Rise of tomb raider PC, Recensione

Rise of the Tomb Raider – Recensione Versione PC


Crystal Dynamics

Sviluppatore

Square Enix

Publisher

Azione, Avventura

Genere

Lara Croft segue il suo destino…

 

Ah Lara, Lara, Lara. Magari nel prossimo capitolo li farai piangere tu, eh?

Passano gli anni, ma anche la vecchia Lara ha sempre il suo fascino.

Gli anni 10 di questo secolo saranno ricordati come gli anni dei reboot. Sono varie le serie che sono state “rilanciate” nel corso di questi anni; Devil May Cry, Syndicate, Deus Ex, XCOM, fra le più popolari. Non sempre questi tentativi di “svecchiare” qualche universo narrativo andando a riscriverne alcuni eventi chiave funziona a pieno, ma di sicuro per Tomb Raider ha funzionato. Il primo capitolo, sviluppato da Core Design e pubblicato da Eidos, uscì nel lontano 1996, quando ancora la Playstation era padrona incontrastata del mercato videoludico. Il gioco era un incredibile mix di azione e platfotm, con una protagonista carismatica, destinata a diventare un’icona dei videogiochi: Lara Croft.

Armata di pistole e tanta intraprendenza, la boombastica Lara, riuscì ad entrare con facilità nel cuore dei videogiocatori: basti pensare che i titoli usciti per la sola PSX furono ben 5. Poi negli anni 2000 il suo successo inizió a scemare, per colpa di un capitolo PS2 non proprio brillante e perché nel frattempo il mercato si era spostato in quella che chiamerei la fase “Call of Duty”, che si trascina ancora oggi. Peró un personaggio come Lara non é facile da accantonare e Eidos, affidò il compito alla Crystal Dynamics di riportare Lara alla vecchia gloria. Seguirono tre capitoli (uno dei quali un remake del primo) che risvossero un buon successo. É nel 2013 però che tutto cambia. Square Enix dopo aver acquistato la Eidos, decide di rilanciare il brand Tomb Raider e incarica la Crystal Dynamics di lavorare ad un reboot.

Rise of the Tomb Raider

Esce dunque Tomb Raider. Il titolo identico al capostipite del’96, mette subito in chiaro che si tratta di un nuovo inizio. Difatti il gioco prende e ci mette nei panni di una Lara molto diversa da quella a cui siamo sempre stati abituati. È una Lara giovane, inesperta, che si ritrova suo malgrado a dover imparare a sopravvivere con le sue sole forze. E’ un battesimo del fuoco duro, costellato di eventi traumatici e con il primo incontro con l’ignoto. Un incontro che spinge la ragazza a continuare sulla strada dell’archeologia, consapevole che esistono forze inspiegabili e misteriose. Ed è proprio da qui che riparte Rise of The Tomb Raider, da una Lara decisa a continuare sulla strada dell’archeologia e svelare misteri inspiegabili e in particolare uno di essi legato al suo passato. La sua indagine la porterà nel cuore della Siberia e ad affrontare un’altra volta una sfida al limite della sopravvivenza che la porterà ancora più vicina a divenire quella badass che abbiamo amato anni fa.

Lara Croft

La nuova Lara con l’arco e la faccia d’angelo ha anche lei parecchio carisma. Chissà quanto ne avrà una volta “maturata”.

I will survive

Rise of the Tomb Raider

In Rise of the Tomb Raider la natura si mostra con la sua duplice faccia di amica e nemica.

La struttura portante del gameplay è rimasta pressoché invariata rispetto al titolo che abbiamo affrontato due anni fa. Il giocatore deve muoversi in grandi macroaree, dal clima e dalla geografia ostile, risolvendo enigmi ambientali e affrontando svariate tipologie di nemici. Per sopravvivere Lara è costretta a ricorrere a tutte le sue doti da avventuriera, prima fra tutte la sua grande esperienza in tecniche di sopravvivenza, di cui ha già potuto riscontrare l’efficacia durante la sua prima disavventura nel Triangolo del Drago. Lara è in grado di procurarsi risorse dall’ambiente che la circonda, quali legname, minerali e vegetali che può utilizzare per sopravvivere. La prima arma che Lara si costruirà durante una cutscene è un arco, l’emblema stesso del vero survivor, le cui frecce vanno costruite sfruttando legname e piume d’uccello sparse in giro. Soprattutto all’inizio l’arco è essenziale per svolgere un’ attività importantissima quando si parla di sopravvivenza: la caccia. Grazie alla sua silenziosità l’arco permette di colpire gli animali selvatici senza metterne in allerta altri, o attirarne di pericolosi.

