Rosewater Anteprime, PC

Rosewater – Anteprima: Giornalismo e mistero nel Far West


Il lontano West di fine ‘800 è, certamente, il setting ideale per un videogioco: ci sono sparatorie dietro ogni angolo, eroi solitari a cavallo, panorami e spazi infiniti tanto belli quanto potenzialmente pericolosi e il senso di inesplorato è sempre presente. Stranamente, questa ambientazione non è stata utilizzata con particolare frequenza se parliamo del genere delle avventure grafiche dove, probabilmente, l’esponente migliore è stato Freddy Pharkas: Frontier Pharmacist, titolo Sierra di forte comicità che ci vedeva impersonare, forse per la prima volta in un videogame, un farmacista. Abbandoniamo però ora l’angolo della nostalgia e lustriamo per bene le nostre colt, perché Grundislav Games ha ben pensato di regalare agli utenti Pc un nuovo titolo western, in arrivo l’anno prossimo su Steam, e che abbiamo testato in anteprima. Rosewater inizia con uno strattagemma narrativo utilizzato più e più volte in mille film: l’arrivo della protagonista in una nuova città – dal cui nome il titolo del gioco – dove nessuno ci conosce, strattagemma che ci getta immediatamente nel mezzo della storia senza troppi fronzoli.



Noi impersoniamo Harley Leger che si trasferisce nel piccolo villaggio di Rosewater per lavorare presso il giornale locale e il nostro primo compito sarà proprio quello di recarci alla sede del quotidiano per iniziare il nostro nuovo incarico. Come ben potete immaginare, si tratta, semplicemente, di un pretesto per dare il via ad una serie di accadimenti che, piuttosto rapidamente, cambieranno i nostri obiettivi. La storia, inizialmente molto semplice, lascia intravedere sin dalle prime battute ottime potenzialità, lasciandoci il compito di scoprire sia il passato della protagonista che quello della città stessa e dei suoi abitanti, con alcuni elementi di stampo più apertamente fantastico che potrebbero trovare spazio nella seconda parte dell’avventura. I riferimenti ad un misterioso incidente con una fonte di energia “alternativa” avvenuto anni prima, restano all’inizio semplicemente abbozzati ma l’esperienza mi insegna che presto, con tutta probabilità, faranno la parte del leone nella storia.



Il nostro avatar si rivela da subito discretamente interessante e particolarmente sfaccettato: non ci troviamo di fronte ad una semplice giornalista, bensì una donna abile con le parole quanto con i pugni, dal passato misterioso e dall’ironia graffiante. I dialoghi, in particolare, ci consentono una discreta libertà, consentendoci di scegliere approcci più o meno ostili col nostro interlocutore. Ho apprezzato, in particolare, quel senso di definitività delle scelte che permea ogni dialogo. Solitamente nelle avventure grafiche è possibile riproporre ai vari personaggi le stesse domande fintanto che non si saranno esaurite tutte le possibili opzioni. Qui, invece, scelta un’impostazione dovremo portarla fino in fondo e questo farà si che ogni dialogo dovrà essere affrontato con la giusta attenzione, pena precluderci qualche possibilità in futuro. Sulle scelte e le biforcazioni del titolo, comunque, spenderò qualche parola più avanti. Dal punto di vista del gameplay, Rosewater decide di muoversi sulla strada della tradizione, apportando giusto un paio di limature a un sistema di comandi altrimenti molto basilare. Spostando il cursore sui punti sensibili dell’ambientazione, questo ci consentirà di svolgere l’azione prevista con un semplice click, ma, quando sarà possibile interagire in maniera diversa, si aprirà un comodo menù a tendina che permetterà di scegliere cosa fare. Questo sistema, perfetta via di mezzo tra la classica barra dei comandi e la selezione singola degli ultimi titoli, consente da una parte di velocizzare l’azione e dall’altra di mantenere comunque una certa profondità, garantendo, potenzialmente, una buona varietà di enigmi. Altro elemento che ho apprezzato è la possibilità di evidenziare le zone interattive della schermata con la semplice pressione di un tasto, scongiurando così la caccia al pixel che ha rovinato spesso anche titoli blasonati e lasciandoci la possibilità di concentrarci solo sulla strada da prendere piuttosto che sulla ricerca dell’oggetto nascosto nello scenario.


