PC, Recensione

Unearthed, Trail of Ibn Battuta, Ep.1 – Recensione


Semaphore

Sviluppatore

Semaphore

Publisher

Action, per quanto possibile

Genere
Il pozzo di vetro... no ok è un bug.

Il pozzo di vetro… no ok è un bug.

L’action adventure archeologico, partito tanti anni fa da una certa Croft e ripreso poi da un tal Drake arriva oggi anche in Unearthed – Trail of Ibn Battuta, o meglio nel suo primo episodio, dove però tutto si condisce in salsa araba. E come si dice per i ristoranti di bassa reputazione, “la salsa era ottima, il problema è nel tutto”. Vediamo così come prendere una storia anche interessante e farne un devasto di gameplay rotto, stravisto e tenuto da una grafica sull’orlo dell’inquietudine. Ma pure come un gioco pessimamente riuscito possa in qualche modo farci tanta simpatia.

Storia, cliché e tanti guai

unearthed episodio1 (6)Un fratello e sorella combattivi cacciatori di tesori saranno i due protagonisti, benché noi potremo guidare solo quest’ultimo alla scoperta dei misteri di boh, dato che siamo solo al primo episodio e non si sa ancora quale poi sia il centro delle varie imprese. Il canovaccio più banale del mondo ha dunque origine: avventurieri si avventurano in una avventurosa missione all’interno di un tempio dimenticato, trovano una preziosa scatola e da quel momento vengono braccati dai membri di una misteriosa organizzazione al soldo di boh. In realtà le basi, e qui si sente la nazionalità araba degli sviluppatori, sono molto legate alla loro storia, con riferimenti alla vicenda di Ibn Battuta, uno dei più grandi esploratori di sempre, partito da un semplice pellegrinaggio alla Mecca ed arrivato a farsi a piedi tre volte il viaggio del nostro Marco Polo: mica cotica dunque, una faccenda sicuramente interessante e ricca di spunti. Che però ad ora non sono arrivati, se non in qualche riferimento minimo alla vicenda misto a spezzoni del relativo film.
Siccome sui personaggi vi è davvero poco da dire (la sorella che porta i pantaloni, il fratello agile ma in sostanza farlocco e bietolone, lo sgherro cattivo e pelatone, il saggio studioso etc.), vado ad infilarmi nell’insidioso gameplay, dove c’è tanto da dire… purtroppo.

Ehm…

unearthed episodio1 (3)Ma che bel titolo di paragrafo, per cotanto giocare: i comandi sono semplici, e ci vedono muoverci, camminare, compiere dei salti inconsulti con lo spazio, sparando e mirando con il mouse. La risposta è ottima, sono le azioni che lasciano parecchi dubbi. Banalmente dovremo esplorare qualche piccolo luogo alla ricerca di pezzi per aprire porte e meccanismi, nella versione più semplice che potete immaginare: l’episodico è economico ma rende poco, dandoci locazioni grandi quanto una, vabbeh facciamo due panetterie. Terminate le azioni blande, si passa allo sparo, con un sistema di coperture improvvisato ma quasi funzionante, e con momenti stealth senza parole: in pratica camminando non verremo visti se stiamo almeno a 3 metri di distanza davanti ad un soldato, per poi stordirlo alle spalle con una mossa buffa. Poi improvvisamente si svegliano, parte la musica araba d’assalto e via che si spara in ogni dove. Due le armi trasportabili, ovvero pistola ed “altre”, e la capacità di lanciare strane granate che invece di esplodere e basta, toccano terra, fanno pi pi piiiii e poi allora deflagrano. Misteri dell’oriente. Alle sequenze di bassa esplorazione e sparo mesto si avvicinano anche una di guida in un Marocco versione pista di kart, una dove controlliamo una macchinina telecomandata (che il unearthed episodio1 (11)protagonista porta sempre con sé, che burlone), abbastanza carina per la verità, una in cui si cammina (wow quanta azione) ed infine le più belle di tutte, le scazzottate.
Talvolta il gioco ci fa scontrare con altri personaggi in duri combattimenti corpo a corpo, che se non fosse per lo spostamento lungo diverse direzioni in 3 dimensioni, ricorda tremendamente i tempi mai troppo passati di : calci e pugni partono ma vanno a segno quando va loro a genio, in una sorta di balletto bizzarro. Se poi queste sono le basi di gioco, la grafica le segue come degno fratello.

I pupi arabi

unearthed episodio1 (7)Capisco il fatto che lo studio sia al loro primo gioco, ma le animazioni sono ridanciane a loro insaputa: i personaggi si muovono come se fossero mossi da invisibili fili penzolanti sopra le loro teste. E’ esempio preciso quando nei dialoghi muovono le mani alzando i palmi: a quel punto mancavano due righine ai lati della bocca ed era fatta, voilà il teatro di Mangiafuoco dopo essersi convertito alla PS3. Qualche bug ma non eccessivi, ma è la povertà dell’insieme a lasciare attoniti, con momenti dove basta ruotare una telecamera per accorgersi di texture mancanti.
Le musiche invece prendono una buona sufficienza, così come il simpatichillo doppiaggio.

Valutazione

Grafica 39%
Sonoro 57%
Giocabilità 50%
Carisma 60%
Longevità 39%
Final Thoughts

Questo primo capitolo di Unearthed è uno sfacelo inimmaginabile di idee, gioco e grafica, sarebbe inutile rimarcarlo dati i tanti esempi; va bene che è la prima volta che gli sviluppatori entrano nel mondo del videoludo, ma sarebbe bastato vedere qualche altro titolo di qualsiasi altra casa per evitare di cadere nello scontato e nell’errore pesante. Però la storia interessante e certe palesi auto battute che si fa il gioco non possono che far sorridere: in tanti hanno pensato che volesse scimmiottare Uncharted dato ovviamente il titolo, e facendo il paragone tutto è crollato brutalmente in votazioni al di sotto del due, a livelli del nostro “Night Trap Level”. A mio avviso invece si tratta di una prova malfatta dove però qualche idea, una volta su 1000, prova a saltare fuori, ma purtroppo come se a realizzarla fosse stato il mio lattaio. Lo stesso gioco all’inizio fa citare in modo traverso Uncharted ai protagonisti, in un modo del tipo “stavolta non è un gioco, è la realtà, hi hi”; Insomma, per la prima volta mi trovo a salvare un gioco, ma nel senso del salvarlo dal 1-2 per elevarlo al 3-4. Interessante, nevvero? Ed ora al prossimo, immagino già sfavillante, episodio.

Overall Score 49%
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