Watch Dogs: Legion Genere, PC, PS4, Recensione, Xbox One

Watch Dogs: Legion – Recensione: Rivoluzione in salsa (un po’ troppo) pop


La rivoluzione. Un sacco di videogiochi trattano di rivoluzione, anche se utilizzando approcci diversi. Abbiamo la revolución in salsa Michael Bay di Just Cause, quella condita di vendetta e decadenza dei Dishonored, quella patriottica degli Homefront, quella in salsa spionistica di Metal Gear: Peace Walker. Anche Ubisoft ha già trattato il tema in Assassin’s Creed III, che a mio parere rimane il capitolo della saga che meglio intreccia reali eventi storici alla storia personale del protagonista. Insomma, di rivoluzioni in questi anni ne abbiamo giocate parecchie ed è per questo che qualche giorno fa, mentre mi apprestavo a cominciare Watch Dogs: Legion, credevo di sapere a cosa stavo andando incontro. Invece, proprio come un tiranno che è convinto di avere tutto sotto controllo, oggi mi ritrovo spiazzato di fronte ad un gioco che ha saputo stupirmi. Nel bene e nel male.


F for FREDOOM


L’inizio di Watch Dogs: Legion potrebbe essere la scena di apertura di un nuovo film della serie Kingsman. Un uomo in completo che scopriamo presto essere una spia sta infiltrandosi nel parlamento inglese per fermare un gruppo terroristico che minaccia di far saltare l’intero palazzo di Westminster. I novelli Guy Fawkes sono tanti e ben armati, ma l’uomo ha dei potenti alleati che lo stanno aiutando da remoto: un gruppo di hacker con a disposizione una sofisticatissima intelligenza artificiale. Scopriamo così che l’uomo non è al servizio di sua maestà, ma bensì del gruppo di hacker internazionali DedSec. Il problema è che purtroppo anche i terroristi si rivelano essere in realtà un gruppo di hacker, gli Zero-Day, e il piano per fermarli fallisce portando alla distruzione della DedSec inglese e facendo precipitare Londra in una spirale di violenza.


Watch Dogs: Legion
In Watch Dogs: Legion non tutti gli hacker seguono i dettami etici della loro categoria che parlano di libertà e condivisione: alcuni vogliono il controllo su tutto e tutti.

Per contrastarlo le autorità dello stato si rivolgono al corpo di polizia privata Albion che riescono grazie alla loro struttura fortemente militarizzata a fermare l’ondata anomala di crimini. In realtà Albion altro non è che il braccio armato degli Zero-Day, e in poco tempo, con la scusa di rendere la città piú sicura finiscono con instaurare un vero e proprio regime. I cittadini sono schedati, continuamente monitorati e chiunque venga anche minimamente sospettato di “comportamenti sovversivi” viene fermato, molto spesso picchiato, e incarcerato. I cittadini non britannici inoltre, considerati tutti dei potenziali delinquenti, vengono catturati e detenuti in strutture in attesa di essere rimpatriati. Il disagio cresce negli abitanti della città, ma solo pochi tentano di ribellarsi, e lo fanno in maniera disorganizzata così da non rappresentare mai una vera minaccia per la Albion.


Ci sono varie attività secondarie in Watch Dogs: Legion. Molte sono dei meri riempitivi come giocare a freccette o a pallone, mentre altre sono molto più interessanti e in linea con lo spirito del gioco.

Ma una speranza rimane. DedSec non è morta del tutto. Una dei leader del gruppo è sopravvissuta ed è determinata a rimettere in piedi l’organizzazione e a dare battaglia per l’anima di Londra, ma per farlo le servono alleati ed è qui che il gioco comincia per davvero. Scelto un personaggio fra vari possibili, il giocatore parte come primo attivista del neonato DedSec e sarà sulle sue spalle la responsabilità di rimpolpare i ranghi dell’organizzazione per alimentare le fiamme della rivoluzione e fermare i loschi piani degli Zero-Day. Comincia così questa nuova rivoluzione in salsa ludica dove a disposizione si hanno tutti, ma proprio tutti, tutti, gli NPC del gioco per raggiugere i propri scopi.


