The Division 2 PS4, Recensione, Xbox One

Tom Clancy’s The Division – Recensione (Console)


Massive Entertainment

Sviluppatore

Ubisoft

Publisher

FPS/RPG,MMORPG

Genere

Il mondo degli spararutto è cambiato molto negli ultimi 10 anni. Con l’avvento di serie come Halo e CoD, quello che era nato come un genere prettamente incentrato sul single player è diventato invece la “razza dominante” del mondo del multiplayer online, divenendo quindi la tipologia di videogioco piú giocata al mondo. Questo ha spinto sempre piú sviluppatori a produrre Fps e Tps per cercare di accaparrarsi una fetta di un mercato che nonostante la presenza di un gran numero di titoli sembra non raggiungere mai un punto di saturazione. Per rimanere sempre competitivi peró, bisogna rinnovarsi, proporre formule nuove (o fingere di farlo). Questo ai produttori spaventa: squadra che vince non si cambia è un motto che nell’industria videoludica hanno adottato in molti, facendolo divenire quasi un mantra. Tra queste sicuramente c’è Ubisoft, con le sue serie Far Cry e Assassin’s Creed che da un paio d’anni sono state spremute fino all’osso: pubblicazione di un titolo all’anno con cambiamenti di gameplay minimi e in qualche caso, una realizzazione tecnica non certo memorabile. Una tecnica di mercato questa che si è rivelata vincente e in grado di conquistare il grande pubblico, ma che al contempo ha fatto storcere il naso a chi da un sequel si aspetterebbe cambiamenti concreti o vorrebbe provare qualcosa di veramente nuovo, invece di seguiti “fotocopia” e poco ispirati. Consapevole di questo, la casa francese ha deciso quindi di sperimentare su nuovi fronti lanciandosi in quell’ambizioso progetto che è The Division. Hypatissimo fin da quando fu annunciato, questo gioco, sviluppato da Massive Entertainment, ha da subito catturato l’attenzione per la sua struttura da MMO e l’ottimo comporto grafico. Finalmente abbiamo avuto modo di provare il frutto degli sforzi di questo azzardo di Ubisoft e questo e ciò che ne pensiamo.

New York città aperta

The division

La New York post apocalittica di The Division è fra le più credibili città devastate mai viste in un videogame

Al centro della storia di The Division c’è una New York devastata dalla comparsa di un  agente patogeno con un altissimo tasso di mortalità. Fin da subito appare chiaro che non si tratta di un contagio naturale: qualcuno ha provocato la pandemia infettando delle banconote con il letale virus, proprio nel giorno del Black Friday. L’improvvisa morte di gran parte della popolazione ha gettato nel panico i sopravvissuti e le autorità faticano a mantenere l’ordine. La città si è trasformata in una terra di nessuno, dove gruppi di uomini organizzati in bande armate saccheggiano negozi e abitazioni, uccidendo chiunque opponga resistenza, mentre i cadaveri dei morti marciscono per le strade e vengono sepolti dalla neve invernale. Per contrastare questa inaudita ondata di violenza e ristabilire la normalità, il governo Americano decide di ricorrere a una delle sue più segrete risorse strategico-militari: la Divisione. Formata da uomini e donne reclutati in segreto dal governo per le loro capacità non comuni, la Divisione ufficialmente non esiste nemmeno. I suoi agenti devono mantenere il più stretto riserbo sul loro appartenere all’organizzazione, tanto da doversi costruire un’identità di facciata, da abbandonare senza ripensamenti una volta “attivati”. Famiglia, affetti, lavoro, tutto passa in secondo piano e il loro unico scopo diviene quello di fare da scudo fra il chaos totale e la civiltà. In qualità di agenti, i giocatori  si ritrovano sulle spalle il gravoso compito di rimettere in sicurezza New York e scoprire l’origine del virus, per punire coloro che hanno portato a tanta morte e distruzione. Siamo di fronte ad una classica trama alla Tom Clancy e forse starete pensando “Mio dio, sempre le stesse cose!”

The Division

La creazione del personaggio avviene specchiandosi sul finestrino di un portellone della macchina. Un tocco che sottolinea ancora una volta l’atmosfera “survival” del gioco.