Rise of the Tomb Raider

Nei campi base Lara può migliorare le sue armi, compreso il fedele arco.

Similmente a quando accadeva nel capitolo precedente le pelli degli animali abbattuti e altre parti delle loro carcasse possono essere utilizzati nei vari campi base sparsi in giro per le mappe per migliorare, attrezzi, armi e altri oggetti utili come borse o faretre.  Per tutta la durata del gioco la necessità di procurarsi risorse è sempre presente, perché Lara entra continuamente in possesso di nuovi oggetti. Sul fronte armi ad esempio le capitano tra le mani pistole, fucili a pompa e fucili d’assalto, tutti potenziabili, per non parlare delle varie tipologie di frecce producibili per l’arco: velenose, incendiarie ed esplosive. Sul fronte equipaggiamenti oltre ai picconi da roccia che fanno un gradito ritorno, Lara entrerà in possesso anche di un rampino utilizzabile per “agganciare” determinate superfici e superare degli ostacoli altrimenti insormontabili. Nonostante le varie aggiunte all’inventario però non succede mai che un oggetto diventi inutile e finisca nel dimenticatoio. Crystal Dynamics è riuscita, inserendo in maniera tattica alcuni upgrade, a rendere necessari tutti gli oggetti che si trovano fino alla durata del gioco, soprattutto per quanto l’esplorazione. L’esempio lampante di come siano riusciti a sfruttare fino infondo ogni oggetto sta nell’arco: sebbene possa sembrare che inutile ai fini del combattimento una volta trovata la prima arma da fuoco, l’arco continua a restare un fedele alleato in battaglia, anche nelle fasi più avanzate, grazie alla sua già elogiata silenziosità. Se deciderete di affrontare gli scontri in maniera furtiva, non potrete fare a meno di utilizzarlo. E a proposito di furtività, se siete degli amanti di questo tipo di approccio, sappiate che questa componente è stata sensibilmente migliorata grazie all’inserimento di alcune feature come uccisioni silenziose dall’interno di gruppi di cespugli o agguati dall’alto, resi possibili dalla nuova capacità di Lara di poter scalare gli alberi (qualcuno ha detto Assassin’s Creed 3?).

Insegnamenti vecchi e nuovi

Rise of the Tomb Raider

Attivando la visuale Istinto di Sopravvivenza con la pressione di un tasto, verrà evidenziato su schermo tutto quello con cui Lara può interagire. Naturalmente questa funzione può essere disattivata se siete dei puristi del “prova e scopri”.

Naturalmente non poteva mancare il sistema di skill in questo gioco e difatti lo ritroviamo presente nella stessa forma del 2013. Lara accumula  esperienza in base alla azioni che compie e quando ne ha guadagnata abbastanza quell’esperienza si trasforma in punti spendibili in tre rami di skills: Combattimento, Caccia e Sopravvivenza. In base al modo in cui spenderete i vostri punti potrete rendere Lara più resistente ai colpi e alle esplosioni, più rapida nell’utilizzo dell’arco o nella costruzione di oggetti, o anche nella cura delle ferite. Il fattore salute è difatti diventato molto più importante ai livelli di difficoltà più alti, perché la rigenerazione spontanea di quest’ultima è stata fortemente diminuita e quindi risulta necessario curarsi per poter sopravvivere nelle fasi più concitate. Ovvio che per farlo dovrete avere nell’inventario tessuto e erbe curative. Non speravate mica di trovare dei medipack in giro vero?

Rise of the Tomb Raider

Le tombe opzionali offrono alcune della ambientazioni più suggestive del gioco.

