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Streets of Rage 4 – Recensione: Più pugni per tutti


Dopo un lunga attesa, il team francese DotEmu ha finalmente rilasciato per tutte le piattaforme Streets of Rage 4, graditissimo ritorno della mitica saga di picchiaduro a scorrimento del Sega Mega Drive. Ricordando che Final Fight è sempre stato meglio (trololol), come sarà andata a finire stavolta? Come d’uopo, sorbiamoci prima un video:



Le strade della rabbia


Dopo la modica cifra di 26 anni, Streets of Rage 4 segna il ritorno in pompa magna di una delle serie-ammiraglia  targate Sega. Nata come inizialmente come risposta per console casalinga ai tanti porting (più o meno, si passi il tecnicismo, scamuffi) di noti titoli arcade per sistemi da casa, Streets of Rage offriva un sapidissimo e solido gameplay supportato da un eccellente connubio di  tamarranza estetica e sballo audio. La serie si fermò al terzo episodio ufficiale, per venire poi rispolverata in varie forme indie – di cui la migliore è stata anche quella con i maggiori problemi legali, ma questa è un’altra storia. Parlando di storia, le vicende della trama di Streets of Rage 4 iniziano proprio 10 anni dopo la fine del terzo episodio: a un decennio di distanza dalla sconfitta del malvagio boss criminale Mr. X, la città è tornata nella morsa unta e corrotta degli eredi del pericoloso malvivente, i gemelli Mr. e Miss Y. Sì, li hanno chiamati veramente così. Minuto di silenzio. Nomenclature discutibili a parte, quando il crimine cazzeggia gli eroi non si fanno da parte: così, il team di eroi storici della serie (più due aggiunte) si riunisce nuovamente per mandare i cattivi al centro traumatologico più vicino.


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Quel barista ha un’aria famliare…

SAIDO CHESTO! (cit.)


Invertiamo un po’ le nostre classiche dinamiche recensorie, e partiamo dall’impatto visivo.

La prima riflessione che viene in mente guardando l’estetica dei personaggi di Streets of Rage 4 riguarda probabilmente come i nostri eroi abbiano deciso di gestire il proprio fisico. Se Blaze e Adam sembrano appena usciti da un semestre intensivo alla Silverman Gym, Axel ha invece optato – in tutta probabilità – per un tour di sollevamento forchette con Chef Rubio. Prescindendo da chi pompa i trapezoidi e da chi si sfonda di gnocchi a 2 euro, vediamo che il nuovo look dei personaggi riflette un approccio grafico più da BD francofona che da anime, con un effetto che però sorprende in positivo – con buona pace degli integralisti del pixel. Inutile che stiamo a dirvi quanto stiano bestemmiando vari fan di vecchia data, ma oggettivamente parlando il risultato finale è solido e accattivante – di più, un raro caso di reinterpretazione che rivaluta e non svaluta. Tranne la panza di Axel, quella non si può guardare.

L’evidente “euro-restyling” coinvolge ovviamente anche gli ambienti, presentatici con grande ricchezza di dettagli e colori al neon, con una cafonagggine fumettistica ricercata e accattivante – e punti bonus per il livello del museo, da far impallidire un allestimento del MAXXI di Roma fatto dopo 20 pasticche di LSD. La forza degli ambienti viene ulteriormente pompata dalla colonna sonora: riprendendo le tracce classiche del leggendario Yuzo Koshiro e aggiungendo novità firmate da Olivier Derivière e altri artisti, ci troviamo per le mani – pardon, per le orecchie – un pacchetto dalla grande potenza acustica, che si fa ascoltare con piacere anche al di fuori delle sessioni di gioco. Ricordiamo la possibilità per i più nostalgici di passare alla soundtrack d’epoca – chicca non da poco, rispettosa del glorioso passato.


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Contemplando l’arte contemporanea

La logica del papagno


Ma decidiamo a parlare del gioco in sé.

Streets of Rage 4 mantiene un’impostazione da picchiaduro a scorrimento molto classica. Si evitano quindi “sortite” dal tono ruolistico, come in due titoli relativamente recenti dal buon fomento come Code of Princess e Dragon’s Crown, e soprattutto si evitano tentativi di offrire una trama che andasse oltre le poche vignette – lì magari un po’ di impegno in più era gradito, ma tant’è.