Ed è difficile darvi torto sapete, visto che negli ultimi anni New York è stata devastata più e più volte in varie produzioni, ma c’è qualcosa che rende la Grande Mela di The Division diversa dalle altre sue iterazioni videoludiche post-apocalittiche; una cosa chiamata cura per i dettagli. Le strade, gli edifici, tutte le ambientazioni in generale, sono estremamente curate e realistiche e alcune sono veramente di grande impatto. Entrare in una casa in rovina e vedere la cena ancora apparecchiata sul tavolo o in un centro commerciale trovando borse della spesa abbandonate di tutta fretta, fa percepire a pieno il senso di emergenza con cui la gente ha abbandonato le proprie attività quando la violenza li ha travolti. Recarsi al Madison Square Garden e trovarlo trasformato in un ospedale da campo con tanto di macchinari, lettini e flebo, lascia per un momento spaesati e subito dopo spinge a pensare a come ci sarebbe sentiti a trovarsi lì durante i primi giorno del contagio. Camminare per strada fra la neve e incontrare cani randagi, corvi e topi che si aggirano come silenziosi guardiani, fra macchine abbandonate e cassonetti rovesciati dove qualche sopravvissuto sta cercando disperatamente qualcosa di commestibile, mostra molto efficacemente come una città può trasformarsi in un batter d’occhio da simbolo dell’ingegno dell’uomo ad un posto inospitale e pericoloso.
Insomma, le ambientazioni di The Division riescono nell’impresa di coinvolgere il giocatore, cosa non facile quando si va a sfruttare un topos trito e ritrito come la città devastata.

RPG o FPS?

Forse è la domanda che tutti si sono posti fin dall’annuncio di questo gioco: si tratta di un FPS o di un RPG? Proviamo a rispondervi cominciando a parlarvi dei suoi aspetti da RPG.

Il ruolo

The Division

Oltre agli slot equipaggiamenti sono presenti anche degli slot abiti puramente estetici.

Una volta creato il vostro personaggio, e svolte alcune missioni tutorial ci si trova dritti nel cuore dell’azione. Il gioco è composto da un insieme di missioni e attività secondarie da svolgere in giro per la mappa. Questa è suddivisa in aree e ogni area richiede un certo livello per poter essere liberamente esplorata senza correre il rischio di morire ogni due secondi. In The Division infatti, come nei più classici degli RPG, i giocatori devono salire di livello accumulando punti esperienza se vogliono progredire con le missioni, affrontare nemici più potenti, e ottenere armi ed equipaggiamenti migliori. Si ha a disposizione un inventario composto da 10 slot, dove inserire gli oggetti trovati in giro per migliorare le proprie statistiche quali difesa, salute, danni ecc. Sono presenti un buon numero di skill e potenziamenti che si suddividono in Abilità, Talenti e Vantaggi, ognuno suddiviso a sua volta in tre rami, Medico, Tecnologico e Sicurezza. Parliamo quindi di ben 9 rami di possibilità. Le Abilità sono “attive”, ovvero utilizzabili in game, per compiere azioni utili per se e per i compagni, mentre Talenti e Vantaggi invece sono dei perk passivi che vanno ad influire sulle varie stat del proprio personaggio o usufruire di vantaggi quali la possibilità di trasportare un numero maggiore di un determinato tipo di oggetti.

I tre sottorami richiamano la holy trinity degli MMORPG:

Medico = Healing

In questo ramo si trovano tutte abilità di supporto e di cura che aiutano a sopravvivere agli scontri.

Tecnologico =  DPS/Danni

I giocatori che prediligono questo ramo impiegano gadget come torrette e bombe adesive per essere più letali in combattimento e godono di buff aggiuntivi che boostano i danni.

Sicurezza = Tank/Difesa

Scudi balistici, muri piazzabili e potenziamenti per i ripari, sono il pane di chi sceglie la Sicurezza. Lo scopo delle sue Abilità non è curare i danni: è fare in modo di non subirne affatto.

The Division Shield

Lo scudo mobile è un esempio delle Abilità del ramo Sicurezza.