Chiunque è una risorsa


Esatto, ho detto tutti gli NPC del gioco. Non mi credete? Fate bene, perché non sono proprio tutti, tutti, tutti. Ce ne sono 2 o 3 che non potete reclutare per esigenze di trama. Eh lo so, è una bella seccatura. Tocca accontentarsi degli altri migliaia di NPC in giro. Che volete farci? La Ubisoft e le sue promesse da marinaio.
Scherzi a parte, la feature principale del gioco che è stata anche al centro di tutta la sua campagna pubblicitaria, è piuttosto impressionante. Potenzialmente possono effettivamente utilizzare e personalizzare con una miriade di abiti diversi, centinaia e centinaia di NPC. Compresi i nemici. È per questo che il gioco offre sempre delle alternative non letali alle pistolettate in faccia: perché uccidere una potenziale recluta? Meglio risparmiare questa guardia e scoprire qualcosa sul suo conto in modo da aiutarlo a risolvere i suoi problemi e dimostrargli che DedSec è disposta a far del bene.


In Watch Dogs: Legion è davvero possibile reclutare chiunque, anche i senzatetto che troverete per strada. Ogni membro del popolo ha lo stesso valore di fronte agli occhi della rivoluzione… o almeno così dovrebbe essere.

A volte basta poco, tipo intervenire per fermare un pestaggio, ma a volte è necessario darsi da fare in maniera molto più seria. Un paramedico ad esempio potrebbe chiederci di intervenire nell’ospedale in cui lavora per sottrarre un camion di organi destinati al mercato clandestino. Una giornalista potrebbe pregarci di far luce su degli strani licenziamenti che hanno finito con lasciare lei e un sacco di suoi colleghi senza lavoro. Di varietà ce n’è apparentemente tanta, salvo poi accorgersi alla lunga che la struttura degli incarichi è quasi sempre la stessa: entra in un luogo, ruba quell’oggetto, neutralizza quel bersaglio e fuggi dalla zona. Nonostante la ripetitività generale però, le missioni di reclutamento non sono mai troppo tediose; questo grazie alla varietà di approcci che si possono utilizzare per portarle a termine. A prima vista gli approcci sono solamente due: stealth o no. Prendiamo ad esempio una missione che ci chieda di rubare dei documenti da una caserma. Si può entrare sparando a tutto ciò che si muove, o agire furtivamente sfruttando uno spider-bot capace di muoversi nei sistemi di ventilazione, senza che manco sia necessario mettere piede nell’edificio. Fin qui niente di nuovo no? Il classico stealth vs Rambo, ma in Watch Dogs: Legion ci sono molte più variabili di cui tenere conto e quelle variabili sono i personaggi. Ognuno degli operativi ha delle abilità/debolezze e degli equipaggiamenti specifici, molto spesso legati al proprio mestiere. Un operaio edile ad esempio potrà avere disposizione un attrezzo da lavoro come arma contundente e un pugno da K.O. dato dalla sua prestanza fisica, mentre un altro potrebbe essere un avvocato con una macchina proprietà, ma con problemi di shopping compulsivo. Del tipo che prende e compra abiti a casa spendendo la valuta in game e non permettendoti di comprare quella giacca con gli strass che volevi tu. Gente brutta che non serve alla rivoluzione.


Lo shooting system è semplice ma rapido e funzionale, anche se mancano alcuni accorgimenti come la possibilità di cambiare spalla mentre si mira.

Comunque sia, potenzialmente è possibile giocare la stessa missione in almeno 5 o 6 modi diversi, in base al personaggio scelto e questo è molto bello sulla carta, ma, c’è un ma. Provarli tutti presuppone trovare d’intrattenimento giocare con un vecchio che  rischia di allertare i nemici con dei forti peti e non può scattare a causa dell’artrite. E per carità, prendere a manganellate la gente con un ottantenne ha il suo indubbio fascino, ma solo nel momento in cui voglio farmi due risate. Appare difatti chiaro come al di là  del loro potenziale memico, certi personaggi abbiano ben poco da offrire nell’economia del gioco, e sebbene sia possibile completare l’intero gioco usando solo anziani, credo che ben pochi giocatori (youtuber a parte) saranno disposti a farlo. Inevitabilmente si viene portati ad usare i personaggi più efficienti, ovvero sicari, spie, esperti di droni, hacker, poliziotti, tutta gente tosta e con alto grado di sopravvivenza, anche in virtù della presenza del permadeath.


