soulblight Nintendo Switch, PC, Recensione

Soulblight – Recensione – Ma anche no


My Next Games

Sviluppatore

Playway

Publisher

Roguelite/Roguelike

Genere

Chiudiamo l’annata recensoria con le ultime schioppettate di piacere: a questo giro recensiamo Soulblight, perché…già, perché? Sotto con un video, mentre ci pensiamo su!

Violento, corrotto e bastardo…

Senza giri di parole, Soulblight è un roguelite che ci mette nei panni di un tizio a caso con l’obiettivo di esplorare il morente Soul Tree allo scopo di sconfiggere le forze di…boh per mettere la parola fine a…bah. Come potete intuire, la soulblighttrama del gioco è un pelino criptica, capace da far sembrare la storia di Dark Souls di semplice interpretazione come la lettura delle istruzioni del Viakal.

Facciamola quindi breve. Cioè, più breve di prima, intendendo per “breve” il triste atto di saltare la trama perché non ci siamo applicati a capirla: Soublight è un roguelite/roguelike dove ammazziamo nemici disegnati strani in ambienti oscuri e poco comprensibili, cercando di sopravvivere e completare la missione acquisendo specifici “tratti” che influenzeranno l’evoluzione del nostro alter ego. Tale sistema, detto “taint system” e selling point del gioco consiste in questo: ogni tot otterremo una caratteristica simil-caratteriale (tipo “avaro”, “alcoolista”, etc.) e otterremo un tot di bonus/malus a seconda del nostro comportamento. Bi-esempio: uno ‘mbriacone avrà bonus a seconda della quantità di trincate, ma sarà comunque un ubriaco fatto con tutte le conseguenze che ciò comporta…e anche tornare sobri potrà avere conseguenze negative.

…ma ha anche dei difetti

Il meccanismo dei “difetti” è potenzialmente interessante, specie per quelli che hanno voglia di provare qualcosa di vagamente similare a Darkest Dungeon e per la massa crescente di sfigati che si credono fighi giocando con qualcosa che di corrompente e antieroico.

Questo ci fa porre una notevole domanda esistenziale: ma non avrebbe avuto molto più senso giocarsi qualcosa di simile in un rpg più discorsivo/argomentato che in un gioco dove principalmente si mira a menare e/per soulblightsopravvivere? Allo stato dei fatti, siamo davanti solo a qualcosa con una “nomenclatura” che cerca di essere à la page ma che, alla fine della fiera, è semplicemente un sistema di bilanciamento feats positivi e negativi che non sappiamo nemmeno dirvi quanto funzioni bene. Ma parliamo d’altro.

Il sistema di combattimento, di per sé, sembra accessibile e facile da gestire sulla carta: all’atto pratico è un qualcosa di dolorosamente impacciato e pesante, ma al contempo anche monotono e inutile. La pesantezza sembra caratterizzare qualsiasi aspetto del gioco, dalla gestione dell’inventario a quella dei propri piedi per capire dove si vada (lasciamo al paragrafo sulla grafica gli insulti in questo senso), fino a rendere ogni partita una semplice, veloce e diretta corsa al comando “disinstalla”.

Più ci si gioca – se ne si ha la forza, beninteso – ci si rendo conto che la bruttezza di Soulblight sia proprio nel fatto che questo titolo è di una ciofecaggine grigia, opaca, che nemmeno lascia spazio a deliri escrementali o a problemi tecnici talmente assurdi da risultare comici – che spesso hanno luogo vuoi per pigrizia, vuoi per incompetenza, vuoi perché ti chiami UIG.

Ciliegine sulla torta

Il comparto estetico di Soulblight è piacevole alla vista quanto lo è al palato un’insalata di cactus senza togliere le spine. Visivamente parlando, il gioco è sostanzialmente una gigantesca macchia nera, “sporcata” da vaghe macchie di soulblightcolore che dovrebbero rappresentare persone, cose, mostri, fagioli, varie/eventuali: peccato che la definizione e la chiarezza di “esposizione” di quanto visto a schermo siano cristalline quanto una fottutissima macchia di Rorschach. Oltre al critico problema della gestione della luce, a confondere le pietose pupille dell’utente ci si mette anche il design di…tutto, con forme ignote e scomposte, dove ogni cosa non sembra quello che vorrebbe essere. Plauso anche alla realizzazione grafica dei dislivelli, fatti talmente bene dal non farci capire che siano tali.

Il comparto sonoro è più che altro trascurabile – almeno nel nostro caso eravamo talmente impegnati a bestemmiare contro i controlli e a cecarci con la grafica che praticamente l’audio non ci ha lasciato nulla. Almeno comunque le orecchie non si sono lese quanto le cornee, e per come stava andando la situazione possiamo considerare ciò come un asset sufficientemente positivo.

Valutazione

Grafica 35%
Sonoro 50%
Giocabilità 32%
Carisma 15%
Longevità 60%
Final Thoughts

Soulblight, senza troppi giri di parole, è veramente una monnezza. Brutto a vedersi, persino peggio a giocarsi e persino pretenzioso sotto alcuni aspetti, non merita nemmeno un'oncia di bit dello spazio dei vostri supporti di memoria. Come ciliegina sulla torta, non è nemmeno un "brutto comico" da strappare qualche risata. Disdegno totale.

Overall Score 38%
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