Questa suddivisione favorisce il gioco di squadra in quanto, volendo,  permette ad un giocatore di specializzarsi e ricoprire un ruolo fondamentale all’interno di un gruppo. Dico volendo, perché il richiamo alla holy trinity è puramente di forma, più che di sostanza. Il gioco difatti permette di “mescolare” le Abilità, assegnando ai tre slot disponibili quelle di qualsiasi ramo, cosa che permette di creare dei personaggi ibridi, in grado di curare i compagni e contemporaneamente piazzare letali mine supertecnologiche. Questa scelta permette ai giocatori di personalizzare maggiormente il proprio personaggio e di giocare a modo proprio, senza essere vincolati da limiti di classe. Quindi, che vogliate giocarlo in maniera “classica” o sperimentando, il gioco funziona bene comunque e riesce a soddisfare sia chi ricerca un approccio più “alla WoW”, sia chi vuole sperimentare e non ama le restrizioni dei giochi di ruolo. La possibilità di crearsi una classe ibrida inoltre permette ai lupi solitari di poter usare Abilità, sia curative, che difensive, che d’attacco, in modo da non farsi mancare nulla.

The Division map

Le varie attività da svolgere sulla mappa sono tutte segnate in maniera molto chiara.

Ma come si sbloccano Abilità, Talenti e Vantaggi? In un modo assai particolare che coinvolge il Centro di Comando delle forze di sicurezza, un luogo molto importante della mappa di gioco. L’edificio è la base operativa della Divisione, dove si sono radunate tutte le forze armate e di polizia sopravvissute e che si sforzano di tenere in vita i civili rimasti. E’ in pratica l’equivalente di quella che sarebbe una città di un altro MMORPG: all’interno ci sono vendor con armi ed equipaggiamenti, un contenitore dove il giocatore può accumulare item che non vuole buttare o vendere per far posto nell’inventario, e perfino una working station dove è possibile costruire armi ed equipaggiamenti basandosi su progetti recuperabili completando missioni o esplorando la mappa. Non si tratta di un sistema di crafting molto complesso, ma permette di creare item molto utili.

Tornare di tanto in tanto in questo luogo sarà necessario per mettervi in ordine l’inventario, ma anche, come abbiamo detto a inizio paragrafo per ottenere nuove abilità. Come si fa di preciso? Bisogna acquistare dei potenziamenti per i vari Dipartimenti del Centro di Comando, spendendo dei punti che si ottengono tramite lo svolgimento di particolari missioni legate alla trama principale del gioco. Portando a termine queste missioni e scegliendo quale Dipartimento potenziare, otterrete in cambio una skill o una perk di un particolare ramo abilità e l’ala del Dipartimento si arricchirà di apparecchiature e NPC.
Si tratta di un metodo inusuale, ma che reputiamo piuttosto interessante perché, oltre a retribuire il giocatore sotto il profilo della personalizzazione del personaggio, lo gratifica anche col fatto di fargli vedere “fisicamente” i frutti del suo lavoro. Osservare un gruppo di tecnici che lavora ad un tavolo dove prima c’erano soltanto mobili accatastati e confusione e sapere che il merito è vostro, è gratificante non vi pare?

Lo spara-spara

The Division

Ogni arma del gioco può essere “moddata” aggiungendo mirini, freni di bocca, impugnature e altro.

Gli elementi FPS del gioco sono concentrati tutti nel sistema di combattimento. Gli scontri si basano su sparatorie in tempo reale con tutti gli elementi ormai tipici del genere, come l’utilizzo di coperture, la presenza di svariati tipi di granate e munizioni, la possibilità di eseguire una schivata in capriola e l’utilizzo di “gadget”,  rimpiazzati in questo caso dalle Abilità. L’approccio agli scontri cambia in base al tipo di arma che si utilizza, visto che le varie caratteristiche delle armi presenti nel gioco le rendono più o meno letali a seconda della distanza: utilizzando un fucile d’assalto effettuare ingaggi a medio-lungo raggio mentre utilizzando un fucile a pompa dovrete sempre stare vicino ai nemici esponendovi molto di più al loro fuoco. È quindi buona cosa regolare le proprie Abilità anche in base al tipo di arma utilizzato. Quale approccio vi sia più congeniale dovrete scoprirlo giocando, tenendo conto anche del fatto che non capita quasi mai di affrontare un nemico solitario; i”mob” si spostano sempre in gruppi di 4-5 elementi, ma possono arrivare in gruppi anche più numerosi durante lo svolgimento delle missioni.

The Division Nemici

Non capita mai di imbattersi in nemici solitari in The Division. Se avvistate un nemico, preparatevi a combattere i suoi compagni che non vedete ancora.

