We. The Revolution Genere, PC, Recensione

We. The Revolution – Recensione: Un uomo nel tumulto della Révolution


Polyslash

Sviluppatore

Klabater

Publisher

Sperimentale

Genere

La Rivoluzione Francese. Un evento talmente importante da essere considerato da molti storici il punto d’inizio dell’Età Moderna. La lotta che il popolo di Parigi portò avanti contro l’Ancien Régime, andando a sconvolgere un sistema socio-politico che radicava le sue radici in secoli norme sociali e giuridiche, ha cambiato per sempre il modo di pensare dell’essere umano e il suo approccio alla politica. Gli ideali di Libertà, Eguaglianza e Fratellanza, che furono alla base della nuova Repubblica Francese e della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, ancora oggi sono i capisaldi su cui si basano le costituzioni della maggioranza degli stati odierni. Con la Rivoluzione insomma, si gettarono le basi per la nascita degli stati democratici così come li conosciamo.

Ma, come ci raccontano i libri di storia, questo cambiamento fu accompagnato da un’aspra lotta civile che ebbe come conseguenza la morte di centinaia di migliaia di persone. Persecuzioni verso gli aristocratici e il clero, sollevazioni popolari per la mancanza di cibo, ma anche lotte interne fra gli schieramenti che si contendevano il potere, instaurarono un clima di ansia e isterismo nella popolazione che avrebbe raggiunto il suo apice durante il Regime del Terrore, dove le nuove istituzioni rivoluzionarie furono sfruttate per reprimere la popolazione attraverso il ricorso smodato alla pena capitale. Migliaia di persone furono ghigliottinate, anche per reati minori.

Ora, immaginate di essere un giudice dell’epoca. Sareste in grado di compiere il vostro dovere, assecondando delle leggi che vi impongono di mandare a morte un uomo per un semplice furto? We. The Revolution dello studio di sviluppo polacco Polyslash, tenta di farci vivere quel tumultuoso periodo proprio attraverso gli occhi di un magistrato immergendoci in una storia ricca di intrighi, sentimenti e giochi di potere.

Arbitro in terra del bene e del male

Alexis Fidéle, il protagonista.

Anno 1793. Alexis Fidèle è un giudice che esercita a Parigi. Essendo un borghese, la sua vita non viene particolarmente sconvolta dai moti che da anni stanno straziando la città e l’intera Francia, fino a quando, dato il suo mestiere, non si trova a dover fare i conti con le costanti pressioni sia del popolo che dei rivoluzionari. A quel punto, per poter continuare a provvedere alla sua famiglia, all’uomo non rimane che piegarsi di volta in volta alle richieste di una o quell’altra “fazione”, cercando di non inimicarsi nessuno per non andare incontro a spiacevoli conseguenze. Essere imparziali come legge vorrebbe diventa dunque impossibile. Costretto ad adeguarsi a questa nuova realtà, Alexis finisce ben presto col rendersi conto che se vuole smettere di essere sfruttato, non gli resta altro che divenire un manipolatore a sua volta e acquisire potere. Così, sfruttando la sua posizione di magistrato, l’uomo comincia a partecipare attivamente alle sanguinose lotte politiche che si susseguono senza sosta in città, finendo inevitabilmente con l’inoltrarsi sempre più in profondità nella selva di inganni e complotti in cui si è tramutato il panorama politico di Parigi. Fino a che punto si spingerà l’uomo, e quanto riuscirà a sopportare il conflitto fra quello che la sua morale gli imporrebbe e quello che invece è costretto a fare e a sacrificare per sopravvivere in questo nuovo mondo?

I casi relativi i processi riguarderanno crimini di varia natura, anche molto efferati.

Questa è la domanda che costituisce il fulcro centrale della storia che We. The Revolution ci narra ad ogni colpo di clic. Di sicuro alcuni di voi staranno pensando che di fronte a tali delicati temi gli sviluppatori avranno dato la possibilità a ognuno di dare la risposta che preferisce. Sbagliato. Al giocatore non viene data scelta sul come proseguire nel gioco. La via è una sola e basta, che piaccia o no. Per intenderci: la meccanica principale del gameplay riguarda l’esprimere il proprio giudizio durante dei processi. Il giocatore avrebbe la possibilità di scegliere fra pena capitale, incarceramento o proscioglimento, ma la scelta è solo pura illusione. Il gioco spinge a dover formulare le sentenze nell’ottica di soddisfare le richieste delle fazioni e la pena per chi decide di comportarsi altrimenti è il game over. All’inizio ci ho provato sapete. A provare a giocare/giudicare secondo il mio senso etico intendo, e cioè cercando di non ghigliottinare nessuno.

Questa schermata inizierà a diventare frequente da un certo punto della trama in avanti.

Dopo un po’ però ho capito che avrei dovuto rinunciare o non ce l’avrei mai fatta a completare il gioco. E così ho fatto, facendomi trascinare dagli eventi, esattamente come Alexis: il gioco mi ha costretto a cambiare il mio approccio e a compiere azioni che, se mi fosse stata data scelta non avrei mai compiuto. La barriera tra me e Alexis si è fatta più sottile ed ho cominciate lentamente a capire che mi trovavo di fronte ad un piccolo capolavoro di narrativa capace di irretire il giocatore all’interno di una storia, che seppur con qualche ingenuità, possiede una potente carica emotiva e riesce a trattare con maturità temi delicati, come lo stupro e l’omicidio senza risultare pedante o banale. Una vera impresa. Ciò è merito non solo di una buona sceneggiatura, ma anche di come questa sia intrecciata perfettamente con altri due fattori: una grande varietà di gameplay e un eccellente comparto artistico.

