Ryse: Son of Rome Recensione

Ryse: Son of Rome – Recensione (Esclusiva Xbox One)


Crytek

Sviluppatore

Microsoft

Publisher

Hack and Slash

Genere

Non sono molti i videogiochi ambientati nell’antica Roma e quei pochi che esistono sono per la maggior parte degli strategici/gestionali (Imperium, Rome Total War, Caesar). Fu con grande gioia quindi che la comunità di fedelissimi Xbox, accolse l’annuncio che Crytek stava sviluppando un nuovo titolo action “sword and sandal” per 360 : Codename: Kingdoms. Il gioco fu successivamente presentato come Ryse, gioco per 360 Kinect only, ma poi all’E3 2012, arrivò la notizia che il progetto sarebbe passato su Xbox One, divenendo una delle esclusive al lancio della nuova console Microsoft. Un anno dopo Ryse: Son of Rome è finalmente nei negozi, in veste di titolo action con funzionalità kinect, e di araldo della next-gen; perchè si sà che quando si dice Crytek, si dice graficone. Osserviamo dunque da vicino questo nuovo sforzo della casa del CryEngine.

Vendetta alla romana

Ryse: Son of Rome - Marius Titus

Il prode Marius Titus mentre incita le truppe alla battaglia.

Ryse: Son of Rome è un titolo action-hack and slash dei più classici, in cui lo scopo principale del gioco è massacrare orde e orde di nemici fino a quando il braccio non ti si stacca dallo sforzo. Giochi del genere una volta non avevano granchè di trama, ma gli ultimi anni ci hanno insegnato che anche gli action possono dire la loro su questo fronte, e sarà questo il caso di Ryse? Diciamo di sni, o nsi se preferite. La storia è coerente e raccontata efficacemente tramite vari flashback, ma il plot non è nulla di nuovo: avete mai visto Il gladiatore, di Ridley Scott? Bene, prendete la trama di quell’epico, quanto storicamente inaccurato film, e aggiungeteci molte più battaglie, qualche elefante, qualche divinità ed eccovi Ryse. Come Massimo Decimo Meridio, comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio, ecc. ecc. anche il protagonista di Ryse; Son of Rome, Marius Titus, è un legionario che vive per vendicarsi della morte della sua famiglia. La sua quest per la vendetta lo porta prima a partecipare ad una spedizione in Britannia per sterminare quanti più barbari possibile, e poi a tornare a Roma per combattere contro i politicanti corrotti che stanno portando l’Impero alla rovina. Niente di nuovo sotto il sole per l’appunto, ma c’è da dire che alcuni momenti ricchi di pathos e la spettacolarità della regia delle cutscene, sopperiscono abbastanza alla povertà dell’intreccio narrativo. Quindi la storia di Ryse funziona? Come detto sopra: si e no. Non si può definire un capolavoro, ma nemmeno una ciofeca. Si fa seguire, ecco, come un film abbastanza piatto ma con qualche scena bella. Purtroppo il problema vero della campagna non è tanto la qualità della trama di per sé, ma il fatto che tra la prima scena e la parola fine ci siano appena 5-6 ore di gioco effettivo. Ryse è veramente troppo corto, ed è una cosa che difficilmente gli si può perdonare visto che la campagna rappresenta la fetta maggiore dei contenuti di gioco.

Gladius et scutum

Ryse: Son of Rome Gore

Le Esecuzioni faranno esaltare tantissimo gli amanti del gore.