L’importanza delle scelte


Il gioco, come già anticipato, promette una certa libertà di azione, con strade alternative per risolvere i vari enigmi e conseguenze diverse a seconda delle proprie scelte. Nella mia prima run ho seguito un approccio piuttosto classico, cercando di non inimicarmi alcun personaggio in particolare e arrivando alla fine della demo utilizzando più il ragionamento che l’azione. Gli enigmi non mi sono sembrati particolarmente complessi per il momento, basandosi soprattutto sull’utilizzo dell’oggetto giusto al momento giusto. Ma nel west non puoi essere l’amico di tutti, devi per forza di cose sporcarti le mani e pestare i piedi a qualcuno. Ecco, quindi, che nella mia seconda sessione ho deciso di rendere la protagonista un po’ più odiosa e di passare all’azione e allo scontro senza troppa diplomazia. Le conseguenze delle mie azioni non sono tardate ad arrivare, cambiando lo sviluppo della storia in modo interessante e differente rispetto al mio primo tentativo. La demo si conclude, comunque, nel medesimo modo, per evidenti necessità narrative, ma le relazioni strette con i vari personaggi sono assolutamente differenti. E’ qui, dunque, che Rosewater si gioca il grosso delle sue potenzialità: se da una parte è impossibile pensare che la storia prenda ramificazioni troppo distanti a seconda delle scelte, dall’altra è necessario che certi personaggi non dimentichino le nostre azioni e che gli approcci presi all’inizio si ripercuotano sensibilmente sulla dinamica degli enigmi.


Rosewater

Possiamo decidere di venire alle mani con un interlocutore che ci ostacola l’accesso o aiutarlo in una piccola quest; possiamo intervenire in soccorso di una persona o lasciarla ferita in strada. Le biforcazioni sono già molte nella demo e le potenzialità altrettante; ammetto di essere particolarmente curioso di vedere come gli sviluppatori riusciranno a portare avanti le varie ramificazioni e con quante e quali differenze. Un approccio di questo tipo mi ha ricordato il capolavoro Lucasarts “Indiana Jones and the fate of Atlantis” con la possibilità di scegliere più approcci ai vari enigmi e se privilegiare l’azione o il ragionamento. Il paragone con uno dei capisaldi della storia delle avventure grafiche rende abbastanza l’idea di quanto Rosewater stia puntando in alto e, inevitabilmente, dei rischi presenti dietro l’angolo. Per forza di cose questo sarà il principale punto da analizzare in sede di recensione, quando il prodotto finito giungerà sullo store. Gli sviluppatori promettono, anche, la presenza di incontri random con i personaggi secondari e eventi “casuali”; sarà interessante verificare come questo elemento si amalgamerà agli altri nel prodotto finale. Nella mia seconda run ho effettivamente incontrato un personaggio assente nella prima sessione di gioco, in un breve siparietto non interattivo, resta da verificare peso e frequenza di questi eventi randomici. Tutte queste caratteristiche potrebbero, se ben integrate, aumentare notevolmente la longevità dell’avventura e stimolare la rigiocabilità, scongiurando così il principale difetto di questo genere di videogiochi ovvero i pochi stimoli a riprendere la storia una volta terminata.


Grafica e sonoro


Per quanto riguarda il lato tecnico, invece, il gioco risulta già convincente in questa versione preliminare, almeno dal punto di vista grafico. Lo stile adottato è il classico 2d di stampo cartoon, con personaggi ben animati, fondali sufficientemente rifiniti e scene di intermezzo brevi ma ben curate. Nulla che faccia gridare al miracolo ma, certamente, uno stile piacevole e funzionale con l’azione sempre ben leggibile sullo schermo. Relativamente al sonoro, invece, non è ancora possibile esprimere un parere: le musiche della demo sono provvisorie e manca completamente il parlato che dovrebbe essere incluso nella versione finale. Non ci resta che attendere ancora qualche mese per vedere come gli sviluppatori integreranno questi elementi nel titolo. La lingua italiana non è prevista né nella demo né nella versione finale; per i non anglofoni potrebbe trattarsi di un grosso difetto vista la mole non indifferente di testo e ci auguriamo che il nostro idioma possa essere introdotto, anche successivamente con patch. Sarebbe, infatti, un peccato precludersi un titolo con così tante potenzialità che, al contrario, per il momento sembra meritare un’ampia platea di giocatori.


Rosewater

Considerazioni In conclusione, la demo di Rosewater mi ha pienamente convinto; manca ancora molto tempo all’uscita finale del gioco ma gli sviluppatori sembrano essere sulla giusta strada. Il titolo ha una propria forte personalità che potrebbe consentirgli di ritagliarsi un giusto spazio in un mare sempre più affollato di avventure grafiche. La possibilità di risolvere i vari enigmi prendendo strade diverse è sicuramente una delle caratteristiche più interessanti del prodotto e che potrebbe decretarne il successo, così come tarpargli le ali. Se gli sviluppatori dovessero riuscire a garantire al giocatore una sufficiente libertà di approccio, fino alla fine del titolo, allora Rosewater potrebbe veramente diventare una delle migliori avventure grafiche del 2021. In ogni caso ci troviamo sicuramente di fronte a uno dei titoli da tenere sott’occhio nei prossimi mesi.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.