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Zheros OST – Recensione


La colonna sonora in un prodotto videoludico è molto importante, in alcuni casi fondamentale. Sono molte le musiche che hanno fatto la storia di questo settore dell’entertainment, proprio perché ore e ore di gioco non passano facilmente senza una buona melodia che ci faccia compagnia e che ispiri un’atmosfera giusta. Dopo aver recensito Zheros, titolo dell’italianissima Rimlight Studios, sotto il profilo del videogioco, ci concentreremo particolarmente sulla sua colonna sonora in questa nuova review. Musica per le nostre orecchie o note da dimenticare? Scopriamolo!

Zheros è un titolo picchiaduro a scorrimento 3d senza pretese, che strizza l’occhio a meccaniche old gen cercando di svegliare l’anima vintage soprattutto di chi gioca da un bel po’. La software house “madre” di Zheros è Rimlight Studios, sede a Catania, e anche la colonna sonora è tutta italiana, composta da Giovanni Leon Dall’Ò per l’etichetta Shine Records.

La prima release del gioco, acquistabile sullo store Xbox One, contava solamente 2 tracce per la colonna sonora. Un aggiornamento successivo ha portato all’interno di Zheros 12 tracce audio, che si collocano nel genere elettronico.

Al primo ascolto si comprende subito che l’autore vuole sottolineare in maniera molto marcata il tema principale della colonna sonora, che in un modo o nell’altro si ripete all’interno di tutte le tracce. Il primo brano è una dichiarazione d’intenti: ritmo incalzante, tema accattivante che richiama un certo sound anni 90 della musica pop/elettronica. La seconda traccia è una “variazione sul tema” con toni più drammatici e un altalenarsi di crescendo e diminuendo. La terza traccia chiude quello che possiamo definire il primo “blocco sonoro”, in maniera, a mio avviso, poco memorabile.

La quarta traccia introduce un sound diverso, con uno stile “ambient” che scaturisce un’atmosfera sognante, per poi aprirsi a un ritmo più aggressivo e cupo. Nel quinto brano si sente in modo esplicito l’influenza del genere dubstep e torna prepotentemente il tema di tutta la colonna sonora. La traccia numero 6 continua su questo clima, con il solito ritmo incalzante. I brani 7 e 8 sono un pacchetto di sound da spy story, con elementi del genere jungle, il solito tema tanto caro all’autore e un crescendo del ritmo e dell’intensità sonora. Le tracce 9 e 10 hanno un’anima più rock, le chitarre sono le protagoniste insieme a flauti e atmosfere da spazio profondo. Gli ultimi due brani sono un omaggio a suoni primordiali, dove le percussioni sono le protagoniste indiscusse. Tutto sempre condito dal tema iniziale, sviscerato in ogni maniera.

In sintesi, quello che sicuramente resta nella memoria è il tema di tutta la soundtrack, forse anche in modo eccessivo. A parte qualche piccolo elemento di discontinuità, il ritmo resta sempre lo stesso, reso in maniera più o meno diversa a seconda del brano, più o meno vicino a uno stile, dal jungle al dubstep, dal pop al rock. La sensazione finale è quella di avere tra le mani un unico brano, interessante nelle sue sfaccettature ma alla lunga eccessivamente ripetitivo.