Durante certi eventi fanno la loro comparsa gli Èlite, nemici più potenti dotati di armatura, ma che, per quanto fastidiosi, impallidiscono di fronte ai Boss di fine missione, capace di svuotare la barra di energia di un pg con pochi colpi. Contro questi nemici vorrete farvi trovare preparati al meglio e con il set di armi e abilità con il quale vi sentite più a vostro agio.

La mappatura dei comandi permette di svolgere abbastanza agilmente ogni sorta di azione, anche se ogni tanto capita che alcune, tipo il cambio delle armi, avvenga con una lentezza che può risultare fastidiosa in situazioni concitate. Nel complesso gli scontri a fuoco sono abbastanza divertenti e si sposano bene con la componente RPG del titolo, ma due cose li rendono “strani” e forse non in grado di soddisfare i puristi degli FPS. La prima consiste in ciò che che si prova a sparare chili di piombo con una mitragliatrice in testa ad un uomo in felpa col cappuccio e a non vederlo morire, ma solo subire qualche danno.
Ci rendiamo conto che questa “pecca” sia legata a doppio filo con la sua natura RPG, ma assistere solo ad un misero abbassamento della salute sparando in testa ad un nemico decine di colpi (un nemico senza manco un elmetto fra l’altro), da la sensazione di essere davanti ad un Supermutante di Fallout e non ad un bandito. Scene come questa cozzano malamente col feeling di realismo che restituisce l’ambientazione e il tipo di armamento. La seconda cosa è il rinculo che è praticamente inesistente. Anche quando si spara con armi di grosso calibro, sempre di sparare con pistole ad acqua. Non parliamo poi della balistica dei colpi, anch’essa praticamente inesistente. Ovviamente non ci aspettavamo di trovarci di fronte ad Arma, ma nemmeno a qualcosa di così estremamente arcade.

Il nocciolo della Mela

The Division

Ci sono diverse fazioni di avversari che dovrete affrontare nel corso della trama.

Missioni principali e di potenziamento non sono le uniche attività da svolgere in giro. Come da tradizione per i titoli Ubisoft oper-world, la mappa è satura di eventi secondari e collezionabili da portare a termine in cambio di exp e info sul mondo di gioco. I più riusciti sono sicuramente gli Echo: grazie alla tecnologia della Divisione, gli agenti sono in grado di ricostruire le dinamiche di alcuni eventi utilizzando delle sofisticate proiezioni olografiche in tempo reale (un po come quelle che usa Iron Man negli ultimi film Marvel), che proiettano la posizione di oggetti e persone sulla scena basandosi su dati raccolti da telecamere di sorveglianza, cellulari e altri dispositivi elettronici. Tutto molto suggestivo. È possibile inoltre trovare i tesserini di altri agenti della Divisione dispersi, contenenti informazioni sulla loro vita e talvolta su come sono stati reclutati. Molto ben realizzati sono anche i mini-filmati che si ottengono completando alcune missioni. Si tratta solitamente di immagini che mostrano in maniera piuttosto cruda la violenza che sta dilagando per le strade. Nulla che sfoci nel gore, ma si tratta di filmati molto d’impatto, di quelli che alla fine si rimane con la faccia colpita del “Madonna santissima”.

The Division

A volte gli Echo possono riprodurre scene davvero toccanti.

L’abbondanza di contenuti però, nonostante sia indubbiamente una cosa positiva, non riesce a sopperire a quello che è il difetto più grande del gioco: la ripetitività.
Le missioni purtroppo consistono tutte nell’ammazzare dei nemici, difendere un punto, ammazzare ulteriori nemici, riattivare qualche apparecchio elettronico, ammazzare ancora nemici e sconfiggere un boss. Punto. Nessuna azione particolare da svolgere, nessuna variante nel gameplay, sempre e solo sparare, premere/raccogliere, e ogni tanto proteggere delle zone. Il senso di ripetitività inoltre è aumentato dal fatto che le skin dei nemici sono molto poche, così come le tipologie di avversari che saranno forse una decina in totale. In sostanza il gioco è un grinding continuo per tutte le circa 25 ore necessarie a raggiungere il livello 30, il cap attuale. E so già che un’obiezione a questa affermazione è che tutti gli MMO sono puro grinding, è vero, ma la forza di quelli di qualità è proprio l’offrire un’esperienza di gioco variegata, con missioni diversificate fra loro. Questo The Division non lo fa. Il comparto PvE quindi risulta alquanto monotono, ma bisogna dire che giocando in compagnia di amici risulta comunque divertente, a patto di accettare di non far altro che sparare dall’inizio alla fine. Il grinding, per chi ama il PvE, non termina nemmeno raggiunto il cap, visto che l’unica attività per chi ama lo scontro coi mob è affrontare missioni in difficoltà più alta per guadagnarsi qualche premio giornaliero. L’unica altra vera attività da svolgere raggiunto l’End Game è puramente PvP: avventurarsi nella Dark Zone.

