Anteprime, PC

Valheim – Anteprima: Il piacere della scoperta e dell’avventura


I survival-sandbox sono un genere che amo. Ne ho giocati tanti e nel tempo ho capito che la cosa che mi affascina di più di questi titoli è l’idea di immergersi totalmente in un mondo, ognuno con le sue regole e soprattutto i suoi pericoli.

Più che il lato sandbox, è quindi quello survival ed avventuroso ad attrarmi maggiormente: progredire con le tecnologie e i materiali lo trovo esaltante fino a che ha lo scopo di darmi i mezzi per mantenermi vivo in quel mondo. Poi, una volta raggiunta, “la tranquillità” in cui si ha una casa e delle strategie per resistere ad ogni tipo di attacco il mio interesse comincia via via a scemare. Insomma quello che adoro di più è la sensazione di pericolo e di trovarsi in un ambiente ostile. È questa mia “devianza” che fa sì che uno dei miei survival preferiti in assoluto sia “The Long Dark”, che è forse proprio quello con meno elementi sandbox in assoluto.
Consapevole quindi dei miei gusti e deciso a non farmi influenzare troppo da questi, mi avvicino a Valheim assieme al buon Mattia Camusso che, grazie  ai codici gentilmente offerti dal publisher Coffe Stain Studios, mi accompagna in questo nuovo viaggio in una terra sconosciuta che aspetta di essere esplorata.


Il decimo mondo


Il mondo di  Valheim e tutti i suoi elementi, come è intuibile già dal nome, prendono ispirazione dalla mitologia nordica. Una schermata iniziale che compare quando si entra per la prima volta in un server informa il giocatore che egli è un prescelto di Odino, che lo ha personalmente selezionato per divenire un guerriero in grado di aiutarlo in una  imminente battaglia cosmica con degli antichi nemici non meglio identificati.


Valheim
La prima cosa che si vede entrando in un server di Valheim: il vostro personaggio trasportato da una pennuta creatura, verso l’ignoto.

Il percorso per divenire degno di aiutare il Padre del Tutto però non è una passeggiata: c’è un cimento da superare ed è sopravvivere al decimo mondo. Lo so, chi di voi ha una minima conoscenza dei contenuti dell’Edda, saprà che i mondi della mitologia norrena sono 9, ma a quanto pare Odino aveva tenuto nascosta l’esistenza di questo decimo mondo proprio per addestrare la sua elite guerriera all’insaputa dei suoi nemici.
Ecco dunque che una volta creato il proprio personaggio ci si ritrova gettati (letteralmente visto che l’ingresso sulla mappa avviene con un lancio orbitale da parte di grossa creatura corviforme) in un mondo da esplorare e capire, dove ad ogni passo c’è qualcosa in più da scoprire.


Un nemico alla volta


Fin dall’inizio è però chiaro che non ci troviamo davanti al solito sandbox  “puro” come Minecraft o Rust, ma a qualcosa di diverso. Certo si possono costruire strutture e modificare il mondo di gioco a totale piacimento e seguendo il proprio estro, ma per raggiungere il completo potenziale “terraformante” tipico dei sandbox ci vogliono prima diverse ore di gioco. Se infatti un questo genere solitamente la progressione è totalmente libera e non esiste una “impalcatura” che faccia da guida sul come muoversi nel mondo di gioco, questo non è vero per Valheim.
Qui questa sovrastruttura c’è ed è rappresentata da degli obiettivi proposti come delle vere e proprie missioni con una loro rigida sequenzialità in stile GDR. Queste missioni ruotano attorno all’uccisione di delle creature sacre sempre piú potenti e che una volta sconfitte permettono di ottenere strumenti in grado di far compiere un “balzo tecnologico” al giocatore. Schematizzando la progressione avviene dunque in questo modo:

  1. Si ha a disposizione un tot di strumenti e recipe utili ad uccidere il boss di turno.
  2. Si uccide il boss di turno e si ottiene accesso a nuove tecnologie, risorse, strumenti , armi ed equipaggiamento.
  3. Si è costretti a migrare in una nuova zona della mappa per trovare i nuovi tipi di risorse e realizzare l’equipaggiamento nuovo.
  4. Si affronta il nuovo boss e il ciclo ricomincia.

Questo tipo di approccio (sfruttato perfettamente dal buon vecchio Terraria), può forse far storcere il naso ai puristi dei sandbox visto che costringe ad affrontare un percorso di apprendimento delle meccaniche di gioco più guidato e indubbiamente meno libero, ma ha il grande vantaggio di dare al giocatore un obiettivo su cui focalizzare i propri sforzi e di spingerlo ad esplorare per trovare le location di spawn dei vari boss.


Valheim
I vari Boss sono anch’essi ispirati alla mitologia norrena.