Watch Dogs: Legion
La maggior parte degli incarichi è completabile senza nemmeno mettere piede nelle zone pattugliate dei nemici. Si possono usare droni, telecamere e spider-bot per fare tutto quello che serve. Un paradiso per gli amanti dello stealth.

C’è anche un’opzione per disattivare la morte permanente eh, ma farlo equivale a levare ogni minima traccia di sfida in un gioco la cui difficoltà è bassa anche a difficile. Rimane comunque il fatto che a meno che uno non voglia proprio complicarsi la vita apposta per mettere in scena una vera “rivoluzione della gente”, utilizzare certi personaggi è semplicemente porsi degli ostacoli in più. E farlo può anche andar bene ripeto, soprattutto se si decide di “ruolare” e fare dei ragionamenti del tipo: “Aspetta che lo zoppo lo mando a fare la missione coi droni, che sennò alla base militare me lo scannano vivo”. È un approccio che si può sicuramente utilizzare, ma che non viene per nulla naturale vista la natura “arcade” di ogni elemento che compone Legion. Giocare così richiede uno sforzo da parte del giocatore, un passo in più nell’immergersi nell’ambientazione che il gioco incoraggia solo a metà a compiere, a causa della sua identità poco definita. Cosa vuole da noi Legion? Vuole farci sentire dei veri rivoluzionari, facendoci vivere una storia drammatica o vuole solo farci divertire? Credo che la risposta sia un po’ e un po’, ma il risultato del mix non è per nulla convincente e non lo è principalmente a causa del fattore “cafonaggine” di cui andiamo a parlare nel prossimo paragrafo.


Con le hack nella città… andiamo a comandare


Avendo letto l’incipit della trama forse alcuni di voi penseranno che il gioco sia una sorta di V per Vendetta dove è possibile liberare una città agendo con il proprio gruppo personalizzato di agguerriti, per quanto strani, rivoltosi. In un certo senso è così, e in un certo senso no. Durante tutta la durata del gioco, che stessi seguendo gli eventi della trama principale, o svolgendo missioni di reclutamento e attività secondarie, continuavo a chiedermi “A che gioco gioca sto gioco?”


La repressione di Albion e Zero-Day ha un ovvio orientamento politico, ben mostrato dai “campi di prigionia” dove vengono tenuti i cittadini europei in attesa di rimpatrio. Un grande *uck off alla Brexit.

Cerco di spiegarmi. In Watch Dogs: Legion vengono trattati un sacco di temi di estrema attualità, come il rapporto sicurezza-privacy-libertà individuale, con alcune riflessioni anche piuttosto interessanti. Si parla di razzismo e delle derive nazionaliste. Impossibile non accorgersi delle frecciate contro la politica della Brexit, quando alcune missioni sono ambientate in dei posti chiamati European Processing Center, ovvero dei campi profughi dove vengono spediti tutti i non britannici per attendere il rimpatrio. Si parla censura, libertà di stampa, e lotta sociale. Il problema è che tutto è filtrato attraverso una patina di… non saprei come definirla. Retorica rivoluzionaria ammantata di cafonaggine e ironia spiccia? Forse è troppo. Davvero però, qui c’era l’occasione di poter raccontare una storia di rivoluzione, dura e cruda, e a volte pare quasi che il gioco si sforzi, ci provi, ma poi tutto crolla come il London Bridge della nota canzoncina. Buona parte della colpa di questo cedimento strutturale è da imputare ai dialoghi. Che si tratti di quelli legati alla trama o di quelli che avvengono fra gli NPC nelle missioni di reclutamento, non ce n’è uno che scada sul tono del: “Oh, ti hanno ucciso la famiglia? Scialla zio, ci pensiamo noi che facciamo la rivoluzione! Bella, eh!”


Ci sono dei rari momenti in cui il gioco si sofferma sui problemi e le paure dei rivoluzionari e sembra volerci dire qualcosa. Poi tutto si perde nel bang-bang-crash-crash.