La Zona Nera

Un'entrata della Zona Oscura. Rassicurante, eh?

Un’entrata della Zona Oscura. Rassicurante, eh?

La Dark Zone o Zona Nera è stata l’ultima feature del gioco a venire annunciata durante la campagna pubblicitaria del titolo ed è stata sicuramente anche la più discussa. Si tratta di una vasta zona della mappa che si trova nel cuore della Grande Mela. E’ il luogo con la più alta concentrazione di virus di tutta l’area e dove si è registrato il più alto numero di decessi durante l’inizio del contagio. La situazione era così disperata che l’unica soluzione è stata quella di mettere in quarantena l’intera zona, costituendo un cordone di sicurezza per tenere lontani i civili superstiti. L’isolamento però ha fatto sì che la criminalità dilagasse incontrastata, trasformando la Zona in una vera e propria giungla urbana dove regna il più forte. Al suo interno si trovano gli eventi e i nemici più ostici dell’intero gioco e, di conseguenza, anche i loot più appetibili che però richiedono di svolgere una procedura particolare se si vuole farli diventare parte del proprio equip. Come detto qualche rigo sopra, la Zona Nera è quella che è stata più duramente colpita dal virus, per cui qualsiasi cosa si trovi al suo interno deve essere riposto in una particolare sacca sterile e successivamente decontaminato per poter venir portato all’esterno in sicurezza. Quindi i giocatori non possono semplicemente uscire portandosi dietro gli oggetti trovati, ma devono far estrarre gli oggetti da un team in elicottero recandosi in alcune zone predefinite e segnalando la proprio presenza tramite un razzo di segnalazione. Una volta sparato il flare in aria, bisogna dunque resistere fino all’arrivo dell’elicottero, proteggendo il loot dall’attacco non solo dei “mob”, ma anche degli altri giocatori. Nella Zona Oscura infatti è attivo il PvP ed è possibile uccidere a vista qualunque altro player per sottrargli il loot raccolto con fatica.

The Division Loot

Attenzione alla sacca gialla mentre siete nella Zona Oscura. Gli altri giocatori che la vedranno, sapranno che avete del loot.

Commettere atti di questo tipo però fa scattare immediatamente una taglia sulla testa dell’uccisore che viene marcato come Rogue, ovvero come agente corrotto, cosa che comporta la sua immediata segnalazione sulla mappa di gioco. Tutti gli altri giocatori possono quindi dargli la caccia, visto che si tratta oramai di un criminale.  Se il Rogue  riesce a rimanere vivo e lontano dal fuoco degli altri giocatori per 90 secondi, allora lo status di corrotto si azzera ed egli torna ad essere un qualunque all’interno della Zona. Questo espediente è un ottimo modo per limitare comportamenti tipo uccisioni continue da parte di giocatori meglio equipaggiati ai danni dei “niubbi”. Uno non può rimanere a fare i suoi porci comodi perché si ritroverebbe ben presto a fare i conti con tutti gli altri giocatori dell’area. E in effetti lo stratagemma funziona, visto che ci è capitato di aggirarci per la Zona senza venire nemmeno sfiorati da altri player che avrebbero potuto ucciderci facilmente. Paradossalmente però cercando di rendere la vita difficile ai ress-killatori estremi, gli sviluppatori son finiti col rendere il ruolo di Rogue qualcosa di estremamente difficile da giocare. Chi decide di giocare come tale si trova davvero svantaggiato, a meno che non si abbia un nutrito gruppo di amici con cui giocare. Ogni volta che si muore come Rogue poi si viene privati di almeno 2 o tre livelli del Rank Zona Nera, che serve ad ottenere armi ed equipaggiamenti migliori all’intero della Zona. Per far salire il proprio rank bisogna uccidere mob o giocatori (Rogue o no, non importa) all’interno della Zona, per cui perderlo significa fondamentalmente dover tornare a farmare  per rialzarlo. E non sarebbe del tutto sbagliato come meccanica, ma il fatto è che i 90 secondi di taglia, che concettualmente possono sembrare un tempo giusto, si rivelano in realtà troppi perché se qualcuno vi avvista e vi spara il counter si ferma, dando la possibilità a molti altri giocatori di avere maggior tempo per raggiungervi ed attaccarvi. Riuscire a scrollarsi una taglia di dosso è perciò maledettamente difficile, anche troppo. E’ giusto punire chi decide di comportarsi da cannibale, ma se il gioco lo prevede allora non lo si può nemmeno rendere un’esperienza così punitiva, altrimenti che senso ha implementarla?