Come detto sopra, Ryse: Son of Rome è un hack and slash puro e crudo. Armati di gladio e scudo bisogna sterminare orde di nemici come se non ci fosse un domani. Il sistema di combattimento ricorda molto da vicino quello dei Batman della Rocksteady: in pratica bisogna colpire senza sosta con il tasto X e parare, premendo A col giusto tempismo, per non interrompere il flusso di mazzate. La parata infatti non funge da “ultima mossa utile per non morire”, ma come mossa “difensiva d’attacco”; mettere a segno una parata destabilizza il nemico rendendolo vulnerabile per alcuni secondi utili per tagliarlo a fette come un cotechino. Contro alcuni avversari però, la parata può non essere una buona scelta, quindi premendo B si può rotolare agilmente via per uscire dalla portata delle loro armi. Con Y infine, si può utilizzare lo scudo a scopo offensivo dando una poderosa mazzata, utile contro i nemici più grossi. Una volta messi a segno un tot di colpi appare un teschio sopra la testa dell’avversario che indica che quest’ultimo può essere finito tramite un’esecuzione: un cruento attacco, tanto cinematografico quanto brutale. Premendo il grilletto destro si innesca quindi un Quick Time Event, ma state tranquilli, perché anche sbagliando la combinazione di tasti che compare su schermo l’azione non viene interrotta. Insomma, anche se sbagliate, sostanzialmente non succede NULLA, l’esecuzione continuerà da sola, anche appoggiando per terra il controller, e questo sinceramente ci lascia un po’ basiti. Che senso ha inserire un Quick Time Event se non è possibile fallirlo? La natura stessa del Quick Time Event è quella di far sentire partecipe il giocatore ad un’azione particolarmente spettacolare tramite la pressione in sequenza di alcuni tasti, in un lasso di tempo brevissimo: se si sbaglia è logico che l’azione debba interrompersi. E’ naturale. E’ ovvio. E invece no. Cos’è? Un’attacco che si interrompeva avrebbe forse snervato troppo i giocatori? Sarebbe bello chiederlo a Crytek perché davvero noi in redazione non ne capiamo il senso. Ok, forse dire che non succede nulla è sbagliato, perché comunque premere i tasti corretti permette di ripristinare la salute e la Furia sfruttando alcune perk, di guadagnare exp e sesterzi, ma comunque ciò non cambia che il “completamento automatico” non ha senso e toglie enfasi all’azione.

Ryse: Son of Rome

Il sistema di combattimento di Ryse è molto semplice ed è basato sul colpire e parare col giusto tempismo.

Dato che l’abbiamo nominata parliamo della Furia. Si tratta di una barra che debitamente riempita, permette a Marius di effettuare un attacco speciale molto utile quando ci si trova a fronteggiare gruppi numerosi, perché oltre a stordire i nemici, da la facoltà di muoversi in slow-mo per mazzuolare in pace e senza rischi. Naturalmente non manca un attacco a distanza: una volta raccolte Marius può scagliare Pilum (dei giavellotti) per colpire nemici situati in luoghi alti o per soprendere con un attacco letale quelli più vicini. Se non sbaglio abbiamo nominato anche esperienza e denaro giusto? Quelli servono a comprare vari upgrade e a sbloccare nuove sanguinose Esecuzioni per sterminare allegramente. A questo punto però devo porvi una domanda lettori e lettrici: “Quanto vi piace sterminare?” Perché sarà l’unica cosa che farete. Ogni tanto dovrete anche giocare qualche sequenza in cui bisogna sparare con una balista o comandare una formazione di soldati facendo la famosa ” testuggine” (unica sitazione in cui è possibile utilizzare il Kinect, per dare ordini vocalmente) ma per il resto si tratta di picchiare e picchiare. E già vi sento rispondere “Ma a me piacciono anche i giochi così! I giochi in cui meni e basta!”. Sì, anche a me, anche a me, non fraintendetemi. Un pò di sane uccisioni senza pensieri ci stanno sempre. Ma il problema è che le tipologie di nemici da affrontare sono poche e anche gli attacchi base sono sempre gli stessi. Non ci sono altre armi, solo scudo, gladio e giavellotti, dall’inizio alla fine del gioco. Ci fate delle uccisioni da far impallidire Jack lo Squartatore eh, ma purtroppo son sempre e solo quelle. Quindi, se non siete degli amanti sfegatati degli hack and slash, così tanto da perdonare anche un sistema di combattimento semplicistico dove non si salta e non si compiono combo esaltanti che richiedono l’abilità di un prestigiatore, potrebbe risultarvi pesante tutto questo uccidere e basta, nonostante la durata misera della campagna. Siete avvisati.

Sangue e arena

Ryse: Son of Rome

I momenti nell’arena, sia nel multiplayer che nel singolo, non hanno nulla da invidiare ad una pellicola hollywoodiana.

