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The Blackout Club – Recensione – Orrore e anni ’80


Gli ex sviluppatori di Bioshock ci presentano il loro nuovo gioco: un horror che strizza l’occhio al cinema anni 80 e con una solida componente multigiocatore.

Amnesie

In The Blackout Club ti svegli e non sai più che giorno è. Molto probabilmente non ricordi nemmeno dove abiti. Lo stereotipo sulla perdita di memoria non ha risparmiato nemmeno il team Question, il quale ancora una volta ci presenta un prologo dove l’amnesia è al centro delle vicende. Quest’ultimo fungerà come espediente narrativo durante il tutorial (la parte giocabile in singolo).
Una volta imparate le basi potremo creare il nostro alter ego e catapultarci nelle missioni online, dove nei panni di quattro ragazzini dovremo sventare la minaccia di un misterioso e sanguinario killer che si aggira per la città. Il killer in questione non sarà visibile ad occhi aperti, ma solo chiudendoli. Insomma, non esattamente il tripudio dell’originalità, ma vista la componente multigiocatore era anche difficile fare qualcosa di più articolato.

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ORRORE PROCEDURALE

La feature più interessante di The Blackout Club è sicuramente la proceduralità delle missioni che si traduce in sfide sempre nuove durante la modalità cooperativa. Tuttavia di fronte a questa buona trovata di design, il gioco soffre nelle sue meccaniche singole. La ricerca degli indizi e oggetti a mo’ di avventura grafica stride parecchio con la parte free roaming del gioco. Ogni giocatore potrà girare a piacimento per la cittadina usando le proprie abilità, tuttavia le fasi investigative risultano poco stimolanti ed ancorate troppo alla ricerca spasmodica di eventi (fortunatamente non segnalati in nessun modo in hud o mappe). In ogni caso il gioco appare abbastanza gratificante se giocato con amici, soprattutto nelle prime partite e per chi cerca qualcosa da giocare nel tempo perso.
Poco convincenti i controlli del gioco: la visuale in prima persona è abbastanza statica e i movimenti dei personaggi appaiono rigidi. Il salto e la fisica annessa all’ambiente, tra cui l’uso delle armi per difendersi, risultano tremendamente granitici per un gioco del 2019 che ha l’ambizione di puntare molto sulla componente immersività. Molto probabilmente si tratta della pecca più grave del gioco.

A TU PER TU CON L’ASSASSINO

A livello tecnico il gioco si presenta come quello che è: un’onesta produzione indie a prezzo budget. L’uso del 3D non è particolarmente elaborato ma svolge dignitosamente il suo lavoro. Qualche riserva sullo stile. Il gioco attinge dall’atmosfera e i gusti cromatici dalle produzioni cinematografiche anni ’80 (cosa che a dire il vero non è così originale oggigiorno), ma allo stesso tempo non risulta particolarmente riuscito. La causa è da ricercare nella pulizia generale visiva il che rende tutto troppo “plasticoso” e asettico per garantire una genuina esperienza visiva vintage. Inoltre i modelli poligonali – dei personaggi e degli ambienti – sono davvero troppo “standard”, senza mai nessun guizzo creativo.
Buono invece il doppiaggio (nota: il gioco ha solo l’inglese disponibile per voci e testi), meno riuscite le musiche, tutte quasi esclusivamente d’atmosfera e poco incisive.
Insomma, la direzione artistica di The Blackout Club ci ha lasciati un po’ perplessi: Question sembra aver tenuto alzato il freno a mano per qualche ignota ragione e il risultato è inevitabilmente una sensazione di piattezza generale.

Valutazione

Grafica 66%
Sonoro 70%
Giocabilità 70%
Carisma 65%
Longevità 75%
Final Thoughts

Tra controlli che arrancano e un'ispirazione al minimo sindacale, The Blackout Club non ha nulla a livello artistico capace di distinguersi dal marasma di titoli che hanno affollato il genere horror negli ultimi anni. Tuttavia la componente multiplayer aggiunge valore ad una produzione che molto probabilmente piacerà ai neofiti che si avvicinano al genere e scontenterà i più navigati alla ricerca di una narrazione e meccaniche più profonde.

Overall Score 69%
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