Neve che cade

The DIvision Light

L’illuminazione del gioco è fra le migliori finora viste in questa generazione.

Veniamo ora al reparto tecnico. Parlando di grafica e level design The Division si assesta su livelli ottimi. Sebbene i modelli dei personaggi risultino leggermente datati, tutto il resto fa sgranare gli occhi e non poco. Il nuovo motore grafico Snowdrop è stato impiegato per costruire edifici, vetture, ed elementi dell’ambiente perfettamente in scala e realizzati con dovizia di particolari. Il sistema di illuminazione crea giochi di luce e ombre fantastici, che uniti ad altri effetti particellari come quelli del fumo delle esplosioni o il bellissimo turbinare della neve quando c’è vento, dona alla New York di The Division un ulteriore tocco di fascino. Il frame rate non cala mai e soprattutto non esistono caricamenti dovuti agli spostamenti sulla mappa. Questo ottimo risultato è stato però raggiunto andando a sacrificare un po’ il rendering, che in alcuni casi arriva in ritardo esponendo texture in bassa risoluzione che vengono caricate solo dopo qualche secondo. Unico altro difetto riscontrato è che a volte gli animali che girovagano sulla mappa sembrano in bassa definizione per qualche strana ragione. Si tratta comunque di piccoli dettagli trascurabilissimi. Le animazioni sono tutte ben realizzate e credibili. L’interfaccia di gioco è piuttosto pulita e nonostante la presenza di parecchi indicatori non risulta pesante per l’occhio. Il menù dell’inventario invece risulta leggermente macchinoso, con un sacco di sottomenù da aprire che sulle prime generano un po’ di confusione. Un po’ più di pulizia in questo senso avrebbe aiutato, soprattutto nelle prime ore di gioco. Buona l’I.A. dei nemici che tentano quasi sempre di aggirare il giocatore, sfruttano le coperture e raramente caricano a testa bassa.

La colonna  sonora è composta da brani di svariati generi musicali che ben si adattano ai vari momenti del gioco: dubstep e altri pezzi ritmati per le fasi di combattimento e pezzi più rilassati per l’esplorazione. Sia il doppiaggio italiano sia quello inglese si assestano su buoni livelli. A lasciare indifferenti è la sceneggiatura piuttosto anonima; nessuna frase o personaggio capace di rimanere impresso nella memoria.

Grafica 95%
Sonoro 70%
Giocabilità 65%
Carisma 80%
Longevità 80%
Final Thoughts

È difficile dare un voto a The Division, lo è davvero. Tirando le somme è indubbio che il gioco riesca a intrattenere, soprattutto se si hanno degli amici con cui giocarlo, ma non è assolutamente il capolavoro che ci si aspettava. I suoi pregi, ovvero un ottimo comparto grafico, un'ambientazione che riesce ad essere immersiva al punto giusto e un buon bagaglio di feature da RPG, non possono nasconderne i difetti, uno su tutti il gameplay estremamente ripetitivo. Aggiungendoci anche un PvE end game praticamente inesistente e un PvP sbilanciato, purtroppo il gioco fallisce nell'essere un vero MMORPG. Rimane comunque un buon multiplayer da giocare con gli amici, a patto di non aspettarsi altro che compiere un massacro indiscriminato di mob.

Overall Score 78%
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