La modalità principale del gioco è quella “storia”, dove scegliendo un eroe dal pool iniziale di 4 saremo chiamati ad affrontare in sequenza i 12 stage che compongono la main quest, con tanto di autosave dopo ogni livello completato. A seconda del livello di difficoltà selezionato avremo a disposizione un tot di vite per finire lo stage, e in caso di fallimento saremo chiamati a rifarlo da capo o alle medesime condizioni, o con qualche facilitazione in cambio di forti penalità sul punteggio finale.

Finita la prima run, avremo la possibilità di giocare alla modalità arcade dove avremo un solo “gettone” per finire il gioco – niente “continua”, niente modernismi, solo sane mazzate e potenziale ragequitting con lancio di mobilio e parenti dalla finestra (o su altro mobilio/altri parenti). Torna anche la modalità battaglia, dove potremmo gioiosamente pugnarci contro un avversario umano (localmente o online). Completano il quadro la modalità boss rush, anch’essa da giocare senza continua e soprattuto senza vite extra alla partenza, e la possibilità di giocare un singolo stage sfuso in ordine sparso.


streets or rage 4
Duello al tramonto?

Denti che volano


Streets of Rage 4, come intuibile dalle righe scritte prima dell’immagine, punta a fornire ai giocatori un’offerta molto classica. Pad alla mano, l’unica cosa che a pelle fa un po’ storcere il naso è l’azione di corsa limitata a un solo personaggio. Familiarizzando comunque con i comandi ci si rende conto di poterne fare a meno: già dopo le prime battute, il gameplay risulta immediatamente familiare e collaudato – nel senso buono di entrambi i termini. L’azione riesce a essere dinamica e coinvolgente appena si poggiano i primi cazzotti in faccia a chi di dovere: la mole di avversari che mano a mano si riverserà sullo schermo riesce a mantere il giocatore sempre “sul chi vive”, spingendo a manovrare come si deve tra una minaccia e l’altra. Il sistema di combo e punti funziona bene, ricordando che, come nel glorioso passatto, più punti significano più vite e meno bestemmie, allontanando sia il game over che la scomunica d’ufficio. I personaggi risultano sin da subito ben differenziati tra loro per agilità e potenza (e stazza!), rendendo le varie run piacevolmente variegate. Come nei canoni del genere, a tal proposito, la longevità di Streets of Rage 4 si esprime principalmente nella rigiocabilità dei contenuti offerti – comunque quantitativamente buoni. Già dopo le prime run, la spinta a voler “fare meglio”, con punteggi più alti e completamenti più rapidi si farà presto strada nei giocatori, rendendo il gioco un must di sessioni quotidiane più o meno intensive – anche in tram, se preso su Switch, dove la portabilità dà un’ulteriore marcia in più al gioco. Altro pollice su per gli sbloccabili retro, che contribuiscono a offrire nuovi personaggi da giocare nonché le versioni vintage dei protagonisti. Ma vediamo ora di tirare le somme.

Al netto di spinte nostalgiche, Streets of Rage 4 riesce senza dubbio a riproporre al meglio una formula classica (nella sua incarnazione più efficiente e diretta) che oggi come ieri mostra tutta la sua forza, con l’aggiunta dei piccoli plus del gaming contemporaneo come l’online per classifiche e partitozzi più o meno casuali. Siamo davanti a un centro pieno, che ci auguriamo sia non solo una ripartenza per la serie, ma anche per altri franchise  della pugna stradale da troppo tempo sopiti.


streets or rage 4
Sì, l’immagine così l’hanno messe anche altri 35 siti minimo…ma potevamo farne a meno?
Look 94%
Sonoro 98%
Giocabilità 93%
Carisma 95%
Rissosità 100%
Final Thoughts

A prescindere dalle trollate che includono il paragone con Final Fight, Streets of Rage 4 - nonostante qualche piccola "amnesia" del tutto trascurabile - segna il ritorno di successo non solo per la serie storica di Sega, ma anche per i picchiaduro a scorrimento dall'approccio diretto e senza fronzoli. Altamente giocabile e soprattutto rigiocabile, esteticamente ben realizzato, Streets of Rage 4 fa pienamente centro. A mani nude.

Overall Score 96%

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