PC, PS3, Recensione, Xbox 360

Saints Row 4 – Recensione


Volition

Sviluppatore

Deep Silver

Publisher

Azione/Sandbox

Genere

Solitamente le sessioni di gioco di GTA hanno una curva comportamentale ben definita. La gente inizia giocando le missioni, poi si da all’esplorazione e man mano che va avanti si lascia prendere dalla follia. Trovare un’arma solitamente significa che nel giro di cinque minuti si verificherà un’ecatombe di proporzioni bibliche… e, per inciso, la mazza da baseball rientra nella categoria “armi”. Rubare una macchina spesso da il via ad inseguimenti dinnanzi ai quali anche i Blues Brothers dovrebbero togliere il cappello in segno di riverenza. Questa curva comportamentale può essere tranquillamente utilizzata per raccontare la storia di Saints Row.
Nato come un clone di GTA, già dal secondo capitolo ha iniziato a manifestare i primi segni di follia con qualche missione non troppo seria e qualche minigioco assurdo. Nel terzo capitolo il brand ha indossato direttamente la camicia di forza, nel quarto capitolo ha trovato una mazza da baseball nella sua cella di isolamento e ha fatto strage nel manicomio.
D’altronde non è colpa dei poveri “Santi” se ogni volta qualcuno decide di violare la loro unica regola: “Don’t fuck with the Saints!”.

ALL HAIL ZYNIAK

Saints Row 4 (3)Se pensate che Saints Row the Third fosse esagerato preparatevi a riconsiderare la vostra concezione di quella parola. Nel quarto capitolo i Saints sono ormai approdati alla casa bianca e già sappiamo che in qualsiasi base dei Saints c’è una componente d’arredamento che non deve mai mancare: il palo da lap dance. Tutto filerebbe a gonfie vele se non fosse che un certo Zyniak, un dittatore intergalattico, decide di conquistare la terra andando ad infrangere la suddetta regola. La rappresaglia è immediata, ma le forze di Zyniak sono superiori e in breve tutti vengono rapiti e inseriti in una realtà simulata, una specie di Matrix. Fortunatamente Kinzie non si lascia certo battere nel suo stesso campo e riesce a liberare il boss dalla prigionia. A questo punto la trama è sempre la solita vecchia storia, recuperare il resto della banda (dalla realtà virtuale stavolta) e andare a fare il culo al cattivone (distruggendo qualsiasi cosa si pone tra il primo e il secondo proposito). Voglio sottolineare che quando dico tutta la banda, intendo veramente tutta la banda. Senza scendere negli spoiler, Saints Row 4 crea una sorta di rimpatriata tra tutti i personaggi dei precedenti capitoli, buoni e cattivi, scegliete voi a chi attribuire questi aggettivi.
Tra piacevoli ritorni, follie virtuali e citazioni di altri giochi, Saints Row IV vi renderà assolutamente impossibile prevedere quello che sta per succedere, perché le vostre aspettative saranno sicuramente meno assurde della realtà.

VITTIMA DEL DESTINO THQ?

Saints Row 4 (4)Se per quanto riguarda la trama abbiamo raggiunto l’apice, per quanto riguarda il gameplay abbiamo fatto qualche passo indietro, anzi, siamo rimasti fermi. Non so se è a causa dei problemi finanziari che hanno colpito la THQ e di conseguenza anche Volition (anche se solo in parte, grazie al provvido intervento di Deep Silver), ma l’intero Saints Row IV sembra più che altro un gigantesco DLC del terzo capitolo. Steelport è sempre la stessa con l’aggiunta di nemici differenti. Abbigliamento, automobili, tatuaggi, qualsiasi aspetto che riguarda la personalizzazione è stato riciclato rendendolo null’altro che una minestra riscaldata. Sicuramente ne seguiranno altri con valanghe di DLC che sembrano fuggiti da un carro di carnevale, ma qualche aggiunta sin dall’inizio era gradita.
L’introduzione di super poteri è una piacevole novità che però rischia di stancare molto presto. Certo, sono utilissimi per fare caos e seminare distruzione, ma molti aspetti del gioco perdono di significato. Non serve rubare macchine se si può correre dieci volte più veloce. A che serve ottenere elicotteri e aerei quando si può saltare intere porzioni della città? E ancora, che senso ha continuare ad acquistare armi sempre più potenti quando basta una palla di fuoco per uccidere gran parte dei nemici? Tutte queste cose non sono svanite, sono ancora a nostra disposizione, ma utilizzarle sarà più che altro uno sfizio per nulla indispensabile al gioco.
Giocando in maniera difficile si muore qualche volta in più, ma si tratta solo di casi estremi. Oltretutto, visto il contesto, serve ricordare che il gioco è ormai ben lontano dalle sue origini. Il gusto di fare i bulli per le strade della città ormai non esiste più, ormai siamo di fronte ad un gioco fantascientifico in cui laser e teletrasporto sono all’ordine del giorno.
Ultimo appunto sono i minigiochi, ormai marchio di fabbrica di Saints Row, che però stavolta peccano di interesse. Quantomeno in nei precedenti capitoli bisognava distruggere cose con i carri armati, gli elicotteri, sparare come cecchini e guidare con una tigre sul sedile del passeggero (??), stavolta dovremo correre su piattaforme cibernetiche, scalare saltando in perfetto stile mario bros delle gigantesche torri e lanciare con l’aiuto della forza… hem… voglio dire, con i nostri super poteri delle palle colorate contro dei bersagli colorati.