Dal tribunale alle strade

Per guadagnare prestigio e potere, Alexis/il giocatore dovrà rivolgersi alla folla con dei discorsi per vincerne il consenso.

L’offerta puramente ludica di We. The Revolution si compone di svariati elementi presi da vari generi diversi. Il perno principale sono i processi, durante i quali bisogna interrogare personalmente l’accusato ponendogli delle domande che sarà possibile sbloccare “spulciando” i documenti relativi al caso. Si tratta quindi di leggere e cliccare, leggere e cliccare, cosa che abitualmente si fa nelle visual novel. Le decisioni prese durante il processo vanno sempre ad influenzare l’opinione che le varie fazioni del gioco hanno di Alexis, senza contare che bisogna tener conto anche di un’altra barra; quella della reputazione, che renderà più o meno ostici i rapporti con gli altri personaggi. Perché per riuscire a farsi degli alleati è necessario convincerli ad appoggiare le proprie scelte e qui entra in gioco un semplice sistema che potremo definire di “dialogo a scelta multipla”, dove bisogna scegliere l’approccio giusto a vari argomenti di conversazione.

Fra le altre cose il gioco chiede anche di gestire i rapporti di Alexis con la sua famiglia, i quali sono influenzati da vari fattori e ne influenzano a loro volta.

Ad un certo punto, quando si comincia ad “allungare le mani” sulla città, viene introdotta una parte da gestionale dove bisogna conquistare le varie zone di Parigi inviando i propri agenti a fare propaganda e a “mettere a tacere” gli agenti degli avversari. E quando proprio la situazione non permette di andare più per il sottile, e dalle cospirazioni bisogna passare all’azione, ecco che ci si ritrova a gestire delle vere e proprie “battaglie” tramite meccaniche da strategico a turni. Fin quasi alle sue battute finali, il gioco continua a proporre meccaniche sempre nuove che tengono alta l’attenzione del giocatore e ne arricchiscono il gameplay.


Le meccaniche gestionali sono molto semplici, forse fin troppo.

Questa abbondanza però, come spesso accade quando si tenta di unire generi diversi, fa sì che alcune di queste risultino meno curate rispetto ad altre, tanto che forse viene da chiedersi se fossero del tutto necessarie. In quanto amante degli strategici ad esempio ho trovato piacevoli gli intermezzi in salsa TBS, ma posso comprendere che qualcun’altro potrebbe trovarli superflui e poco d’intrattenimento. La mio opinione è che sebbene molte meccaniche risultino effettivamente fin troppo abbozzate, nel complesso risultino efficaci nel narrare i molteplici aspetti della vita di Alexis che e siano comunque coerenti con il contesto storico dell Rivoluzione Francese, dove un oratore all’improvviso poteva ritrovarsi a capeggiare un manipolo di uomini in un scontro armato.

Arte e poligoni

I punti salienti della trama sono narrati da filmati con una narrazione in stile graphic novel davvero squiisiti.

Artisticamente parlando We. The Revolution avrebbe molto da insegnare a molte produzioni dal budget milionario. Lo stile adottato sfrutta figure geometriche e colori contrastanti che donano grande pathos a praticamente qualunque scena. Particolare attenzione è stata riservata alle espressioni dei personaggi, tanto che sia in-game, sia durante le sezioni filmate in stile graphic novel, c’è una grande abbondanza di primi piani; una scelta stilistica che permette di apprezzare appieno la carica emotiva dei personaggi.

Segno dell’impegno che il team artistico dei Polyslash ha profuso nel gioco è anche il modo in cui menù e altre interfacce di gioco siano perfettamente integrate all’interno della narrazione. Un esempio è il taccuino-diario di Alexis, che viene sfruttato per inserire al suo interno le barre della reputazione ed eventi che vanno ad influire su di esse.

Il doppiaggio, esclusivamente in inglese, è di ottimo livello, così come tutto il comparto audio. Il suono della gigliottina che cala non me lo dimenticherò per un pezzo.

Grafica 90%
Sonoro 80%
Giocabilità 75%
Carisma 100%
Longevità 80%
Final Thoughts

We. The Revolution è qualcosa di diverso dal "solito" videogioco. Dovrei dirvi che il suo gameplay ibrido e i temi che tratta lo rendono un gioco "di nicchia", non adatto a chiunque, ma non posso. La verità è che penso che questo gioco vada giocato da tutti per tre motivi. Primo: per vedere cosa significa quando alla direzione artistica di un titolo c'è gente talentuosa e motivata. Secondo: per il modo in cui riesce a catturare il giocatore e a calarlo, seppur concedendosi qualche licenza artistica, nel caos che fu la Rivoluzione Francese. Terzo: per le emozioni che riesce a suscitare. Quindi sì, lo ripeto We. The Revolution è un gioco di nicchia... ma forse è proprio per questo che dovreste provarlo.

Overall Score 85%
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