Alcune abilità non sono sbloccabili tramite  questo normale meccanismo, ma richiedono di compiere un particolare tipo di azione per essere apprese: esplorare una tomba. Disseminate per le mappe in aree più o meno nascoste, queste tombe sono composte da rompicapi ambientali da risolvere per raggiungere vari tesori e un libro antico, dal quale Lara può apprendere della abilità speciali. Ci sono un totale di 9 tombe all’interno del gioco e la loro mancata esplorazione non comporta nessuna conseguenza: sono totalmente opzionali. Consigliamo tuttavia di esplorarle tutte anche solo per godervi delle ambientazioni pazzesche; una delle tombe è un’antica galea rimasta incastrata nel ghiaccio di una grotta siberiana (scan qui a lato) Spettacolo puro! Esplorare le tombe opzionali è anche l’unico modo di riuscire a completare il gioco al 100%, riuscendo a trovare tutti i collezionabili. Ce ne sono veramente tanti, come antiche monete bizantine e svariate tipologie di documenti che è possibile leggere per conoscere nel dettaglio ogni particolare della storia e dei suoi retroscena. Disseminati per la mappa sono presenti anche molti manufatti non raccoglibili, come bassorilievi e steli che possono essere analizzati sempre con lo stesso scopo. Alcuni di questi oggetti opzionali che fanno parte della lore del gioco, possono essere letti e interpretati solamente possedendo il livello di “lettura” di una lingua fra le tre presenti nel gioco: russo, greco e mongolo. La conoscenza di queste lingue è una vera e propria skill secondaria che si alza ogniqualvolta si ritrova un documento, un artefatto o una reliquia in quella lingua.

Rise of the Tomb Raider

Ah Lara, Lara, Lara. Magari nel prossimo capitolo li farai piangere tu i nemici eh?

Ritrovare ogni oggetto è abbastanza impegnativo e richiede la costanza di recarsi più di una volta in una location per raggiungere oggetti che magari prima non erano recuperabili a causa della mancanza di equipaggiamenti non ancora sbloccati. Un buon modo per sfruttare a pieno ogni parte di una mappa. Ad arrichire ulteriormente l’offerta sono presenti una serie di quest secondarie che potremo portare a termine per conto dei nativi siberiani, che in cambio ci daranno equipaggiamenti speciali ed esperienza, e tutta una serie di sfide (complete di modificatori anche alquanto strambi tipo “tutti con teste enormi” sbloccabili una volta completata una sezione del gioco. I contenuti insomma non mancano e Rise of the Tomb Raider e quindi la longevità del titolo non è per nulla malaccio: 15 ore circa per completare la trama principale, e 30-40 per raccogliere tutti i collezionabili.

I capelli di Lara all’aura sparsi

Rise of the Tomb Raider Pure Hair

A sinistra Lara senza Pure Hair, a destra con Pure Hair. La differenza si nota, ma a quale costo?

Parliamo ora del lato tecnico. Graficamente il gioco si presenta molto bene fin dai primi secondi con un percorso montano che sembra voler dire “Potevamo fare i fighi fin dall’inizio e lo facciamo!”. Un atteggiamento che Crystal Dynamic può permettersi vista la quantità di ambientazioni affascinanti e colpi d’occhio degni di un documentario. In quanto a grafica il gioco da il meglio di sé quando si tratta di mostrarci grandi spazi aperti, finemente illuminati da un ottimo sistema d’illuminazione, ma è all’interno delle tombe (opzionali e non) che invece mostra tutto il potenziale del suo level design e il suo fascino alla “Indiana Jones”, che non fa  rimpiangere i primi capitoli della saga. Corridoi claustrofobici, ampie stanze dove attivare meccanismi segreti per poter sbloccare porte e piattaforme, tutto condito da polvere, ragnatele, cadaveri, antichi manufatti e altri dettagli disseminati qua e la con estrema cura.

Rise of the Tomb Raider

Le “fughe” del gioco sono estremamente adrenaliniche.

