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Silicon Dreams – Recensione: Emozioni artificiali


Silicon Dreams è un gioco sviluppato e pubblicato dalla Clockwork Bird (composta da James Patton e Daniel Adams). Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di un simulatore di interrogatori a tema sci-fi, il nostro compito sarà quello di capire se la “persona” che stiamo interrogando è umana o androide oppure se un androide presenta dei difetti. Le risposte ottenute durante l’interrogatorio ci aiuteranno a decidere come comportarci, possiamo non fare nulla, far revisionare l’unità o distruggerla. Potete già immaginare le implicazioni morali di tali scelte. Vediamoci il trailer:

L’anno è il 2065 e il protagonista della storia è un androide, di proprietà della Kronos Corporation, appartenente a uno specifico modello prodotto appositamente per svolgere interrogazioni. I suoi strumenti sono una serie di analizzatori in grado di indicare quando il soggetto interrogato prova certe emozioni. Il gioco ci presenta volta per volta i soggetti da esaminare con una serie di interrogativi a cui dobbiamo dare risposta. Le domande possono essere molto generiche e riguardare aspetti tecnici dell’androide oppure possono andare a parare sul suo comportamento o sulle possibili azioni che potrebbe compiere.


Una questione di diritti



Il filo conduttore della narrazione riguarda il trattamento e i diritti degli androidi in una fantascientifica civiltà futura. La corporazione di cui facciamo parte è il maggior produttore di androidi e pretende che le sue creazioni non abbiamo assolutamente i diritti degli umani. Tutti gli androidi vengono considerati come mere macchine, utensili utili per uno scopo. Allo stesso tempo la tecnologia sta rendendo la vita artificiale sempre più simile a quella umana e capirete presto come androidi addetti ai lavori più svariati sono in grado di provare, inspiegabilmente, emozioni non consentite. In certi casi non si è in grado di distinguere se una persona è umana o artificiale, dato che alcuni androidi sono stati modificati illegalmente per poter apparire più umani. Il loro lato emotivo può modificarsi radicalmente ed essere facilmente scambiato con quello di una persona in carne ed ossa.


Mezzi a disposizione


I nostri interrogatori vanno svolti principalmente navigando tra dialoghi molto ben scritti e molto raramente fini a se stessi. Porre certe domande provocherà certi tipi di reazioni, uno schema ci indica cosa viene provato dal soggetto nel preciso momento della domanda e in che stato mentale si trova in generale. La chiave di molti interrogatori consiste nel capire cosa turba l’androide, in alcuni casi possiamo cercare di farlo arrabbiare per costringerlo a parlare di quello che ci interessa. In altri casi possiamo cercare di utilizzare l’approccio contrario, fingendoci amichevoli per cercare guadagnarci la sua fiducia. Con il prosieguo della storia ci verranno messi a disposizione anche altri strumenti, tipo la possibilità di indurre certi tipi di emozioni per mezzo di luci o suoni. La descrizione di questi aspetti è volutamente semplificata perché anche solo dare indizi vi potrebbe far capire dove alcuni interrogatori potrebbero andare a finire.


Il piacere del dialogo


La parte più riuscita dell’intero gioco sono i dialoghi e le sfumature che caratterizzano molti scambi verbali che avremo con gli interrogati. Il gioco è solo disponibile in inglese e per giocarci è necessario conoscerlo bene o giocoforza vi perdere le sfumature dei dialoghi. La scelta sulle domande da fare (e l’ordine con cui vengono poste) è vitale per cercare di ottenere risposte. Possiamo completamente sbagliare un interrogatorio perché non siamo riusciti a capire la debolezza dell’androide con cui stiamo parlando. Una volta arrivati al momento del questionario, possiamo renderci conto come in certi casi è veramente difficile capire se ci è stata detta la verità. La mia prima reazione a certi interrogatori è stata quella di provare a ripeterli immediatamente per poter capire bene quanto una seconda sessione si sarebbe potuta discostare dal primo tentativo. Purtroppo, ad ora, Silicon Dreams non ci permette di rigiocare i vari interrogatori se non ricominciando l’avventura da capo. Un seconda partita ve la consiglio comunque perché potrete esplorare quasi tutte le linee di dialogo.


Grafica e sonoro


La grafica di Silicon Dreams è molto semplice, possiamo subito capire come gli sviluppatori hanno preferito (giustissimamente) dare la precedenza alla scrittura piuttosto che all’aspetto visivo. Il risultato si traduce in poche location dove possiamo solo guardarci attorno, senza poter fare molto altro. La scrivania delle interrogazioni è quella dove passeremo la maggior parte del tempo. L’interfaccia non è malaccio, però si soffre un po’ la mancanza di contatto con il soggetto interrogato. Possiamo vederlo tramite una telecamere ma da piuttosto distante. Il sonoro è anch’esso ridotto ai minimi termini, sia dal lato effetti che voci. Il doppiaggio non esiste, quindi toccherà leggere tutti i dialoghi (per me non è stato assolutamente un problema) e immaginarsi un po’ come potrebbero essere le voci. L’aspetto leggermente più curato del comparto sonoro è la soundtrack, non molto varia ma adatta al tipo di gioco. I voti relativi a grafica e suoni sono bassi per forza ma raggiungono la sufficienza perché passano in secondo piano rispetto al resto. Nonostante la qualità modesta, fanno abbastanza per poter tenere insieme il resto del gioco.

Valutazione Finale

grafica 60%
sonoro 65%
giocabilità 88%
carisma 95%
longevità 82%
Final Thoughts

Silicon Dreams è un gioco (che omaggia Blade Runner) molto interessante per gli appassionati di sci-fi e in generale per chi apprezza dialoghi non banali e situazioni spinose da dipanare. Il mio consiglio è di provare la demo, se verrete catturati è probabile un acquisto compulsivo quasi immediato. Il gioco non è molto longevo ma in pochi punti scende di ritmo e ci mantiene sempre mentalmente attivi (soprattutto a livello morale) trattando temi che attualmente fanno parte della nostra società ma non relativi alla vita artificiale.

Overall Score 81%

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