Ryse ha anche una modalità online co-op a 2 giocatori che pone nei panni di un gladiatore alle prese con orde di nemici. Tanto per variare il gameplay insomma! (ironia spicciola). sono disponibili varie arene, ognuna con trappole ambientali che potrete sfruttare in maniera offensiva. Se nella campagna i potenziamenti sono abbastanza superflui, qui è importantissimo potenziare il proprio Gladiatore per avere qualche speranza di portare a termine tutte le ondate di avversari. Si tratta di una modalità abbastanza divertente tutto sommato e capace di donare anche qualche momento esaltante, soprattutto facendo una “doppia esecuzione” con un compagno d’armi, ma si tratta pur sempre di una modalità sola, che aumenta la longevità del titolo solo di qualche ora appena.

La bellezza dell’Urbe su schermo

Ryse: Son of Rome

Mentre si gioca a Ryse, ovunque si posa l’occhio si vede la perfezione. La next-gen si presenta bene

Visivamente Ryse: Son of Rome è qualcosa di stupefacente. Nella recensione di Battlefield 4 avevamo detto che lo sparatutto DICE sarebbe stato il nuovo metro di paragone della next-gen. Ritrattiamo tutto: il nuovo metro di paragone è Ryse. La vastità degli scenari, la ricchezza dei dettagli, gli effetti particellari, le animazioni dei personaggi, gli effetti di luce incredibili, le texture degli edifici che ricoprono perfettamente quegli strepitosi ammassi di poligoni dalle architetture così complesse e maestose: ogni aspetto del lato tecnico di questo gioco è pressoché perfetto, tanto da lasciar storditi. La sequenza dello sbarco in Britannia è quella che forse rende maggiormente consapevoli di che capolavoro tecnico si ha davanti: é una scena che rimane impressa a fuoco nella mente per spettacolarità e per la quantità di elementi che compaiono contemporaneamente su schermo. Navi che solcano le acque e uomini che corrono sulla battigia causando spruzzi incredibilmente realistici, lo scintillio e frecce che volano ovunque, tutto incredibilmente realistico e fluido, talmente tanto che sembra quasi di guardare un film. A onor di cronaca va detto che Ryse gira a 30Fps con un rendering di 900p, non a 60 come altri titoli next-gen, ma la scelta di assestarsi su un framerate più basso è stata compiuta da Cryteck appunto per potersi focalizzare maggiormente sulla bellezza e il dettaglio della scena. E vi diciamo la verità: se per adesso sacrificando un pò di frame si può raggiungere risultati del genere, allora vadano pure a quel paese i 60Fps! Quando i personaggi principali parlano fra loro, l’ottima motion capture e la grafica impeccabile, permettono di apprezzare a pieno la recitazione degli attori che gli hanno prestato il corpo. Sinceramente, era dai tempi di L.A. Noire che non si vedevano espressioni così convincenti. Unica pecca a livello grafico è la monotonia degli avversari: ci sono soltanto due o tre skin barbariche, tanto che sembra di stare a combattere contro un’esercito di cloni. Un pò più di varietà in questo senso vista la Crytek è riuscita a riconquistare il suo ruolo di “leader” nel comparto motori grafici, come aveva fatto in passato con il primo Crysis. Tanto di cappello.

Dal canto audio le musiche sono adatte ad una produzione ambientata nell’Urbe, e anche il doppiaggio italiano risulta buono.

 

Grafica 100%
Sonoro 80%
Giocabilità 50%
Carisma 50%
Longevità 30%
Final Thoughts

Ryse: Son of Rome avrebbe potuto essere un capolavoro senza precedenti, e invece no. Dal punto di vista tecnico è semplicemente il meglio che si sia mai visto fino ad oggi e il primo impatto con la sua grafica lascia esterrefatti, ma purtroppo è tutto qui. La trama mediocre, la longevità ridicola e il gameplay alquanto ripetitivo, lo rendono un gioco adatto solamente ai fan sfegatati degli hack and slash (purchè non pretendano un sistema di combattimento profondo) o a chi cerca qualche ora di pure mazzate. Sottolineiamo qualche ora, non di più. Se non rientrate in nessuna delle due categorie, rischiate solamente di ritrovarvi con qualcosa di bellissimo da guardare, ma deludente da giocare. Appena sufficiente. Peccato.

Overall Score 62%
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