Tin Can Anteprime, PC

Tin Can – Anteprima: Un uomo, una scialuppa spaziale e la morte


Lo spazio aperto. Un luogo affascinante no? Fin dall’antichità l’uomo è sempre stato attratto dall’immensa oscurità puntellata di stelle che lo circonda, tanto che appena ne è stato in grado ci si è subito immerso per esplorarlo di persona. Decenni e decenni di fantascienza hanno nutrito la fantasia di milioni di persone che magari sognano un giorno di poter anche loro visitare luoghi lontani milioni di anni luce e conoscere nuove civiltà, come hanno visto fare ai loro beniamini.


“Nello spazio l’assistenza non può sentirti.” Eh già.

A pensarci bene però lo spazio è un luogo terribile. Non c’è ossigeno, non c’è gravità, non ci sono suoni. È un luogo completamente ostile alla vita, e forse proprio per questo ci spinge a volerlo esplorare, per dimostrare che grazie al proprio ingegno, l’umanità può superare ogni avversità. Ma cosa succede  quando qualcosa va storto? Quando  quel prodigio della tecnica di astronave spaziale che ti sta ospitando nel suo ventre di metallo ha un malfunzionamento e sei costretto a scappare in una scialuppa di salvataggio e a rimanere solo perso in quell’immenso buio per chissà quanto tempo…

Puoi disperarti e lasciarti andare, oppure puoi rimboccarti le maniche e darti da fare per restare vivo, nonostante tutte le avversità. In Tin Can, gioco realizzato dal piccolo team di sviluppatori indipendenti Team Can ( che burloni), è proprio questa situazione estrema che si è chiamati a vivere. Quanto tempo riuscirete ad andare avanti prima di arrendervi?


Naufrago spaziale



Tin Can è molto semplice nel concept: il giocatore, calato in prima persona all’interno di una angusta scialuppa spaziale, deve sforzarsi di mantenerla integra. Sì esatto, angusta. Tin Can non è un nome a caso, eh. Significa “lattina”, ed è un modo abbastanza calzante di descrivere la scialuppa che fa da scenario e che sarà larga massimo due metri. E voi direte ” E cosa ci vorrà a far funzionare una navetta così piccola?” Poveri ingenui, che si fanno ingannare dalle apparenze.


Tin Can
Il manuale che ci insegnerà ad interpretare ogni singolo allarme e messaggio d’errore. Si consigliano dei corsi di lettura per essere il 100 % più efficienti.

Piccolo e semplice non sono per forza due cose che vanno a braccetto! Anzi! Pensate alla complessità dei meccanismi di un orologio o ai chip all’interno del vostro smartphone! Proprio come queli oggetti anche la navetta e l’atmosfera respirabile al suo interno funzionano grazie ad un delicato equilibro di varie componenti ed è proprio di farle funzionare che vi viene chiesto! Se il concept quindi è semplice il gameplay non lo è affatto. Nulla viene spiegato. Bisogna apprendere tutto “toccando” a colpi di clic e tasti ogni parte della nave in modo da comprendere il funzionamento di ogni cosa. Sì, è vero, c’è un manuale buttato lì assieme a te all’interno della navetta, ma anche quello va sfogliato e letto, cercando di capire a che parte della nave si riferiscono le varie istruzioni. Il tutto mentre sciami di meteoriti sbattono ovunque danneggiando ogni cosa, nebulose cariche di elettricità friggono i circuiti e nebulose di ghiaccio congelano ogni cosa.

All’inizio è un dramma.  Veramente.

Durante i primi tentativi si muore malissimo solitamente mentre si corre in tondo presi dal panico, con allarmi di ogni tipo che ti risuonano nelle orecchie e la nave che fa rumori talmente terribili che sembra stia cadendo a pezzi. E probabilmente lo sta facendo.
Poi però, piano piano, ti accorgi che ad ogni morte impari qualcosa. Inizi a capire cosa significa quel segnale di errore sullo schermino, e che alcuni componenti possono essere forse utili, ma non essenziali. Magari è meglio riciclarli grazie all’apposti terminale, in modo da vere pezzi per riparare qualche guasto più importante. Sì. Inizi ad essere più sicuro. Non perdi più il controllo e inizi anche a mettere in pratica alcuni trucchetti e a prendere delle precauzioni in vista di imprevisti futuri. Sia mai che che la navetta passi vicino ad una stella e tutto inizi a surriscaldarsi. Meglio essere pronti a tutto.


Tin Can
“Dove andava messo sto coso?” è uno dei pensieri più ricorrenti che attraversa la testa mentre si gioca a Tin Can.

E così, di morte in morte, quello che era iniziato come un vero e proprio calvario ora è una sfida contro se stessi. Ad ogni iterazione si sente lo stimolo di continuare perché finalmente, quella che prima era il caos, sta ora diventando un qualcosa che può essere capito, dominato, controllato, almeno temporaneamente. Perché alla fine su Tin Can, la morte è inevitabile. Prima o poi le parti sacrificabili finiscono, quindi si esauriscono i pezzi di ricambio ed è impossibile riuscire a mantenere intatta la nave. L’obiettivo quindi , almeno in questa versione preliminare del gioco, è sopravvivere il più a lungo possibile e basta.


Pratico e senza fronzoli


Tecnicamente Tin Can non ha guizzi artistici particolari, ma punta tutto sul realismo e la cura per il dettaglio. La scelta è piuttosto azzeccata visto che ben si sposa con la natura “tecnica” del gioco. Utilizzare qualche stile astruso avrebbe potuto compromettere il riconoscimento delle varie componenti dei sistemi, mentre l’approccio realistico permette riconoscimento più intuitivo di cosa si ha di fronte e aiuta a comprendere meglio le meccaniche del gioco.


Tin Can
Tutte le componenti della nave sono realistiche nella loro realizzazione, così come lo sono le condizioni di sopravvivenza. L’ossigeno nell’aria ad esempio va mantenuto almeno sopra un livello del 17% altrimenti game over.

Già in questa versione preliminare non è riscontrabile nemmeno un e dico un bug. I comandi sono semplici e ridotti all’osso, proprio per non affaticare ulteriormente il giocatore nel processo di apprendimento delle meccaniche di gioco.


Considerazioni Finali


Tin Can ha un concept abbastanza originale e funziona alla grande. Non ha nessun problema tecnico e riesce ad essere divertente e appagante, a patto che il vostro ideale di gioco sia uno in cui si muore ripetutamente e si tenta di comprendere sistemi complessi. Roba da ingegneri survivalisti. L’unica critica che mi sento di muovere è che probabilmente senza uno scopo finale il gioco rischia di diventare presto noioso. Oltre ad una modalità sopravvivenza ad oltranza bisognerebbe includerne una con le stesse meccaniche ma che richieda di sopravvivere solo per un tot di tempo prima di venire recuperati da un’altra nave di passaggio, o magari di costruire una radio per chiamare i soccorsi. Non ci rimane che tenerlo d’occhio e vedere in che direzione continuerà il team di sviluppo.

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