SAME OLD SAINTS

Saints Row 4 (2)Anche per quanto riguarda la grafica ci troviamo di fronte di nuovo a Saints Row the third. L’unica aggiunta è l’effetto pellicola (citazione di mass effect o simulazione di maggiori dettagli?) e qualche effetto grafico per ricordare che Steelport non è reale, ma solo una simulazione virtuale. E’ divertente vedere glitch intenzionali nelle animazioni del gioco, ma due o tre aggiunte non cambiano il fatto che, a parte qualche miglioramento del motore grafico, siamo fermi dal 2011.
L’accompagnamento musicale è ottimo. Avremo a disposizione brani originali super tamarri che ben si abbinano al gioco (anche per me che non sono amante del genere), oppure vecchi successi da ascoltare nelle radio finte: decidere il destino della galassia tra le note di the touch non ha prezzo.
I doppiatori sono gli stessi di sempre e sono fantastici come sempre, non oso immaginare quante risate si sono fatti nelle sessioni di registrazione.
Appena uscito il gioco presentava una quantità eccessiva di bug, ma sta migliorando con il passare del tempo e con le varie patch. All’inizio era impossibile completare una campagna di gioco senza imbattersi in qualche errore, ora è abbastanza raro trovarne.

DUE PAROLE PER I DLC

Saints Row 4 (1)Enter the Dominatrix è strutturato come se fosse un contenuto extra di un dvd. Ci sono i personaggi che vengono intervistati e raccontano la produzione di Saints Row 4 soffermandosi soprattutto sulle scene (e i personaggi tagliati). Ovviamente il ruolo del giocatore è proprio affrontare giocando tutte queste parti tagliate. Diciamo che si tratta di un mucchio di minigiochi in cui le parti divertenti sono proprio le interviste. Non credo che la durata di questo DLC raggiunga le due ore. Particolare degno di nota la ricomparsa di un personaggio di Saints Row the Third.
How the Saints save Christmas è una simpatica storia natalizia dove un babbo natale cattivo giunto dal futuro minaccia di cancellare il Natale. Raccontato da Jane Austen (saints row 4 vi aveva promesso la sua comparsa), questo DLC affronta varie peripezie in cui dovrete fare strage di elfi malvagi e omini di zenzero, in compagnia di una Shaundi giunta dal futuro.

Valutazione

Grafica 73%
Sonoro 95%
Giocabilità 64%
Carisma 90%
Longevità 60%
Final Thoughts

Saints Row IV poteva essere migliore. Chi si approccia per la prima volta a questo gioco potrebbe rimanere spiazzato e non trovarci nulla di entusiasmante, a parte la follia latente. Chi già è abituato a bazzicare nella “Saints Row” ritroverà con piacere molte citazioni riguardanti i capitoli precedenti, ma si stancherà anche presto di rivedere le stesse identiche cose su cui ha già passato parecchie ore di gioco. I minigiochi allungano la longevità, ma completata la campagna principale il co-op è l’unica cosa che ci invoglierà a continuare la partita.

Overall Score 76%
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