Ripeto forse esagero, ma è la sensazione che quasi tutti i dialoghi mi hanno restituito. C’è un’esagerazione nel voler rendere a tutti i costi l’idea di trasgressività dei DedSec, che diventa addirittura ostentazione. La cosa si nota soprattutto nell’utilizzo che viene fatto delle parolacce. Mio dio, non ho nulla in contrario alle parolacce negli script eh, ben vengano, ma bisogna anche saperle inserire. Mettere un “cazzo” o uno “stronzi” ogni tre per due, non aiuta a creare un’atmosfera matura, anzi, da quasi l’impressione di trovarsi di fronte ad un gruppo di bambini che tenta di darsi un tono dicendo “parole brutte”. Questa sorta di “leggerezza” in parte è sicuramente legata all’estetica generale del gioco che si rifà allo stile giovane e graffittaro di Watch Dogs 2 ma cristo, nemmeno lì c’erano dialoghi così frivoli. Insomma, non dico che si debba per forza ricorrere allo stereotipo dell’hacker tenebroso e antisociale, ma visti i temi trattati un po’ più di realismo avrebbe reso le interazioni fra i personaggi più credibili e dato il giusto peso a certi eventi della trama, facendole superare la barriera della mediocrità. Forse la verità sta nel fatto che per far sì che ogni personaggio potesse effettivamente inserirsi in ogni cutscene, gli sceneggiatori hanno dovuto scrivere dei dialoghi il più generici possibile, in modo che potessero adattarsi ad ogni tipo di personaggio utilizzato e modellato dal giocatore. Di sicuro lo sforzo non era da poco, ma qualcosa di meglio si poteva sicuramente fare e avrebbe contributo sicuramente a far empatizzare maggiormente il giocatore con i suoi attivisti.


Londra high-tech


Detto quanto c’è da dire sui toni della trama, è indubbio che Watch Dogs: Legion riesca a intrattenere alla grande e lo fa proprio grazie alla ragguardevole quantità di interazioni possibili col mondo di gioco ed i suoi abitanti. La Londra contenuta nella mappa è solamente la Londra centrale (di periferia c’è ben poco), che è stata riprodotta molto fedelmente, aggiungendo anche qualche modifica futuristica e qualche altra dovuta agli attentati terroristici del gioco.


Watch Dogs: Legion
La Londra di Legion è un ritratto convincente di quella che potrebbe essere la Londra del 2026.

Nel complesso chi ama la capitale del Regno Unito non potrà evitare di essere colto da qualche fitta di nostalgia riconoscendo luoghi come Camden Town e Trafalgar Square, anche se con i cieli infestati di droni e le strade piene di posti di blocco. Naturalmente anche le interazioni con la città sono declinate più verso il divertimento spensierato che al realismo, pertanto non ci ritrova ad affrontare nemici guidati da un’I.A. sofisticatissima o combattimenti da cui è impossibile uscire senza un’attenta pianificazione. Il gioco fornisce sempre una buona dose di strumenti che se sfruttati a dovere permettono di cavarsela in ogni situazione, come ad esempio l’interattibilità ambientale (da sempre punto di forza della saga). Tramite il proprio Smartphone, che serve a compiere quasi l’intera totalità delle azioni legate all’hacking, gli attivisti possono controllare telecamere, disattivare droni, persino impartire ordine ai veicoli. Questa forse è una delle feature più divertenti da usare: far sbandare un camion contro un’auto nemica all’inseguimento da le sue belle soddisfazioni. Unica cosa bisogna fare occhio a far sbandare i veicoli sui marciapiedi: il rischio è che il mezzo possa investire una potenziale recluta o un suo parente.


A questo agente Albion non farà sicuramente piacere venire tramortito e si ricorderà sicuramente dell’evento se dovessimo cercare di reclutarlo in futuro.

