steel strider PC, Recensione

Steel Strider – Recensione


Astro Port

Sviluppatore

Nyu Media

Publisher

Azione

Genere

Rimettiamoci a bordo di robbbbbbottoni da combattimento in Steel Strider, nuovo titolo della premiata ditta Astro Port – Nyu Media. Filmato:

Lo strusciatore d’acciaio

In Steel Strider vivremo, come in altri titoli di Astro Port, un’avventura “fantascientifica nel passato”: ambientato durante la seconda metà del 20esimo secolo, vestiremo i panni di un pilota della Argo Express, organizzazione segreta ma non malefica che si prefigge l’obiettivo di mantenere la pace sedando gli ultimi conflitti residui di una guerra galattica devastante. A bordo di un mech di classe Gemini ci troveremo a combattere signori della guerra, del crimine e della zozzeria su 4 diversi pianeti e tanti livelli che ci siamo dimenticati di contare, il tutto con un gameplay “ispirato a Super Contra e Turrican” – cosa che, per la verità, steel stridernon è che si noti tanto. E ora, spariamo!

Mitragliando con gioia

Steel Strider è uno sparatutto bidimensionale con leggerissimi elementi platform e uno stile ammiccante all’era dei 16 bit. Attraverso ambienti dal vario grado di linearità, con il nostro mech affronteremo un tot di – abbastanza lunghi – livelli divisi in varie aree, con relativamente frequenti incontri di mini boss dal vario grado di loffezza. Il sistema di controllo, in barba ai classici ai quali sostiene di ispirarsi, è di tipo WASD+mouse (o twin stick, se usate un controller). Va da sé che la prima cose che noterete sarà la mancata possibilità di saltare giù dalle piattaforme, cosa che complica non di poco il poter compiere manovre evasive di varia ignoranza. Ci viene messo a disposizione un arsenale ampliabile mano a mano che si procederà nel gioco: partendo con un pistoletta a colpi infiniti ma inutile anche a scacciare pulci&zanzare, passeremo ad armi dai colpi limitati che vanno dal classico mitra a missili di genere fino alla sempre devastante rail gun. Cercando di riprodurre lo stile “real robots” (quello dei primi Gundam, per intenderci), i programmatori hanno deciso di dare un feeling particolarmente “metallico” e, francamente, ingessato ai controlli del mech: il jetpack sarò lento e “laggoso” (o laggante? Boh) a innescarsi, così come tutte le armi non andranno mai full auto, ma ogni raffica andrà ben steel striderponderata per evitare di trovarsi con le braghe calate dinanzi al nemico incipiente. Pur capendone l’intenzione, notiamo che il risultato finale rende il gameplay meno dinamico di quanto potrebbe, lasciando più spazio ad attacchi di furia luddista verso il proprio PC che altro. Per amor di varietà, sono presenti sezioni più “alternative” come una fase stealth (ambientata in una sorta di fabbrica e abbastanza dolorosa per i testicoli) e una in stile sparatutto spaziale “in volo”, non proprio bellissima. A differenza di altri shooter, Steel Strider ha una buona longevità (per il genere, almeno) che, unità agli svariati livelli di difficoltà da selezionare rende tutto il pacchetto molto fruibile per un buon periodo di tempo; a latere, segnaliamo con piacere la presenza di un sistema di salvataggio (sia automatico, a fine livello, che manuale da fare doveccipare) rapido e funzionale.

Tirando le somme, Steel Strider non è un brutto gioco, ma pare alquanto sotto ai migliori titoli di Astro Port – poi, comunque, ci si ricorda che hanno fatto anche Gigantic Army e ci si rende conto che poteva andare peggio. Scherzacci a parte, il gioco offre un discreto gameplay in parte…occluso da scelte di design interessanti quanto discutibili, con alcune variazioni allo schema run steel striderand gun che potevano essere applicate meglio (o non applicate proprio).

Tecnologia di un futuro passato

Il comparto tecnico di Steel Strider non fa gioire eccessivamente. Se la grafica, visivamente parlando, è piuttosto chiara, le animazioni sono un po’ ingessate e il tutto ha quel senso di “artefatto” di alcuni sparatutto in flash. Sotto il profilo strettamente estetico, segnaliamo che il design dei mech e dei veicoli nemici è in generale buono, lontano da quel feeling di alcuni sparatutto d’altri tempi dove non si aveva la minima idea di cosa fossero gli accrocchi biometallici che si opponevano alla nostra furia qualcosicida; i colori sono in generale un po’ spenti, cosa voluta probabilmente sempre per mantenere il tono simil-realistico citato in precedenza. A livello audio, il comparto musicale non esalta, con dei “tunz tunz” un pelo generici e all’apparenza buttati lì (e, alle volte, anche qui); gli effetti sonori sono invece soddisfacenti.

I controlli, anche qui come fatto cenno sopra, danno bene il feeling di “robottone pesante stile Scania”, ma danno anche un certo fastidio intestinale al giocatore. A voi decidere quanto ciò sia una buona resa di sedicente realismo o semplice lag nei comandi; in ogni caso, ci sentiamo tutt’altro che persuasi da questa scelta.

Valutazione

Grafica 65%
Sonoro 65%
Giocabilità 60%
Carisma 70%
Longevità 80%
Final Thoughts

Steel Strider riesce a non peggiorare la situazione di Gigantic Army, ma non è che ci volesse molto: pur mostrando qualche spunto interessante pare sotto il livello qualitativo di altri titoli Astro Port, a causa di qualche scelta di design dubbia. In ogni caso, il gioco vi offrira un po' d'azione dueddì di qualità sufficiente a non causarvi attacchi di rabbia gengivale.

Overall Score 68%
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