Virtuaverse PC, Recensione

Virtuaverse – Recensione: Un tetro e “nostalgico” futuro


Negli anni 90 c’era un genere di videogioco che amavo più degli altri.
Certo i livelli di Super Mario erano divertentissimi, Street fighter e Mortal Kombat erano uno spasso con più amici intorno, ma nulla poteva competere con una bella avventura grafica punta e clicca.
In quel periodo due case dettavano legge nel genere: la Lucasarts e la Sierra.
La prima, forte di successi come Monkey Island e Day of the Tentacle, proponeva avventure dal tono più scanzonato, con enigmi logici ma spesso sopra le righe, caratterizzati dall’impossibilità (o quasi) di morire o rimanere bloccati. La Sierra, al contrario, si distingueva per titoli a volte più cupi e adulti ed enigmi al limite dell’impossibile (senza mai varcarlo) con il game over sempre dietro l’angolo a punire il giocatore troppo superficiale. Virtuaverse propone oggi un gioco che ricalca la formula delle vecchie avventure grafiche, con qualche aggiustamento per rendere l’esperienza più fruibile anche a chi non ha mai provato uno Space Quest prima d’ora.
Il titolo rimane, comunque, maggiormente rivolto ai vecchi appassionati del genere che ameranno le mille citazioni degli anni ’80 e ’90. Il continuo citazionismo dell’opera è sicuramente ben calato nel contesto e trovare tutti i riferimenti ai vecchi videogames, più o meno nascosti, costituisce una piccola sfida nella sfida.



Sotto un cielo di acciaio


Virtuaverse parte lentamente, introducendo un protagonista dalla caratterizzazione appena abbozzata e con i lineamenti perennemente coperti da un cappuccio calato sulla testa.
Il nostro eroe si sveglia nel suo disordinatissimo appartamento e si accorge che la propria ragazza è sparita misteriosamente, lasciando dietro di sé solo un criptico messaggio.
Per trovarla dovrà esplorare i bassifondi della città, non prima però di aver riparato il proprio visore per la realtà aumentata, fondamentale per avanzare nel gioco. Progressivamente la storia si evolverà, così come la mappa di gioco, introducendo nuovi personaggi e un obiettivo più grande. Salvare il mondo? Qualcosa del genere.
Vi ho detto che il titolo è ambientato nel 2038, in un Paese dominato da tecnologie sempre più invasive e che portano la popolazione ad una progressiva alienazione dalla realtà?
Beh l’atmosfera CYBERPUNK ricca di macchinari, realtà virtuali e impianti cibernetici, è uno dei punti forti di Virtuaverse.
Il tono della storia è più leggero di quanto l’ambientazione faccia pensare, virando spesso nel comico e con un paio di situazioni decisamente spassose e degne di un Monkey Island.


Virtuaverse


Nelle prime fasi dell’avventura il ritmo è particolarmente lento e l’obiettivo del giocatore piuttosto sfumato, si tratta di una fase introduttiva nella quale il giocatore procede seguendo un piccolissimo canovaccio e senza sapere realmente cosa lo aspetta.
Piano piano, procedendo nella storia, tutto diventa più chiaro e gli eventi risultano meglio scanditi, con nuovi personaggi che si aggiungono a un cast forse non memorabile ma sicuramente ben caratterizzato.
Il difetto principale che ho riscontrato nella trama è una cera bidimensionalità del protagonista che risulta appena abbozzato e le cui azioni non sempre sono coerenti con quello che dovrebbe essere il suo carattere. Si fatica, forse, ad affezionarsi ad un avatar col volto perennemente coperto e dal passato fumoso, la cui caratteristica principale rimane l’amore per le vecchie tecnologie.
Come già scritto, infatti, particolarmente azzeccata risulta la vena nostalgica che traspare in più di un’occasione, con personaggi convinti che si stava meglio quando i programmi giravano su floppy disk e i modem emettevano il loro caratteristico suono da 56k.
Se la trama mostra il fianco a qualche critica, la progressione degli eventi e degli enigmi, al contrario, è pressoché perfetta, con il giocatore che saprà sempre quale sarà il suo prossimo obiettivo da raggiungere.
Come riuscirci, però, è un altro discorso.


Tutto a portata di mouse


Virtuaverse è in tutto e per tutto un’avventura grafica dallo stile e ispirazione ben piantati negli anni ‘90 ma con un taglio decisamente moderno e user friendly.
Per chi non conoscesse il genere, occorre dire che si tratta di un gioco dove l’azione si limita al cliccare con il mouse in determinati punti dello schermo, raccogliendo oggetti, parlando con i vari personaggi e collezionando indizi utili per proseguire nella storia e risolvere gli innumerevoli enigmi proposti.
L’interfaccia è semplice e funzionale, consentendo al giocatore di fatto solo due azioni per ogni elemento interattivo.


Virtuaverse


Dimenticate la buona vecchia cara barra SCUMM con la sua lista di azioni da combinare con gli oggetti (i vari premi, apri, raccogli, ecc..) qui la faccenda è molto più semplice.
Passando con il cursore sopra un determinato punto dello sfondo si potrà guardarlo ed avere una descrizione, ovvero interagire nell’unico modo stabilito (raccogliere un oggetto, utilizzare un terminale, aprire una porta, parlare con un personaggio, ecc.)
L’inventario sarà sempre comodamente raggiungibile nella parte alta dello schermo, consentendoci di esaminare a fondo gli oggetti, combinarli tra loro o usarli su qualche elemento dello sfondo.
Piccola variabile ad un sistema altrimenti veramente basilare la possibilità, da un certo momento dell’avventura in poi, di utilizzare o meno il proprio visore di realtà aumentata che spesso ci mostrerà gli avvenimenti sotto una luce differente. L’interfaccia così pensata, a prima vista, può apparire sin troppo semplicistica ma, in realtà, ha il pregio di non distrarre il giocatore dal vero cuore del gioco, ovvero la risoluzione degli enigmi.


