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Ritual Crown of Horns – Recensione: Cowboy, streghe e orde


Il Far West incrocia nuovamente il mondo videoludico, questa volta con un horde game che poteva decisamente osare di più. Ecco la recensione di Ritual: Crown of Horns, ma prima il video:

La morte non conta i dollari

Ambientato nel 18XX, Ritual Crown of Horns ci propone di vestire i panni di Daniel Goodchild, un cacciatore di taglie mandato dal governo americano per ammazzare una strega. Il pistolero di cui se ne cantano le lodi fin dalla prima schermata, verrà tuttavia goffamente ucciso e poi successivamente riportato in vita proprio da quella che doveva essere la sua taglia: così, i due finiscono a taralucci e vino, decidendo di unire le forze e scacciare la minaccia del Culto del Corno dalle terre americane.
Il giocatore prenderà i comandi proprio di Daniel Goodchild, mentre la strega fungerà come obiettivo da proteggere durante le missioni, quest’ultima sarà anche in grado di donarci incantesimi e di gestire tutta la parte relativa agli upgrade. Insomma, nulla di particolarmente innovativo; peccato, perché per quanto strambo il connubio cowboy + strega poteva essere un incipit interessante, evolvendo in possibili risvolti kitsch “tarantiniani” – invece, niente di tutto ciò. La trama prosegue per tutte le sue 7/8 ore in modo blando e sbrigativo, anche i personaggi secondari servono più che altro per introdurre elementi al gioco (tipo venditori di armi o missioni secondarie) senza riuscire in nessun modo ad arricchire la narrazione.

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Il buono, il brutto, il cattivo

Visivamente il gioco si presenta con un motore grafico 3D con visuale dall’alto, risultando – tra alti e bassi – abbastanza gradevole, seppur generalmente “piatto” e deficitario per quello che riguarda la varietà degli asset adoperati. Gradevoli le schermate fisse che anticipato le battaglie e svolgono la parte narrante del gioco, seppur il font sia terribilmente poco leggibile e fastidioso (preparatevi all’effetto “sdoppiamento delle lettere”).
Il sonoro è funzionale e come spesso capita in questi casi nulla è anche solo lontanamente memorabile, il tutto sembra assemblato con le solite librerie royalty free a disposizione nei vari store di raccolta risorse o analoghi file audio realizzati senza troppe pretese.
Semplificando possiamo tranquillamente affermare che Ritual: Crown of Horns ci ha dato la sensazione di un titolo mobile trasportato sul “grande schermo”, quindi non troppo curato a livello artistico ed estremamente nella media come realizzazione tecnica.

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Se sei vivo, spara

La giocabilità Ritual Crown of Horns riprende elementi dai classici arcade anni 80/90 per trasportarli nel genere “horde game”. Per chi non lo sapesse, si tratta di un genere derivativo dagli shooter che ha come peculiarità sparatorie in arene ristrette, dove bisogna resistere il più possibile a orde di nemici pronte a farci fuori. Gli elementi arcade si intravedono in una difficoltà elevata fin dai primi stage e in una buona velocità dell’azione. Il gioco risulta quindi subito divertente e accessibile a tutti, ma allo stesso tempo solo i più abili potranno padroneggiarlo al meglio.
Pur apparendo perfetto per delle sessioni mordi e fuggi, Ritual Crown of Horns non convince particolarmente nei comandi. Mirare nemici e sparare non risulta responsivo, aggravato da un’oggettiva legnosità dei controlli (dove è richiesto indirizzare lo sparo tramite analogico, mirare con il tasto dorsale sinistro e sparare infine con il grilletto destro. Cosa che risulta davvero scomoda e inficia l’immediatezza dell’economia del game design).

ritual crown of horns

Valutazione

Grafica 68%
Sonoro 64%
Giocabilità 72%
Carisma 63%
Longevità 72%
Final Thoughts

Ritual: Crown of Horns sicuramente non merita una bocciatura, tuttavia la generale mediocrità a livello tecnico e artistico si fanno sentire. Si tratta in definitiva di un prodotto che difficilmente riuscirà a stregarvi, però potrebbe risultare sufficientemente divertente se siete in cerca di qualcosa senza troppe pretese.

Overall Score 67%
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