Rigid Force Redux PC, Recensione

Rigid Force Redux – Recensione: Shumps nostalgia


Anche nei videogiochi esistono mode e tendenze tipiche di un determinato periodo, generi ora in auge ma destinati a sparire o finire nel dimenticatoio dall’oggi al domani. Gli shoot ‘em up (da ora in poi shmups), ovvero gli sparatutto a scorrimento, spesso ad ambientazione spaziale, hanno dominato le scene nell’epoca dei 16 bit e delle mai troppo rimpiante sale giochi, periodo nel quale qualsiasi software house proponeva almeno un proprio esponente del genere. In quel periodo il punteggio nei videogiochi era ancora una cosa seria; certo l’obiettivo era sempre quello di arrivare ai titoli di coda ma la gratificazione massima che si poteva ricevere era quella di lasciare il proprio nome in cima alla schermata degli high scores (o magari scritta direttamente su un foglio e appiccicata al cabinato, per evitare di perdere il punteggio una volta spenta la macchina – sì erano altri tempi…) Con l’arrivo dei 32 bit il mercato degli shooter ha iniziato un lento declino (soprattutto di vendite) incontrando sempre meno le attenzioni del pubblico e, conseguentemente, dei publisher.


Rigid Force Redux


Pur non mancando titoli di assoluto spessore e veri e propri capolavori del genere anche nelle generazioni successive, gli shmups sono rimasti per lungo periodo relegati ad un mercato di nicchia, volto principalmente ai nostalgici e ai veterani di un tempo. Nonostante questa parabola discendente, gli shooter si sono dimostrati duri a morire e diverse case hanno più volte tentato di rinnovare la formula e rilanciare questo tipo di videogame. Abbiamo, quindi, assistito negli anni successivi, da una parte ad un aumento esponenziale della difficoltà e del numero dei proiettili su schermo (i cosiddetti bullet hell), dall’altra al tentativo di svecchiare la formula introducendo meccaniche nuove come, ad esempio, la possibilità di assorbire determinati colpi nell’ormai classico Ikaruga della Treasure.
Tutti questi prodotti, in ogni caso, hanno in comune l’essere principalmente rivolti ad una specifica fetta di pubblico, ovvero i fedelissimi del genere, utenti per i quali l’elevata difficoltà non costituisce un deterrente ma un motivo di interesse e una spinta a giocare.
Per i novizi cimentarsi con giochi di questo tipo può essere sin troppo doloroso e l’elevato tasso di sfida costituire più un deterrente che uno stimolo. Il titolo di Headup Games, al contrario, guarda ad una fetta di pubblico il più ampia possibile, prendendo per mano i nuovi arrivati ma proponendo al contempo una sfida degna anche ai veterani, a patto di comprendere a fondo la struttura altamente personalizzabile del gioco.


Soli nello spazio



Ci troviamo, dunque, di fronte ad un classico shmup che per struttura sembra direttamente uscito dal secolo scorso.
Le spiegazioni che seguiranno possono essere saltate a piè pari da chiunque abbia affrontato un Parodious o un Thunder Force, per tutti loro Rigid Force Redux sarà un po’ come tornare a casa. La meccanica di gioco è quanto di più semplice si possa pensare: a bordo della nostra astronave dovremo farci strada attraverso 6 livelli ed altrettanti boss, eliminando ogni ostacolo a con i nostri laser. L’unica modalità disponibile all’inizio, una sorta di story mode, prevede il completamento dei 6 livelli in successione ed è arricchita da una trama ed un briefing prima di ogni stage.
Si tratta di un semplice canovaccio, una scusa per giustificare la carneficina di astronavi nemiche che ci condurrà al finale e, pur essendo assolutamente accessoria, contribuisce a dare al titolo una certa identità senza risultare troppo invasiva. Ogni dialogo parlato e introduzione potrà essere skippato a piacimento, cosa che farete dalla seconda partita in poi, d’altro canto il punto forte di questo tipo di gioco non è mai stato la trama ma l’azione.
Vediamo dunque come si comporta Rigid Force Redux da questo punto di vista. Il gioco ci si apre con un rapidissimo tutorial che spiega i comandi di base e il funzionamento dei potenziamenti.