Le aree in cui bisogna spingersi inoltre diventano sempre più pericolose man mano che si acquisiscono nuove tecnologie: se ad esempio nel bioma iniziale si può stare tranquilli durante la notte, già in quello successivo è necessario disporre di un avamposto fortificato per sopravvivere all’attacco di numerose creature ostili. Ovviamente a causa di questo motivo bisogna trovare una location adatta a costruire una base il più difesa possibile e questo si traduce in altro girovagare per la mappa. In Valheim insomma bisogna spostarsi molto, ma la cosa non è per niente seccante, visto che il mondo di gioco riserva continue soprese che spronano il giocatore all’avventura, come dungeon, caverne e villaggi abbandonati.
A rendere ancora più avvincente e divertente l’esplorazione c’è anche un altro fattore: la navigazione.


Valheim
Cosa c’è di meglio di una barca, degli amici, e una terra sconfinata da scoprire?

Questa ha un’importanza fondamentale visto che la mappa di gioco è veramente enorme e per raggiungere nuove location tante volte è consigliabile, quando non è addirittura necessario, ricorrere all’uso di un’imbarcazione. Oltre ad essere perfettamente in linea con l’ambientazione vichingheggiante, vi assicuro che la navigazione è anche una delle esperienze più esaltanti che il gioco ha da offrire. Spiegare le vele e partire per lidi sconosciuti con all’orizzonte niente altro che acqua regala un senso di avventura che definirei quasi unico e che mi era capitato di sperimentare solo con un lo sfortunato Worlds Adrift.

La sensazione principale quando si inizia a salpare per i primi timidi viaggi è quello di essere in totale balia di un elemento sconosciuto e pericoloso; e la cosa è a dir poco fantastica. La navigazione è difatti regolata in modo abbastanza realistico: viene simulato il movimento della marea e c’è persino il vento da gestire, cosa che diventa praticamente impossibile se si viene sorpresi in mare aperto da una tempesta. Sì, esatto ci sono le tempeste e sono talmente potenti che c’è il rischio concreto di ritrovarsi con la barca sul tetto di casa. E vi assicuro che non sto esagerando.


Realismo fantasy


La navigazione non è l’unico elemento del gioco improntato al realismo. Muovendo i primi passi in Valheim ci si può subito rendere conto di una cosa alquanto inusuale per un gioco di questo tipo: la presenza di un motore fisico. La prima dimostrazione della sua esistenza la si ottiene la prima volta che si abbatte un albero: il tronco non “svanisce” magicamente e si trasforma in legna, ma cade rovinosamente e, se in pendenza,  comincia a rotolare rovinosamente travolgendo piantine e alberelli piú piccoli sul suo cammino distruggendoli. E non fatevi illusioni, la stessa sorte toccherebbe a voi, e anche alle strutture da voi create semmai dovessero trovarsi sul cammino del tronco, ora trasformato in primitivo schiacciasassi dalla simulata forza di gravità. Non ci è capitato di ucciderci in questo modo durante la nostra prova, ma poco ci è mancato. 


Valheim
Nella fase iniziale del gioco la caccia avrà un ruolo fondamentale per la vostra sopravvivenza. Ma nella foresta si possono fare molti brutti incontri.

I tronchi fanno molto male. Ricordatevelo.

La presenza della fisica comunque è totale ed è talmente ben implementata che vedrete oggetti rotolare giù per pendenze più o meno velocemente in base all’attrito offerto dal terreno. Anche il giocatore ne è soggetto: ad esempio su terreni particolarmente ripidi diventa molto difficoltoso correre in salita come  diventa invece molto più facile scivolare. La cosa vi assicuro non è assolutamente da sottovalutare soprattutto quando si sta scappando da dei nemici e si continua a cadergli fra le braccia.
Una certa dose di realismo è presente anche in quello che è uno degli aspetti salienti di un titolo sandbox: le costruzioni. Ci sono un sacco di elementi alquanto inconsueti e che inizialmente possono rappresentare una sfida anche per i giocatori più navigati. Quello fin dall’inizio più evidente è il sistema di fondamenta e sostegni di cui bisogna assolutamente tenere conto quando si va a costruire qualcosa che sia più di una capanna. In Valheim ogni elemento di un edificio deve essere per forza sostenuto da qualcosa: non si può “costruire in aria” e lasciare la struttura senza sostegni.


Costruire un avamposto sul mare è un ottimo modo per avere un approdo sicuro per le barche. Ma bisogna fare attenzione alla marea…

Tra i vari item da costruzione troviamo infatti una gran quantità di pali, travetti e architravi che devono andare costituire lo “scheletro” di ciò che vogliamo costruire, proprio come nelle costruzioni reali. Altro elemento decisamente atipico è quello della temperature e della ventilazione, legato alla presenza obbligatoria di un fuoco nelle vicinanze del proprio giaciglio. In pratica al freddo non si dorme, ma tenere un fuoco in casa senza alcuno sfiato fa sì che la casa venga velocemente invasa dal fumo cosa che ha come conseguenza la morte per asfissia. Bisogna quindi adoperarsi per trovare una soluzione che garantisca il ricambio d’aria, riuscendo al tempo stesso a mantenere il fuoco al riparo dagli elementi come il vento e la pioggia che altrimenti andrebbero a spegnerlo. Dover tener conto di queste cose mentre si costruisce è decisamente insolito per un sandbox non vi sembra? Insolito e stimolante, visto che osservare tutti questi criteri rende l’erigere un rifugio un’impresa per niente banale e che necessita di una certa dose di tentativi ed errori in fase di apprendimento e di una accurata pianificazione poi.