Usa dentiera con cavallo


Il successo di un’avventura grafica, infatti, si basa in via principale sulla bontà dei puzzle proposti. Enigmi troppo semplici rendono il gioco una noiosa passeggiata verso i titoli di coda, mentre puzzle eccessivamente ostici rischiano di bloccare il giocatore senza possibilità alcuna di avanzare nella storia. Virtuaverse riesce a proporre enigmi sempre logici e di difficoltà variabile introducendo anche interessanti novità che discostano il titolo dai classici del genere. L’ambientazione CYBERPUNK, infatti, ci mette costantemente in contatto con terminal, droni, macchinari e realtà virtuali che hanno un loro specifico set di regole da imparare e padroneggiare.
Ci si troverà così, per esempio, a dover intervenire nella modifica di un certo macchinario, installando le parti giuste, secondo uno schema tecnico ben preciso, al fine di potenziarne le prestazioni.




Oppure a piegare ai propri scopi una determinata attrazione in realtà virtuale, intervenendo direttamente sul software.
Il frequente ricorso a strumenti fantascientifici, rende l’esperienza fresca e originale e in più di un’occasione sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla risoluzione di un particolare enigma.
Non mancano puzzle più classici basati sulla combinazione di determinati oggetti o la risposta a indovinelli particolarmente diabolici che richiedono di decifrare simboli apparentemente misteriosi.
In un paio di occasioni ho dovuto anche ricorrere a carta e penna e prendere manualmente appunti per avanzare nella storia.
Inutile dire che tutto questo mi ha riportato la mente al passato, quando, ad esempio, si doveva lasciare un determinato messaggio in Gabriel Knight, utilizzando un linguaggio segreto, armandosi di pazienza e procedendo a tentativi.



Questo genere di gioco rappresenta una vera e propria sfida con sé stessi e capiterà necessariamente di rimanere bloccati di fronte ad un certo enigma, con la tentazione di ricorrere a una guida o un walkthrough. In questi casi la pazienza premia più che mai il giocatore e la soddisfazione per essere riusciti a venire a capo di un determinato rompicapo vale il tempo perso a scervellarsi sulla sua risoluzione.
C’è da dire che le soluzioni proposte dagli sviluppatori appaiono tutte logiche e difficilmente saremo chiamati a combinare oggetti in maniera casuale, o a ricorrere al classico “prova tutto con tutto”.
Il gioco in sé è sufficientemente lungo e la varietà di puzzle proposti riesce a tenere alta l’attenzione più di una trama che non sempre trascina il giocatore come vorrebbe.
La mappa di gioco si espande notevolmente nel corso dell’avventura ma ha il pregio di non diventare eccessivamente dispersiva, concentrando gli enigmi in zone ben precise ed evitando che si debba girovagare in ambienti troppo vasti.
Il ritmo di gioco ne giova notevolmente, abbandonando quasi completamente ogni traccia di backtracking durante la storia.


I vecchi cari sprite 2d


Tecnicamente Virtuaverse è un prodotto sicuramente di impatto.
La grafica bidimensionale ricorda in tutto e per tutto lo stile delle vecchie avventure punta e clicca ma risulta impreziosita da effetti visivi moderni e da un’ottima pulizia di immagine. Uno dei grossi problemi delle vecchie avventure grafiche, infatti, era la tendenza di certi elementi interattivi a rimanere nascosti e impastati nello sfondo, rendendo la risoluzione di un certo enigma una vera e propria caccia al pixel.


Virtuaverse


In Virtuaverse la situazione è sempre sufficientemente chiara e l’immagine non nasconde nulla al giocatore. Difficilmente sarete bloccati perché non siete riusciti a trovare l’oggetto giusto nascosto sullo sfondo, e questo è un grosso pregio.
Ho molto apprezzato gli effetti proposti allorquando si utilizza il proprio visore, con elementi grafici aggiunti o modificati rispetto alla visione normale con una soluzione sicuramente interessante e ben riuscita.
Menzione d’onore anche per le musiche, con una colonna sonora a tema che riporta alla mente una certa fantascienza degli anni 80 e 90, ricca di tracce differenti. Il citazionismo che permea l’intera avventura non risparmia neppure la musica con una spassosa parte della storia ambientata durante un concerto dagli sviluppi imprevisti.
Il gioco è interamente localizzato in italiano ed in un titolo completamente focalizzato sulla risoluzione di enigmi l’ottima traduzione di Virtuaverse è certamente un punto a favore.


Lato Tecnico 90%
Sonoro 100%
Gameplay 90%
Carisma 80%
Longevità 90%
Final Thoughts

Mi sento di premiare Virtuaverse per il risultato finale ottenuto. Ci troviamo di fronte ad un'avventura grafica che non avrebbe sfigurato negli anni '90, di fronte ai tanti campioni del genere. E questo è, forse, il miglior complimento al quale riesco a pensare. Virtuaverse ambisce a riportare in auge un genere di successo del passato, ormai quasi dimenticato, proponendo una storia che, pur ambientata nel futuro, gioca spesso con i ricordi e la nostalgia del giocatore. Per raggiungere i vertici delle vecchie avventure grafiche manca ancora qualcosa nella caratterizzazione dei personaggi e nella trama, che costituiscono, di fatto, l’unico piccolo difetto del titolo. Al netto di queste considerazioni si tratta di un prodotto capace di soddisfare gli appassionati del genere e di conquistare anche chi non abbia mai sentito parlare di un certo Guybrush Treephwood.

Overall Score 90%

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