Il sistema di reclutamento degli attivisti tiene infatti conto anche di parenti o amici noti e delle interazioni del giocatore nei loro confronti. Ad esempio potrebbe capitare che analizzando un passante ci esca scritto che odia la DedSec perché uno dei nostri attivisti (comparirà proprio nome e cognome del colpevole) gli ha ammazzato il fratello. Con impegno gli si potrebbe anche far cambiare idea, ma in quel caso ci rimbatte di nuovo nei limiti di sceneggiatura, che fan sì che nei dialoghi, l’animosità di questi “odiatori” verso la DedSec sparisca all’improvviso. Ma va bene. In questo caso glielo perdoniamo ad Ubisoft. Infondo già il fatto di aver progettato un sistema per inserire nelle cutscene del gioco qualunque personaggio è già di per sé abbastanza lodevole.


Qualche sprazzo di next-gen


In generale a livello tecnico Watch Dogs: Legion si comporta bene, ma senza far gridare l miracolo. I model dei personaggi, che potevano essere il punto di forza della produzione, vista l’importanza che rivestono all’interno del gioco, sono invece abbastanza semplici, forse perché per creare l’effetto varietà si è puntato molto di più sui vestiti e accessori, che sono difatti abbondantissimi e molto dettagliati . I modelli poligonali degli edifici sono più che buoni, e in linea rispetto a quanto visto in altre produzioni Ubisoft recenti. Particolarmente curati gli interni, ricchi di mobilio e oggetti posizionati strategicamente in giro per fornire copertura al giocatore, senza che però risultino mai forzati. Possedendo un PC abbastanza performante è anche possibile azzardarsi ad attivare il ray tracing per poter godere dei notevoli riflessi distribuiti sulle auto e vari altri tipi di superfici. Non siamo nemmeno lontanamente vicino ai virtuosismi di Control, ma se non avete mai avuto a che fare con questa nuova tecnologia (destinata a diventare uno standard di questa next-gen ormai alle porte), allora di sicuro rimarrete piacevolmente sorpresi.


Watch Dogs: Legion
Non manca la possibilità di navigare lungo il Tamigi. Un ottimo modo per far perdere le proprie tracce.

Le animazioni sono fluide e credibili, a parte quelle dei movimenti “parkour” che risultano un po’ troppo legnose. E dire che dovrebbero essere proprio le più fluide, visto il largo utilizzo che se ne fa. Essendo un open world non mancano poi le immancabili imperfezioni che questi giochi si portano dietro per natura: compenetrazioni poligonali assurde, veicoli che poppano fuori dal nulla creando anche incidenti stradali non da poco, e cose di questo genere.

Purtroppo c’è un’ultima nota dolente proprio sull’ultimo punto che di solito tratto in una recensione: il comparto audio. Non parlo della colonna sonora, no. Su quella non ho nulla di cui lamentarmi. Ci sono perfino i Gorillaz, pensa un po’. Non parlo degli effetti sonori, vari e convincenti. No. Parlo del doppiaggio. Purtroppo alcune voci non sono per niente azzeccate per i personaggi e anche la recitazione, salvo rari casi, non è del tutto convincente. Ma questo mi sa che è sempre colpa della sceneggiatura.

Lato Tecnico 80%
Sonoro 70%
Giocabilità 80%
Carisma 60%
Longevità 80%
Final Thoughts

Come ho detto all'inizio di questo articolo Watch Dogs: Legion mi ha stupito, sia in senso negativo che positivo. Di buono c'è il gameplay che convince e diverte grazie ad ottime idee che funzionano nonostante una limatura tecnica non altrettanto degna. Di negativo c'è l'aspetto narrativo, e mi riferisco più che altro ai toni della storia, piuttosto che agli eventi in sé. Quelli, seppur banali, sarebbero anche stati passabili se accompagnati da una scrittura più matura e in grado di dare la giusta rilevanza ai temi trattati, senza scadere nella banalizzazione del "famo la rivoluzione, ma famola cool". Comunque sia l'esperienza è tutto sommato divertente e dà il meglio di se quando si decide di giocarlo sperimentando quanti più approcci possibile agli incarichi e sfruttando tutte le possibilità offerte dal mondo di gioco e dalle peculiarità dei vari attivisti. Se approcciato in questo modo può diventare addirittura assuefante. Basta, ahimé, non prendere tutto troppo sul serio sul serio.

Overall Score 74%
Readers Rating
0 votes
0

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.