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Saints Row: The Third Remastered – Recensione: Quando tamarro è bello


Ricordo che venni a conoscenza dell’uscita di Saints Row 3 nel lontano 2011 direttamente da Steam. Lì per lì pensai il cassico: va beh, boh. Non conoscevo i due capitoli precedenti; non sapevo che ciò che era cominciato come una specie di alternativa di GTA era poi progredito in un clone di GTA, ma con più autoironia – sto ovviamente parlando del primo e del secondo capitolo. Ignorai il banner per un po’, ma alla fine vinse la curiosità: feci partire questo trailer. Pochi secondi dopo stavo completando l’ordine nel carrello. Ironia della sorte… non sapevo che ciò che mi aveva convinto, e cioè quel pizzico di ignoranza e tamarraggine, non era che la punta dell’iceberg. L’ignoranza in persona deve sciacquarsi la bocca prima di parlare di Saints Row The Third! E si, ho appena detto che l’ignoranza è una persona, giusto per farvi capire che qui siamo ai massimi livelli.
Sapevate che Sasha Gray doppia uno dei personaggi? No dico… erano andati a prendere Sasha Gray per doppiare un personaggio che gestisce il racket della prostituzione. Ma di che cosa stiamo parlando?!



AVVERTENZA PER LE “PUSSY”

Saints Row 3 ha un carisma irresistibile per il modo in cui affronta qualsiasi cosa con sboccata e totale irriverenza. In questa recensione mi sono preso la libertà di inserire elementi di questa stessa fede. Se a qualcuno infastidisce la cosa non ha la stoffa per diventare un vero Saint.


Saints Row: The Third  Remastered

UNICA REGOLA: YOU DON’T FUCK WITH THE SAINTS


I “Santi della terza strada” sono una banda di teppisti che nei primi due capitoli dichiara guerra a tutte le altre bande di Stillwater e attraverso atti di efferata violenza scala il potere fino a prendere il controllo della città. Tutto quel clima gangstah del bronx Saints Row The Third lo lascia alle spalle. L’approccio del terzo capitolo è più simile alla malavita d’alta classe. I Saints sono già delle fottute superstar. Addirittura si sono fatti traviare e ammorbidire dal sistema di cui ormai fanno parte: Shaundi è praticamente irriconoscibile rispetto alla fattona casinista di Saints Row 2. I loro rivali cercheranno di approfittarne e questo darà vita ad una lotta senza quartiere per il controllo della ricca città di Steelport.
Detto in breve, ci sarà una escalation di degenero che vi farà abbandonare il controller per alzarvi in piedi e applaudire da soli davanti allo schermo.
Non ci credete? Quando in un inseguimento tra risciò trainati da schiavi BDSM ho scoperto che sparando ai detti risciò questi esplodevano, ho capito che ero davanti ad un capolavoro. E ora smentitemi se ne siete capaci.
Alternato al degenero assoluto — no, sul serio, assoluto, non faccio esempi solo per non rovinare la sorpresa — ci sono poi delle pietre miliari di tamarraggine che vi pompano il sangue nelle vene e inturgidiscono il vostro…ego: indimenticabile la missione in cui vi impadronite del covo dei Syndicate con la raffinata strategia di paracadutarvi sulla terrazza e massacrare “gli stronzi che occupano la vostra piscina” sulle note di Power di Kanye West; impagabile la missione in cui partite al salvataggio di un vostro sottoposto con I need a Hero di Bonnye Tyler pompata al massimo. Dire che Saints Row 3 ha stile è un cazzo di eufemismo: nell’episodio in cui si distanzia definitivamente da GTA e reinventa il proprio carisma, i Santi mettono in chiaro che i paragoni non servono a niente e, come direbbe il Boss, gli altri giochi possono semplicemente succhiargli ** *****.
Ultimo consiglio per quelli che approcciano la saga per la prima volta: godetevelo. Perché Saints Row 4 ha assoluti momenti di pregio, ma devia verso un cazzeggio fine a sé stesso che finisce per annoiare molto presto. Questo è il vero gioiello della saga. Quantomeno per ora, dopo l’uscita del quinto si vedrà.


