wyv and keep PC, Recensione

Wyv and Keep: the Temple of the Lost Idol – Recensione


A Jolly Corpse

Sviluppatore

A Jolly Corpse

Publisher

Puzzle

Genere

Vi ricordate i vecchi puzzle game che mischiavano elementi platformosi, sempre pronti a farci bestemmiare sia per la difficoltà degli enigmi medesimi che per i salti maledetti? Bene…tenevi pronti che Wyv and Keep di A Jolly Corpse è pronto a farvi rivivere simili ordalie…e pure a farvi fare quattro risate! E prima di recensire, eccovi il video:

Cazzeggiando tra le rovine

wyv and keepWyv and Keep: the Temple of the Lost Idol ci mette nei panni di…Wyv e Keep, due impronunciabili personaggi (un lui e una lei) dalle forme rotondeggianti (stile Bonanza Bros., giusto un poco meno brutti) che hanno intrapreso una lunga quanto (nelle loro speranze) redditizia caccia al tesoro giù per profonde rovine simil-Inca, alla ricerca dell’idolo citato nel nome del gioco stesso e magari di altra “robetta” di valore da scambiare per l’ottenimento di beni e servizi. L’azione si svolge sulle due dimensioni: scopo di ogni livello sarà quello – semplice in apparenza, e forse per i primi stage – di…uscire dalla porta. Tale atto meramente meccanico sarà complicato dal fatto che, per aprire l’antro ambito, bisognerà tenere schiacciati degli interruttori usando vari pesi sparsi per il livello, che andranno spinti ad arte a destra e a manca. E poi…poi leggete oltre che sconfiniamo nel paragrafo sul gameplay.

Spingi che ti passa

Nonostante ci si muova su due dimensioni andando proverbialmente a “destra e a manca”, Wyv and Keep ha un forte sapore retrò ci ha dato le stesso feeling di curiosità e ira pronta a esplodere dei vecchi Lolo su NES e dintorni.
Come detto, dobbiamo piazzare dei maledetti pesi (fondamentalmente casse in legno) spingendoli su degli altrettanto maledetti interruttori: per inciso, quelli rossi vanno tenuti premuti mentre quelli verdi restano attivi dopo lo schiacciamento. A pepare la situazione ci sono vari elementi di disturbo, come pozze d’acqua (i due protagonisti non hanno la minima idea di come si nuoti), trappole con lance, frecce etc. e nemici di genere, come serpenti e indigeni; in più, in alcuni livelli dovremo sfruttare degli esplosivi per aprire varchi senza finire spappolati contro le pareti dall’esplosione medesima. Fin qui, tutto molto standard…spingi qui, tira lì…l’idea clou del gioco è quella del “doppio controllo”: da una sola tastiera (freccette per uno, wasd per l’altro) potremo controllare ambo i personaggi in simultanea, per sfruttare la letterale “presenza fisica” dell’uno per aiutare l’altro a raggiungere punti più altri, trasportare le casse e in generale non farsi ammazzare. Occhio comunque che il decesso di uno solo dei personaggi vi imporrà comunque di ripetere il livello in atto.

wyv and keepLa performance del giocatore in ogni livello sarà misurata da tre fattori: numero di tentativi (però azzerabile tornando alla mappa di gioco e poi rientrando), tempo impiegato a finire lo stage e numero di tesori raccolti, visibili a schermo sotto forma di moneti, sacchi con il logo $ (che cavolo ci facciano i dollari nelle rovine è un mistero) e gemme di genere.
Il gioco contiene delle micro scene di intermezzo, narrate tramite vignette alla fine di ogni livello e quando si toccano, durante i livelli, delle pergamene (notare che, a seconda del personaggio che userete per agguantare la pergamena, il dialogo cambierà leggermente). Pur in assenza di una trama “vera e propria”, questi “momenti di coppia” ci aiutano a conoscere la cretineria dei personaggi e a porsi come simpatico intermezzo tra un enigma e l’altro, pur scadendo alle volte in una demenza talmente tetra da scatenare orge di facepalm.
Molto carina l’introduzione di un editor di livelli, di non difficile utilizzo e molto utile a potenziare la longevità del tutto; inutile poi aggiungere che il gioco si possa affrontare anche in multiplayer, con tanto di pestamento di piedi involontario capace di scatenare litigi che manco ai tempi di Battle Toads.
Si procede così per una sessantina di livelli (ci sono pure i finali multipli) e, bisogna dirlo, si procede proprio bene: il mix di meccaniche collaudate con un pizzico di novità rende Wyv and Keep un titolo davvero molto interessante, complice la qualità dei puzzle e il design totale di livelli. La sfida è sempre presente, con una curva della difficoltà ben bilanciata capace di tenere il giocatore sulla corda – facendolo anche bestemmiare più di un po’ – e premiarlo una volta che l’arcano enigma di turno viene risolto…per poi spararne in faccia uno ancora più complesso. La semplicità d’approccio è un altro punto a favore del titolo, che diviene capace di attrarre con facilità anche gli appassionati di puzzle game con le dita più incriccate.

Duplice tecnologia

Il comparto tecnico di Wyv and Keep non è niente male: i semplici controlli sono molto efficaci, a fronte di un’ottima stabilità del gioco anche su sistemi meno à la page. Sarà che siamo stati fortunati, ma pare che il gioco non presenti glitch o schifezze di rilievo.
La grafica retrò è alquanto pennarellosa ma comunque discretamente chiara e capace di farci capire tutto quello che succede a schermo, mentre il sonoro fa il suo sobrio dovere senza fracassarci le bolas con minuetti irritanti sia per le parti alte che per quelle basse – invertite comunque il senso di queste ultime righe se odiate i motivetti tribali stile giungla di noialtri.

Valutazione

Grafica 72%
Sonoro 70%
Giocabilità 87%
Carisma 86%
Longevità 85%
Final Thoughts

Senza peli sulla lingua, bisogna dire che questo Wyv and Keep: the Temple of the Lost Idol è un titolo davvero sorprendente, che in una veste grafica classica e con un gameplay dalle radici ancora più classiche si rende capace di offrire agli appassionati del genere una sfida di buon livello e ben calibrata.

Overall Score 80%
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