Rigid Force Redux

Sin dalle prime battute l’influenza di un gioco come R-type appare più che evidente: la nostra astronave può potenziarsi attraverso tre diversi tipi di pod che si collocheranno intorno alla navicella e che forniranno una bocca di fuoco aggiuntiva a quella base.
Ogni pod potrà poi essere migliorato più volte e posizionato durante la partita secondo varie configurazioni con la semplice pressione del tasto dorsale, dando così vita a diverse strategie e consentendo di coprire con il proprio sparo la più ampia zona di schermo. Si potrà così scegliere di posizionare il pod davanti all’astronave utilizzandolo come uno scudo protettivo dai proiettili o porlo ai lati della stessa aumentando esponenzialmente il proprio attacco. Raggiungere il massimo potenziamento significa sprigionare una notevole potenza, in grado di trasformare anche i passaggi più ostici in una passeggiata. La distruzione della propria astronave comporterà, però, la perdita di ogni potenziamento ottenuto precedentemente, con conseguente ritorno al modello base.
Ci si può, quindi, trovare in certi momenti quasi invincibili e sprezzanti del pericolo ma, al primo errore, improvvisamente retrocessi ad uno stato praticamente inerme e circondati da proiettili nemici. Oltre allo sparo di base è possibile utilizzare, altresì, un colpo caricato, più potente del primo ma che consumerà una apposita barra, da riempire nuovamente raccogliendo delle scie luminose lasciate dai nemici distrutti.




Vi è infine un colpo rotante, una sorta di spada laser, che potrà liberarci dalle situazioni più difficili eliminando i nemici che ci circondano.
Chi ha già giocato al sopra citato titolo Irem impiegherà più o meno 5 secondi per impratichirsi con i comandi di Rigid Force Redux e le sue meccaniche che, tutto sommato, seguono gli stilemi classici del genere.
Gli esordienti degli shooter, invece, saranno guidati progressivamente per mano da una curva di difficoltà particolarmente morbida che permetterà di padroneggiare ogni possibilità dopo pochi minuti. Al termine di ogni livello, come anticipato, ci attende poi lo scontro con un boss caratterizzato da dimensioni sempre generose e da una notevole resistenza alla nostra artiglieria. Relativamente a queste sessioni spiace constatare come il gioco, pur offrendo delle sfide interessanti e dei pattern di attacco diversificati, avrebbe potuto forse osare qualcosa di più. Non si tratta, è bene precisarlo, di scontri banali o eccessivamente scontati, semplicemente i grandi classici del genere ci hanno abituato a vette assolute di eccellenza mentre Rigid Force pecca purtroppo di poca inventiva e creatività, proponendo soluzioni fin troppo classiche. Manca, quindi, uno scontro veramente epico e memorabile, salvo l’immancabile boss finale che ai livelli più alti di difficoltà risulta cattivo e impegnativo il giusto.

Astronavi nel taschino.


Ho testato il gioco su Nintendo Switch prevalentemente in modalità portatile (il gioco è disponibile anche su Xbox One), rimanendo positivamente impressionato dal comparto audio e video del prodotto.
La grafica, infatti, risulta molto pulita e piacevole con nemici caratterizzati da una discreta varietà e ambientazioni di buon impatto, pur rimanendo ancorate ai classici del genere (si va dal pianeta ghiacciato all’infiltrazione nella base nemica spaziale, al pianeta desertico con creature nascoste nella sabbia…). I boss sono sicuramente realizzati con perizia e, pur mancando di guizzi particolari, sono ben animati e propongono, seppur raramente, anche qualche trasformazione e sorpresa.


Rigid Force Redux


Il motore di gioco mi è apparso assolutamente solido in qualunque occasione e non ho riscontrato rallentamenti di sorta durante le mie prove.
Si tratta di un assoluto punto a favore di questo prodotto che rende l’esperienza sempre pienamente sotto il controllo del giocatore.
Non capiterà mai di perdere una vita per colpa di qualche indecisione del motore grafico o per una scarsa leggibilità di quanto accade sullo schermo, tutto è solo nelle nostre mani.
Anche la colonna sonora si è rivelata particolarmente azzeccata, dando la giusta adrenalina al giocatore con pezzi ritmati e mai invasivi (anzi, in più di un’occasione mi sono trovato ad alzare il volume durante la partita per darmi la giusta carica). Sia dal punto di vista della giocabilità che da quello tecnico, dunque, Rigid Force Redux è sicuramente da promuovere.


La scuola degli shmups



Veniamo dunque al vero punto critico di questo prodotto: la longevità.
Partiamo da un doveroso presupposto: gli shmups non sono generalmente titoli lunghi nel senso comune del termine, raramente capita di trovarsi di fronte a giochi con tantissimi livelli o durate complessive dell’esperienza di più e più ore. Gli shooter, però, solitamente sono connotati da un livello di difficoltà superiore alla media che obbliga il giocatore ad imparare a memoria i pattern di attacco e la disposizione dei nemici per superare i punti più ostici. Grazie a questa peculiarità è possibile fornire esperienze sufficientemente longeve e gratificanti pur proponendo pochi stage.
Arrivare al termine del gioco è, spesso, una sfida ai limiti dell’umano ma per questo particolarmente gratificante per chi voglia dedicarsi con la giusta abnegazione. Questo tipo di approccio, certamente, rischia oggi di trovare meno proseliti del passato e scoraggiare il giocatore occasionale o poco propenso a ripetere più volte gli stessi stage.




