malfamata, quando decide di passare all’azione dopo ore di appostamento. Anna è una giovane donna dal passato tormentato, infermiera per l’ospedale cittadino e con parentele complicate alle spalle. Poi d’improvviso un blackout, ed ecco che le vicende di questi quattro personaggi cominceranno pian piano a collegarsi tra loro, interconnesse dalla ricerca del “Vault”, una camera nascosta all’interno dei laboratori danneggiati che pare contenere un macchinario rivoluzionario, in grado di aiutare la popolazione mondiale ma pure di trasformarsi in arma letale e tascabile: sto cercando di non spoilerare eccessivamente la trama, ma posso dirvi che tutto ciò ha a che fare con il fenomeno della “risonanza” che richiama il titolo.
resonance (1)La storia, così come i dialoghi, è scritta in maniera magistrale: da molto, moltissimo tempo non mi capitava di trovare una perfetta fusione tra dramma, commedia, thriller, horror psicologico e colpi di scena nei momenti corretti, ovvero quando meno ce lo aspettiamo e che riescono nel farci fare il classico balzo sulla sedia, condito da vari “aaaaah hai capito…” oppure “Nooo, non ci credo”: forti partecipazioni emotive. Un ritmo incalzante, che ci prende e ci trasporta sempre più verso la fine della vicenda, raggiungendo la decina di ore totali; altro punto a favore l’inserimento coerente degli enigmi nella narrazione, in un sistema che premia il giocatore con nuovi luoghi da esplorare ed indizi per venire a capo della fisica, ma torbida vicenda, il cui finale dipenderà da decisioni importanti presi nel corso del tempo. Fantastico anche l’inizio di gioco, che strizzando l’occhio alla serie “24” ci permette di scegliere quale protagonista seguire durante il passare dello stesso arco temporale, notando così già i primi incroci tra le storie dei quattro personaggi: ineccepibile.

INNOVAZIONE

resonanceNon potevo che dare questo titolo per il paragrafo che riguarda le meccaniche di gioco: Resonance prende lezione dai grandi del passato e la mette in pratica fondendo idee già viste ad altre del tutto nuove in virtuosismi tecnici d’eccellenza. Seppure il gioco proceda, salvo per la sua parte centrale, in modo piuttosto lineare e senza eccessive esplorazioni su più luoghi, mantiene inalterata la qualità degli enigmi da risolvere, mai scontati e sempre utili per proseguire, permettendoci di ricevere suggerimenti dai nostri compagni di avventura quando preferiamo. I personaggi da controllare potranno variare da 1 a 4, decidendo ogni volta chi sia meglio seguire e spesso interagendo anche con piccoli gruppi, per rompicapi da risolvere con momenti di collaborazione collettiva.
Geniale poi la trovata degli slot di memoria da affiancare all’inventario, tecnica che a mio parere verrà scopiazzata alla grande da tante avventure del “post- Resonance”: oltre al classico spazio per affastellare oggetti da esaminare e combinare, troviamo infatti MEMORIA A LUNGO TERMINE, tasto che se premuto ci permetterà di accedere a ricordi di situazioni passate, utili per richiamare rapidamente la soluzione di alcuni puzzle oppure da sfruttare come argomenti di conversazione; ancor meglio lo spazio a lato, MEMORIA A BREVE TERMINE, che seppure verrà cancellata ad ogni passaggio intermedio della storia, ci permetterà di trascinare al suo interno oggetti con il mouse, per poi richiamarli in modo virtuale al momento giusto: potremo così chiedere ad esempio una chiave per una porta lontana, o informazioni su di un certo personaggio, e così via. Il sistema funziona e viaggia alla perfezione, per un gioco senza sbavature e dove non ho trovato alcun bug particolare, salvo giusto qualche leggero momento di incertezza in alcune camminate dei personaggi, ma sono cose che si possono facilmente accantonare.
Concludo dicendo che vi sono alcuni momenti un po’ alla puzzle game, mentre altri di inaspettata esplorazione, che vi stranieranno, portandovi al classico e sempre benvoluto momento WTF per gli anglofoni, e più simile ad un ECCECCACCHIO nostrano, dove subito non capirete che cosa stia succedendo, ma che la trama vi rivelerà passo dopo passo buttandovi secchiate su secchiate di soddisfazione e non facendovi staccare gli occhi dallo schermo tanto facilmente.

Pixel, adorati pixel

resonance (3)Ogni volta che mi imbatto in simili perle video ludiche noto come spesso siano realizzate mediante pixel art, qui ottima e di estremo effetto sia per quanto riguarda i modelli dei personaggi che delle location. Probabilmente tutto ciò serve per due punti paralleli: dimostrare affetto e rispetto nei giochi del passato, dove la grafica poteva essere solo questa ed era la trama, con il suo spessore, a contare davvero, ma pure come non stia nel fotorealismo la ricetta per avere un buon prodotto: Resonance prende tante, ma tante avventure moderne e se le mangia a colazione, pranzo e cena, sotto molti punti di vista. Prima di passare alle conclusioni, una breve panoramica sul comparto musicale, che non eccede ma non stona, e bene si inserisce tra gli spazi narrativi.

Grafica 95%
Sonoro 90%
Giocabilità 94%
Carisma 100%
Longevità 90%
Final Thoughts

Credo che sia una delle volte in cui è necessario usare una certa parola, ma la dirò solamente alla fine di tutto: in ogni caso Resonance è un adventure game dove si vede dietro ad ogni singolo pixel il lavoro, la pazienza e lo studio di anni da parte del team. Una cura meticolosa per il dettaglio, una progettazione ramificata dove andiamo a perderci, straniarci e poi ritrovarci, alla ricerca di un ultimo passo nella storia che sembra sempre arrivare e che invece non arriva mai, stupendoci e facendo rimettere all’opera il nostro cervello. Quattro personaggi caratterizzati a dovere, tanto da farci gustare le loro reazioni provando a combinarli in diverse coppie di azione, enigmi ottimi dove si fondono oggetti ad idee, una storia solida che meriterebbe di essere filmata in live video… essì, mi sa che dovrò proprio usare quella parola: capolavoro. Perché è questo il trattamento che si merita un gioco con una struttura simile, e perdipiù venduto a meno di un quarto di tanti titoli moderni. Perciò, amici giocatori, spegnete COD e dedicatevi per un attimo a Resonance, non avrete di che pentirvene.

Overall Score 93%
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