salt and sanctuary PC, PS4, Recensione

Salt and Sanctuary – Recensione


Ska Studio

Sviluppatore

Ska Studio

Publisher

Avventura/Azione

Genere

Il fenomeno Souls – iniziato ormai tempo fa con il primo Demon’s Souls ed esploso con i tre Dark Souls – ha ispirato molti sviluppatori a tentarne una versione 2D, più o meno vicina alle dinamiche dei gioconi di From Software. Orbene, oggi diamo un’occhiata a Salt and Sanctuary, recente uscita di questo filone – disponibile per PS4 e PC – che pare essere molto più che semplice manierismo. RVM, poi ne parliamo:

Sale e santuario

Salt and Sanctuary ci mette nei panni di un eroe da nominare all’uopo incaricato della scorta di una Principessa, il cui matrimonio sarà fondamentale per riportare la pace tra due regni dediti per troppo tempo allo sgarrupamento reciproco. Questa missione apparentemente banale ma di MASSIMISSIMA importanza verrà prontamente interrotta dall’attacco della nave dell’eroe da parte di pirati e fetenti misti. Per non rovinarvi la sorpresa non vi diciamo cosa esattamente forzerà lo sbarco salt and sanctuaryforzato dell’eroe su di una misteriosa isola, comunque dopo questo attracco mediamente volontario, il protagonista si troverà a dover sopravvivere su di questa isola misteriosa per poter infine portare a termine la propria missione. Inutile a dirsi che tutte le devastate location saranno infestate da mostri di ogni genere e da personaggi mediamente amichevoli dal grado di follia variabile.

Sale e pepe

Salt and Sanctuary è un’avventura 2D con elementi d’azione e ruolistici. A inizio partita sceglieremo la classe dell’eroe – tra cose classiche come mago/cavaliere/chierico e più buffe come cuoco o pezzente – e personalizzeremo il suo aspetto (noi abbiamo optato per un casco biondo stile He-Man o Caterina Caselli). Il livellaggio si basa sulla raccolta e uso del sale, raccoglibile dai nemici sfracellati e in particolari location più o meno nascoste: per salire di livello dovremo “spendere” sale ai santuari, ricordando che a ogni decesso perderemo tutto il sale raccolto non speso. Potremo recuperare il fondamentale condimento uccidendo chi ci ha fatto fuori o, in caso di morte per incidente (di solito precipizio), servirà ammazzare un mostro apparso ad hoc dove ci saremo schiantati. I miglioramenti derivanti dai level up saranno da voi decisi spendendo il punto ottenuto per ogni livello extra in un diagrammone a cerchi/spirali (sull’idea di Path of Exile), che potenzierà una delle caratteristiche del personaggio o la sua padronanza di una data arma. Il sistema si rivela molto flessibile, dando la chance di creare personaggi multiclasse.

salt and sanctuaryI santuari sono gli hub/zone sicure, dove il gioco viene salvato, dove vengono ricaricate le pozioni curative e dove si sale di livello. Ogni santuario potrà essere “arricchito” da mercanti e prestatori di servizi di genere, posto che si disponga del corretto item da “sacrificare”. Interessante notare anche il ruolo del “credo” del vostro personaggio, con quello di partenza deciso in base a una serie di domande a cazzo che vi farà il primo png incontrato sull’isola. Solo nei santuari della religione del protagonista si potranno avere tutti i benefit: in caso contrario, servirà o una conversione della struttura alla propria causa o voltamento di gabbana da parte dell’eroe. L’uso di item specifici o di violenza di vario grado renderà più o meno indolore il cambiamento.

La dinamica di gioco scorre grosso modo come un metrovania: si avanza verso il primo mostrone una volta trovate tante altre vie chiuse, lo si mena e si va avanti, sbloccando accessi, scorciatoie e via discorrendo; in altri casi, ottenere abilità specifiche – come il canonico e odiato da tanti in tanti altri giochi doppio salto – sarà altrettanto fondamentale per andare avanti. Aggiungiamo che oltre alla saggia gestione dei vari slot di inventario (il peso dell’equipaggiamento sarà un fattore da tenere in considerazione più di quanto si pensi) sono presenti anche possibilità discrete di crafting ed elaborazione di armi e aggeggi misti.

La difficoltà del gioco è quantomeno interessante. Muoversi con cautela ed evitare cazzeggio di genere sono i due “mantra” da seguire per evitare decessi a manetta: inoltre, è fondamentale combattere con sobrietà capendo bene come sfruttare la barra della resistenza, onde evitare attacchi di wallera (francesismo necessario) a metà duello e venire menati da un toporagno a causa dell’impossibilità di alzare le armi o schivare. Qualche momento di cattiveria gratuita sicuramente c’è, in crescendo con salt and sanctuaryl’andare verso l’endgame; in ogni caso, un solido farming iniziale vi permetterà di scorrere ogni macro-sezione con molti meno problemi di una run…eccessivamente di corsa.

Come i titoli ai quali si ispira, Salt and Sanctuary prevede un sistema di salvataggio che memorizza tutto senza possibilità di caricare punti precedenti: tutto ciò che farete sarà impresso nella pietra – e nei coglioni – concretandosi in un ennesimo invito a non cazzeggiare. Ovviamente, se tutto ciò fomenta non poco gli amici più hardcore, va detto che alla lunga può essere smarronante dover ricominciare da zero solo per fare una scelta diversa in uno dei – pochi – dialoghi o per riavere un oggetto unico perso o “bruciato”.

Alla fine della fiera, si può dire senza problemi che Salt and Sanctuary sia un’esperienza più che valida per gli appassionati dei giochi “tosti” e delle atmosfere cupe. Il gameplay è solido, servono dita veloci e cervello acceso con il gioco che premia un approccio sempre cauto e mai cazzeggione in un’atmosfera tetra ed enigmatica.

Sale e olio

Salt and Sanctuary  offre un discreto comparto tecnico. Il sistema di controllo è sufficientemente efficace e reattivo, giusto con salt and sanctuaryqualche piccola sfasatura sulla rilevazione degli oggetti raccoglibili. La grafica opera bene per quanto riguarda la resa dell’atmosfera: benché sia quasi interamente “in scala di grigi”, marroni e altri colori tetri, risulta molto evocativa sia per i paesaggi che per buona parte dei mostri. Di contro, a causa di cotanta oscurità, qualche piccolo problema proprio nel “localizzare” le cose c’è: per quanto sia giusto che in un dungeon oscuro non si veda una mazza, bisogna pur bilanciare le cose. Aggiungiamo anche che i visi dei personaggi hanno un che di ittico (o di racchiona di un vecchio spot della Playstation), ma la cosa è tutto sommato passabile vista anche la forte presenza di elmi, maschere e cappucci che coprono questo difetto. Il comparto sonoro è ben realizzato: pur non essendoci una colonna sonora che risalti particolarmente all’orecchio, l’insieme di effetti e musiche di sottofondo – spesso appena accenate – operano in maniera egregia per rendere ancora più viva la pesante e oscura atmosfera che aleggia in tutte le aree di gioco, tra corvi e rumori di squartamenti misti.

 

 

Valutazione

Grafica 78%
Sonoro 80%
Giocabilità 85%
Carisma 99%
Longevità 87%
Final Thoughts

Salt and Sanctuary è un'ottima sorpresa, capace di offrire un'esperienza impegnativa immergendo i giocatori in un'atmosfera tetra e oscura. Di sicuro un buon acquisto per gli appassionati di giochi "tosti" con pochi compromessi.

Overall Score 85%
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