Valheim
Per procurarsi i materiali necessari a progredire tecnologicamente è necessario inoltrarsi in luoghi via via sempre più pericolosi.

C’è da dire che comunque il gioco sotto questo aspetto non risulta mai punitivo, grazie al fatto che si può facilmente demolire in pochi attimi i propri “orrori architettonici” senza che questo comporti uno spreco di risorse: ogni pezzo di arredo, muro o crafting station che sia quando viene demolito restituisce interamente le risorse impiegate a costruirlo, evitando così frustranti momenti di farming ulteriore. “Ah ma allora non è proprio realistico realistico, realistico sto Valheim, eh!”, starete pensando. E la risposta è no. Non lo è.

C’è una miriade di altri aspetti come il combattimento, la presenza e la crescita delle skill, il tempo di cottura dei cibi, che pescano a piene mani nel genere GDR, con tutti i suoi compromessi in fatto di realismo. E credo proprio che sia questa sua formula che mescola sapientemente realtà e fantasia ad essere una delle cause principali del suo incredibile successo: l’unico altro competitor che mi viene in mente che riesce a unire così bene le due cose è solo uno: Minecraft. E questo è tutto dire.


Perché non caricano le texture?


Anche per quanto riguarda l’aspetto grafico, Valheim riesce a distinguersi grazie ad uno strano mix. I modelli e le texture sono “semplici” a dir poco. A noi trentenni+ viene per forza da paragonarli ai primi giochi dell’era 3D, con la loro spigolosità e l’aspetto a bassa definizione che dona quell’effetto “smarmellato” ad ogni cosa. Complessi e decisamente più appaganti esteticamente sono invece gli effetti di luce e i riflessi sui liquidi che è possibile ammirare maggiormente in certi momenti della giornata, come il tramonto e l’alba. L’effetto finale un po’ quello che si prova a giocare a (mi tocca ricitarlo) Minecraft con l’RTX attivo.


Pur nella sua semplicità il gioco riesce a restituire molto bene i cambiamenti atmosferici, grazie ad un ottimo uso dell’illuminazione.

Esteticamente quindi il gioco è carino, nulla di più, cosa che dovrebbe renderlo accessibile anche ai computer più datati… o almeno così dovrebbe essere. Il gioco, al suo stato attuale risulta invece piuttosto pesante da far girare anche su macchine piuttosto performanti. La motivazione sta sicuramente nella sua natura di early access e ci aspettiamo che la cosa venga risolta più in là nello sviluppo, assieme ad un altro grosso problema: la stabilità del gioco online. Va detto infatti che Valheim attualmente ha dei grossi problemi di lag e soprattutto di desync, tanto che si è costretti a continue disconnessioni durante una sessione di gioco, per riuscire a risincronizzarsi con il mondo o con gli altri player. Ed è una cosa che capita spessissimo, per cui se non avete molta pazienza con questo tipo di inconvenienti vi conviene aspettare una build più stabile.

Parlando del gioco in sé invece sono rimasto stupito di come tutto sembri funzionare sorprendentemente bene già questa sua versione preliminare: certo ci sono sicuramente bug da limare, ma nulla di “rotto” e che renda il gioco ingiocabile.


CONSIDERAZIONI FINALI


Valheim è decisamente una sopresa. Il motivo del suo successo è da ricercare nel modo in cui la sua componente avventurosa si incastra perfettamente con quella sandbox: una da la motivazione per esplorare il mondo di gioco e l’altra i mezzi per farlo. Ciò dona al suo gameplay un equilibrio fra momenti di farming e momenti action, senza che uno prenda mai davvero il sopravvento sull’altro. Il tutto viene poi completato da un senso di progressione costante, dato dai progressi tecnologici legati alle boss fight, e dalla navigazione che rende il piacere della scoperta un continuo approccio con l’ignoto.

Di sicuro lo consiglio, mettendovi però in guardia sui costanti problemi di netcode che attualmente ha, e che una volta sistemati lo renderebbero un gioco avvincente già così com’è. Non ci resta che avere fiducia negli sviluppatori.

Certo la responsabilità sulle spalle di Iron Gate AB è tanta, visto il successo travolgente che Valheim sta avendo; se riusciranno a mantenere le aspettative potremmo ritrovarci di fronte ad un nuovo “gigante” del mondo videoludico. Speriamo bene.

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