Per questa ragione, il titolo Rigid Force Redux propone sin dall’inizio 3 diversi livelli di difficoltà con i quali affrontare l’avventura, in modo da adattarsi a ogni tipo di giocatore. Il livello più basso prevede una barra dell’energia per la nostra astronave, nemici apparentemente meno coriacei e qualche modifica atta a rendere alcuni passaggi meno ostici (soprattutto attraverso la disattivazione di varie trappole e laser). I continue sono limitati ma possono essere aumentati semplicemente continuando a giocare e sbloccando determinati achievments. Il gioco ci dà però la possibilità anche di ripartire dall’ultimo stage sbloccato, dando un definitivo colpo di grazia al fattore sfida. Un giocatore mediamente abile rischia di arrivare ai titoli di coda della modalità facile nel giro di troppo poco tempo, tenendo conto che i 6 stage complessivi possono essere completati in meno di un’ora.
La modalità difficile, invece, elimina la barra di energia (un colpo e sei morto) e rende il gioco molto più vicino agli standard dei vecchi sparatutto anni ’90, pur non raggiungendone la proverbiale difficoltà.
Chi ha già terminato i grandi classici del genere, magari con partite da “one coin”, deve necessariamente saltare i primi due livelli di difficoltà e lanciarsi direttamente verso la massima sfida, pena trovarsi di fronte a una passeggiata nello spazio. Chi affronta per la prima volta il genere, invece, può trovare in Rigid Force Redux e nella modalità più facile una vera e propria scuola per principianti dello sparatutto e, se dovesse sbocciare un amore per gli shmups, si può sempre passare alle difficoltà superiori.
O magari, chissà, recuperare qualche vecchio classico…




Una volta completato il gioco ci attende la modalità arcade, dove possiamo cimentarci nel raggiungimento del punteggio più alto in uno stage a scelta, e una modalità segreta che si sbloccherà dopo aver terminato l’avventura (lascio la sorpresa a chi vorrà provarlo ma diciamo che è un classico di questo tipo di giochi). Lo stimolo per continuare a giocare, dunque, deve venire direttamente dalla voglia di migliorare il proprio punteggio, tenuto conto che gli stage che si affronteranno saranno sempre i soliti sei.
C’è da dire che la modalità arcade rende la ricerca del punteggio migliore più interessante del previsto, introducendo un paio di variabili quali un sistema di combo e alcuni astronauti dispersi da salvare lungo gli stage.
Non manca poi un sistema di obiettivi da sbloccare per accedere a qualche illustrazione del gioco; abbastanza accessorio ma tutto sommato apprezzabile. Aumentare il livello di sfida delle due modalità principali è certamente un buon modo per cercare nuovi stimoli, ma la carenza di vere novità durante le run successive rischia di stancare troppo in fretta il giocatore. Nel tentativo di essere quanto più accessibile possibile, dunque, Rigid Force lascia all’utente la scelta più ampia su come affrontare l’avventura e in questo scopre fin troppo presto tutti i suoi contenuti.
Se, però, la febbre del punteggio più alto si impossesserà di voi allora il gioco potrà darvi soddisfazioni anche a lungo termine.

Lato Tecnico 80%
Sonoro 80%
Giocabilità 85%
Carisma 85%
Longevità 70%
Final Thoughts

Il titolo Headup games è sicuramente un prodotto valido e curato, caratterizzato da una buona giocabilità, una grafica piacevole e pulita e comandi impeccabili. Si tratta di un gioco che può essere apprezzato sia dai veterani che dai neofiti assoluti del genere, grazie all’amplissima possibilità di personalizzazione dell’esperienza e ai suoi tre livelli di difficoltà. Questa libertà, però, pur essendo uno dei lati positivi del titolo rischia paradossalmente di diventare un’arma a doppio taglio, rendendo il gioco sin troppo semplice e la sua conclusione eccessivamente rapida. Il difetto principale del titolo, infatti, risiede nella sostanziale brevità dell’esperienza proposta e nella possibile mancanza di nuovi stimoli a continuare una volta raggiunti i titoli di coda. I sei livelli disponibili, pur discretamente lunghi, possono essere completati complessivamente in meno di un’ora e una volta terminato il gioco rimangono soltanto la modalità arcade e poco più. Il consiglio che mi sento di dare, quindi, è di concedere al titolo una possibilità, scegliendo però sin dal principio una sfida più tosta, salvo magari abbassare le pretese in corso di avventura. Per tutti gli amanti degli sparatutto o per i curiosi che non hanno mai avuto il coraggio di mettersi alla prova con un genere considerato da sempre ostico, Rigid Force Redux risulta un gioco assolutamente consigliato, in grado di divertire senza mai risultare proibitivo o frustrante. E di riportare finalmente il punteggio al centro dell’esperienza, anche se solo per pochi minuti.

Overall Score 80%
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