E molto curate sono anche le parti in cui invece il level design si piega alle esigenze delle fughe rocambolesche dove ogni ad ogni passo puó spalancarsi un crepaccio o esplodere un muro. Tutto questo é godibile a 60fp fissi, che solo rarissimamente ci è capitato di veder oscillare sotto tale soglia, e in presenza di condizioni particolari come aree vaste e piene di edifici. Questo volendo giocare ad impostazioni elevate, ma settando il tutto a medio e disattivando alcune opzioni avanzate, il gioco risulta godibile a 60fps anche su macchine datate, mantenendo comunque un aspetto molto buono. Una cosa che dovete assolutamente disattivare se non avete un pc di fascia alta è sicuramente il pure hair,  la tecnologia che rende i capelli di Lara più realistici e dettagliati. Per carità, attivandola potrete ammirare la setosità della sua chioma e vedere perfino i fiocchi di neve che ci si accumulano sopra, ma non avete idea di quanto questo costi in termini di prestazioni.
L’intelligenza artificiale dei nemici non è cambiata molto da quella del capitolo precedente e si assesta su buoni livelli, con nemici umani che tenteranno di aggirarvi e stanarvi dai ripari tirandovi granate, e animali che vi attaccheranno in branchi organizzati aspettando una vostra schivata sbagliata per mangiucchiarvi per bene. Il comparto audio offre effetti di buon livello, con suoni il più delle volte credibili e musiche che ben demarcano sia i momenti d’azione sia quelli esplorativi. I doppiaggi in inglese e italiano sono entrambi ben realizzati e c’è la possibilità di impostare il parlato in una lingua e i sottotitoli in un’altra.

I dolori della giovane Lara

Rise of the Tomb Raider

Ora sai chi sei Lara e noi speriamo in tuo divenire ciò che sei destinata ad essere: una vera badass.

Una piccola lamentela sul doppiaggio però c’è e riguarda Lara. Non si tratta di qualcosa legato all’interpretazione delle attrici in sé, che si dimostrano anzi piuttosto brave, ma sull’immagine generale di Lara che certe linee di dialogo e, un certo dettaglio in particolare, danno di lei. Quel certo dettaglio sono i lamenti. Le tonnellate di lamenti, piagnistei e gemiti che Lara emette di continuo. Mi spiego meglio. Come detto all’inizio di questa recensione, Lara è un personaggio complesso che attraverso questi nuovi capitoli sta subendo un processo di restyling, sia grafico che emotivo. Nel Tomb Raider di 2 anni fa avevamo una Lara inesperta, alla sua prima esperienza con morte e violenza e quindi giustamente caratterizzata come ingenua e impaurita. Ora Lara ha acquisito più esperienza e affronta le cose con maggior freddezza e determinazione, anche se non con quel forte disagio emotivo che il primo trailer del gioco aveva fatto trasparire, e che sinceramente avrei trovato un’aggiunta molto interessante, ma vabbé. E allora perché così tanti lamenti? Perché sembra che sia sempre sul punto di mettersi a piagnucolare? Quando si schianta contro pareti di roccia o cade da altezze che farebbero impallidire Felix Baumgartner, allora è anche giusto che si lamenti, ma a volte parte la litania anche al minimo problema di percorso. Non che sia irrealistico che uno si lamenti eh, vorrei vederci noi ad affrontare quello che affronta Lara, ma qui stiamo parlando di qualcuno che dovrebbe essere oramai  almeno un minimo avvezzo al rischio. La cosa forse non sarebbe balzata così all’occhio se la campagna pubblicitaria non avesse fatto intendere che avremo avuto a che fare con una Lara più tosta, più vicina alla avventuriera veterana che è destinata ad essere. Forse la trasformazione avverrà nel prossimo capitolo?

Grafica 90%
Sonoro 85%
Giocabilità 90%
Carisma 85%
Longevità 85%
Final Thoughts

Rise of the Tomb Raider ripropone la stessa formula del suo predecessore fatta di scene spettacolari, puzzle ambientali combattimento ed esplorazione, con l'aggiunta però di nuove piccole feature e aggiustamenti che aggiungono al gioco qualcosa in più. Una buona trama e un buon ritmo, riescono a renderla un'esperienza piacevole dal punto di vista narrativo e l'ottimo comparto tecnico dona ai nostri occhi momenti di bellezza e un frame rate solidissimo. Un ottimo gioco, ma ora ci aspettiamo qualcosa in più per il prossimo capitolo, sia per quanto riguarda il gameplay, sia per quanto riguarda l'evoluzione di Lara come personaggio. Se è un gioco d'avventura che state cercando, compratelo ad occhi chiusi.

Overall Score 87%