Saints Row: The Third  Remastered

STEELPORT REMASTERED


La versione remastered non cambia nemmeno una virgola delle meccaniche del gioco originale, quello che fa è “pimpargli” l’intera veste grafica: sono state ridisegnati veicoli, gli edifici, sono stati migliorati gli effetti delle armi, del meteo, c’è una migliore gestione di illuminazione e ombre, effetti di profondità di campo accentuati e sono aumentate le persone per le strade. Nel complesso Steelport è molto più luminosa, definita e movimentata rispetto al gioco originale, ma non darà mai l’idea di essere una nuova città. Non c’è il desiderio di riesplorarla per chi l’ha già percorsa abbondantemente avanti e indietro.
Gli FPS sono inchiodati di default a 30, ma è stata aggiunta l’opzione di schiodarli. Anche la risoluzione dello schermo può essere aumentata fino a raggiungere gli attuali 1920×1080. È ovvio specificare che tutte queste novità pesano in fatto di grafica, ma non è nulla che possa impensierire chi possiede un pc di fascia discreta.
C’è qualche pecca minuscola, tipo lo spawn aumentato dei passanti che ogni tanto li fa apparire in posti improponibili, ad esempio sul tetto delle macchine in autostrada, ma si tratta di episodi relativamente rari, che comunque vanno a braccetto con l’IA discutibile degli autisti del gioco originale. Il gioco ha pur sempre nove anni e si vede.
Nel complesso Sperasoft ha fatto un lavoro scrupoloso e attento; con i personaggi hanno addirittura calcato la mano perché gli hanno lanciato in faccia badilate di texture fino a renderli diversi dalla versione originale. Si dice che l’hanno fatto per trovare una via di mezzo tra gli artwork e il gioco.
Apprezzabile, il problema è che il gioco non sa che farsene di tutti quei poligoni e i bellissimi nuovi volti muovono solo una piccola parte dei propri muscoli e questo li trasforma in burattini meno espressivi della versione originale.
Bisogna menzionare anche che la remastered contiene già il FULL PACKAGE, con tutti i vari dlc già inclusi. Era abbastanza scontato immaginare che fosse così, ma di questi tempi mai dare troppo per scontato DLC gratuiti…
Last but not least: le schermate di caricamento sono state arricchite da pregevoli artwork ad alta definizione, degni di uno sfondo del desktop; uno di questi è la copertina di questa recensione.



SCHERZA COI SANTI E MASSACRA I FANTI


Resta solo da dire di che razza di gioco stiamo parlando, per quelli che si apprestano conoscere per la prima volta i Santi. Ecco, a questo punto sono in seria difficoltà.
Verrebbe da dire che il punto di partenza è un GTA, magari uno di quelli un po’ datati. Immaginatevi la classica metropoli liberamente esplorabile che alla fin fine è un immenso concessionario di auto gratuite. Magari qualche missione di assassinio o di furto auto: le solite cose.
Ecco, se in GTA fare casino è una deriva caotica, o l’ultimo rifugio dalla noia, in Saints Row è il punto di partenza. Sin da subito il gioco vi fornisce armi di distruzione di massa come missili radiocomandati e bazooka, ma lo fa semplicemente perché quelle sono le armi più noiose. Andando avanti potrete impugnare dildi giganti, genaratori gravitazionali, ipulsi per radiocomandare le macchine, evocatori di squali e così via.
A questo si aggiunge una personalizzazione folle in ogni aspetto del personaggio: fisico, tatuaggi, abbigliamento. Potrete ostentare tamarraggine nudi come mamma editor vi ha fatto oppure vestiti da transessuale o da coniglio gigante. Anche le auto che ruberete possono essere potenziate e personalizzate nei modi più disparati, dai dettagli della carrozzeria ai gambizzatori che escono dalle ruote. Pensavate che rubare l’auto dell’ambulanza fosse divertente? Che noia! Perché non un carro da morto personalizzato, oppure un furgoncino dei gelati, magari una motocicletta futuristica volante, oppure la Genkimobile, completa di cofano-gatto e lanciafiamme laterali.



Non avendo troppa fiducia nella vostra capacità di cazzeggio il gioco è anche infarcito di mille sotto giochi e missioni ridicole, tipo lanciarsi contro le auto in transito per farsi male e truffare l’assicurazione; fare surf sul tetto dei veicoli, guidare un quad in preda alle fiamme; partecipare a show televisivi in cui devi ammazzare persone ed evitare di far piangere i panda; portare a spasso una tigre sul sedile del passeggero guidando abbastanza bene da non farla incazzare e abbastanza veloce da distanziare gli animalisti, già incazzati.
È chiaro che dinamiche realistiche sono d’intralcio in tutto questo, ma non c’è da preoccuparsi: si può tranquillamente rubare le auto saltando dentro dal parabrezza; picchiare le persone o i nemici con mosse di wrestling; fare il dito medio o uno qualsiasi degli altri insulti selezionabili; chiamare la pronta consegna di un jet militare, armato di raggio laser, sul posto.
Sul serio, ho solo graffiato la superficie, devo continuare?


Valutazione

Voto 85%
Final Thoughts

Saints Row The Third Remastered non fa altro che migliorare la grafica del gioco originale e questo lo rende un acquisto obbligato a chiunque voglia incontrare i Santi per la prima volta. A giustificare il prezzo pieno ci pensa già abbondantemente il gioco stesso, sono soldi ben spesi. Per chi invece già lo possiede mi sento di sconsigliare la Remastered, specialmente se sperate in qualcosa di nuovo. Si tratta sempre dello stesso titolo, con tanti piccoli miglioramenti che però non danno una percezione diversa e non sono sufficienti a svecchiarne il gameplay.

Overall Score 85%
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